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Ruote di Terra

sabato 22 dicembre 2012

 
Ruote di terra
“...vado a lavare la moto al fiume poi torno!”



Che ci crediate o no, ci sono dei messaggi che ci arrivano dall'aldilà, sono messaggi che ci avvisano che sta succedendo qualcosa di grosso, segnali tangibili che ci mettono in guardia da possibili sventure o disastri. Forare a 3 metri da casa è uno di questi messaggi e non ci vuole uno scienziato per interpretarlo: “Lasciate stare le moto e tornatevene a casa che non è giornata!”
Non è giornata, punto, tornatevene a casa a fare l'uncinetto piuttosto, che fate più bella figura o a giocare con le Barbie tanto sempre per checche vi prendono, almeno per oggi lasciate perdere la moto e tornate a scorrazzare per casa con quelle pantofole rosa con la faccia di coniglio che tanto vi donano, capito?

No, non l'ho capito e se l'ho capito preferisco essere stupido e correre incontro al destino! Fanculo ai messaggi premonitori, alla settimana di pioggia che ha reso viscido il terreno e fanculo al fatto che per cambiare una camera d'aria ci abbiamo messo due ore: adesso si fa E N D U R O !

facce da enduro
E' una giornata fantastica questa, sapete? Le nuvole cariche di pioggia hanno lasciato spazio ad un sole travolgente, colline e montagne sono lì pronte a regalare sfumature e panorami mozzafiato e il grecale, dopo una settimana di gelo, è pronto a lasciar spazio ad un po' di caldo che in moto non guasta mai! E allora via, su per un prato, con la moto che scoda come un'anguilla quando provi ad afferrarla, con la gomma che scava, scava e non avanza, con i piedi che scivolano e ti permettono di rimanere miracolosamente in sella... E' una giornata bella ma al tempo stesso difficile: le piogge dei giorni scorsi hanno reso viscidi anche i terreni più duri e la moto continua a scartare a destra e a sinistra come una trottola, seguendo una traiettoria che non è mai quella indicata dai tuoi occhi! Avanziamo verso sud cercando dei percorsi meno infangati, lentamente il colore marrone mescolato al verde intenso dei germogli di grano appena spuntato si impossessa dei nostri occhi mentre sullo sfondo le maestose creste del Gran Sasso d'Italia iniziano a dominare il paesaggio.

panorami
Faccio appello a tutta la memoria del GPS che ho in testa per trovare le strade brecciate ma poi succede l'inevitabile, imbocco una strada di terra in discesa: “vabbé, cosa vorrà mai succedere? In un modo o nell'altro in giù le moto ci vanno sempre...” penso tra me e me mentre tiro fuori gli sci... ehmmm i piedi “anticaduta”. Inizio a scendere e la moto tanto per cambiare va per fatti suoi, inizio a tirar giù tutte le imprecazioni possibili ed immaginabili, ma è quando me ne torna in mente una in friulano che mi appaiono due santi, san Gabriele e san Bibo: “Mané, se sei incerto dai gas!”
Spinto da questo celestiale suggerimento dato da due guru della moto provo a sfiorare dolcemente il gas e...e la moto va in testacoda!
Giro la moto, tiro giù qualche altra imprecazione, lascio scivolare la moto verso valle quando mi torna in mente la scena del Serenelli sulla discesa del tubo: “molla la moto molla la moto!“ – gli urlò Gegé – “Ma a chi cazzo la mollo!” – fu la sua risposta...per un attimo mi son sentito come lui.. eheheh.

Arrivo a fine discesa miracolosamente illeso ma con una scomunica papale già firmata e un biglietto per l'inferno in tasca, ma poi il pensiero va a loro, ai miei due amici: dove cavolo sono?
Mi giro e non li vedo, torno indietro e li trovo fermi a metà discesa:”Cazzo fate lì? Prendete il sole? Venite giù, che il meglio deve arrivare!”

William mi fa cenno che la sua frizione è ko mentre Simone è fermo con le ruote bloccate!
“No dai, ti sbagli, non puoi aver bruciato una frizione, in fondo questa è solo una piccola discesa...” penso tra me e me.
A fatica raggiungo il mio amico e provo a ingranare la marcia ma niente, la frizione è andata e le ruote sono incollate a terra dalla creta che è finita ovunque!

