Fuori dal nido
martedì 30 marzo 2010
che partono per partire; cuori leggeri, simili a palloncini,
non si allontano mai dal proprio destino
e senza sapere perché, dicono ogni volta: andiamo!"
Questa poesia di Beaudelaire è quella che meglio di tutte racconta di me, del mio carattere, del mio modo un po zingaro di vivere: una persona perennemente in viaggio! Scordatevi per un attimo i viaggi avventurosi in giro per il mondo, si può viaggiare lo stesso rimanendo seduti davanti ad un pc spento: la nostra mente è quanto di più vasto e sconfinato esista! Molti di noi, quando raccontano di un viaggio, trascurano questo aspetto concentrandosi sull’aspetto “fisico”, ma un viaggio è prima di tutto uno stato mentale, la ricerca di qualcosa, la voglia di scoprire e di conoscere…
“Ehi Manè, guarda che non serve andare a Nettuno, attaccarsi un similfrullatore da venti chili e correre fino a morire di stenti su un prato, per queste cose hanno inventato gli strizzacervelli...” Ma no, sto parlando semplicemente di sensazioni ed emozioni, che poi sono il vero motore di ogni viaggio, quelle che ti spingono a partire!
“Ma per andare dove? E con chi? Ma perché non se ne stai come tutti gli altri, tranquillo in casa o al mare?” hi hi hi mi fa sorridere quando me lo dicono :-))))) ma il mio spirito di zingaro non è cosa di facile comprensione, roba veramente da strizzacervelli, ma di quelli bravi! Ormai le persone che mi sono vicine mi assecondano e quando mi chiamano per invitarmi a cena e io gli rispondo che sono in culo al mondo non ci danno più peso e con una faccia un rassegnata pensano:”E’ Mané, è normale che sia in viaggio!”
Vedete, comincia tutto da quella maledetta (o benedetta, a seconda dei punti di vista) parola: ”andiamo!” “Manè, domenica c’è un raduno di paramotori a Nettuno, andiamo?” “E me lo chiedi? Andiamo!” botta e risposta secco tra Enrico e me dopo una giornata di volo.
Dire “andiamo” è semplice, forse troppo a volte, trasformare quella parola in qualcosa di concreto, è qualcosa di un po’ più complicato, che richiede un minimo di tempo e di preparazione: viaggiare non è semplicemente girare la chiave e partire! Ogni viaggio che si rispetti va affrontato con metodo, e di solito c’è bisogno di un minimo di preparazione, fisica e meccanica. Stendiamo un velo impietoso sulla preparazione fisica, ma quella meccanica no, quella va fatta e con molta attenzione. Tutto inizia da quel momento, quando afferro una chiave inglese e inizio a metter mano al mezzo per prepararlo alla nuova avventura. Sia chiaro: non sempre questo lavoro è utile anzi, a volte è controproducente, ma a me piace dedicare del tempo alla cura del mezzo, coccolarlo, cercare di conoscerlo cambiando questo o quel pezzo; Mi aiuta a concentrarmi sulle difficoltà che dovrò affrontare e mi rilassa.
Dopo 15 ore di volo, lo Sky 100 gira che è una meraviglia, solo i tubi della benzina sono un po induriti. Enrico mi invita a cambiarli nella sua officina, e io ovviamente non me lo faccio ripetere due volte. Ora: chi mi conosce sa che la mia mano è ferma quanto una lavatrice mentre fa la centrifuga. Un collaboratore di Enrico se ne accorge subito, e vieni li a dirmi come fare il lavoro… ma poi finisce con fare tutto lui(grazie!)! Io lo osservo un po’ invidioso, ha una manualità ed una precisione che la mia mano in piena centrifuga se le sogna la notte! Controllo ogni singola vite, ma con la testa sono già là, sulla costa tirrena, a svolazzare tra boschi e spiagge sconfinate! Enrico mi rimprovera per alcune fascette un po troppo strette, cosa che nemmeno il più bravo dei meccanici avrebbe notato; li per li ci rimango male, ma è fatto cosi, i suoi motori devono girare come dice lui, altrimenti non ha pace. Pensare che qualche settimana fa voleva cambiare in spiaggia la lana di roccia di un suo vecchio motore perché a suo dire, faceva troppo casino: è matto quest’uomo!
Torno a casa, percorrendo la val Tesino dove da li a due giorni gli amici delle Forchette Volanti faranno un bel giro in fuoristrada. Penso alla polvere che solleveranno, fango pietre sassi, e poi la discesa “l’ascensore” fatta per la prima volta in salita: chissà come si divertiranno! Ma io no, io sarò a Nettuno a combattere una mia personale battaglia, quella di uscire finalmente dal “nido” di Martinsicuro e di confrontarmi con altri volatori… non sarà facile!
Una manica a vento bella dritta ci accoglie nell’avio superficie di Nettuno:”bene – penso tra me e me – potrò decollare alla francese, e questo mi agevolerà non poco”. Piccoli ultraleggeri spiccano il volo mentre i paracadutisti vengono giù come foglie in autunno: ma quanti ne sono?
Scarichiamo l’attrezzatura mentre il vento continua a soffiare costante. “Sarà una bella giornata di volo, i presupposti ci sono tutti” penso tra me e me, mentre mi avvio in zona decollo. Ultimi controlli, sfiato, tubi benzina, cordino tensionamento gabbia, viti sparse qua e la, poi… contatto: lo Sky inizia a ruggire! Mi fermo qualche istante, il motore va sempre ascoltato, devi sentirlo, lui ti parla, se ha qualcosa che non va lui te lo dice, devi solo fermarti ad ascoltarlo! “Pronto per una nuova avventura? Dai, portami tra cielo e nuvole!”.
Arriva il momento “x”, quello dove devi fare i conti con te stesso e le tue paure, quello dove devi mettercela tutta e fare la differenza, quel momento dove, se sbagli son dolori: il decollo! Già, il decollo, questo sconosciuto! Decollo, il momento in cui l’uomo si trasforma e diventa una creatura strana, un ibrido, un surrogato di volatore, mezzo uomo mezzo uccello completamente pirla! Il decollo, una serie di semplici procedure che vanno eseguite secondo un ordine ben preciso: corsa, gas a tutta, ancora corsa e quando il vela “vola” piccolo colpo ai freni e sei in aria. Semplice no, che ce vò? “Ce vo che devi da corre, ce vo che la vela a da salì bè sulla testa, ce vo che devi corre ‘ritto, ce vo che nen devi da pizzicà li freni come nu cretino, ce vo che nen devi corregge la vela quella a da salì ritta senno t’a da fermà, ce vo che devi corre finchè non stai pe l’aria…” ce vo… ce vo che fa tutte ste cose insieme ‘né facile, uno ce se ‘nciampa e fa fischi pè fiaschi! E poi… diciamolo… la colpa è dello Sky 100 che pesa 5 kg di più degli altri :-PPP
Fiaschi! I miei decolli a Nettuno sono stati tutti dei fiaschi! Non voglio cospargermi di cenere ardente la testa (anche perché non avrebbe di che bruciare), ma è stato cosi: sarà colpa dell’emozione ma in fase di decollo non c’ho capito na mazza per tutto il giorno e ho sbagliato tutti i decolli!
Il vento soffia costante quando ci danno l’ok per decollare. Il vento si mette da nord e io mi ritrovo primo della fila: sollevo la vela, mi giro, corro, gas, stacco i piedi da terra, ma pendolo e torno a terra. MER##!!!!!! Primo decollo sbagliato! Torno faticosamente indietro aiutato da uno dell’organizzazione, e mi preparo per ridecollare. Il vento si mantiene costante quando provo a decollare: sollevo la vela ma mentre corro questa pendola nuovamente e decido di fermarmi. Il morale finisce sottoterra, mentre per la seconda volta torno indietro. La stanchezza e lo sconforto mi assalgono, fatico a capacitami di questi errori. Sbaglio altri due decolli e decido di fermarmi. Non era cosi che avevo immaginato questa giornata! Non pensavo di andare cosi male in decollo, continuo a non capire cosa sto sbagliando. E’ dura vedere tutti i volatori in aria e rassegnarsi a rimanere a terra… brucia, come tutte le sconfitte! Penso al film che mi ero fatto di questa giornata, ai panorami che sono li a pochi km e che io non sto vedendo, a tutte le emozioni che questi mi avrebbero trasmesso… e si, penso anche al report epico che avrei voluto scrivere che si sta trasformando nel racconto di una piccola Waterloo “…ma i successi si costruiscono dalle sconfitte, se non oggi mi rifarò più avanti! Però anche solo per un minuto i piedi in aria devo metterceli”. Paolo mi avvisa che lassù si balla la tarantella, e decide di tornare a terra. È passata quasi un’ora dal mio primo tentativo di decollo, quando mi armo di molto coraggio (testardaggine ndr) e ci riprovo: sollevo la vela corro ma… niente, abortisco anche questo, accidenti, oggi non è giornata!
