Oltre la fine del lu munnu 13 agosto 2008

mercoledì 13 agosto 2008


Metti quattro amici votati alla setta dei tassellati scalzi, mettigli una guida
appassionata di nuovi percorsi e di nuove avventure, metti queste cinque persone
in un luogo magico e sperduto dell’appennino, aggiungi degli sterrati favolosi e
condisci il tutto con dei panorami mozzafiato e un buon barbera: ecco che
ottieni una giornata da ricordare :-))))))))))))))))

Tutto era partito quasi per scherzo all’indomani della Purverera:”ci sono dei
percorsi vicino casa dei miei che forse si possono fare con un bicilindrico…“
Devo ammetterlo, quando sono partito con questa avventura non credevo che sarei
riuscito a portarla a termine, ne immaginavo che avrei scovato dei posti cosi
belli e magici…
ma si sa, la natura riserva sempre delle sorprese, basta solo avere
l’incoscienza e la voglia di andare a scoprirla…
Detto fatto, in meno di due mesi completo le ricognizioni e posso finalmente
inviare a Nuvola Rossa il messaggio:”il giro è pronto, quando vuoi ci andiamo!”
All’inizio mi risponde:” ok, ma vengo col mono” “perfetto - penso tra me e me –
cosi se faccio brutta figura posso sempre dire che LUI era col mono”.
Passano alcuni giorni, ne approfitto per segare una pianta (mannaggia a Geppo!)
e per togliere qualche pietra nel punto più bastardo; visto che mi ci trovo
decido di eliminare un pezzo dove non è proprio il caso di passare con un bi.
Pochi giorni prima del giro sbircio sul sito e vedo che le forchette volanti si
stanno mobilitando in massa, Orfeo invece di venire col mono viene col bi e si
porta altri tre guerrieri.
“miiii, e mo che gli racconto a quessi? - penso tra me e me - Mi devo portare
la contraerea altrimenti me li vedo volare sopra la testa :-((((((((((((( Mi do
malato, deciso! Anzi no, dico che ho venduto la moto… anzi no, espatrio!!!”
Avere dietro di me dei lupi affamati di quel calibro non mi fa dormire sonni
tranquilli, ma ormai sono in ballo e non posso (e non voglio) tirarmi indietro.
Sabato 11 ci ritroviamo al famoso (per le due gnocche del bar) benzinaio Q8
sulla salaria: il tempo di rabboccare un po’ di benzina ed accorgersi che viene
pure il guerriero chiappaciammariche col mono, (che dopo questa giornata verrà
ribattezzato chiappapolvere) e si parte.
Partiamo con una sorta di prologo, un lungo e larghissimo sterratone che ci
porta fino alla frazione Sala da cui scorgiamo il primo di una lunga serie di
panorami favolosi.

L’incendio dello scorso anno ha completamente distrutto la vegetazione
circostante, dei pini che facevano bella mostra di se in questo sterrato non
rimangono che degli scheletri :-((((((((((.
A distanza di un anno non riesco ancora a farmene una ragione, probabilmente
perché questi sono i miei boschi, quelli dove son cresciuto, quelli che mi hanno
insegnato l’amore ed il rispetto per la natura.

Ripartiamo, da adesso in avanti il gioco inizia a farsi serio.
Raggiungiamo una casa e da li ci infiliamo in un sentiero: bello e tecnico, con
una serie di saliscendi davvero sfiziosi. In pochi minuti siamo a Forcella,
facciamo lo slalom tra case antichissime e in pochi minuti siamo fuori: sbaglio
strada e mi infilo in uno sterrato senza uscita :-(((((((((
Torniamo indietro ed imbocchiamo una frangifuoco ormai invasa da erba altissima.
Non è facile capire dove va la strada ma stavolta non sbaglio, alla fine il
tratto risulterà facile e divertente.
Tappa di trasferimento su asfalto, breve tratto sterrato altro trasferimento su
asfalto fino al primo punto impegnativo di giornata.

Tempo fa un mio amico trialista (si dice cosi?) mi aveva segnalato questo
percorso, dicendomi che era si bello e divertente, ma che c’erano dei sassi ed
una pianta che potevano rappresentare un problema per una moto della stazza
della mia. Non per questo mi ero demoralizzato, e munito di piede di porco e di
sega avevo “adattato” il percorso alla mia moto, che altrimenti non sarebbe mai
passata di li.

I primi metri li affrontiamo tranquilli, poi mi fermo subito dopo un ponte:”e mo
dove si va?” - chiedono tutti perplessi - “che non la vedete la strada? Quella
li a destra…” “quale? noi non vediamo nulla””fidatevi, salite su per il sentiero
poi occhio che la strada (si fa per dire) curva a dx in salita” “Vi faccio
strada poi mi fermo prima del tratto tecnico”
Pur conoscendo a memoria il percorso, ci vuole un po’ di coraggio per buttarsi
su per una salita senza vedere la strada e con davanti a se un muro di
vegetazione…
Vado, metto la prima e do gas, curva dx in salita poi bella sgasata su per il
rettilineo: GODURIA!!!!
Arrivo al punto tecnico, Scheggia si ferma, io molto timoroso faccio strada.
Supero alla bene e meglio (leggasi: con una botta di culo) il tratto tecnico,
parcheggio la moto e torno indietro per aiutare gli altri.

Scheggia si mette a far foto poi quando viene il suo turno passa la macchina ad
Orfeo…
Non so se è più rintrucillito Orfeo o se è più veloce scheggia, fatto sta che
del passaggio di Scheggia sulla macchina fotografica non ne rimane traccia
:-PPPP

La parte successiva è tecnica, molto più di quanto credessi, ma non crea il
benché minimo problema ai miei scolaretti di giornata :-PPPPPPPPPPP
Arriviamo a Venamartello, ne approfittiamo per bere e per gustarci l’ennesimo
panorama di giornata. Ripartiamo, altro sterrato, stavolta facile e molto
divertente, in pratica un percorso fatto apposta per un bicilindrico: una vera
goduria, ci voleva proprio dopo quel tratto tecnico :-))))

Raggiungiamo Tallacano e da li saliamo a Sasso Spaccato.
Non credo che si possa descrivere un posto del genere, ma lo sguardo stupito ma
allo stesso tempo entusiasta dei miei compagni di ventura la dice lunga sulla
bellezza di questo posto.
E’ mezzogiorno, mia madre ci aspetta con un bel piatto di tagliatelle ai funghi:
viiiia!!!!

Facciamo il pelo ai tasselli e in dieci minuti siamo a casa Ferretti.
Stendo un velo impietoso sul pranzo, per fortuna avevo detto a mia madre di
cucinar poco altrimenti il giro sarebbe finito li. La cosa che invece è finita
(e in poco tempo) è stato il Barbera prodotto dal padre di Marty: credo sia
stato battuto il record mondiale di svuotamento di bottiglie
:-PPPPPPPPPPP
E’ dura ripartire, ma il meglio viene adesso :-)))))))))))))))))

Primi km asfaltati poi di nuovo sterrato. Passiamo sulla cima di un crinale e da
li in breve siamo al paese disabitato di Rocchetta: adesso comincia la scalata
alla Cona!
La vegetazione ha invaso completamente questo sterrato e, tanto per cambiare,
vado alla cieca cercando di ricordarmi il percorso. Salgo convinto, i “miei
scolaretti” seguono fiduciosi il loro prof, e fanno bene: esco dal percorso (ma
tanto loro non se ne accorgono) e mi infilo tra due rocce alte una decina di
metri.
Sembra di stare nella foresta pluviale, ci sono alberi altissimi e una flora
completamente diversa da quella fin qui incontrata. E’ l’ennesimo luogo magico
della giornata, osservo lo sguardo stupefatto dei mie compagni di avventura e mi
compiaccio: ho fatto davvero un buon lavoro!
Ripartiamo, la scalata alla Cona non è finita. Sinistra breve rettilineo poi su…
si ma su dove che non vedo un accidenti? La fortuna mi assiste e non sbaglio,
salita finale poi curva a dx, la moto sale su un cantone eeeee… bum per terra.
I miei scolaretti non seguono l’esempio e si fermano in tempo, rialzo la moto e
mi infilo in mezzo a delle erbacce altre un metro e mezzo :-))))))))))
Arriviamo in cima e ci godiamo una visuale a 360°.
“adesso?” chiede qualcuno “adesso arriva il bello” rispondo io :-)))))))