Facce rassegnate
Proviamo a liberare le ruote dalla terra e a spingere la moto verso valle...
Un'ora e mezza per percorrere meno di cento metri e per liberare due moto dalla morsa del fango... una sfacchinata assurda, avrei preferito piuttosto essere seppellito lì, in mezzo alla campagna abruzzese! Ripartiamo, a fatica riesco a rimorchiare la moto di William in un bar vicino e con estremo piacere mi gusto un panino ed una Heineken gelata: mai birra fu così gustosa!

Emanuele Manè ACI Ferretti
Accompagniamo a casa William ma è presto, che si fa? I segnali premonitori ci sono stati, abbiamo visto chiaramente che non è giornata, in una situazione del genere anche il più stupido degli enduristi batterebbe in ritirata e noi che si fa? Si va per fossi, ovvio!

Decidiamo di tornare verso ovest e di andare a cercare alcune sterrate verso Civitella del Tronto, cercando di evitare ulteriori rogne...a chi lo dico, lo sapete benissimo come va quando sono in sella ad un mono: sono pericoloso!

Superiamo frotte di pseudo Babbi Natali dell'ultima ora intenti a passare questo caldo pomeriggio di dicembre nei centri commerciali e ci ficchiamo in un fosso: dieci secondi e Simone è già impantanato! E' un record da guinness dei primati, penso tra me e me mentre osservo rassegnato l'XT con l'acqua alla marmitta.

Mi fiondo in acqua e fatica tiriamo fuori la moto, pochi secondi e siamo di nuovo a giocare tra pietre, fango e fossi. Dura poco, nemmeno il tempo di riprendersi dalla faticaccia che ci ritroviamo entrambi con le moto incastrate nel greto del fiume e l'acqua sopra le ginocchia: “niente, oggi non è giornata!” penso con molta molta rassegnazione. 

AIUTO!!!!!

A fatica tiriamo fuori dall'acqua entrambe le moto e torniamo a correre liberi nel greto del torrente, risaliamo su per una piccola cascata e poi corriamo su per una collina diretti verso Civitella del Tronto. Alterniamo veloci strade bianche a faticose strade di terra, filiamo veloci attraverso boschi e prati, attraverso moderni paesi ed antichi casolari diroccati finché.... finché non mi viene in mente una delle mie (brillanti) deviazioni!
“Cazzo Mané, siete usciti fuori dalle sabbie mobili, da torrenti in piena, perché non ti accontenti? “ me lo ripeto mentre mi fiondo giù per una strada di erba con il fango che inizia a farsi minaccioso.
Non mi rispondo nemmeno, preso come sono a tenere in piedi la moto, avanzo determinato verso ovest mentre l'ottimo Simone mi segue a ruota. Ci inerpichiamo su per una salita fangosa, la ruota subito inizia a sbandare vistosamente, nel frattempo Simone mi sorpassa a sinistra ricoprendomi di fango, 'stardo! L'orgoglio ferito si impossessa dell'acceleratore e appena trovo un pezzo di strada meno fangoso ingrano seconda e terza in rapida sequenza sverniciando Simone che sta facendo lo slalom gigante su un campo di grano, continuo a salire veloce e felice, “vendetta è stata fatta, l'orgoglio ferito è stato sanato” penso tra me e me finché... mi ritrovo sull'ennesimo tratto di fango, e la moto finisce violentemente a terra e io con la faccia nel fango, fanculo! Rialzo la moto mentre Simone mi ripassa veloce sollevando zolle di terra e fango che tanto per cambiare mi finiscono addosso, ari'stardo! 


Finisce la salita ma la moto di Simone inizia a fare le bizze: problemi elettrici dovuti a qualche guado preso troppo allegramente, tocca tornare indietro. Ecatombe tour, cosi lo dovevo chiamare questo racconto!

Torniamo al mare ma le moto sono infangate da far schifo anche ad un maiale...urge fare qualcosa! Simo ha la moto ko, ma io no per cui...
“Vado a lavare la moto al fiume, aspettami qui!”