Riprovo con una ostinazione che solo io ho, corro per diversi metri e faticosamente mi alzo in aria, ma la vela non ne vuol sapere di prendere quota. Vedo le serre appena fuori il decollo avvicinarsi, freno la vela fin quasi allo stallo e dopo poco becco una bella termica che mi spara in alto. E’ una situazione non facile, le raffiche fanno andare la vela su e giù come solo sulle montagne russe succede, e si avanza a fatica. Da terra mi consigliano di atterrare subito, e per la prima volta da quando volo, non me lo faccio ripetere due volte e mi fiondo a terra.
Il pranzo è l’occasione per parlare con vecchi e nuovi amici e ma l’occhio è rivolto fuori, alla manica a vento, con la speranza di rifarsi di una giornata avara di soddisfazioni. Eolo impietosito di fronte a tanta passione per il volo, molla la presa e ci lascia quella bavetta necessaria a decollare serenamente. Ma io continuo a non essere in giornata e solo al secondo tentativo riesco a staccare i piedi da terra:”stavolta non mi ferma più nessuno!” Mi piazzo a quota di sicurezza e mi guardo intorno cercando dei punti di riferimento (non si sa mai) e dei possibili atterraggi di emergenza, poi via verso nord seguendo gli altri volatori.
Il viaggiatore che è in me prende possesso dei comandi, cerca qualsiasi cosa possa regalargli qualche emozione, come un tornado punta dei possibili obiettivi ma si limita a seguire il gruppo in attesa di futuri sviluppi. Enrico che come sempre vola alla quota necessaria per raccogliere le margherite, è li sotto di me e sta seguendo a sua volta il gruppo ma poi sparisce:”Boh, avrà visto qualche orchidea e avrà pensato bene di raccoglierla per portarla a quella santa donna di sua moglie…” penso tra me e me. I miei tre compagni di giornata avanzano sicuri verso nord, mentre il sole pian piano fa capolino nel mare. Io li seguo come un bambino dell’asilo, intimorito ma al tempo stesso meravigliato. Qualche prato, alcuni boschi, molte serre, diversi vigneti, il mare a pochi km… la voglia di arrivarci c’è eccome, ma dopo una giornata come questa non me la sento di rischiare. Decido di accontentarmi e mentre gli altri continuano ad avanzare verso nord, faccio dietrofront, seguendo i riferimenti presi in precedenza. Il sole tocca il mare esplodendo in mille sfumature, sfumature che vanno dal rosso accesso fino all’arancio, sfumature che solo in minima parte finiscono nell’obiettivo della mia Canon, sfumature che comunque mi regalano qualche foto decente, sfumature che finiscono per catalizzare la mia attenzione facendomi dimenticare tutto il resto, persino i miei compagni di avventura che in pochi secondi mi raggiungono e subito atterrano. Io? Io no, io non ci penso affatto ad atterrare, io mi godo gli ultimi sprazzi di sole, avessi la crema solare me la spalmerei in faccia e mi metterei a prendere il sole, per aria ovviamente, perché volare è un po’ come andare in spiaggia, è rilassante, giuro!
Mi guardo intorno e mi accorgo di essere l’ultimo rimasto per aria:”ma va?”. Quando mi sembra di vedere Enrico imbracciare un M29 Rocket Launcher meglio noto come “Bazooka”, decido che è il caso di atterrare onde evitare spiacevoli conseguenze :-)))) Atterro piuttosto indietro ma bene, poi con la vela sollevata corro fino a pochi metri dai miei amici:”ma perché in atterraggio lo fai e in decollo no?” chiede subito Enrico “bella domanda, perché sono un pirla!”
Mané
Le foto le trovate qui
http://picasaweb.google.com/manetransalp1/ParamotoreVoloANettuno#
Lettera ai volatori
sabato 6 marzo 2010
Sono il frutto dell'amore di due persone molto speciali che si chiamano Sara e Lorenzo.
Scrivo qui su consiglio di mio zio Manè per chiedere qualche consiglio e qualche informazione su un oggetto chiamato "parapendio".
Vedete, fino a qualche giorno fa, quando sonnecchiavo nella pancia della mia mamma, sentivo parlare i miei di una strada "cosa" strana ma bella (a mio padre vibrava la voce dall'emozione quando la pronunciava, mia madre invece la pronunciava con tono preoccupato) chiamata parapendio, di un luogo incantato chiamato Castelluccio, e quel matto di mio zio Manè dopo manco dodici ore dalla mia nascita parlava già di un'altro aggeggio strano chiamato Trike.
Ora, io non ci capisco nulla di tutto queste parole strane e al momento, detto in tutta sincerità, ho altro a cui pensare.
Ma se poco poco conosco i miei, sono sicuro che appena sarà possibile mi accompagneranno a Castelluccio ad annusare il profumo dei fiori, ad ammirare le sfumature della piana, ad asservare a bocca aperta il sole tramontare...
Cosi come sono sicuro che mio padre e quel malefico di mio zio se ne andranno con quel coso... come si chiama... ah si parapendio, con grande rabbia e paura di mia madre!
A presto
Alessio
Merda e rose
venerdì 26 febbraio 2010
Non voglio apparire pessimista o peggio disfattista, ma laggiù la situazione è proprio schifosa. In ogni cosa che vedo, sento, faccio, il tanfo e lo schifo saltano subito all’occhio rendendoti la vita difficile, se non impossibile. Gente che si vende per nulla, ex sindacalisti che fanno la spia al padrone, ingegneri che non sanno manco cos’è un Ø7h7 che si credono dei padreterni, gente che fino a ieri non contava un cazzo ma che una volta assunta vanno in giro come fossero degli esperti in fisica nucleare, gente attaccata morbosamente ad una plastificatrice come manco il più geloso dei mariti farebbe con una moglie procace e un po zoccola, incompetenti patentati che una volta assunto un ruolo leggermente più alto si comportano come delle verginelle in chiesa la domenica… roba da scriverci un libro!
E invece sto qua, a parlare di merda, forse perché a forza di nuotarci, di respirarla e (a volte) di mangiarla, mi è entrata nel cervello… e con un cervello pieno di merda cosa potrò mai scrivere? Stronzate ovviamente!
Rido, rido per non piangere, piangere la miseria di questa Italia del 2010 in cui tutti noi dovremmo essere impegnati a lottare contro la disoccupazione dilagante, l’inquinamento, la distruzione dell’ecosistema… ed invece siamo qui a rincorrerci come dei bambini e a farci la spia come teneri bambini della squola elementare (scemo, la q è voluta: noi da bravi bambini, oltre che essere stronzi, siamo pure ignoranti!). Ma non abbiamo 7 anni, ne abbiamo 62 (vero chicco? Quello che fai tu lo faceva tre anni fa tuo nipote alle elementari, non è il caso di crescere un po’?) in alcuni casi e forse siamo un po’ fuori tempo…
E la merda cresce ogni giorno di più! Nuoti, avanti indietro per settimane mesi anni, perché per quanto schifosa possa essere la merda, se nuoti riesci almeno a rimanere a galla. Nuoti per non morire, per non soccombere, perché in fondo in fondo, speri che prima o poi il livello scenda e sogni il giorno in cui potrai tornare a condurre una vita dignitosa. Ma sognare non costa nulla, nuotare invece richiede fatica e costanza, e poi diciamolo: dopo un po’ inizia a mancarti il fiato. Ok, ci si abitua a tutto, ma l’odore dell’aria fresca di montagna, o l’aria respirata all’alba in spiaggia, sono un’altra cosa.