Arriviamo “dove finisce lu munnu”, il tempo di rinfrescarci e ripartiamo.
Salita, curva a dx altra curva a dx 90° discesa secca poi sx 90°.
“siamo sicuri che si passa di qui?” chiede dubbioso Orfeo “vai tranquillo, so
cosa faccio”
Quello che non sapevo, invece, è che qualcuno del posto aveva parcheggiato il
trattore carico di legna al centro dello sterrato :-(((((((((((( Nooo, non ci
voleva; far passare 4 bicilindriche di li è un’impresa, “sposta lu trattore, no
non si sposta, ‘ppiccialo, ma come che non va dai spostiamolo a mano, spignete…”
in poche parole, le comiche :-)))))))
Ripartiamo, la parte iniziale è pianeggiante e facile, verso la fine troviamo
delle curve secche in salita, da fare a tutta il divertimento sale!
Arriviamo al secondo punto X della giornata.
Mando chiappapolvere in avanscoperta, torna dopo qualche minuto:”passate tutto a
sx, a metà c’è una curva sx in salita, continuate a tenere la sx per non finire
nei canaloni poi nella curva a dx mantenetevi a sx” C’avete capito qualcosa? Io
no, eppure questo tratto l’avevo fatto due settimane fa: era il tratto dove ero
caduto tre volte in 50 metri (il mio record).
Scheggia sale per primo, sale deciso e in pochi secondi lo vediamo sparire.
E’ il mio turno: mi raccomando a tutti i santi che ho e salgo.
Primo tratto ok, poi curva a sx, gas e… e poi mi pianto sul prato.
Chiappapolvere mi aiuta, riparto, curva a dx poi di nuovo gas a tutta, la moto
salta, le mie gambe mi aiutano a rimanere in sella proseguo altra curva
affrontata “a modo mio” ma alla fine sono in cima. Lo riconosco: ho ancora molto
da imparare!
Pian piano arrivano gli altri (bravi). E’ fatta il peggio è passato. Da qui in
avanti lo sterrato si allarga e diventa pianeggiante. Filiamo veloci in una
pineta e iniziamo a scendere.
Ultimi km percorrendo un tratto della Purverera fino ad Uscerno dove il giro si
conclude.
Che dire: è stato un giro bello, divertente, a tratti impegnativo, ma è stato un
gran giro!
Un doveroso ringraziamento ai miei “scolaretti di giornata” e un grazie a madre
natura che per l’ennesima volta è riuscita a stupirci con paesaggi sempre nuovi
ed incantevoli.
Ciao
Mané

Le foto le trovate qui http://www.forchettevolanti.com/images/Dovefinisceilmondo/foto.php

Lo scoglio dell'aquila

sabato 2 agosto 2008




Non ho mai scritto su questo forum, e non ho mai scritto un report di un volo (di solito scrivo report di uscite in moto), ma quando ti capitano delle giornate come domenica scorsa a castelluccio....
Due sole parole su di me: Mi chiamo Mané sono di ascoli piceno e volo una gradient golden II.
Nonostante voli da tre anni ho ancora poca esperienza di volo, ma la passione è tanta.

Stavolta vi racconto di una battaglia iniziata un mese fa, una battaglia che non son riuscito a combattere per più di un mese a causa di condizioni avverse, una battaglia che qualcuno giudica a volte crudele ma che per me è una sorta di linfa vitale.
Era da un mese che cercavo di arrivare lassu, lassu dove una volta una coppia di aquile regnava sovrana, un luogo magico che proprio da questo nobile animale ha preso il nome: lo scoglio dell'aquila.
Arrivo a castelluccio con i miei due amici e compagni di mille avventure nei cieli del centro italia, un'occhiata veloce e capiamo subito che questa sarà una giornata che si farà ricordare...
Il vento dopo un mese di indecisioni di incomprensioni e di acquazzoni sembra essersi stabilizzato e soffia costante e tranquillo da ovest, l'ideale per arrivare lassu in cima allo scoglio dell'aquila e al vettore Durban's))
La salita a piedi al decollo del vettoretto è massacrante, i 25Kg della vela si fanno sentire sulle nostre spalle ma la voglia di volare ci fa accettare questa seppur dura, fatica.
Il mio amico Ubaldo si attarda, lo chiamo via radio e mi dice di andare che poi mi raggiungerà. "No Ubaldo, stavolta dobbiamo andarci insieme lassu" "tu intanto vai, io ti riprendo"
Roberto l'altro mio amico non ci pensa due volte, solleva la sua vela deciso, due passi ed è in volo pochi passaggi ed è già 30 metri sopra il decollo.
Vorrei aspettare Ubaldo, ma so che presto me lo vedrò sbucare da qualche parte senza accorgemene, cosi dispiego le mie ali al vento corro e in pochi metri sono in volo. La battaglia inizia subito, passaggi radenti sul costone del vettoretto per cercare la massima ascendenza, con un occhio puntato sul gps per controllare l'avanzamento (impostantissimo quando si vola qui) e uno rivolto agli altri volatori.
Roberto mette subito in chiaro le cose e ben presto sparisce diretto non so in quale landa di castelluccio, io invece continuo a fare dei passaggi fino a raggiungere quota 1800 e da li inizio il mio traversone fino a sotto lo scoglio dell'aquila. La vela inizia a ballare ed un paio di volte prova a chiudersi, ma io la controllo e proseguo anche se un po intimorito.
Il bip del variometro inizia a farsi sentire sempre più: +3 +5 +6.5 metri al secondo!!! di ascendenza Durban's))))))
Passo davanti allo scoglio dell'aquila, osservo la sua imponenza e la sua bellezza, da terra o meglio dalla strada non si riesce a percepire la magia di questa roccia. Proseguo la vetta è ancora lontana.
Arrivo a quota 2000 metri "da qui in poi si balla, ma durerà solo qualche centinaio di metri poi si stabilizzarà!" penso tra me e me.
Già, ma i miei amici? dove sono? Roberto che non ha la radio sta puntando verso il rifugio perugia e ubaldo? "ubaldo ubaldo ci sei? ubaldo ubaldo mi ricevi?" Niente tutto tace, boooo forse è ancora a terra. 2400 metri, e sono appena le sei.
Mi gusto il panorama sulla piana e su tutta la vallata del tronto.
Non ci sono parole per descrivere un simile spettacolo!
Arrivo a quota 2800m... che faccio? quasi quasi mi faccio un giro in piana. In 4 anni di volo non ho mai girato la piana, ho l'imbarazzo della scelta... ci metto poco a scegliere la mia meta: castelluccio.
Punto le mie ali e provo a fare la mia prima traversata della piana.
Avanzo a 15/20 km/h e dopo mezz'ora sono sulla verticale, l'entusiasmo è a mille!!!!!
Faccio una virata stretta sulla verticale del paese e mentre la faccio mi chiedo cosa staranno pensando giù a terra... "forse che sono un pazzo, ma magari qualcuno penserà che sono solo un sognatore che sta nel suo ambiente naturale: le nuvole!"
Dura poco, il variometro segna 2000m, se voglio rimanere in volo devo tornare al vettore.
Volto le spalle al paese e complice il vento filo ad oltre 60km/h verso il vettore. E' fatta, ce l'ho fatta, quante volte da piccolo ho visto le vele lassu in alto sopra il paese ed adesso l'ho fatto io. La vela fila veloce e in pochi minuto il mio variometro torna a farsi sentire: rincomincia la battaglia Durban's)
Sinistra destra lungo il pendio, 2000 2100 2200 poi l'occhio cade in basso e vedo Ubaldo che sta salendo a tutta birra: c'è poco da fare, ha un'altra marcia rispetto a me!!!
Lo chiamo via radio e finalmente mi risponde.
"Che quota hai? quant'è l'avanzamento?"
"2700m, 30km/h di avanzamento" rispondo io.
"E' ancora presto, andiamo a fare un giro?"
"Ok, io vorrei andare verso il Guaidone, magari la c'è qualche bella termica"
"no, io vado a castelluccio poi al fontanile, poi ci sentiamo" si congeda ubaldo.
Abbandono di nuovo la cima del vettore diretto verso una nuova sfida una nuova meta verso qualcosa che mi regali qualche emozione.
E di emozioni un luogo come castelluccio ne ha tante da regalare, basta solo saperle cogliere...
Sorvolo il campo scuola, li guado e li saluto con l'augurio di arrivare un giorno quassu. Pochi metri ancora e sono sul Guaidone, la vela continua a scendere... un'occhiata all'inghiottiotoio alla piana e a ubaldo che ha raggiunto il fontanile. Decidiamo insieme di andare verso forca di presta e da li decidere il da farsi. 270° a dx e la mia vela punta decisa verso est.
Volare con il vento alle spalle mi fa viaggiare a 60km/h tiro l'acceleratore e sfioro i 65km/h: che spettacolo!!!!
Pochi minuti e sono sopra il decollo di forca di presta, dove alcuni sono ancora a terra. Sono a quota 1800, ne ho per provare a fare un po di dinamica. Viro verso dx e punto forca canepine costeggiando il costone.
Mi gusto l'ennesimo scorcio sulla piana, poi lo sguado cade sotto di me, dove dei falchetti incuranti di me stanno andando a caccia.
Sento ubaldo e concordo con lui che c'è turbolenza e non ha senso rimanere qui. 180° a destra e dirigiamo di nuovo verso il vettore.
Passiamo di nuovo sopra il decollo di forca di presta.
Sento di nuovo ubaldo
"che facciamo? atterriamo?"
"Per me possiamo proseguire, non ho impegni stasera..."
"dove? ormai la piana l'abbiamo girata tutta"
"Proviamo a risalire sul vettore, adesso è molto più difficile. Se ci riesci puoi definirti bravo"
"ANDIAMO!!!!!!!"
Rincomincia la lotta, torniamo sul vettoretto, passaggi radendi sul pendio per cercare di sfruttare anche l'ultimo soffio di vento.
Si sale poco (1/2 metri al secondo) ma si sale Durban's))
A 1850m riparte il traversone.
Passiamo larghi per evitare il venturi della gola poi proprio sotto lo scoglio dell'aquila torniamo fare il pelo ai prati.
Voliamo vicini scherzando via radio: questo è uno di quei voli che non scorderemo mai!
Arriviamo di nuovo a quota 2400m io punto il monte prata, ubaldo invece se ne va in piana.
Mi gusto l'ennesimo panorama mozzafiato, ma avanzo poco e faccio marcia indietro. Torno di nuovo sopra lo scoglio dell'aquila, e decido di aspettare il tramonto in volo...
Vedo il sole fare capolino lontano dietro le nuvole, vedo la palla dapprima incandescende poi rossa fino a diventare arancione per poi sparire dietro le nuvole...
Mollo i comandi e lascio scivolare silenziosa la mia vela verso terra, gustandomi questo meravigioso spettacolo della natura....
Sono estasiato, la fatica il freddo la stanchezza accumulate durante queste quattro ore di vole sparicono come per magia.
Sono le 9,15 e inizia far buio: inizio a fare delle virate strette per scendere più velocemente ma la vela proprio non ne vuol sapere: evidentemente non è paga di volo e di panorami; fatico non poco a scendere.
A terra ritrovo i miei compagni di avventura, il mio ed il loro sorriso parla più di mille parole...
CHE SPETTACOLO!!!!
Ciao
Mané