Ciao

Mané



Lupo solitario

lunedì 10 dicembre 2012

"Una folata di vento gelido avvolse il muso del giovane lupo: il momento di abbandonare il branco era giunto, stavolta sarebbe stato solo, solo con le proprie paure e con la ardente voglia di scoprire il mondo... non sarebbe più stato lo stesso!" 


La vita fa il suo corso, persone nascono, altre crescono, altre se ne vanno per la propria strada... è la natura e non possiamo farci nulla. Il gruppo di lupi di cui vi parlo non fa eccezione, ci sono lupi che nascono, altri che crescono, altri semplicemente cercano la propria strada.

“Dove vai con questo tempaccio?” - chiese il capo branco al giovane lupo.
“Vado a caccia, ho annusato l'aria e ho sentito gli odori di qualche grossa preda... farò caccia grossa!” - rispose il giovane lupo entusiasta.
“Ma fa freddo, perché non te ne stai nella tana al caldo con gli altri lupacchiotti?” - insistette il capobranco.
“C'è qualcosa nell'aria di magico, e la tempesta in arrivo favorirà la mia caccia” - insistette il giovane.
“Ma è pericoloso, rischi di non tornare più...” ribadì preoccupato il capobranco.
“Devo andare, il mondo mi aspetta!”

il mondo mi aspetta
Il giovane lupo abbandonò la confortevole tana e si diresse verso un bosco scuro. Non era nuovo a queste avventure, temeva la solitudine ma al tempo stesso ne era attratto, era un'esperienza quasi mistica che lo faceva sentire vivo, libero ed in pace con se stesso; non era una sfida al destino ma un concedersi una pausa, un momento privato, intimo, un momento per parlare con se stesso e con quel mondo magico che lo circondava.

Si diresse verso valle cercando invano la propria via, caparbiamente insistette nonostante le difficoltà, per qualche istante fu tentato di arrendersi finché il fato gli fece trovare la giusta direzione. In un lampo ritrovò il buonumore e si diresse verso i territori di caccia più volte battuti ma resi ostici da una spessa coltre di neve soffice. Subito gli occhi gli si illuminarono colpiti dai riflessi di alcuni raggi di sole che erano riusciti ad intrufolarsi attraverso le nubi, in breve fatica e freddo sparirono dal volto provato del giovane lupo. 


Il giovane lupo si sedette sulla cima di una piccola vetta e si mise ad osservare l'ambiente circostante: vide un'ombra, una figura esile che si muoveva furtiva attraverso i boschi. Si muoveva agilmente e con grande sicurezza, si capiva che conosceva quel territorio: decise di seguirlo! In breve si ritrovò catapultato in un bosco avvolto da un silenzio ovattato, lepri e cerbiatti si allontanarono alla sua vista correndo in tutte le direzioni, ma non era interessato a loro, era quella strana figura che lo interessava! Continuò a scendere attraverso un antico sentiero, scivolò ruzzolando per alcuni metri per poi fermarsi vicino un vecchio casolare: era un rifugio fantastico, con paglia e un vecchio camino, il posto ideale per sottrarsi alla morsa del gelo. Osservò le sue zampe rese rosse dal giaccio, il suo pelo ricoperto dalla neve e si chiese che senso avesse essere lì, da solo, ad inseguire un fantasma... Si guardò attorno cercando delle risposte: vide dei castagni secolari scolpiti dalla neve, osservò le sfumature arancioni e gialle delle foglie, guardò la geometria perfetta di alcuni fiocchi che fluttuavano leggeri nel vento gelido... non ebbe bisogno di altre spiegazioni, a fatica si rialzò, si scrollò di dosso la neve e imperterrito si rimise a caccia! 