Ma non molli e continui caparbiamente a nuotare! Ecco che quando tutto sembra S. Giuda, il protettore della cause perse, ti manda un segnale: una rosa! Bella, rigogliosa, fresca, profumatissima… Cavolo, anche io che non amo i fiori mi commuovo di fronte alla bellezza di questo fiore appena sbocciato, e ne respiro a pieni polmoni la sua inebriante fragranza. Incredulo ed esterrefatto, cerchi di capire dov’è la fregatura, non può esserci una rosa di tale bellezza in mezzo a cosi tanto schifo! Ed invece no, è genuina, sincera, schietta, leale, ma soprattutto è vera! Ancora dolorante dai pizzicotti che ti sei dato per controllare che non stessi sognando, la vedi pian piano fiorire, senti il suo raro odore invadere l’ambiente mente pian piano i petali danno vita ad gioco di sfumature irripetibile, ne osservi minuziosamente ogni singolo particolare e un po rassegnato ed intristito la vedi lentamente sfiorire ed appassire. Già, le rose, specie quelle più belle, durano poco ma a te non interessa: quello che importa è che anche in mezzo a tanto schifo possa esserci qualcosa di bello, di genuino, qualcosa per cui valga la pena continuare a nuotare.
Respiri a pieni polmoni l’ultima sparuta fragranza, trattieni il fiato per qualche secondo e ti rituffi nel tuo mare di desolazione e di cattivi odori…
Il lupo perde il pelo ma non il vizio
lunedì 8 febbraio 2010
Il mio branco è là, a 20km dalla mia tana, non so se stanno andando a caccia o se se ne stanno al caldo... con l’arrivo della primavera tornerò a girare con loro, ma non oggi: oggi vado a caccia da solo!
Osservo la montagna che è sopra di me, la neve lambisce alcune case qualche centinaio di metri sopra al paese dove mi trovo mentre poco sotto una sterrata si butta a capofitto in una stretta vallata ricoperta da una boscaglia fitta ed apparentemente impenetrabile: è la strada che sto cercando! Non ci penso due volte e mi ci infilo senza nemmeno pensarci: la contentezza e l’entusiasmo sono a mille, mentre un sorriso a 2587 denti mi si stampa in faccia. Non so dove si imbocca il percorso ma lo ritrovo al primo colpo!
Prima di riprendere il cammino, mi fermo per mangiare una barretta, mi siedo e mi immergo nel silenzio cupo di questa piccola giungla tropicale…
Risalgo in sella, guado il torrente, primo saliscendi affrontato a tutta poi giro a destra infilandomi in una galleria di canne.
le foto sono quà
http://picasaweb.google.com/manetransalp1/IlLupoPerdeIlPelo#
Perdersi in Africa
giovedì 14 gennaio 2010
Dieci litri di miscela
mercoledì 2 dicembre 2009

Martinsicuro ore 14.16 l’appuntamento è al solito posto, vicino allo Smaila’s
Monto la gabbia del paramotore, lentamente, seguendo scrupolosamente la checklist che mi sono stampato. Ho una tanica da dieci litri di miscela, ce la metto tutta; non so perché lo faccio, il vento è debole e sono molto incerto sul fatto di riuscire a decollare e quel po di peso in più nella mia testa potrebbe fare la differenza tra un decollo riuscito ed un decollo mancato…
Vado in spiaggia, il vento è ancora debole. Dubbi, paure, pensieri di vario genere, pervadono la mia mente mentre avvio il motore: decollare all’italiana con poco vento non è il mio forte, una bavetta di vento in più mi permetterebbe di decollare alla francese, ma al momento c’è calma piatta.
Apro la vela, oggi Enrico mi permette di provare una delle sue Jojowings, devo capire cosa cambia rispetto alla Gradient e se effettivamente mi agevola, in decollo soprattutto. Controllo ogni singolo cordino, la guardo con la faccia di chi sta per chiedere qualcosa ma non sa che cosa, vorrei parlarci, magari lei potrebbe far svanire le mie paure. Faccio uno schema mentale di quello che dovrò fare in decollo: corsa, gas a tutta, controllo della vela, ancora corsa, pizzicata ai freni e via… facile a dirsi, un po meno a farsi.
Mi imbrago, il vento è leggermente aumentato ma non abbastanza per decollare alla francese. Primo tentativo, la vela va su ma non corro abbastanza e abortisco. Seguo il suggerimento dei miei amici e decido di decollare alla francese. Tiro su la vela e inizio a dar gas che la vela non è ancora su, mi giro, spalanco il gas a tutta e corro… corro e son in aria!
E’ un’emozione indescrivibile, pochi secondi che valgono ore di volo, sentire questo megaventilatore spingerti con forza in aria grazie ad una vela che pochi secondi prima faceva a gara con le foglie a chi toccava prima terra. Quell’enorme agglomerato di alluminio e bulloni messi insieme da chissà quale pazzo stregone, quell’enorme frullatore sacrificato alla causa dei volatori disperati, quello che fino a pochi secondi prima ostacolava, con il suo peso, la tua corsa, ora ti spinge violentemente in aria, lasciandoti a bocca aperta. Le prime volte succede cosi, non ci capisci nulla, senti solo questa forza che ti lascia di stucco, la paura ti tenta e ti dice di mollare il gas, ma lo tieni aperto perché è questo che ti hanno insegnato. Pensi a mille cose… “ma no, non devi pensare, mona! Devi correre! Correre finchè non sei ben lontano da terra, solo allora puoi sistemarti nella selletta!” Ma in quei secondi pensi, altroché se pensi! Pensi se hai seguito tutta la procedura correttamente, pensi se tutto va per il verso giusto, pensi alla vela che nel frattempo se ne va per c...i suoi e se puoi recuperarla evitandoti cosi una seconda faticosissima corsa, pensi… si che ci pensi, che se qualcosa non va per il verso giusto sono cavoli amari!
Subito dopo questi interminabili secondi arriva la fase che io definisco dell’ebete. Non si sa come, hai staccato i piedi e stai salendo di quota, parzializzi un po il gas e ti sistemi nell’imbragatura. Guardi sotto, incredulo, nonostante i 1725 errori commessi in decollo ti accorgi che sei effettivamente in aria e non in paradiso: un sorriso da perfetto imbecille ti si stampa sul viso. Fossi a terra con una faccia del genere, diventeresti lo zimbello del paese, ma per tua fortuna per aria non ti vede nessuno!
Una volta in volo inizio a scorrazzare in lungo ed in largo in attesa che i miei amici decollino. Cerco di prendere confidenza con la nuova vela e nel frattempo analizzo al millimetro ogni prato della zona cercando di immaginare cosa dovrei fare per atterrarci. Vado a fare un giro dalle parti del molo, controllo che a casa mia non ci siano i ladri Smile ma soprattutto cerco LEI: lei che oggi è altrove, lei che si sarebbe commossa nel vedermi passare, lei che da un senso ad ogni cosa…
In pochi minuti sono alla foce del Tronto. Risalgo il fiume e inizio a salire di quota facendo dei 360 larghissimi, osservo il parco della Sentina e più lontano la pista di atterraggio della mia ditta:”quasi quasi…”. Dopo poco vedo un piper passare sotto di me Smile lo osservo sbigottito, non pensavo di essere cosi alto, guardo a ovest e mi rendo conto di esser ad altezza di Colonnella: mollo il gas e plano dolcemente fino ad alcuni metri dalla spiaggia, dove Enrico sta giocando. L’accordo è che saremmo andati a fare un giro fino a S. Benedetto, come vedo che attraversa il Tronto lo seguo a ruota. Via! Comincia l’avventura, un nuovo luogo da raggiungere, da scoprire, una nuova esperienza da vivere e gustare fino in fondo, come un buon vino d’annata!
Supero un po intimorito il confine tra Abruzzo e Marche, e mi piazzo a 30m per poter meglio studiare l’ambiente circostante: osservo ancora meglio il parco con la sua vegetazione incolta, i suoi casolari abbandonati e qualche persona a spasso qua e la. Tutto è nuovo, tutto è diverso, tutto ha qualcosa di particolare e dire che qui c’ho volato un paio di volte in elicottero, ma stavolta è diverso: sono io che guido io che decido dove e quando salire ma soprattutto non c’è quel maledetto plexiglass che mi isola dal mondo!
Un bambino mi osserva ed accenna un saluto: non posso rovinare il suo sogno, lo saluto a mia volta e faccio un 360 sopra di lui! “Non smettere di sognare ragazzo, qualunque sia il tuo sogno, non smettere mai di lottare per raggiungerlo!” – penso tra me e me.
Il mio giro prosegue in direzione nord, costeggiando il lungomare di S. Benedetto. Osservo minuziosamente tutto quello che mi si para di fronte, e il paragone va al volo libero, ai paesaggi visti in 5 anni di volo a vela, a tutto quello che ho vissuto volando tra le montagne: il paragone non tiene, sono due cose diverse, quello che fai con il motore è quasi impossibile con il libero!