Le foto le trovate qui
http://picasaweb.google.it/manetransalp/ParapendioLoScoglioDellAquila0308#

Purverera 2008

venerdì 20 giugno 2008


Report no, solo alcuni flash per raccontare la mia Purverera
22_yikes 22_yikes 22_yikes






Raccontarvi tutto quello che è successo durante i 200km del percorso è impresa ardua, ma ho alcuni flash:
- si parte… concentrazione, i primi km sono i più difficili! (‘ssino ammazza, perché non sto zitto????:-(((((
- km 0.5 salita dal torrente all’argine, gas deciso! su su su… porcacc!!!! Dov’è finito l’argine? :-((((((((( Vooooolare oh oh! Bumm! Per terra dall’altra parte dell’argine largo solo mezzo metro; avvisare no, eh?. Miii manco siamo partiti e già sono per terra :-(((( Niente di rotto, si riparte.
-L’Ascensore: “piano i primi metri poi molla!” Mollo mollo porcacc me s’è spenta la moto! (con gli occhi di fuori) la tengo la tengo… frizione, fiuuu pericolo scampato! :-))))
-Salendo verso la montagna sacra: schivo ramo, altro ramo si aggancia sulla parte alta del casco e mi tira la testa all’indietro ca#### freno alla cieca e mi fermo :-))))
-La montagna sacra: che spettacolo!!!! :-))))))))))))
-Salitona prima di pranzo: prima seconda pietre salti polvere, non vedo un ca#### ma non mollo il gas, libidine!!!!!
-Passaggio tra due piante: a saperlo mi facevo dare il manubrio segato di zac, il mio renthl non ci passa! passo oltre, sentiero stretto poggio gamba dx… dov’è il terreno???? cado cado!!! miii meno male che ho le gambe lunghe :-)))))
-Sosta pranzo, “il peggio è passato” le ultime parole famose :-(((((
-Altro sterratone in salita: prima, seconda, a tutta :-)))))))) Salto sui canaloni, speriamo che le sospensioni tengano (le mie si, quelle dei ktm un po meno).
-Sterrato nel bosco: il diluvio universale! Porc#### fango a volontà , acqua a secchi e moto che va dove vuole :-((((( si prosegue. Ancora fango, cade ktm e si fa male. Proseguiamo, “non voglio cadere, devo arrivare alla fine!” Non si riesce ad andare avanti, rigiriamo; no la jeep non ce la fa! Si prosegue :-||||||||||
-Salita infangata: si sale uno alla volta con la spinta degli altri. Salgono tutti anche se con molte difficoltà. Provo io, gas arrivo alla curva e mollo. Torno indietro. Provo altre due volte idem :-((((. “Fatemi provare ancora!” - “è tardi e dobbiamo proseguire”. Rinuncio e chiedo ad amico di portarmi su la moto.
-IL SAPORE DELLA SCONFITTA :-((((((((( Amarezza delusione sconforto. Pensieri “Ce la potevo/dovevo fare!!! Vero, ma è già tanto essere arrivati fin qui, rispetto ad un anno fa ho fatto passi da gigante (magra consolazione). Devo rimanere concentrato mancano ancora 80km alla fine e non so cosa mi aspetta”
-Discese nel fango: che casino! Non cado e arrivo a fine percorso ma la sconfitta brucia ancora!
-Sterrati di Montegallo: favolosi! Tratti scorrevoli circondati da paesaggi spettacolari :-)))
-Sterrati zona Montefortino: la riscossa! Mi attardo per far pipi ma poi riprendo il gruppo: ci voleva! Miii se ho camminato! Alla fine cado su una discesa, ma per una banale distrazione.
-Ultimi sterrati: la salita alla “terrazza di Orfeo”. “ce l’ho fatta, ce l’ho fatta!!!!” :-)))))))

Ci sarebbero altre mille cose da raccontare, ma mi fermo qui. Come mi insegna qualcuno di voi, certe emozioni vanno vissute di persona e nessun racconto per quanto dettagliato, potrà mai rendergli merito.
Ciao
Manè


Le foto le trovate qui http://www.forchettevolanti.com/images/Purverera_08/foto.php