Vagò per ore attraverso boschi e sentieri, superò salite viscide e torrenti ghiacciati, scese per canaloni scavati dalla pioggia e si inerpicò su per una vecchia strada di tagliaboschi, nulla poterono la neve e il ghiaccio di fronte alla curiosità del giovane lupo, solo quella strana figura continuava a sfuggirgli! Stremato e infreddolito si fermò per riprendere fiato, quando ebbe una sorta di allucinazione: vide quella figura avvicinarsi con la coda tra le gambe. Non lo vide chiaramente ma annusò il suo odore e subito notò qualcosa di strano: aveva il suo stesso odore.
“Come fai ad avere il mio stesso odore?” chiese preoccupato il giovane lupo.
“Cos'è, non l'hai ancora capito?” - rispose quello strano animale dalla forma non ancora definita.
“No, chi sei? Sono più di tre ore che ti inseguo, di solito le mie prede non mi sfuggono mai” - ribadì l'animale.
“Non mi hai preso perché io sono te, sono il giovane lupo che è in te e che non è mai cresciuto! Per tutto il tempo hai creduto di inseguire una preda, mentre in realtà stavi solo dando sfogo alla tua parte cucciola, la più vera e genuina, quella senza paure né ipocrisie, per questo non mi hai preso...”.
“Continuo a non capire...” - ribadì il giovane lupo.
“Ora svegliati, il tuo branco ti sta aspettando, non preoccupati, hai solo sognato!”.


Il giovane lupo si ridestò dal sonno, aveva uno strano sapore in bocca che non sapeva spiegarsi, di colpo aveva perso interesse per quella strana figura e, forse persuaso dai morsi della fame, abbandonò la caccia e si diresse verso la tana.

Prima di varcare l'uscio si guardò intorno annusando l'aria e lanciando al vento il suo solito richiamo: era il suo modo per congedarsi dalla propria solitudine e ritornare alla vita del branco.

Il lupo solitario

Mané


I lupi di Collefalciano

sabato 25 agosto 2012

 "La nebbia invase il bosco di faggi rendendo ancora più tetro questo luogo avvolto nel silenzio più assoluto quando all'improvviso apparvero due strane figure: erano due lupi!
Uno, il più giovane aveva un volto scuro e gli occhi arsi dalla voglia di scoprire il mondo, l'altro il più anziano, aveva un pelo folto ed il viso segnato dalle mille lotte. Li videro perlustrare in lungo ed in largo il bosco in cerca di un passaggio a nord ovest per poi sparire fagocitati da una selva oscura... non se ne seppe più nulla!” Mané


E’ una calda ed assolata domenica di agosto quando dopo mesi e mesi, decido di risalire in sella al DRZ. E’ una gran moto il drz: veloce, potente, affidabile, leggera quanto basta per ficcarsi serenamente nei sentieri, ma tra noi non è mai stato amore vero e cosi da mesi è lì che sonnecchia nel garage dei miei a Collefalciano. Ma è un sonno leggero, in realtà è sempre li pronta a risvegliarsi alla prima carezza data al pulsante dello start, pronta a portarti ovunque tu voglia, ovunque arrivino i tuoi sogni :-).

La moto c’è, cos’altro manca per un’uscita coi fiocchi? Un amico, un compagno, qualcuno che come me abbia nella testa il germe dell’esplorazione, qualcuno che conosca bene il proprio territorio, ci vorrebbe un lupo, perché no? Il compagno di questa nuova avventura si chiama Lorenzo ed è mio fratello. Non è un fuoristradista incallito come me, ma conosce benissimo il territorio e in sella al suo dr350 fa cose di tutto rispetto. E' uno di poche parole ma adora andare per fossi e non si tira mai indietro di fronte alle difficoltà; da bravo lupo, conosce molto bene l'Appennino ed è sempre alla ricerca di nuovi percorsi: le premesse per un buon giro ci sono tutte, vediamo se saranno all’altezza.

Da cosa nasce un’avventura? Come si fa a decidere di partire per una sfida? Qual è la molla che fa scattare la voglia di partire ed andare? Cos’è che vi spinge a partire ed andare? Ve lo siete mai chiesto?

E’ da tempo che mio fratello mi parlava di alcune vette dietro casa dei miei: me ne parlava con un tono incuriosito ma eccitato, aveva visto qualcosa ma non gli bastava, voleva vedere oltre… dovevamo andare!