Un giro del genere non può non arrivare al monumento al gabbiano Jonathan Livingstone situato all’imbocco del porto, ma non stavolta: stavolta decidiamo di accontentarci e di fermarci a pochi metri.
Faccio un paio di 360 per guardarmi intorno e poi punto la vela verso sud: si torna a casa! La gente continua ad osservarci stupita, manco facessimo chissà che cosa, forse per loro il volo è qualcosa di irrealizzabile o forse sono solo infastiditi dal rumore dei nostri motori… Il rumore… alla fine nemmeno lo sento più, concentrato come sono sul volo, e sul “nuovo mondo” che mi si para di fronte, cosi come non sento il freddo pungente dovuto alle due ore di volo. Tutto passa in secondo piano, e il tempo sembra fermarsi… “Il volo? E’ uno stato mentale, più che uno stato fisico” penso tra me e me… ma queste sono elucubrazioni da alcolisti anonimi, quando sei lassu devi essere con i piedi ben piantati per terra, altrimenti ti fai male!
Lo sguardo cade sullo stadio, prendo quota per vedere come va la partita, senza però allontanarmi di un metro dalla spiaggia: osservo le gradinate, i tifosi, fino a scorgere i giocatori, ma non capisco nulla di quello che sta succedendo. Il giorno dopo scoprirò di essere stato inquadrato a lungo durante la diretta della partita sambenedettese - fermana Smile
Torno a svolazzare sulla Sentina ed in breve sono sul lungomare di Martinsicuro. Ultimi accenni di wingover, qualche passaggio radente sull’atterraggio per prenderci le misure e dopo oltre 3 ore sono a terra. Una faccia da ebete stanco e soddisfatto mi si stampa in faccia, mentre metto via la mia attrezzatura. Parlo con Enrico del volo, di quello che ho visto, del decollo non proprio perfetto. Una controllata al motore e una veloce occhiata al serbatoio: ci sono rimasti solo 2 litri! Sono solo le 16.30 e inizia a far buio, chissà in primavera cosa succederà: mi dovrò fermare x strada a far benzina!
Penso… penso al nuovo mondo, quello che mi si è aperto con il paramotore, penso alle nuove avventure, ai tanti luoghi che vorrei vedere in volo, in primis casa dei miei, a quante volte da piccolo ho sognato di volare, penso… penso a loro: Lorenzo, Ubaldo, Gianni, Emanuele, i miei compagni di volo libero. E’ a loro che dedico questa mia avventura, la dedico a chi con me ha condiviso belle giornate di volo ma anche difficoltà, paure, errori. La dedico a loro perché se sono arrivato fin qui, lo devo anche e soprattutto a loro, e se ho un rammarico oggi è il fatto che non fossero in aria con me.
Non posso non menzionare Enrico, amico prima ancora che essere un ottimo costruttore. La passione per il volo gli si legge in faccia, i suoi consigli sono stati fondamentali.
Ciao
Mané
Pensieri davanti al pc
venerdì 27 novembre 2009
Marty se la dorme alla grande nella stanza accanto, ma io sono qui a vedere i video del deserto tunisino, cercando di prepararmi alla nuova sfida.
Report foto appunti, non me ne lascio sfuggire nemmeno uno, in fondo questi momenti fanno parte integrante del viaggio e me li gusto al pari dei moemnti in cui sarò laggiù.
Non sarà facile, guidare in due in fuoristrada è molto impegnativo, nel deserto... bhoooo che cavolo ne so cosa troverò laggiù.
Pensieri dicevo, fare la tsp in due è stato impegnativo, oltre che per le condizioni del fondo, per alcuni "errori" di gestione del mezzo (leggasi gomme e pasticche dei freni finite), laggiù in teoria sarà meno dura ma i km sono tanti e comunque c'è l'incognita sabbia e thole ondlè
Proprio quest'ultima mi preoccupa non poco, Smontic dice che non ne troveremo molta ma anche poca che sia non so quanto la gradirà la mia schiena malconcia e peggio quella di MArty.
Bho, in fondo se fosse tutto facile, tutto semplice, non partirei.
Le sfide mi entusiasmano, mi danno vita, mi danno quella carica e quella voglia di lottare che mi fa sentire unico e vivo.
Ricordo la faccia di alcuni miei colleghi che lo scorso anno mi hanno visto partire per la Libia, il loro sguardo di dissenso ("quella non è la moto giusta per andare sulla sabbia" mi dicevano) le loro frasi "chi te lo fa fare a partire con questo freddo, stattene a casa", ricordo gli oltre 400km di autostrada nella nebbia, il ghiaccio sugli specchietti, il freddo assurdo, poi la caduta in Libia, il dolore assurdo, le lacrime celate dietro gli occhiali da off, le preoccupazioni sulla perfetta guarigione della spalla, gli ultimi km alle 3 di notte sulla A14 poi... poi il pianto liberatorio, il pianto di chi ha creduto ad un sogno, lo ha difeso con tutte le sue forze e l'ha raggiunto.
Coraggio Manè, sguardo rivolto oltre l'ostacolo e gas ben spalancato!
Trenta minuti 23/02/2009
Trenta minuti di volo, pochi ma sufficenti per:
accorgersi che, nonostante l'ora e mezza di salita sulla neve con
trenta chili di vela in spalla, ne è valsa la pena arrivare fino al decollo,
riprendere confidenza con freni e cordini "A" "B" "C" "D" e stupirsi
ancora di come quei pochi fili riescano a sorreggere il tuo peso,
riprendere confidenza con GPS, variometro e radio,
accorgersi che decollare sulla neve con poco vento è sempre un casino,
gustarsi il panorama su Ascoli Piceno e sulla vallata del Tronto,
guardare 1200 metri sotto ed accorgersi che ci sono degli sterrati che
non ho ancora fatto col transalp,
guardare verso l'alto ed osservare con aria compiaciuta la propria vela,
riscoprire che volare tra palazzi alti 30 piani, è un'emozione che non
si può descrivere :-))))
tornare a girare una termica e scoprire che è troppo piccola e debole
per farti salire,
rassegnarsi all'idea di dover tornare con i piedi per terra,
andare in atterraggio e scoprire che è più piacevole scendere sapendo
che lì c'è la persona che ami ad aspettarti,
guardare l'atterraggio e dover scegliere tra quale fila di piante di
ulivo atterrare,
accorgersi che non è affatto facile scegliere tra quale fila di piante
di ulivo atterrare,
atterrare passando a pochi centimetri dalle piante
girare in atterraggio con aria da ebete,
accorgersi che di tutto questo, non puoi farne a meno!
Ragazzi, che spettacolo!
Ciao
Mané
Comincia la nuova avventura
domenica 8 novembre 2009

E' cominciata sabato la mia nuova avventura volante
E' cominciata con il ritiro del mio nuovo mezzo
http://picasaweb.google.it/manetransalp1/Paramotore#
che a breve mi porterà a svolazzare in luongo e in largo tra marche e abruzzo e... bho si vedrà, ho tante idee per la testa
Mané
Bibo l'aveva detto!
mercoledì 4 novembre 2009
Oggetto: Re: [LISSTA] Ogg: La mia campagna contro le foto...
Data: Tue, 11 Nov 2008 17:02:09 +0100
Da: Massimiliano Segreto
A: LISSTA <mailto:LISSTA@yahoogroups.com>
Il Bostro-X wrote:
### No! ANnullo il viaggio! Parlerò in friulano coi Tuareg! Mi porterò
dietro un cartello con scritto "Provincje di Udin"! Maledetto Borg, ti
sei svelato!!! Ma io resisterò, non mi avrete mai!!! Picard vi ha già
sconfitto una volta, io non mi lascerò assimilare!!!
"No Bostro, non hai capito.
Il problema non l'avrai quando sarai "la".
Il problema l'avrai quando sarai tornato "qua".
Perche da "la" spesso non si torna veramente indietro. Non del tutto.
Ciao
Bibo (fisicamente "qua", la testa "la")"
Eh si, Bibo l aveva detto!
Solo che noi, sahariani in erba, non gli avevamo minimamente creduto e
ingenuamente siamo partiti per l Africa!
Vampiro sahariano che altro non sei, dovevi fermarci!
Dovevi impedirci con ogni mezzo di fare questo passo, assassino!
Adesso mi tocca tornare in Africa, accidenti!
Marty, salvati finche sei in tempo!