Primavera 2008

venerdì 16 maggio 2008





Potrebbe essere il titolo di un quadro, ed è cosi che ve lo voglio
raccontare: come stessi dipingendo un quadro. Come ogni pittore che si
rispetti, prima di iniziare a disegnare non avevo la benchè minima idea di
cosa avrei fatto e di che sembianze avrebbe avuto il mio incontro: ho
iniziato tracciando due righe su una cartina (la mia tela). Sembrava
bello ma... non lo sentivo mio. Dopo alcune settimane mi ritrovo a L'Aquila,
a casa di Marty: piove, ma di starsene in casa non se ne parla. Ci infiliamo
su una delle tante strade belle dell'Abruzzo, 150km passano in un attimo,
tutti belli e tutti con una storia da raccontare.
Torno a casa, cambio tela.. ehmmm volevo dire piantina, e inizio a tracciare
delle nuove righe.
E' amore a prima vista!, fin da subito sento che sarà un bel giro!
La voglia di far prendere dei colori a quella serie di scarabocchi è
tanta,ma devo ancora rifinire il tutto, cercare dei luoghi, delle sfumature,
delle emozioni, che rendano il mio quadro unico. Il lavoro dura tutto
l'inverno e finisce il un'ora dopo l'arrivo del primo partecipante.
Si un'ora dopo, perchè la neve non mi aveva permesso fino all'ultimo di
definire il tratto off, e solo il venerdi pomeriggio sono riuscito a testare
il percorso e ad aggiungercene un altro trovato per caso.
Ecco, finalmente il mio quadro è pronto: adesso ve lo vado a raccontare
:-))))

Il venerdi alla spicciolata arrivano in hotel nuovi e vecchi
amici:quest'anno lascio l'incombenza dei conti a Marty che non si fa
scappare nessuno!!! (miii questa è più severa di me!)
La sera passa allegramente con Luca che fa le prove dello spettacolo
involontario che farà la sera dopo.
La mattina vengo svegliato alle 6.30!!!! da quel ###### di Ennio, che
evidentemente soffre di insonnia.
Una colazione veloce e alle 8,45 siamo tutti in sella... miii che precisione
;-))))))
Mancano solo i romani, che non si sa dove si sono persi. Li aspetto e alle
9.15 parto.

Pieno di benzina e si parte alla scoperta dell'Abruzzo :-)))

Dopo pochi km mi accorgo che manca qualcuno: dopo nemmeno 10 km mi sono già
perso la scopa.

E' UN RECORD!!!!!

Nessuno si era mai perso dopo dieci km! Dopo una mezz'oretta abbondante
riusciamo a ricompattarci e a ripartire: "miii sono già le dieci :-( a
quest'ora dovevamo già essere sulla piana delle rocche".
Vabbè, ripartiamo e saliamo verso il castello d'Ocre, passando per il
suggestivo paese di S. Maria d. Grotte.
In prossimità del paesello la strada si stringe e il gruppo si allunga.
Proseguiamo percorrendo la strettissima strada che porta al castello. Una
sosta per ammirare l'eremo e il panorama che spazia fino al Gran Sasso
d'Italia. Ripartiamo e la strada si infila sinuosa dentro una pineta, pochi
metri e sulla sinistra compaiono i resti del castello d'Ocre.
Sarebbe necessaria una sosta per immergersi nell'atmosfera tetra di questo
castello diroccato, immaginarsi storie di cavalieri e di battaglie, di
signori e di stupende principesse, ma il tempo è tiranno e dobbiamo
proseguire :-((

Imbocchiamo la strada che ci condurrà fino a Celano, una serie infinita di
curve e rettilinei di ogni genere, capaci di appagare il polso dx più
sopraffino :-))))) Il mio contagiri schizza oltre i 5000 giri :-)))) mentre
la strada e la natura fanno a gara per avere su di se gli occhi dei
fortunati motociclisti.
Strada o panorami, strada o panorami, strada o panorami, è un bel dilemma!
Non so cosa abbiano scelto gli altri, la strada direi, visto che nessuno è
finito in un burrone: io scelgo di gustarmi a pieno questa sinuosissima
strada :-)))) Raggiungiamo il valico a 1340m, e qui i due gruppi si
dividono. Il gruppo on raggiunge Rocca di Mezzo e il gruppo off fa una
piccola deviazione in piana prima di ricongiungersi agli altri.

Il primo tratto off è una piccola sorpresa, aggiunta durante un'ultima
frettolosa ricognizione il venerdi pomeriggio, in pratica è il vecchio
tratturo L'Aquila - Foggia di cui ho parlato tempo fa. Bello facile e
veloce, lo divoriamo in un attimo. Giusto il tempo di fare due foto e ci
ricongiungiamo al resto del gruppo.
Il secondo sterrato è leggermente più impegnativo (niente di trascendentale
ma preferisco fare le cose semplici alla portata di tutti), per questo
invito chi non se la sente ad andare con il gruppo on. Il prof ci lascia e
noi ci infiliamo nella "valle incantata", cosi ho soprannominato questo
posto. Il nome rende bene l'idea del posto, una vallata racchiusa da tre
montagne dove si riesce ancora a percepire il "rumore del silenzio".
Piccola sosta due foto e si riparte. Il fondo è buono, le uniche difficoltà
sono un po di ghiaia smossa, il resto si viaggia tranquilli. La strada
lascia la piana e si infila in un bosco: sembra di essere in una galleria di
foglie verdi.
Arriviamo ad Ovindoli e lo sterrato finisce: la faccia entusiasta di Sascha
confermano la bontà di questo percorso (grazie!).

Raggiungiamo gli altri a Celano, nemmeno il tempo di un caffè che si
riparte. Devo riconoscere che spesso sono stato fiscale nel rispetto dei
tempi, però cosi facendo abbiamo visitato tutti i posti che avevo in
programma :-))) Raggiungiamo la Tiburtina e puntiamo verso Forca Caruso: i
boschi verdi e rigogliosi lasciano spazio a degli immensi prati desolati. La
strada sale dolcemente verso i 1100m del passo, le curve si fanno sempre più
larghe e veloci quasi a volerci far andar via in fretta da questo luogo. Ma
proprio qui mi fermo, per una sosta, per una pausa, per fermare il rumore
delle nostre moto ed ascoltare quello della natura e per ammirare meglio
questo posto che ha nulla da vedere anche se il mio occhio non riesce a
separarsene. Non lo so, questo luogo ha qualcosa di misterioso che mi
affascina :-)))

Risaliamo in sella, stavolta mando Ennio avanti e io aspetto gli ultimi;
dopo pochi metri Roby mi fa cenno di andare e il mio contagiri torna
costante sui 5000: goduria!!!!
Nonostante questo impiego ben 5 km per riacciuffare Ennio e Luca, che da
persone ormai navigate guidano il gruppo senza incertezze, bravi! Il
paesaggio cambia nuovamente ma non la strada, che senza lasciarci un km di
rettilineo ci conduce fino alle gole di san Venanzio. Affrontiamo le gole
sempre con un buon passo, qui non posso non ripensare alla paga che Gabriele
ha dato un mese fa ad un monster;

"Cavolo, si sente che manca Gabriele!" esclamo a Marty - insieme al conte è
la persona che più avrei voluto avere con me a questo primavera. Non parlo
su strada, dove senz'altro mi sarebbero stati utili, ma parlo dei ristorati
in hotel dopocena e in tutte quelle occasioni dove si cazzeggia: sai che
risate che ci facevamo!”

Sfrecciamo veloci dentro le gole, un nubifragio sembra abbattersi sulla
nostra strada, ma eolo in vena di clemenza lo allontana da noi :-)))
Finalmente un po di rettilinei, giusto per rilassarsi prima del pranzo.
Gli spaghetti ai gamberi di fiume scivolano velocemente negli stomaci di
motociclisti mai sazi, il pranzo che secondo le mie intenzioni doveva essere
veloce e leggero, si trasforma in un pasto semplice ma ottimo ed abbondante:
c'è chi alza bandiera bianca, c'è chi va alla ricerca dell'ultima
forchettata di spaghetti ai gamberi, chi dell'ultimo pezzo di arrosto :-))))

Il sole, esclusiva dei Primavera targati Mané, fa venir voglia di sbracarsi
sui prati multicolori che circondano il ristorante, ma l'appetito di curve e
di castelli fiabeschi, ha la meglio e alle tre e mezzo siamo di nuovo in
sella. Pochi km di rettilineo, giusto il tempo di vedere la Rocca di
Calascio che domina la vallata e si torna di nuovo in piega: una due cento,
centocinquanta... e chi le conta più :-)))) Passiamo per Ofena, paese ormai
disabitato e continuiamo per Castel del Monte: la vista torna a spaziare per
km fino a vedere il massiccio della Maiella che è proprio di fronte a noi
:-)))

Passiamo Castel del Monte e ci fermiamo per fare delle foto alla Rocca di
Calascio che è proprio di fronte a noi. Raggiungiamo la Rocca, qualcuno ne
approfitta per una visita a piedi, io mi sdraio su un prato vicino le moto.
Il venticello che soffia costante mi fa venir voglia di volare... "non so
cosa darei per avere la mia vela e librarmi silenzioso nel cielo e vedere
questi posti dall'alto..."