Fu così che ci ritrovammo in una calda giornata di agosto nello sperduto paesello di Collefalciano con una meta e la testa brulicante di dubbi. Risvegliai il Drz accarezzando dolcemente il pulsante dello start e il suo rombo ruvido ruppe la quiete del paesello; il rombo del dr di mio fratello non si fece attendere, il tempo di far scaldare le moto e ci ritrovammo a correre verso l'antico paese di Agore. Da subito le montagne si mostrarono nella loro imponenza e la loro forza: ci stavano aspettando... non ci avrebbero fatto passare! Urlai a mio fratello di tornare indietro, c'erano tante belle strade da fare, meno ripide, meno pericolose, non aveva senso sfidare quelle grosse creste. Mi rivolse un'occhiata furtiva prima di aprire violentemente il gas: non disse nulla ma vidi il suo volto trasformato, non era quello di mio fratello, del padre di famiglia, era il volto di un animale a caccia. All'inizio rimasi impietrito di fronte a quell'espressione, continuai a seguirlo da vicino mangiando quantità industriali di polvere, incredulo provai a cercare un contatto visivo per convincermi che stavo sbagliando senza riuscirci. Superammo Agore e ci inerpicammo su per una sterrata superando agevolmente alcuni tratti un po' ostici finché non caddi su un solco. Subito mio fratello mi venne in soccorso cosi potei finalmente osservarlo in volto e potei scambiarci due parole. Capii subito che c'era qualcosa di diverso nel suo modo di fare: si muoveva molto cautamente osservando minuziosamente l'ambiente circostante quasi non volesse essere visto, ma da chi? Eravamo soli in quella landa desolata dell'Appennino! Feci l'indifferente e continuai a parlargli come se nulla fosse successo, lo feci parlare a lungo per quanto mio fratello non sia proprio logorroico, pesai ogni singola parola cercando di capire le sue reali intenzioni.

Poi arrivò la frase che aspettavo:”Una volta sopra dobbiamo seguire il sentiero di destra quello che di solito percorrono i cervi, dobbiamo seguirlo fin dove si perdono le tracce degli animali e da li cercare ogni possibile pista...”

Osservai il suo volto corrucciato, il suo sguardo profondo e i suoi lunghi capelli sembravano i peli di un animale selvatico: era diventato un lupo e, come ogni lupo, si era messo in caccia!

Affiancai il capobranco e mi misi anch'io in caccia! Grosse nubi cariche di pioggia fecero la loro apparizione all'orizzonte, chiesi al capobranco se non fosse il caso di rientrare alla tana ma lui mi fece cenno di proseguire. Percorremmo alcune sterrate immerse in un rigoglioso bosco e poi spuntammo fuori in un bellissimo prato la cui vista spaziava dal Vettore al Gran Sasso d'Italia, per poi declinare fino al mare. Mi fermai estasiato, spensi la moto e mi lasciai fagocitare dal silenzio delle montagne, dal fruscio degli alberi e dal cinguettio degli uccelli. No, non poteva essere vero, non poteva esistere un luogo cosi bello, a pochi passi dal mio paesello. Mio fratello mi osservò compiaciuto, il bastardo sapeva che quel luogo mi sarebbe piaciuto, ma rimase seduto sulla moto pronto a ripartire, quasi distaccato. Lo osservai stupito ma quando, con un sorriso beffardo, mi disse di proseguire capii che c'era dell'altro, e cosi risalii in sella pronto ad emozionarmi e a carpire ogni singolo respiro di questo luogo. Attraversammo superbi prati, ci infilammo in selve oscure senza vederne l'ingresso e ne fummo sparati fuori come dei proiettili di una 44 magnum, percorremmo alcuni bellissimi boschi ricoperti di tronchi su cui le nostre moto letteralmente volavano, fummo pervasi da uno stato di euforia che nemmeno la miglior grappa sa darti, godemmo di panorami senza eguali finché il capobranco si fermò e scese dalla moto: qui le tracce finiscono nel nulla, ora bisogna mettersi a caccia. Il suo volto si fece di nuovo serio, i suoi occhi scuri, i suoi sensi perlustrarono in lungo ed in largo le colline circostanti cercando un passaggio. Ci addentrammo in una faggeta, perlustrammo palmo palmo il bosco alla ricerca di un possibile passaggio finché delle grosse nubi non invasero il buio del bosco rendendo tetro tutto l'ambiente circostante. Imperterriti continuammo la nostra caccia, incuranti della pioggia e della nebbia che stava limitando la visuale, incuranti del silenzio assordante del bosco immerso nella nebbia, un silenzio che ti entra dentro e ti trafigge il cuore.