Sogni e solo sogni
lunedì 2 novembre 2009
Damiano Vitulli
La prima volta del vettore
giovedì 22 ottobre 2009
Una lunga lotta durata circa due ore, una lotta tra me il vento e la natura, una lotta per cercare di raggiungere l'ennesimo sogno, quello di raggiungere in volo la cima del vettore... Uno, due, tre, metri al secondo come ascesa massima, un okkio sempre puntatto sul variometro uno alla montagna che si faceva sempre più imponente... :-))))))))))
La radio che va ko, perdo 200m di quota per cercare di sitemarla...ormai è fatta mi devo arrendere e invece no, stavolta non gli e la do vinta, mi avvicino ulteriormente alla montagna, la vela torna a salire, la cabro un pò e guadagno quel 0.5m/s di ascendenza, 1800 - 1900 - 2000m tengo duro non mollo ;-)))))))
Sotto i miei genitori e mio fratello Paolo, che mi hanno visto decollare fino a diventare sempre più piccolo e a sparire... "Emanuele? non lo vediamo più..." Il loro cannocchiale ha perlustrato palmo palmo tutto il Vettore finchè un amico li ha tranquillizzati:"è in cima al vettore o è a terra, non vi preoccupate sa bene quello che sta facendo..." La mia lotta lassu continua, +1 +1.5 m/s mi sembra di non arrivare mai. Passo sotto lo scoglio dell'aquila ma non basta devo salire di altri 2/300m almeno.... mi dirigo sul versante ovest del vettore proprio di fronte a Castelluccio, la vela non si muove... mi rilasso qualche secondo e guardo sotto:"cavolo se sono alto!" Sono emozioni che non si possono descrivere!
Sinistra destra una infinita serie di immaginari tornanti tracciati nell'aria 50 metri davanti al vettore. Altri 100 metri strappati con denti al vento... da li la vela inizia a salire da sola a +2 - 3 m/s 2300m! è fatta, riesco a passare sopra le creste e a vedere il lago di Pilato laggiù in basso: inizio a piangere di gioia! Chiamo Marty gli urlo che ce l'ho fatta! Continuo a salire e a veleggiare dolcemente sopra le picole creste del comprensorio del vettore, intravedo Roberto che era decollato 10 minuti prima di me, passiamo vicini e ci salutiamo; tiro un sospiro di sollievo, finalmente non sono più solo! Continuo a giocare con il vento e strappo altri 200m di quota. Faccio delle larghe virate a 360° e mi godo un panorama unico nel suo genere, riesco persino a scorgere in lontananza il mare ;-))))) poi vedo il mio amico andar via e puntare colletondo... vado via anch'io ma dirigo verso forca di presta...
Mi chiama Lorenzo mi chiede com'è andato il volo... "bene gli rispondo io, ho attaccato il vettore e sono arrivato in cima. adesso sono a quota 2200 e sto andando a passeggio sulla piana..." Incredulo mi riattacca. Arrivo sopra il rifugio degli alpini, guardo verso casa ma ovviamente non riesco a vederla, ma vedo i paesini vicini. Ritorno sulla piana, vedo mio fratello vicono l'atterraggio, ci svolazzo sopra per una decina di minuti facendo delle larghe virate più che altro per fargli vedere come questo sport sia sicuro se affrontato con la giusta maniera...
Disegno nel cielo delle strane figure fino ad arrivare all'atterraggio, una serie di esse per smaltire questa quota e atterro... un po lungo per la verità, ma dopo una giornata del genere un errore del genere me lo posso permettere ;-))))
IlsognatoreManè
Sfide
lunedì 19 ottobre 2009
Potrei starmene tranquillamente appollaiato in cima ad una delle tante montagne oltrepassate, ad osservare il mondo e la vita. Potrei gustarmi fino in fondo il piacere delle tante vittorie, volare, viaggiare, starmene sdraiato su di un materassino in acqua a sentire il ritmo incessante della vita...
E invece no porca miseria, sono sempre li a cercare di raggiungere un'altra meta, un'altra montagna, un altro obiettivo... Sempre li, coltello tra i denti e visiera abbassata.
Stavolta non c'entra la moto, ne il parapendio, ne chissa quale strano mezzo per vivere piu intensamente la mia liberta stavolta e una cosa seria: L'UNIVERSITA, o meglio Scienze del Turismo. L'universita, il piu irraggiungibile e ardito dei miei viaggi, la sfida delle sfide!
Porca miseria Mane, ma che cazzo ti sei messo in mente? Qui non c'e il transalp a tirarti fuori dai guai, non c'e Ubaldo a dirti come fare ad arrivare in cima al Vettore ne ci sono gli amici enduristi a darti una
mano ed uscire dalla fangaia, qui sei solo porca puttana! Sono 3 anni che non leggi un libro cazzo, come puoi pensare di riuscire a dare 10 esami in un anno? No Mane, per quanto ogni genitore ti direbbe che hai fatto bene, per me che sono te stesso, questa e la piu grande cazzata che potessi fare!
Vaffanculo Mane vaffanculo.
Vaffanculo a chi non crede in te, vaffanculo a quelli che ti hanno giudicato senza darti nemmeno il tempo di parlare, vaffanculo a quegli stronzi che hanno smesso di sognare ed invidiosi, tarpano le ali a quelli che ancora li inseguono.
Una sola cosa ho da dirti: un anno fa correvi di notte con il freddo sul lungomare immaginando una lunga distesa sabbiosa; lo hai fatto per mesi, con costanza e determinazione, senza avere la certezza che un giorno ci saresti arrivato. Amigo, ti rivelo un segreto: anche dietro quei libri c'e una immensa distesa sabbiosa che ti aspetta. Sara difficilissimo raggiungerla, il freddo e la fatica patiti lo scorso anno saranno nulla in confronto, ma ti garantisco che alla fine troverai una sconfinata distesa sabbiosa dove potrai sederti la sera intorno ad un fuoco con pochi fidati amici e rimanere incantato ad osservare il cielo stellato.
Forza Mane!
Dove osano le quaglie
lunedì 12 ottobre 2009
Di tutti i volatili esistenti, la maggior parte di noi, vuoi per la sua bellezza, vuoi per la sua imponenza, vuoi per la sua assoluta padronanza del volo, tende ad identificarsi in un’aquila. C’è poco da fare, quando si pensa al volo si pensa a lei, la regina dei cieli!
A maggior ragione per un volatore come me dovrebbe essere quasi naturale immedesimarsi a questo bellissimo volatore, ma non è cosi: sono lì, nel suo stesso ambiente, appeso ad un pezzo di stoffa trafugato al costume di arlecchino, impacciato come un quindicenne al suo primo appuntamento, lento come una zanzara , incerto ed impaurito come il giorno dell’esame di terza media, talmente fuori posto che se mi presentassi ad una festa di gala con dei jeans strappati ed un giubbino da paninaro, mi sentirei a casa… C’è poco da fare, per quanto a volte mi capita di condividere con lei qualche interminabile istante dello stare per aria, il paragone non tiene: l’aquila è la volatrice per eccellenza!
Di tutti i volatili esistenti le quaglie non hanno un eccezionale modo di volare, anche se possono librarsi in aria per lunghi percorsi così da raggiungere le aree di riproduzione, poste a nord. Queste amano pascolare a terra tra la vegetazione alla ricerca di insetti e se qualcosa le allarmano preferiscono fuggire con una rapida corsa, anziché prendere il volo. Insomma sono dei volatori… “della domenica” come direbbe qualcuno. Ecco, io mi sento come una quaglia, un volatile di pianura un po goffo, abituato a volare in ambienti tranquilli e sicuri e poco avvezzo alle dure condizioni dei voli di alta montagna. Ma le Alpi, un po come il deserto, suscitano in me un’attrazione unica, oserei dire fatale, impossibile resistere ad un richiamo del genere!
Osare, rischiare, azzardare, non sono gli aggettivi giusti per definire questa mia avventura, piuttosto l’immagine che ho è quella di una papera un po impacciata (penso a quella del film “babe”) che prova a termicare di fronte a un grosso costone di roccia.