La stanchezza e l'arrosto si iniziano a far sentire, ma il meglio deve
ancora arrivare.
S. Stefano di Sessanio, uno dei borghi più belli d'Italia, lo attraversiamo
in moto (di camminare non se ne parla:-( ), poi iniziamo a salire sulla
piana di Campo Imperatore. Dieci km di curve circondati dal... nulla più
assoluto: solo montagne e prati a perdita d'occhio ;-)))))))))))
Raggiungiamo la piana, pochi km e giriamo a dx verso il rifugio. Mando di
nuovo avanti Ennio e mi lascio sfilare dagli altri per fare delle foto.

Il colore dei bucaneve conferisce ai prati un sfumatura di azzurro chiaro
che contrasta con il grigio scuro minaccioso delle nuvole sopra il Corno
Grande. Man a mano che si sale la neve inizia a fare la sua presenza a bordo
strada fino a trasformarsi in un muro alto oltre tre metri ;-))))))
FANTASTICO!
Ultima foto di gruppo di giornata, un'occhiata al superbo panorama e
all'hotel che è mille metri sotto di noi (peccato non ci fosse una
sterratina altrimenti un pensierino ce lo facevo...).
Io e Marty marchiamo il territorio apponendo l'adesivo del Primavera sul
cartello di Campo Imperatore e ripartiamo.

Come fatto in precedenza mando di nuovo avanti Ennio e Luca, davvero
eccezzzzzzzzzzionali, e aspetto gli ultimi ritardatari "scortandoli" fino in
hotel.
La sera dopocena, scartata l'idea di un giro a L'Aquila, ci pensa Luca ad
intrattenere i partecipanti con uno spettacolo comico improvvisato
:-)))))))))) Altro che tombole e lotterie, Luca il prossimo anno ti assumo
come cabarettista!

La mattina ci svegliamo con un cielo plumbeo, che non promette nulla di
buono.
Fulvio decide di ripartire subito per Milano, gli altri decidono di fare lo
stesso il giro.
Dopo un rabbocco di benzina facciamo un giretto dentro L'Aquila e poi
puntiamo verso il passo delle Capannelle. Temevo molto questo primo tratto,
gli incroci erano tanti, ma grazie soprattutto ad un Roby in piena forma
nessuno si è perso.

Dicevo, iniziamo a salire verso il passo delle Capannelle, il mio contagiri
torna a salire oltre i 5000 giri, vedo dietro di me un Ennio, Freddy e il
suo amico Fausto starmi a ruota... davvero dei brutti clienti per me ;-))))
Saliamo veloci su per questo passo, incuranti della stupenda pineta in cui è
immersa questa strada, e in un attimo siamo in cima. La strada si allarga e
sempre sinuosa ci conduce fino al lago di Campotosto: è davvero divertente
guidare su questa strada, l'ideale per limare anche il più remoto dei
tasselli :-)))))

Schiviamo la pioggia ma a momenti centriamo in pieno della mucche che
pascolano beatamente dietro una curva :-((((( Costeggiamo il lago diretti
verso Amatrice, prati fioriti si alternano a scorci sul lago e sui monti
della Laga. Sosta per un caffè e per un ultimo saluto: Eugenio e Angela, la
coppia di Pescara, tornano indietro, Sascha, Barbara, Lorenzo e Norby ci
saluteranno dopo Amatrice e gli altri proseguiranno fino al ristorante.
Ultima abbuffata di curve e tornanti fino ad Amatrice ma da li fino ad
Acquasanta Terme, complice la strada (finalmente) dritta... dritta, si fa
per dire, la divoriamo in un attimo. Le nuvole grigie minacciano pioggia, ma
per il secondo anno consecutivo

AL PRIMAVERA NON PIOVE!!!.

Arriviamo al ristorante, una tavola apparecchiata stile matrimonio e gente
incravattata fino al mignolo ci mette un po a disagio, ma il proprietario ci
rassicura:" sono anch'io un motociclista, sedetevi pure :-)))"
Il tempo di toglierci le nostre armature sotto lo sguardo stupito della
gente, che viene giù il diluvio: " visto, quest'anno oltre che fare un giro
col cronometro, abbiamo pure
impostato l'orario della pioggia ;-)))))))))"

Il pranzo si rivela il migliore di questo Primavera (fiuuu, pensare che
nemmeno l'avevo provato) e i 18 euri spesi li valgono alla stragrande
:-))))))))))) Arriva il momento più triste, il saluto, non prima di aver
fatto fare un'ultima stradina stretta stretta dentro un paesino del 1500.

Strette di mano, complimenti, abbracci, a chi con te ha condiviso due giorni
fantastici; "Grazie di essere venuti, grazie perchè con il vostro entusiasmo
avete dato
un senso a tutti gli sforzi fatti per organizzare questo incontro..."

Tranne alcuni casi, in questo mio racconto non ho menzionato alcuno dei
partecipanti, anche se sono loro i protagonisti di questo giro.
Avrei voluto citarvi Mario, parlarvi del suo coraggio e della sua tenacità.
Lo scorso anno al Primavera è caduto in malomodo ma quest'anno è stato il
primo ad iscriversi.
Avrei voluto raccontarvi di Rosita (condoglianze) e di come segue suo
marito... SEI UNICA!
Di Fabio che si è fermato diverse volte sulla piana a fotografare i fiori
(GRANDE),
del Prof e di come vive la moto e l'andare in moto (per me sei un esempio da
seguire),
di Freddy, Fausto e Lorenzo e della loro contagiosa voglia di vivere
(speriamo di rivederci presto!),
di Sasha e della sua ragazza Barbara una coppia davvero bella e allegra
(voglio i confetti!!!),
dei due romani Max e Giancarlo che ci anno intrattenuto la sera dopo cena
(MITICI!!),
di Fulvio che ha avuto persino il coraggio di dormire con Ennio e Luca
(SANTO SUBITO!!!),
di Norby che ogni anno si fa mezza Italia per venirci a trovare (prometto
che il prossimo anno il Primavera lo faccio un po più a Nord),
della coppia di Pescara Eugenio ed Angela al loro primo incontro Lissta
(potevate scegliere un incontro migliore :-)))
di Marco il primo tassellato DOCG senza tassellato (ma la maglia l'hai presa
ad honoris causa?)
di Roby e del suo spirito di abnegazione durante il giro,
del Gatto e di Nonnocharlie, che mi hanno fatto aspettare mezz'ora ma che mi
hanno ripagato con la loro simpatia e la loro allegria,
dei due pazzi del gruppo (che non seremmo io e Marty) che oltre che fare
servizio di vigili/staffette hanno intrattenuto noi la sera in hotel (grazie
mille!),
di LEI, Lei che ha dato un senso alla mia vita, LEI che si è fatta in
quattro per venire incontro alle esigenze di tutti, LEI che anche stavolta
mi ha aiutato a superare le difficoltà nei mesi che hanno preceduto
l'incontro.