Un raggio di sole trafisse la fitta nube, attraversò il buio del bosco e cadde per terra. Rimanemmo impietriti di fronte ad una visione cosi sconvolgente, provammo a capacitarci dello spettacolo che ci si stava parando di fronte ma l'unica cosa che potemmo fare fu quella di osservare in silenzio lo spettacolo che ci si stava parando di fronte.

Avevamo visto abbastanza, da quel momento nulla sarebbe rimasto come prima!
Percorremmo un sentiero che correva dolce sulla cresta di una montagna poi ci addentrammo in un altro bosco cercando nuovi terreni di caccia. Percorremmo una sterrata a velocità pazzesca, ma non fu la solita corsa forsennata, fu una sorta di danza ritmica, con traiettorie che si incrociavano e si allontanavano con un sincronismo ed una precisione degna di una gara delle olimpiadi, senza sbavature ed imperfezioni...

Quel giorno anche l'enduro è stato una cosa suggestiva...

Mané

Prima piscio

domenica 8 luglio 2012




“L'enduro è una cosa di testa e vedo..che voi siete molto allenati...” disse l'indigeno

Stavolta abbandoniamo le battutissime montagne a confine tra Marche ed Abruzzo e ci trasferiamo un po' più a nord, a S. Severino Marche per l'esattezza. S. Severino Marche è un diamante di storia incastonato a ridosso delle montagne marchigiane, un luogo dove cultura, tradizione e paesaggi si fondono creando un mix unico. Non sto qui a raccontarvi la storia di questo paese ma vi invito, dopo aver letto attentamente (e dico attentamente mica pizza e fichi) questo racconto a cercare su internet “S. Severino Marche”: chissà che non ve ne innamoriate e vi venga voglia di inserirlo nelle vostre prossime mete!

Siamo a S. Severino Marche dunque, oggi sono ospite del mio amico Stefano e di alcuni suoi amici del posto, gente che, come dei lupi affamati, percorre in lungo ed in largo i sentieri di queste montagne. La differenza è che i lupi hanno un “viso” serio, fiero, quasi minaccioso mentre a questi non gli daresti nemmeno un cent e non farebbero paura nemmeno ad un bambino di tre anni... ma proprio per questo mi diventano simpatici sin da subito. 

a chi volete far paura co ste facce?

I giri in enduro sono come gli ovetti Kinder: da fuori appaiono tutti uguali, togli la carta stagnola e subito rompi l'ovetto (che mangerai con calma mentre giochi) ed arriva l'ovetto di plastica che contiene la sorpresa, e le mani fremono pensando a cosa c'è dentro finché non la apri, non la monti ed inizi a giocarci. Ebbene facciamolo, lasciamo da parte il cioccolato e andiamo ad aprire la sorpresa, vi va? Dai dai che mi sa che questa sorpresa è...

C'è tensione nei primi chilometri di un giro in fuoristrada sapete? Sei sulla strada asfaltata e inizi a salire cercando di immaginare cosa ti aspetta: un giro facile, l'inferno fatto enduro piuttosto che una allegra passeggiata tra amici; c'è tensione e gli occhi si muovo caoticamente scrutando attentamente il paesaggio e cercando di inviare al cervello informazioni rassicuranti sul tipo di difficoltà presenti, cosa che ovviamente... non succede mai ahi ahi ahi! Ma questo è l'enduro: un ovetto Kinder con un contenitore sempre uguale e con all'interno una sorpresa sempre diversa.

La sorpresa di oggi si presenta sotto forma di alcuni larghi sterrati che scorrono veloci attraverso una bellissima pineta e poi attraverso dei larghi pratoni bruniti da un sole cocente. Paolo, l'indigeno di giornata, corre veloce attraverso “il suo terreno di caccia”, si capisce che queste zone le conosce come le tasche ma c'è qualcosa di diverso in lui e nei suoi amici, una luce, una sfumatura, una vibrazione mal celata dietro un casco rosso e gli occhiali da fuoristrada. Lì per lì non gli do troppo peso, ma nel corso della giornata avrò modo di capire che in realtà lui...