Arrivo in Friuli giovedi 01 ottobre, con in tasca i recapiti di metà dei volatori alpini e il volantino di una manifestazione di volo che si svolgerà il we successivo a Cercivento (UD). Ho solo l’imbarazzo della scelta su dove volare, ma dopo 2 giorni passati a scorrazzare su per passi alpini mi ritrovo a passare vicino Cercivento e cosi decido di fermarmi li. Mi piace l’idea di partecipare ad una manifestazione di volo, e ancor più mi piace l’ambiente diversamente astemio delle feste friulane. Bon deciso, sabato mattina alle 10 son li. Non c’è un cane cosi decido di rimandare il mio volo al pomeriggio, intanto ne approfitto per l’ennesima scorpacciata di curve e tornati salendo sul passo di Monte Croce Carnico e alle 13.30 sono di nuovo a Cercivento. Conosco gli organizzatori dell’evento, due persone davvero cordiali e piacevoli, alcune preziose indicazioni su volo, venti e quant’altro c’è da sapere, ed in breve sono già in macchina diretto verso il decollo di monte Paularo
Una serie di pensieri dei più diversi mi frullano per la testa: “Ci siamo, adesso tocca a me dimostrare quello che sono veramente: aquila o quaglia… chissenefrega, comunque andrà questo volo non dimenticherò mai… i sottoventi, devo stare ben attento a dove volo… a sx c’è una vallata stretta non devo andarci altrimenti rischio il venturi… in atterraggio il vento è sostenuto e poi ci sono i cavi dell’alta tensione … e poi il nome del posto, Cercivento, luogo in cui si incontrano tutti i venti, chissà che macello c’è la fuori…”
Non è proprio facile arrivar fin qui, ritrovarsi da solo in un decollo da cui non sono partito mai, senza nessun riferimento se non Marty poco sotto che mi osserva preoccupata e la radio degli organizzatori che sono in atterraggio. Ascolto in silenzio il pulsare del vento, osservo la manica a vento cercando di interpretare le condizioni, fisso il decollo immaginando come si comporterà la vela una volta in aria… poi lascio liberi i miei occhi e questi, come cavalli imbizzarriti, partono alla scoperta delle mille sfumature di queste splendide montagne. Chiamo l’atterraggio e mi dicono che laggiù il vento è teso, in decollo invece è calma piatta: che situazione di me###!
Sbaglio due decolli per via del poco vento, ma il terzo riesce e sono in volo!
Subito caccio un urlo liberatorio che si sente fino ad Udine, tutti i pensieri fatti prima per qualche secondo scompaiono. Un misto di incredulità e paura mi pervadono mentre la vela avanza in questo luogo da molto tempo agognato. Via verso est, ma sento che la vela scende troppo e decido di uscire verso sud dove dei delta stanno terminando. In pochi secondi arrivo a scorgere l’atterraggio e il vario inizia a farsi sentire prepotentemente: +1, +2, +3, +4 m/s! I delta in poco tempo fanno quota e scompaiono mentre io stento a gestire la mia vela. Da brava quaglia (o pollo, che dir si voglia) faccio subito le orecchie e cerco di ambientarmi, ma la vela non ne vuol sapere e continua a salire. Esco fuori e l’ascendenza si fa meno forte, riapro la vela e inizio quel volo veleggiato tranquillo (ai limiti del sonno) che tanto piace a me, e che mi permette di gustare appieno il paesaggio che mi circonda. Subito l’occhio cade sotto, osservo ammirato le conifere e le piccole casette in legno che appaiono qua e la come funghi, poi inizio a salire con lo sguardo fin in cima allo Zoncolan che mi evoca storie di ciclismo e di grandi imprese di sport. Il mio volo turistico prosegue senza troppi scossoni, mentre i miei occhi continuano cogliere scorci fiabeschi e panorami mozzafiato.
Mentre fatico a metabolizzare tutte queste sensazioni, dei delta stanno volando alla mia dx e devo prestare la massima attenzione. Li vedo termicare sicuri facendo dei 360° stretti e salendo con una semplicità impressionate, mentre io faccio degli “otto” che mi permettono di galleggiare. Ma non me ne frega più di tanto, questo per me è un volo di ambientamento, non ho velleità di fare chissà che cosa. Poi l’occhio mi cade sul vario e vedo che sono in volo già da un’ora:”Non male quaglia Mané! Pensare che questa doveva essere una planata!” mi dico.
Un grifone spunta da non si sa dove, lo vedo librarsi maestoso e imponente sopra il bosco: il mio cuore comincia a battere impetuoso, lo osservo in tutta la sua bellezza e la sua grazia, sono emozionatissimo! Provo a seguirlo e per alcuni interminabili secondi voliamo insieme, secondi che sembrano minuti , ore, giorni, la perfezione del volo del grifone vicino alla goffaggine del volo di un parapendio; di colpo il mio amico vira verso dx e sparisce chissà dove: ”grande volatore, grazie di esser venuto a rendere omaggio ad un diversamente volatore come me: E’ stato un onore per me!”
Sono troppo contento, ho ricevuto una serie di scosse da 3000V che una metà basta, me ne vado verso l’atterraggio. Penso di perdere quota ed invece continuo a salire:”Cos’è non ne hai avuto abbastanza?” - dico alla mia vela - “ dai che domani si replica!”…la vela sembra sorridere ammiccata. Eh si, dopo tanti voli, anche i parapendio sembrano avere un’anima
Una faccia da ebete mi si stampa in faccia subito dopo l’atterraggio, mentre vago incredulo tra gli stand della festa. Una grossa bistecca, delle salsicce, dell’ottima polenta ed una birra freschissima, mi riportano ad una dimensione “terrena” mente osservo ancora la montagna sopra l’atterraggio. Ce l’ho fatta, la quaglia Mané per qualche secondo è diventata un’aquila, adesso ha capito che per volare alti non c’è bisogno di grandi ali, o di chissà che cosa, ma solo della voglia di farlo… e di un pizzico di incoscienza!
Per il giorno seguente avevo deciso di volare da qualche altra parte, ma la cordialità e il consiglio di qualcuno che la sa lunga, mi hanno convinto a rimanere a Cercivento. Ore 9, sono già in atterraggio. Qualcuno va già di birra, mentre io decido di salire subito in decollo. Mi organizzo con alcuni bipostisti ma con mia grande sorpresa, invece di salire al decollo di Monte Paularo, questi svoltano a sx. “dove cavolo vanno?” - “noi andiamo a decollare dallo Zoncolan, lì al momento le condizioni sono migliori…”
Zoncolan, salita, sudore, biciclette, ma soprattutto paesaggi mozzafiato: questo è quello che so di questa montagna! Mi fa strano andarci a volare dopo che più volte in passato, l’ho cercata sulle cartine del Friuli senza mai trovarla. Definire bella questa zona è riduttivo, non voglio star qui ore ed ore ad elogiarne la bellezza, finirei per banalizzare questo luogo. Dico solo a chi avrà la fortuna/sfortuna di leggere questo mio racconto una sola cosa: VIAGGIA! Abbandona le strade trafficate ed infilati nelle strade piccole, quelle che sulle cartine trovi segnate in bianco o tratteggiate. Vai, parti, avventurati, scoprirai luoghi e persone incredibili!
Sul decollo dello Zoncolan sembra di essere in cima al mondo: non che sia chissà quanto alto, ma la visuale che si gode da lassù è davvero suggestiva! La giornata è limpida, il solo da poco si è affacciato sulle valli e l’attività termica è ancora poca. Partono i bipo, poi tocca a me. L’emozione fa si che sbagli il primo decollo, Marty se ne accorge e mi abbraccia
“Vuoi fare un altro volo? Dai che c’è tempo…“ - chiede Marty - “No, arriveremmo troppo tardi a casa, per questa volta va bene cosi, grazie”. Una veloce scorpacciata di polenta e salsiccia, un caloroso abbraccio agli organizzatori, un veloce saluto agli amici conosciuti, e siamo in macchina diretti verso sud: la quaglia torna a casa! Verso Udine, ai margini dell’autostrada, vediamo un falco appollaiato su di un palo: come passiamo si alza in volo facendo una virata sopra la mia testa. D’istinto alzo la mano per salutarlo…
Ciao
Mané “Castelluccio”
http://picasaweb.google.it/manetransalp1/ParapendioFestaDelBruttoTempo#
Alcune precisazioni che mi sono state indicate da Chiara, una degli organizzatori:
- TU HAI VOLATO CON L'AQUILA ... NON ERA IL GRIFONE (c'è una timida introversa aquila che ha il nido sul monte Tenchia ... si fa vedere poco .... e probabilmente l'andirivieni della giornata l'ha disturbata e si si è messa in volo!)
- Il decollo non è sul monte Paularo (esiste un decollo sul monte paularo ma Tu sei decollato dal monte Tenchia ...