Di ognuno di loro ci sarebbe da raccontare per ore, ma sarebbe comunque
riduttivo, quello che vi posso dire è che, andare in giro con quei matti
della LISSTA è tutta un'altra storia :-))))))))))

Mané

Le foto le trovate qui http://picasaweb.google.it/manetransalp/Primavera2008#

Il fosso del sudore

domenica 11 maggio 2008

Qualche giorno fa su un forum leggo di un ragazzo, Geppo, che sta cercando di aprire una strada nei pressi di San Benedetto del Tronto.
Dove sarà mai questo posto? eppure quella zona l'ho battuta bene ;-)))
La puzza di sudore mista alla polvere condita con dei paesaggi nuovi ed affascinanti, sono un richiamo troppo forte per me :-))))))) tant’è che decido di andarci.
Non so nemmeno chi sia ne cosa mi aspetti, gli ultimi messaggi nemmeno li leggo e forse è un bene perché quel po di amor proprio mi avrebbe fatto desistere.
Domenica mattina ci ritroviamo in due: io e Geppo con una bellissima wr450f.
Si parte subito dal più bello: "il fosso del sudore"
E' la prima volta che guido su un torrente tutto mi è nuovo: pietre sabbia acqua...
La cosa che mi suona familiare invece è il nome: si suda veramente tanto, mai nome fu più azzeccato.
Il mio amico fila veloce e sicuro, io improvviso cercando di non cadere.
Arriviamo in prossimità di un ponte e risaliamo sulla strada asfaltata.
Risaliamo... è una parola!
Il mio amico sale deciso io invece mi fermo e mi dico:"e mo chi si sale su quel cantone?"
Cerco un altro posto ma non ci sono alternative, salgo a piedi... è difficile e a fine salita c'è un tubo (“sempre sti tubi maledetti, mannaggia a me!”) messo di traverso.
C'è poco da fare, è l’unico posto per uscire dal torrente.
Torno un paio di metri indietro metto la prima e do gas.
La moto sale senza incertezze e in un attimo sono sulla strada asfaltata.
"Il giro che farai a fine giugno è fatto di salite cosi se non più ripide" mi consola il mio amico :-PPPP
Proseguiamo affrontando un sentiero in salita su terra, un solco fa da trampolino e la moto fa un piccolo salto:
riatterro e continuo a salire a tutto gas, schivo dei rami, curva a sx e sono su uno sterratone largo e polveroso.
Che goduria!!!!!
Nei pressi di alcune case ci immettiamo su una strada per trattori, tutta terra e pietre. All’uscita da una curva stretta mi si spegne la moto (che pirla! ndr), la riaccendo al volo e riparto. Raggiungiamo il fondo di un vigneto e parcheggiamo le moto.
Proseguiamo a piedi cercando di trovare la via di uscita di uno sterrato ormai invaso da arbusti di varia grandezza; in fondo alla valle la strada si perde, proseguiamo ma sembra di essere nella foresta amazzonica.
Dopo un giro di alcune ore e di vani tentativi, torniamo alle nostre moto: siamo stanchi e sudati ma abbiamo ancora fame di polvere.
Geppo parte spedito, io dietro di lui con la lingua di fuori.
Si infila su un prato poi una vigna dove l’erba è a livello ginocchia :-)))))))))))))
Altro piccolo sterrato dentro un bosco, poi scendiamo su un prato ricoperto da papaveri rossi: il contrasto con il verde acceso è bellissimo :-)))))))))
Altro prato con l’erba altissima, allargo le mani per accarezzarlo, il posto è davvero bello.
Riprendiamo una strada per trattori e iniziamo a scendere, il percorso si fa più stretto ma allo stesso tempo divertente.
Raggiungiamo un terreno arato, ci fermiamo e chiediamo il permesso di passare al contadino.
Lui acconsente e ci dice di non avercela con noi, ma ci racconta di alcuni (induristi e ciclisti) che se ne fregano e infischiandosene di essere su una proprietà privata, aprono le sbarre e passano senza nemmeno richiuderle.
Come sempre per la maleducazione di pochi la pagano tutti :-(((((((((
Attraversiamo il campo e ci immettiamo su un altro percorso. Senza quasi accorgermene mi ritrovo in un sentiero, l’andatura si abbassa il divertimento invece cresce. Sembra un gioco di abilità, la folta vegetazione mi obbliga spesso a ripararmi nel capolino e ad evitare dei rami sporgenti. Sembra di essere in una galleria di foglie :-))))))))) Sento il mio amico dare una violenta accelerata all’uscita da una curva stretta io, senza riuscire a vedere dove va il sentiero, lo imito. Sta di fatto che mi ritrovo in cima ad una ripida salita:” meno male altrimenti rimanevo impiccato a metà salita”.
Avevo sempre pensato che per divertirsi nei sentieri ci volesse un trial o enduro, ma mi ricredo.
Geppo si ferma per avvisarmi:”più avanti ci sono delle pietre e rischi di toccare sotto. Io ti aspetto poco prima”
Siamo praticamente nel greto di un piccolo torrente, qualche solco e dei tratti di fango, niente che possa impensierire la mia “motina”. Supero indenne le pietre ma poco dopo faccio la moto si intraversa sul fango: 1 metro con la moto di traverso ma un (provvidenziale) colpo di piede riassesta la moto ;-)))
Siamo di nuovo a fondovalle, riprendiamo il sentiero in salita fatto prima.
Il fango accumulato sotto lo stivale mi fa scivolare il piede proprio mentre affronto il salto: strizza da paura ma riesco a non cadere. Torniamo in cima alla collina, e il mio amico chiede: “c’è un percorso su sabbia abbastanza ripido, te la senti di farlo?” – “proviamo, basta che non c’è fango”
Una serie di saliscendi su terra ci conduce alla discesa incriminata: a vederla sembra ripida ma in fondo c’è molto spazio. Scendo piano piano e a metà discesa mollo; nemmeno il tempo di guardarmi dietro che il mio amico riparte a tutta. Lo vedo affrontare deciso una curva a sx e poi una bella salita.
Provo ad imitarlo ma al momento di curvare mi faccio fregare dalla paura, mollo il gas e mi ritrovo a inizio salita quasi fermo ;-(((
Finisco sulla parte con l’erba tiene tiene e poi puff la moto si spegne :-(((((((
La riaccendo al volo riparto e si spegne, freno ma la moto va indietro e finisce a terra.
La rialzo, torno sul tratto pianeggiante, riparto con più convinzione faccio la curva, finisco di nuovo nella parte con l’erba ma stavolta riesco a non far spegnere la moto e ad arrivare in cima.
Arriviamo una radura da cui lo sguardo spazia fino al mare:” c’è una discesa ripida con sabbia, se te la senti altrimenti passiamo da un’altra parte” mi dice Geppo.
Scendo a piedi, questa è peggio di quella di prima: la strada si riduce ad un sentiero nel tratto più ripido ma il fondo smosso diventa compatto nel tratto più inclinato :-);
“non ho mai affrontato un tratto del genere ma non credo sia poi cosi difficile, proviamo!”
Al solito scendo piano piano con il piede fuori pronto in caso di errori.
Fila tutto liscio e le mie fatiche vengono ricompensate con un bello scorcio su San Benedetto del Tronto.
Imbocchiamo l’ennesimo sentiero, come sempre affrontato abbastanza velocemente, piccole e grandi discese mantengono la tensione alta e il divertimento a mille :-))))))))
Sull’ennesima discesona mi ritornano in mente le parole di un mio amico:” devi avere più fiducia nella tua moto e lasciarla correre” “facile a dirsi ma poi in pratica…”
Provo a mettere in atto i suoi insegnamenti, ma devo ammetterlo: ho ancora molto da imparare!
Nei pressi di una strada asfaltata mi congedo dal mio amico, declino il suo invito a rifare il fosso del sudore “per questa mattina sono sazio, ma grazie mille per la bellissima mattinata”.
L’entusiasmo dato dalla bellezza del giro si mescola con la soddisfazione di aver ulteriormente affinato la mia tecnica di guida su percorsi tecnici e impegnativi.
Sicuramente il mio mezzo non è il più adatto a questo genere di percorsi e mi limita molto, ma i limiti del mio mezzo sono ancora molto lontani dall’essere raggiunti e poi i mi diverto lo stesso ed è quello che conta :-)
Mané

anteprima Purverera

lunedì 21 aprile 2008

Doveva essere una giornata di riposo....

E invece all'ultimo minuto non ho saputo rifuitare l'invito dell'amico
Nuvola Rossa di andare a provare (e pulire, negriero! :-PPPP ) qualche
tratto della Purverera.

Per me era un richiamo troppo forte, finalmente potevo vedere e toccare,
con mano (ahimè :-(((( ), quel percorso e farmi un'dea di casa potesse
essere.


La prima cosa che mi ha colpito di questi 50km è la bellezza dei posti
:-)))))))))))

Pensavo che la Purverera fosse SOLO un giro difficile, invece come prima
cosa devo dire che è bello!