Le colline marchigiane si schiudono al nostro passaggio mostrandosi nella loro sinuosa bellezza, mentre la mia moto apre la bocca tirando fuori la lingua come fa il mio cane quando è contento. Si, la mia moto lo fa, con la differenza che io riesco a vederlo e ad immaginarlo, altri no e per questo continuano a parlare e a scherzare con la moto (ad esser sincero di tanto in tanto mi manda a quel paese, ma questo è un altro discorso). L'indigeno si ferma per una pausa vicino un lungo sentiero che sale dritto fin sulla cresta di una collina mentre la nostra strada sterrata lo affianca a debita distanza seguendo un percorso più dolce, quasi ne avesse paura:

bella vero?

“Chi vuole provare faccia pure, ma seguite il percorso di destra che è più compatto anche se più ripido!”
“FJ, tu che fai?” domando senza nemmeno pensarci

“Prima piscio!”

Osservo con più attenzione la salita e vedo con molta invidia, i mono arrampicarsi a tutta birra su per quella salita senza la minima sbavatura: “Certo con i mono è facile, dai gas a tutta e sali, ma con due quintali di moto la musica è ben diversa... - penso tra me e me - poche chiacchiere Mané, gas ben aperto e lo sguardo oltre l'ostacolo!”

“ti ci porto io oltre l'ostacolo Mané!
basta che tieni il gas al minimo e ti prepari a dare una pedata delle tue!”

Mi piace pensare che in quel momento la Transalp lo abbia esclamato a tutta voce!

la mia fida compagna di avventure
Superiamo agevolmente il primo ostacolo di giornata e ci ricongiungiamo al resto del gruppo.
“piaciuto il percorso?” chiede l'indigeno
“sfizioso, molto sfizioso” rispondo sorridendo
“forse troppo difficile?” continua
“no, pepato ma non difficile, per me puoi spingerti oltre” rispondo

Riprendiamo la nostra marcia attraverso boschi e prati sconfinati, per un attimo vengo catapultato con la mente sui prati Montenegro affrontati senza vincoli, senza regole (se non il buon senso), senza nessuno che ci impedisse di essere liberi! Abbandoniamo gli sconfinati pratoni e ci infiliamo in alcune mulattiere: ”Come va, vi piacciono queste zone?” chiede l'indigeno
“Bellissime, davvero delle zone incantevoli...”
“Sono contento”
“Vedi, per alcuni fare enduro è un'occasione per misurarselo e per far vedere quanto si è bravi. Per me l'enduro è la scoperta di posti sempre nuovi, l'enduro è vivere e godere la montagna, l'enduro è stare tra amici e visitare luoghi magici!”
“Sono contento di sentirtelo dire!” me lo esclama prima di rimettersi gli occhiali e ripartire verso l'ignoto, me lo esclama prima prima che quella luce venga coperta dagli occhiali.
Quella luce che avevo notato la mattina inizia a delinearsi nella mia mente:”Mi sa che Paolo non è l'endurista tipo delle mie zone, quello tutto gas e moto iperkittata, quello capace di percorrere 1000km senza ricordare, non dico un percorso, ma un profumo...è diverso...”

Scendiamo veloci attraverso una sfiziosissima mulattiera, schivando rami, pietre e una pecora uccisa da un branco di lupi, in alcuni casi ci infiliamo in una fitta vegetazione che sembra volerci fagocitare quasi fosse una pianta carnivora: una goduria! Non pensavo potessero esistere percorsi cosi divertenti ma al tempo stesso belli paesaggisticamente parlando. E' una calda giornata di luglio, siamo sperduti in un bosco incantato ed isolato, in compagnia di gente allegra e divertente: cosa ci vuoi di più? La topa ovviamente!

sentieri
Superiamo un tratto tecnico, al solito la Transalp con le ridotte sale senza esitazioni mentre il KTM che non le ha tribola non poco. Non fate quella faccia, il Transalp ha le ridotte, non lo sapevate? Che ignoranti! Scherzo naturalmente, solo che quando trovo un tratto tecnico lascio salire la moto al minimo e lei, quasi avessi davvero le ridotte, sale al minimo senza che quasi toccare l'acceleratore. Bel vantaggio rispetto agli scattosi KTM, no?

preferisco l'erogazione del transalp

Sasso Spaccato è un luogo che si trova vicino casa dei miei, non pensavo ne esistesse uno qui tant'è che quando mi propongono di farlo non esito, curioso di vedere cos'ha di diverso rispetto a quello che conosco io.
Ci infiliamo in una selva oscura e dopo pochi metri ci si presenta una roccia con una spaccatura quanto mai ambigua: “Questo è Sasso Spaccato, ora dobbiamo vedere se le vostra motone riescono a passarci” esordisce Paolo
“Ehmm, io l'avrei chiamato con un nome diverso, ma la mia è solo una deformazione... mentale, dicciamo cosi!”