- Preciso che dallo Zoncolan, direzione ovest (nell'altra vallata) si vedono le prime dolomiti se fossi stata lì, Ti avrei mostrato l'Antelao, il Pelmo ... la zona vicino a Cortina d'Ampezzo.
Tratturi d'Abruzzo
mercoledì 9 settembre 2009
Dovevo capirlo subito il venerdi sera in pizzeria, quando come per magia sono spuntate fuori due, anzi no tre, chitarre. Nessuna traccia di vino, una bionda 0.4 (la mia) e due 0.2 (quelle di Giancarlo e del suo amico), tasso alcolemico ai minimi storici (cosa che non accadeva da secoli) e canzoni che pian piano invadevano la quiete del locale… Pezzi storici, Bennato e via via gli altri, finche Giancarlo ne tira fuori una diversa, in dialetto locale.
Racconta del piemontese, quello che con la scusa di unificare l’Italia ha fatto il peggio del peggio, dei Borboni e di loro: i briganti! La curiosità mi si legge in faccia, Giancarlo se ne accorge e parte a raccontarmi la storia d’Italia, quella che nessuno ha mai voluto scrivere!
Ma chi è questo personaggio? Giancarlo, oltre che essere la mia guida durante questo giro, è un grande appassionato di storia locale. E’ un cacciatore come me, con la differenza che, mentre io sono alla ricerca di percorsi e paesaggi, lui è alla perenne ricerca delle radici più profonde del suo paese e delle civiltà che nel corso dei secoli lo hanno abitato. La sua passione è molto profonda, in breve riesce a farmi dimenticare il vero motivo per cui sono venuto fin qui, a tal punto che da rimanere fino a tardi a parlare della “storia che nessuno ha mai voluto raccontare”.
La mattina i discorsi fatti la sera prima sembrano solo un lontano ricordo, “adesso si va per sterrati, mica per musei” – penso tra me e me. Il possente rumore del bicilindrico Ducati rompe il silenzio della casa, seguito a breve dal più mesto bicilindrico Honda… ci avviamo. Corriamo a fianco della Tiburtina percorrendo dei tratti molto facili, ma non appena arriviamo a ridosso delle colline il percorso si fa più tecnico e il piacere di guida schizza ai massimi livelli.
E’ puro piacere, arrampicarsi su per un sentiero ripido, con la gomma che scava tra terra e sassi, con la moto che lotta contro la forza di gravità, il rombo del motore che sale di giri, le braccia che iniziano a farti male, fumo misto a polvere e sudore… E’ la mia droga, e non posso farne a meno!
Altro tratto, veloce e scorrevole e in un batter d’occhio siamo in cima a Forca Caruso. “Che te ne pare?” - chiede l’indigeno - “Vai pure, io mi sto divertendo come un bambino!” Di nuovo in sella, altro sentiero stavolta in discesa e con diversi sassi. Col tempo ho imparato a conoscere la mia cicciona, so che devo farla correre su certi fondi, seguire i suoi movimenti, assecondarla in parte e poi frenarla dove il fondo è migliore… Riesco a scendere come se nulla fosse, pronto per un altro tratto.
Abbandoniamo definitivamente la strada asfaltata e la civiltà, ci immettiamo su uno sterrato pieno di sassi, dove solo il gas ben spalancato impedisce alle nostre ciccione di affondare; mi accorgo che questa teoria è senz’altro corretta ma di non facile attuazione specie su tornanti stretti con sotto dei bellissimi burroni :- Giancarlo, nonostante i suoi 120kg ed una gomma abbastanza consumata, sembra quasi non accorgersene, è talmente tranquillo e sicuro che pensa bene di aggiungere delle sfiziosissime deviazioni :-))) Mi fermo a far foto cercando qualche scorcio, qualche veduta, qualunque cosa che possa vagamente rendere grazia alla bellezza di queste montagne, ma è impresa assai ardua.
Un dedalo di sentieri appaiono come per magia per poi sparire in ogni direzione, il mio amico sembra non curarsene e procede sicuro per la sua strada, mentre io lo seguo da vicino per la paura di perdermi. “Vedi” – mi dice nel bel mezzo di un anonimo prato – “se da qui prosegui dritto arrivi ad un punto dove non puoi più tornare indietro nemmeno con un mono. Ce ne sono finiti diversi, compresi alcuni miei amici, e non ti dico quello che ho dovuto fare per tirar su le moto… il vero percorso gira qui, solo che in pochissimi lo conoscono e ingenuamente proseguono dritti seguendo l’unica strada tracciata.” - “Dove qui? Io non vedo nessuna traccia?” – “Qui… “ - “io continuo a non vedo nulla… Giancà, vero che non hai l'alzheimer? Non vorrei trovarmi in qualche situazione poco piacevole… poi chi gli e lo dice a mio fratello che deve venirmi a tirare fuori quaggiù nella Marsica? Quello piuttosto mi lascia sbranare dai lupi e dagli orsi…” ”Tranquillo Manuè, sei in buone mani..” - “sperem…” (penso tra me e me).
Il nostro percorso prosegue senza problemi tra boschi, prati, sentieri e pietraie. Il ritmo non è sostenuto e questo ci permette di vedere meglio il panorama che ci circonda. In prossimità di una curva ci fermiamo, pochi passi ed ecco apparire come per magia il lago di Scanno!
Che spettacolo!
Un paio di foto e giù a tutta, fino alle rive del lago dove ci fermiamo a mangiare qualcosa. La sosta ci permette di riprendere il discorso lasciato ieri, quello sull’Abruzzo, la sua storia, e i Tratturi. “La pecora: era lei al centro dell’economia di queste terre! Di qualunque cosa parli qui in Abruzzo, ricordati che dietro c’è sempre la pecora…” - riprende Giancarlo. Mi parla di tracce, resti che a noi comuni mortali non rappresentano nulla, una pietra messa nella terra con una scritta che nemmeno si legge, indiscutibili segni di una storia che nessuno conosce… La sua passione è travolgente, mi accorgo che dietro il suo andare per sterrati c’è qualcosa di particolare, non una banale voglia di andar a spasso, ma una attenta e mirata ricerca della storia e delle tracce che questa ha lasciato. Sono sbalordito, ed allo stesso tempo entusiasta di essere qui. L’andar per sentieri passa in secondo piano, questo è un giro diverso, questo è un giro alla ricerca della storia (…chi l’avrebbe mai detto?).
Visitiamo i resti di Frattura, paese abbandonato anni fa per via di una frana, una fugace visita a Castrovalva proprio sopra le gole del Sagittario e in pochi minuti siamo all’agriturismo La Porta dei Parchi. Il nostro viaggio immaginario nella storia prosegue tra superbe pappardelle, deliziosi arrosticini, ricotta con miele e noci che sembra panna montata :-))))) Conosciamo una signora anch’essa appassionata di storia locale e subito parte un confronto serrato tra lei e Giancarlo. E’ subito lotta armata: informazioni, notizie, libri, reperti storici, ognuno gioca le sue carte, in una guerra dove non si fanno prigionieri. Io sono tentato di abbandonare il campo, ma resisto stoicamente concentrandomi però sull’ottimo vino della casa. Alla fine finisce patta, ma secondo me Giancarlo era più forte… Prima di abbandonare il campo di battaglia (dimenticavo: anche finire il succulento pranzo è stato un durissimo combattimento, anche se piacevole slurp! ) chiediamo al proprietario lumi su come adottare una pecora, iniziativa tipica di questo locale. Ci danno qualche informazione ma ci rimandano al sito http://www.laportadeiparchi.it
Risalire in sella con la pancia piena è sempre una tragedia, ma farlo e dover subito affrontare una salita con pietre smosse è un suicidio legalizzato! La moto va dove vuole lei, provo ad oppormi, ma tutte le forze sono impegnate a digerire il pranzo: a stento riesco a rimanere in piedi :-((((. Il nostro giro alla ricerca delle tracce della storia prosegue: un eremo nascosto in una valle, una pietra che segna il limite del tratturo… segni quasi invisibili che solo i veri appassionati conoscono. E dei percorsi in fuoristrada non ne vogliamo parlare? C’è di tutto e per tutti i gusti: dalle strade bianche, alle salite ripide, ai tratti veloci con mille curve, terra prati e pietre... Cavolo quanto amo andare in fuoristrada!
