Il ritorno alla "terra di mezzo"

giovedì 2 ottobre 2008




Un salto in un quadro dipinto dalla migliore delle artiste: madre natura!

Con questa abbuffata di colori si conclude la mia stagione da
organizzatore e si conclude proprio da dove era iniziata: dalla terra di
mezzo.

Sulla carta doveva essere un giro facile, semplice, forse scontato, ma
si sa quando ti immergi nella natura di scontato non c'è nulla. E allora
eccoti servito uno spettacolo superbo, un susseguirsi unico ed
indescrivibile di colori capaci di commuovere una banda di motociclisti
dall'aspetto un po rude ma dal cuore tenero :-))))

Dopo aver saltato alcuni pezzi per neve durante la prima "terra di
mezzo", questa volta avevo ideato un giro completo ma più difficile di
quello fatto a febbraio: avevo sostituito gli sterrati larghi a facili
iniziali con un sentiero stretto e ripido, roba da fare indigestione
subito, ma sapevo di avere con me gente dallo stomaco forte.

Partiamo, piccoli saliscendi attraversiamo veloci una pineta pochi metri
ed iniziano le salite vere.
Saliamo tranquilli, non sono questi i percorsi che possono impensierire
le nostre moto il pezzo tosto è più avanti. Lo raggiungiamo in poco
tempo eeeeee sorpresa: una bella jeep della forestale!
OOOOOOPSSSSSSSSSS!!!!!!

"ehmmm... scusate, noi vorremmo andare di lì, possiamo
veeeeeeeeeeeeero??????? |||||:-))))))"
Chiedo con tono angelico
"No, non se ne parla, quella è una strada forestale...."
Mi risponde uno di loro con tono cupo
"ma mi avevano detto che è transitabile..."
Ribatto con voce ancora più tenue
"no assolutamente, invece le targhe? Dove sono?"
Chiede l'altro con tono minaccioso
"è tutto in regola, se volete controllate pure...."
Rispondo con aria a mia volta minacciosa.
Capisco la musica e decido di non insistere.

Torniamo indietro, raggiungiamo il rifugio, un caffè e ripartiamo.
Il primo pezzo lo percorriamo ad andatura molto blanda, ci sono
parecchie persone a piedi, non è il caso di far casino; Orfeo ne
approfitta per fare due foto, io osservo le montagne cercando di
scorgere qualche nuovo percorso.
Ci infiliamo nel bosco e camminiamo letteralmente in un tappeto di
foglie multicolori.
Sembra quasi di calpestare su un'opera d'arte tanto è bello questo luogo!

La strada si fa più ripida, l'umidità e le foglie cadute rendono questo
tratto un po scivoloso ma salendo con un filo di acceleratore non ci
sono troppi problemi.
I problemi arrivano nella parte finale della salita dove troviamo uno
strappetto di 5-10 metri molto ripido e scivoloso. Non mi faccio
intimorire e non mi faccio tentare dal dare gas, salgo con un filo di
acceleratore e la mia moto come sempre non si scompone.
Li per li nemmeno mi rendo conto di quanto sia tosto questo tratto, lo
capisco qualche minuto dopo quando ci torno a piedi per aiutare i miei
amici: "Cavolo -- mi chiedo -- ed io come ho fatto a salire di li?E'
talmente viscido che si scivola persino a piedi!"
I miei amici ci provano ma è obbiettivamente troppo scivoloso e ripido
per salirci con moto da due quintali, io ho avuto solo fortuna.
"Peccato, da lassù potevamo godere di un panorama a 360°, sarà per la
prossima volta!"

Torniamo indietro e percorriamo lo sterrato che ci porta fino a
settecerri, dove incontriamo un guzzista che in coppia sta percorrendo
questo tratto:"guai a chi si azzarda dire che oggi abbiamo fatto
enduro!" ammonisco io.
La discesa fino a S. Vito si rivela più semplice del previsto, tranne il
tratto ripido il resto del percorso è stato allargato e non presenta
grandi difficoltà come una volta :-((((((
La salita finale è come sempre una goduria della guida, un lungo
rettilineo con dei solchi da fare in prima a tutta, una vera libidine.