Sasso Spaccato: non vi ricorda una...

Stefano rinuncia a passare per non rovinare la moto (checca!) mentre io non mi lascio scappare l'occasione. Infilo la ruota sinistra e provo ad accelerare ma la pedana sx punta sulla roccia e si incastra. Foto di rito e via di nuovo a cercare di smuoverla. 


incastrata
A destra c'è ancora spazio, spingo con forza il manubrio, do gas e la moto si mette perfettamente dritta e riesco ad uscire da questo passaggio.
“Guarda dove ti ho portato, bello vero?” esclamo alla Transalp
“Sarà pure bello, ma ormai trovare un centimetro quadrato di carena non graffiato è una vera chimera, stronzo!”

Filiamo veloci attraverso l'ennesima mulattiera facile e poi giù attraverso un sentiero ripido e con gradoni dove devo far ricorso a tutta la mia esperienza ma soprattutto ai miei stivali taglia 48.

si passa di li... e mo che gli racconto?
Davvero tosta questa discesa, con diversi salti, pietre a volontà ma soprattutto tanti giganteschi alberi che ci fanno fresco con le loro maestose chiome.

Arriviamo a fine discesa e proseguiamo diretti verso sud, alternando freschi percorsi nei boschi a soffocanti tratti nelle vallate. Una salita con un solco profondo un metro ci costringe, dopo che per cento metri eravamo riusciti a rimanere al margine, a buttare le moto nel solco e a tribolare non poco per venirne fuori. 

solco profondo, notare il manubri a che altezza è
“Mi spiace purtroppo non potevamo fare diversamente...” esordisce Paolo
“Pà, se non volevamo sudare o se non volevamo mangiare polvere o rischiare di cadere ce ne saremmo andati al mare. Siamo qui per fare enduro, tutto questo fa parte del gioco e a noi questo gioco piace da morire. Vai avanti cosi che vai bene!” rispondo senza incertezze.
“L'enduro è una cosa di testa e vedo che voi siete molto allenati!” ribatte.

Raggiungiamo una radura e ci fermiamo per una pausa:”se vuoi far foto, qui c'è un panorama molto bello!” Risalgo in moto e, come una cavallo allo stato brado sulle sconfinate praterie dell'America, corro veloce, felice e libero attraverso un prato diretto verso l'infinito... 

diretto verso l'infinito
Cos'è l'enduro per me? Ma chi se ne frega, a me piace correre verso il nulla in sella alla mia fida Transalp in compagnia di gente allegra. Tutto il resto sono chiacchiere.

Ciao

Manè

Dedicato all'indigeno Paolo e agli altri amici che non ho menzionato ma a cui rivolgo un sentito GRAZIE: siete fantastici!

ps. scusate se ho messo un wm cosi invadente ma non ho avuto il tempo per le regolazioni

DEDICATO A VOI









 




 













paradiso e inferno

domenica 6 maggio 2012

Una volta tanto, lascio che siano le immagini a raccontare quello che è successo in due giorni di fuoristrada a cavallo tra Marche Umbria ed Abruzzo.


Buona visione

Mané


PARADISO

Il monte Vettore, il protagonista delle giornata
L'Ascensione

pronti alla partenza








Il Vettore e sulla sinistra la cima della Sibilla



il gruppo
il conero sullo sfondo
Montefortino
Vettore
si riparte
il gran sasso d'Italia sullo sfondo
verso Pintura di Bolognola


il lago di Fiastra

panorama



monte Bove
colori


la piana di Castelluccio



l'infinito è la vostra meta!

INFERNO














Vettore










il riposo dell'endurista
l'antico mulino

casco... nature!








il gruppo