Per il giorno seguente abbiamo in programma un giro più corto e soft, ma si sa, con certa gente c’è poco da fidarsi :-PPPP Ci infiliamo in uno sterratone facile facile, filiamo veloci immersi in un rigoglioso bosco, e da li proseguiamo verso est. Su una strada perfettamente dritta immersa in una boscaglia impenetrabile vedo la freccia di dx lampeggiare… “Dove cazzo va Giancarlo? Non vede che c’è solo bosco li?” – penso tra me e me. Lo vedo che gira in un sentiero che nemmeno si vede, infilandosi in un fitto bosco e per poi sfociare in una bellissima radura con salti e diversi saliscendi sfiziosissimi :-)))))) Con la bava alla bocca affronto questo bellissimo percorso, il tempo di prenderci la mano e siamo di nuovo su una sterrata facile facile :-( “Avevo in mente un percorso, ma lo sto cambiando per evitare la pioggia, adesso ti porto dove hanno fatto l’italiano di enduro” – dice Giancarlo tutto sorridente. A vederli dall’alto, i percorsi fatti durante la gara sembrano facili, ma all’atto pratico, anche i pezzi più semplici con le ciccione diventano un po problematici. Con qualche consiglio riesco a non sdraiarmi, ma a fine di una discesa la schiena di Giancarlo è ko.
A malincuore torniamo indietro, un caffè e puntiamo verso Celano.
Ora: una persona con un po di sale in zucca quando ha problemi fisici se ne torna verso casa facendo la strada più corta e semplice, il mio amico no, lui va comunque per sterrate. Ne facciamo alcune semplici poi man a mano la questione si complica un po fino ad arrivare li sotto: un bellissimo muro a secco dove scorre un bellissimo sentiero. L’avevo notato già ieri e mi ero chiesto se mai ci si sarebbe potuto passare con una cicciona, adesso è li di fronte a me, ripido e dritto. “Qui persino alcuni mono non ce la fanno…” esordisce Giancarlo. “Peccato io speravo di passarci con la mia moto” - ribatto - “lascia perdere, è troppo ripida e c’è della terra smossa…” - “sich” penso tra me e me, ma ascolto il consiglio del mio amico. Saliamo comunque il muro ma facendo un sentiero che taglia trasversalmente la parete, e devo riconoscere che nemmeno questo è proprio semplice. Arriviamo in cima al sentiero di prima: cavolo… è proprio ripido! Però la voglia di provarci ce l’ho ancora… “peccato però, mi sarebbe piaciuto provarci…” ribadisco io con una faccia da bambino a cui non hanno comprato il giocattolo :-)))) “Lascia stà Manuè, ti ci saresti solo fatto male…
Visto che hai ancora voglia di giocare ti porto nella palestra dove mi alleno di solito…” Lo sapevo lo sapevo lo sapevo… ti pare che questo disgraziato non aveva un posto segreto dove giocare? Assassino, volevi tenertelo tutto per te, eh????
Facciamo uno dei tanti sterrati facili facili e come sempre nel bel mezzo di un bosco ci infiliamo in un sentierino mezzo nascosto. Giancarlo fila veloce, si vede che conosce bene il percorso, io stento non poco; dopo pochi metri trovo una serie di 10 gradoni da mezzo metro con parecchie pietre che riducono le mie braccia a due pezzi di legno. “Piaciuto questo pezzo, eh???” dice Giancarlo tutto sorridente… “mannaggia a te, ho i muscoli a pezzi! Però mi son divertito come un bambino…” “dai che il meglio deve arrivare” e via su per una pietraia dove affonda miseramente manco fosse sul fesh fesh libico.
Foto di rito e torniamo a zigzagare tra i sentieri. Saliamo e scendiamo su per dei collinotti, Su uno di questi mi ci pianto ma poi torno indietro e ci salgo a tutta con la moto che scoda sparando sassi: libidine! Siamo entrambi cotti, ci avviciniamo (forse) a casa quando ecco, che come sempre, si inventa una deviazione delle sue e ci ritroviamo ad attraversare un fosso per poi spuntare in un posto dove alcuni sui amici stanno facendo una grigliata.
Due chiacchiere, che fate cosa non fate ed in pochi minuti siamo già seduti a mangiare con loro.
Penserete che sto sempre a mangiare, ma che ci devo fare? Come si può rifiutare l’invito a mangiare carne, nella fattispecie arrosticini? Un grifone vola alto sopra le creste della marsica, chissà, forse avrà sentito l’odore della carne alla griglia…
Giancarlo parte con i suoi racconti di storia, mentre io mi concentro sul vino e sulla cane :-))) L’ospitalità di queste persone è qualcosa di speciale, una cosa che dalle mie parti in parte si sta perdendo :-(
Al mio amico arrivano una serie di telefonate, vedo lo sguardo di Giancarlo preoccupato, sento che parla di un incendio… “Manuè, molla quella bistecca! Sbrigati, c’è un incendio qui vicino, dobbiamo andare a vedere cosa succede…” Filiamo a missile su per degli sterrati, mentre il fumo acre ha già invaso il piccolo angolo di paradiso dove stavamo mangiando. Arriviamo poco fuori il paese dove dei ragazzi stanno spegnendo le fiamme con dei rami, chiediamo se hanno bisogno di una mano, ci fanno cenno di no, proseguiamo raggiungendo il fronte est dell’incendio. Altra gente è impegnata su questo fronte, parcheggiamo le moto in una zona sicura e ci uniamo a loro. Per fortuna non ci sono grandi piante ed in poco tempo, grazie anche all’aiuto dei vigili del fuoco, fermiamo le fiamme. Torniamo al paese per vedere com’è su la situazione, sembra tranquilla, tutto il paese è mobilitato, mentre a paco a poco arrivano i rinforzi. “Visto Emanuè – mi dice tutto sorridente Giancarlo – in questo giro non ci siamo fatti mancare nulla…” Vorrei prenderlo a sberle per i prossimi 2000 anni, ma me lo dice con una faccia cosi tenera che non oso dir nulla e annuisco (e poi, voglio vedere chi ha il coraggio di contraddire uno cosi grosso).
Arriva il momento dei saluti, decido di evitare la sardostrada attraversando il parco nazionale Sirente Velino per poi buttarmi sul Passo del Cappannelle, Amatrice… Salendo sul passo delle Capannelle inizio ad avvertire uno strano formicolio, guardo una sterrata e penso che non è il caso di andarci, la seconda idem, la terza come sopra; quando arrivo al valico e vedo la sterrata che scende verso fondo valle non so resistere: l’ho osservata troppe volte, devo andarci!
Sono solo, stanco e con il bauletto, ma la voglia di andarci è troppa. Lo sterrato scende fino a valle, passo a fianco di un grosso bue con delle lunghe corna, strizza da paura e proseguo tranquillo verso l’ignoto. La carreggiata è bella larga e pianeggiante, promettere bene! Resisto alla tentazione di provare qualche tratto alternativo ma dopo poco mi ritrovo nella peggiori delle situazioni: un bivio! Due strade della stessa larghezza, una sale e un’altra prosegue in piano. “Dubbio atroce, mannaggia a me e a quando non mi compro un GPS. Cazzo cazzo cazzo, che faccio? Boooh? Vabbè proseguo percorrendo quella in piano.” La strada si infila in un bosco, non una traccia di qualche mezzo, ma in compenso la strada non si restringe. Trovo un tratto ripido in discesa, “c’era da aspettarselo!” ma non mi lascio intimorire e proseguo. Lo so, sono un incosciente, ma adoro perdermi. Trovo un bosco tagliato di recente e delle tracce di un trattore, riprendo coraggio e mi godo finalmente il silenzio surreale e la bellezza di questo luogo. Attraverso un guado in secca, pochi metri e sono in un paese, mi fermo.
”Scusi, mi sa dire che paese è questo?” domando ad una ragazza. Questa mi guarda perplessa, non sa se è un pretesto per saltarle addosso o se sono davvero matto. Mi dice il nome ma io a mia volta la guardo perplesso perché non lo conosco minimamente.”Perfetto. Mi scusi ma… per andare ad Amatrice dove andare?” La ragazza mi lancia un’occhiata fulminea, forse pensando che la sto prendendo in giro. Prosegue il suo cammino e mi indica la strada… Abbandono miseramente ogni speranza di approfondire la sua conoscenza, mi avvio mestamente verso Amatrice rinunciando definitivamente a cercare altri sterrati…
Mané
Le foto sono qui
http://picasaweb.google.it/manetransalp1/MotoTratturiDAbruzzo