Scendiamo a castel trosino e saliamo verso s. Marco, percorrendo la
strada che costeggia le cave.
Proprio in una di questa ci infiliamo e scopriamo che è stata adibita a
porcilaia.
Dei maiali allo stato brado, quale miglio occasione per fare due foto e
per sfotterci un po?

La sosta per il pranzo ci da modo di conoscere meglio l'amico "Sasso" un
ragazzo silenzioso ma con un polso destro di tutto rispetto. Il tempo è
tiranno, abbiamo ancora molta strada da fare, due panini e su di nuovo
nel parco dei monti della laga.
Raggiungiamo il castello diroccato di macchia da sole, e la mia testa
torna indietro nei secoli e si immagina questo luogo ai tempi dei
borboni... chissà quante storie quanti racconti si celano dietro quelle
mura!

Veloce trasferimento su asfalto ed eccoci di nuovo immersi in un bosco,
dove lo sguardo rimane calamitato dal monte vettore che domina il
paesaggio proprio di fronte a noi.
E' più che mai difficile conciliare la sguardo con la voglia di guidare,
entrambi richiederebbero mille occhi per poter assimilare appieno tutto
quello che ci si para di fronte.
Le numerose soste rinfrancano il fisico ma soprattutto la mente e gli
occhi, mai pachi di tanta bellezza. Altro sterrato, tosto sulla carta,
semplice a causa di una ruspa che ha spianato la parte più difficile
:-((((((( Peccato, era un tratto davvero divertente!

Black becca una folle su una curva e cade.
Niente di serio nonostante il cupolino rotto, una mazzata sulle pedane e
si riparte.
Veloce tratto pianeggiante e poi nuova immersione in un bosco.
Anche qui un susseguirsi di colori e di castagni secolari, l'impressione
è di veder apparire da un momento all'altro qualche gnomo.
Ed invece come per magia ci appare... una grossa e fangosa pozzanghera!

Brack ci si infila e fatichiamo non poco a tirarlo fuori, io aiutato
dagli altri spingo indietro la mia moto e passo all'esterno non senza
qualche problema.
Superiamo indenni questo ostacolo e torniamo a scendere verso valle,
dove ci aspetta l'ennesimo strappetto che ci porta fino a Forcella.
La strada è completamente invasa dalle erbacce e non è semplice vedere
il percorso.
Sul tratto ripido l'umidità fa scomporre la mia moto e solo grazie ad
una fortuita pedata rimango in piedi. E i miei amici? Salgono
tranquilli, nonostante le gomme ormai finite, complimenti!
Il tempo di riprendere fiato e di fare qualche foto e si riparte.

Decidiamo saggiamente di escludere un pezzo di sentiero, vista la
pericolosità di un tratto e puntiamo verso l'ultimo sterrato che ci
porterà a venarotta.
La parte iniziale è facile e, tanto per cambiare, bella;
verso la fine il percorso diventa un po più ripida e dopo 200km la
stanchezza si fa sentire: i muscoli delle braccia e delle gambe che fino
a qual momento non davano segni di stanchezza iniziano a farsi sentire.
La salita sembra non finire mai, sento i muscoli delle braccia molto duri.
Arriviamo alla fine del percorso alle 17,00 sfruttando anche l'ultimo
raggio di sole disponibile.

La giornata si conclude con una birra, l'occasione giusta per ridere
delle disavventure di giornata con una consapevolezza: E' STATO UN GRAN
GIRO!
Non ci sono parole per
descrivere la bellezza dei posti attraversati,
raccontare le emozioni vissute e descrivere il nostro stupore. C'è però
la consapevolezza di aver vissuto una grande giornata immersi in un
luogo magico in compagnia di ottimi amici.

A presto
Mané


le foto le trovate qui http://www.forchettevolanti.com/Terra%20di%20Mezzo%202008/index.html

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