Boschi prati fiori fossi vigneti e panorami si alternano lasciandoti
senza fiato :-))))))))

Mi ci vorrebbero almeno dieci pagine per descrivere quei posti, e SOLO
ADESSO capisco perchè quel matto non vuole che si facciano foto durante
quel giro: non renderebbero minimamente l'idea!!!

Ha ragione lui, certi paesaggi bisogna vederli di persona, una foto non
riuscirebbe mai a rendere l'idea di ciò che sono veramente.


Mentre andavo in moto pensavo a questo giro e lo paragonavo al volo,
ditemi che sono fissato, ma questo giro assomiglia al volo col parapendio.

"Che ss'è fumato Mané?" starete pensando...

Mi spiego.

Nel volo per raggiungere una meta (ad esempio la cima del vettore) e
godere di superbi panorami devi lottare.

Si ok, sarà una esagerazione ma il volo è una specie di lotta, devi
cercare le correnti ascensionali, trovarle e saperle "usare" per salire,
osservare bene tutto ciò che ti circonda per capire fino a dove puoi
spingerti senza rischiare di farti male. Certo sarebbe più facile
prendere un'elica mettersela dietro le spalle e in 10 minuti saresti
sulla cima, però...

però voui mettere la soddisfazione di esserci arrivati da soli senza
aiuti di nessuno, solo sfruttando le forze che madre natura??????

La Purverera è come il volo, devi lottare per arrivare in cima, però
vuoi mettere la soddisfazione che si prova dopo???? :-))))))))))


Ora, il concetto di percorso facile o difficile è molto relativo e
dipende da troppi fattori: la moto le gomme la condizione fisica (da non
sottovalutare minimamente in questo giro) la bravura...

Quando un anno fa inventai insieme ad un amico la VDC pensavo di aver
trovato dei perscorsi al limite per una Transalp.

Tutti e due eravamo dei neofiti dell'off, e non avevamo dei termini di
paragone, però eravamo certi che oltre non si potesse andare.

Poi ho conosciuto MIF e le Forchette Volanti, dove c'è gente che di off
ne fa e tanto: ho iniziato a uscire con alcuni di loro, e mi sono
accorto che i limiti, miei e della mia moto, erano ben più "alti" di
quelli che pensavo :-)))) e piano piano ho iniziato ad affronatere
difficoltà che prima non mi sarei minimamente sognato.

Ora, la mia impressione alla luce di 50km percorsi ieri è che ci sono
dei tratti si difficili, ma non impossibili.

Certo, in alcune occasioni bisogna dare gas e salire su fidandosi della
moto, cosa affatto semplice perchè certe salite e certe discese incutono
paura.


Ma la vera difficoltà, a mio modesto avviso, è un'altra: la tenuta
psicofisica ('mmazza che parolona).

Rimanere lucidi per 200km, tutti senza un attimo di respiro, mette a
dura prova oltre che il fisico la mente e questo per chi in off non ci
va spesso, questo può rappresentare la vera difficoltà.

Puoi essere bravo quanto ti pare, ma se non sei allenato e non riesci a
rimanere concentrato per tutta la durate del giro, sono dolori.

Ne so qualcosa io, che in off ci vado mediamente ogni due settimane:
dopo i 50 km ero alla frutta.


Ciao

Mané

Montagne sporche

sabato 15 settembre 2007

E due: due incontri di Lissta organizzati insieme a Zac e a TUTTO il CDT a distanza di due mesi.
Le telefonate i fax le tante email scambiate… adesso sembrano un ricordo lontano.
Eppure l’ultima telefonata l’ho fatta sabato alle 11 nel bel mezzo di uno sterrato di media difficoltà.
A questo punto ci vorrebbe una frase di rito del tipo “è stato bellissimo, grazie a tutti i partecipanti e a chi, come me, ha partecipato all’organizzazione”
E invece no, vi dico che è stata una faticaccia e che sono molto stanco: stanco perché se organizzare un incontro richiede tempo, fatica e tanto tempo libero per preparare tutto alla perfezione, organizzarne due è un semisuicidio ;-))).
Lo sappiamo tutti, gli incontri si fanno per stare insieme, vedersi, divertirsi e fare casino in sella alla moto, sia essa made in Japan made in Austria o made in Italy… ma tutto questo richiede un minimo di organizzazione, preparazione e tutta una serie di piccole cose che chi organizza conosce bene. E son cose che vanno fatte, si deve cercare di lasciare poco o nulla al caso, altrimenti ci si fa male ci si perde o peggio ancora ci sono dei malumori e questo richiede molto tempo e impegno ;-))))
E’ proprio pensando a quest’ultima parola che venerdi pomeriggio sono andato in moto al rifugio delle aquile, dopo che per tutto il giorno avevo avuto febbre crampi allo stomaco ed ero pure svenuto mentre ero al centro commerciale per prendere delle 8mm per Simone: una tragedia ;-))))
Ma volevo tener fede ad ogni costo ai miei impegni, anche se non volevo prendere dei rischi inutili; per questa ragione mi ero ripromesso che o mi sarei rimesso in sesto entro le 12 ore successive e partivo con la moto oppure avrei lasciato la moto al rifugio e avrei seguito il gruppo con la jeep.
Alle 18.30 sono in moto sotto il rifugio, salendo faccio uno sterrato che taglia uno degli ultimi tornanti per tranquillizzare Marty (se va per campi sta bene, avrà pensato) che mi seguiva a breve distanza con la Clio. Arrivo e trovo alcune facce losche (ahò quello siete! :-) ) e mi sistemo in camera. Man a mano arrivano gli altri, solite chiacchiere sulle moto poi un rombo rompe il la quiete del rifugio: lo scarico di Gegè e Fabio.
Fabio si improvvisa subito infermiere obbligandomi a prendere dell’aulin.
Tra i tanti arrivi, lo spettacolare comparsa di Paolo Fo… che parcheggia la TA a modo suo… :-)))))
Il clima giocoso e allegro che caratterizza le cene Lissta mi fa dimenticare che ho la febbre, ma ci pensa sempre Dijetto (in versione infermiera, orrore!!!!!) e ricordarmi di prendere altre 2 pasticche di aulin (gentilmente offerte da Giaconet, grazie), dopodiché mi fiondo a letto.
Cronache del tempo narrano di un briefing in cui il conte abbia distribuito delle aspirine dalla forma particolare e degli strani “antipioggia”… e abbia raccontato storie di misteriosi tubi assassini e di ginestre mangiamotociclisti… questo narrano le cronache del tempo :-))))))
E siamo a sabato mattina, mi sveglio che sono a pezzi ma non ho più la febbre; parto a patto che se dovessi peggiorare mi fermo. Carichiamo i bagagli nella Clio e attrezziamo il frontera ad uso officina mobile: a guidarla c’è mio fratello Lorenzo che anche questa volta a deciso di aiutarmi in questa bellissima avventura :-)
L’ultima occhiata al favoloso panorama che si gode dal rifugio e partiamo, veloce sterrato e appena usciamo dal bosco lascio andare avanti Gegè e gli altri, dando come punto di ritrovo l’unica casa presente lungo il tracciato.
Ci raggruppiamo, una sgonfiatina alle gomme e ripartiamo. Affrontiamo il primo tratto impegnativo della giornata, io salgo con il mio passo incurante di ciò che succede dietro. Arrivo al primo tratto pianeggiante e… cavolo sono da solo! :-(
Aspetto aspetto… niente! Torno indietro ritrovo Gegè ed un paio di altre persone. Mi dice che è caduto proprio dietro di me :-( Lo sconforto ci attanaglia: se è caduto Gegè allora è proprio difficile.
Invece mi dice che ha visto la mia moto quasi per terra e col cercare di evitarmi è finito a terra: sono senza parole :-(
Frenetiche riparazioni alle moto e si riparte. Superiamo il tratto difficile e ci immettiamo in uno sterratore largo che permette viste mozzafiato sui Sibillini e sulla Laga. Da li sterrato di media difficoltà fino al punto “x” la discesa tecnica di cui si è tanto parlato in questi mesi.
Prima di parlare di questa però devo fare una (doverosa) parentesi su Giaconet, una persona speciale che ha dato a tutti noi una lezione di vita e a cui va il mio primo grazie di giornata.
E’ caduto diverse volte e alla fine ha messo da parte il proprio orgoglio e ha accettato, suo malgrado, di non affrontare tutto il percorso della VDC.
Non è debolezza, è umiltà: ha riconosciuto i suoi limiti cosa che quasi nessuno di noi fa e ha deciso, per non creare disagio a tutti gli altri, di non fare tutto il percorso della VDC. Nonostante questo è rimasto con noi fino all’ultimo e la domenica invece di tornarsene comodamente a casa (visto che aveva deciso di non fare il giro) è venuto lo stesso al ristorante. Grazie Giaconet, se davvero un ragazzo in gamba; a nome di tutto il CDT mi sento di dirti che se si farà una VDC2008 tu sei il primo iscritto.
Tornando a noi, arriviamo alla famosa discesa e sorpresa: l’ hanno mezza spianata!
Cosi larga e liscia (non ci sono i gradoni che avevamo trovato durante le ricognizioni) la fa chiunque. Il “famoso” tubo che ci aveva messo in crisi un mese fa non crea più nessun problema :-(((( Uno ad uno, seguiti fedelmente da Gegè e Fabio tutti i partecipanti superano questo ostacolo e poi scendiamo per il piccolo sentiero che ci porta fino al guado.
Una libidinosa salita affrontata a tutto gas :-)))))))))))) ci porta fino alla strada asfaltata, 5 km di trasferimento e poi ultimo sterrato della mattinata, una polverosa e sassosa strada che attraversa delle cave di travertino abbandonate: tecnica ma davvero divertente. La sosta al bar è l’occasione per guardare le facce dei partecipanti: impolverate ma felici. Ci sbrachiamo ma abbiamo ancora fame… di polvere.
Me ne accorgo al primo sterrato del pomeriggio, appena dico “ragazzi andate avanti da soli ci si vede in cima al passo” partono tutti a razzo creando una tale nebbia che nemmeno in pianura padana ce l’ hanno cosi fitta: wow ;-)))))))
Giaconet molla :-(((( e raggiunge Marty in hotel, il gruppo invece prosegue.
Altro sterratone veloce, trasferimento in asfalto e alle 16 siamo all’imbocco della via dei cinghiali.
Gegè, per l’ennesima volta fa da apripista. Dopo poche curve il gruppo si ferma: Gegè è finito di nuovo a terra (ma che c’avevi preso gusto?), e a ruote Simone :-((((((((((
A metà percorso mi metto davanti per guidare il gruppo tra le mille stradine che caratterizzano questo percorso, piccolo (più che piccolo, prosciugato) guado e poi su veloce fino alla strada asfaltata, dove Lorenzo ci aspetta con le bottiglie di acqua fresca: libidine!
Sosta meritata prima di affrontare uno dei tratti più belli e tecnici della VDC (che le cronache del tempo descrivono come “infestato di mostruose ginestre mangiamotociclisti”:-))))))))))))))))).
I vecchi si sa, tendevano ad esaltare le loro imprese, cosicché nessuno dei partecipanti alla VDC2007 viene ingoiato da queste mostruose creature :-)))) e salgono (quasi) tutti indenni fino al tratto pianeggiante. Quasi… un paio di cadute e il mio paracoppa con un dente nella parte anteriore…
Ringrazio ancora una volta S. Gegè (protettore dei motori di fuoristradisti in erba) e il suo miracoloso paracoppa che anche questa volta hanno salvato il mio bistrattato motore :-))))))
Aspettiamo l’arrivo degli altri un po come si aspettano i compagni di classe dopo l’esame di quinto superiore: identiche facce emozionate e contente ;-)))))
L’ultimo tratto è una passeggiata veloce in mezzo ad un castagneto, un inaspettato incontro con una famiglia di caprioli e in breve tempo siamo a ponte d’Arli per l’ultimo tratto di off di questa giornata. Percorso largo e veloce, caratterizzato una vista mozzafiato sulla casa dei miei, una serie di passaggi da cartolina in una bellissima pineta e una bellissima cascata con annesso mulino.
Andiamo verso l’hotel, non prima di aver fatto un fettucciato (senza fettucce), aver visto l’africa di Giorgio fare una salitona da paura e esserci persi gingignocco fabio gatto e Gegè.
Una bella nuotata in piscina (ci voleva proprio), poi tutti a cena dove in 16 persone ci mangiamo la pasta che di solito mangiano 30 persone ;-)))))))) (come si dice: motociclista del panza motociclista di sostanza ;-))))) grigliata, anguria (preso da una impagabile Marty, che ha pensato a tutto manco fosse lei l’organizzatrice ;-*) e poi le “dolci” note del grande Bob che alla fine è riuscito a rifilarmi una camera d’aria. Mattina sveglia con sorpresa, e non parlo quella di vedersi il gabrielmelandro di prima mattina (ormai ci sono abituato) bensi una foratura risolta a tempo di record. Si parte, senza Giaconet che preferisce raggiungerci a Castelluccio via asfalto, e con Fabio e Gegè in versione scopa.
Filiamo veloci attraverso degli sterrati facili, un’altra foratura ci consiglia di tagliare un pezzo, e di puntare subito verso il Fargno (dove inizialmente era previsto il pernotto).
Conduco il gruppo fino all’inizio dello sterrato e poi mi faccio da parte. Altra foratura a metà percorso (stavolta il conte) riparata come sempre a tempo di record ;-))))
Ripartiamo e raggiungiamo il Fargno. Foto di gruppo, una veloce riparazione ad un ktm e un improvvisato totoscommesse sulla moto che si sta inerpicando quassù: un fazer con gomme da strada…. senza parole. Non senza qualche problema, guido il gruppo nella discesa (odio il fondo smosso, specie con le continental) e poi fino all’imbocco dell’ultimo sterrato. Anche stavolta mi faccio da parte e mi metto con gli ultimi (non voglio fare da tappo) e salgo con il mio passo tranquillo. Mi blocco nell’ultima discesa, il fondo è molto smosso e ho paura di farmi male proprio a 10 km dalla fine. Scendo con il mio passo tranquillo e mi fiondo sulla salita finale della VDC, quella che porta da Castelsant’Angelo a Castelluccio dove la mia Marty mi aspetta a braccia aperte e casco in mano per fare un due pieghe veloci prima di pranzo.
E’ fatta mi dico, ce l’ho fatta ;-))))))))))))))))
Urlo di gioia!
Solo venerdì pensavo di dover mollare e invece sono riuscito a stringere i denti e ad arrivare alla fine senza commettere errori.
Guardo le facce impolverate ma felici dei partecipanti, saluto quelli che ci hanno raggiunto a Castelluccio per partecipare a questa festa, festa dove tutti sono protagonisti partecipanti, organizzatori, zavorrine, figli, amici, amici degli amici… una festa alla quale io ho avuto la fortuna di partecipare ;-))))))

A questo punto dovrei dare i numeri di questo incontro… manco un incontro si potesse misurare.
I veri numeri sono quelli dei partecipanti: il primo, quello di Bob Serenelli che all’invito di Gegè di mollare la moto nella discesa difficile gli ha urlato “ma a chi la mollo!!!!!” Mitico!… il dritto di Gegè sulla via dei cinghiali, le prese in giro di Dijetto che è quasi riuscito a farmi strozzare con l’anguria (‘stardo) o l’arrivo (meglio non commentare) di Paolo Fo al rifugio delle aquile ;-)))))))))
Questi sono solo alcuni dei “veri” numeri di questo incontro, e sono quelli che rimarranno nella mia testa ogni volta che ripenserò a questa bellissima VDC.

L’ultimo ricordo (il più bello) è la battuta del piccolo Nik:
“Guarda Nik ci sono le montagne… – si ma sono sporche!”
Questa è stata in sintesi la VDC2007, un giro attraverso le “montagne sporche”.

Mané

Le foto sono qui
http://www.silimits.it/vdc2007/index.html
http://picasaweb.google.it/antoniosalvagnoni70/LaViaDelCiauscolo#
http://picasaweb.google.it/eugenio.fava/VIADELCIAUSCOLO#

Il giorno dopo...

domenica 22 luglio 2007

Il giorno dopo…
E’ difficile descrivere le sensazioni che si provano nel rivedere le proprie montagne devastate da un incendio… amarezza rabbia smarrimento incredulità non bastano a descrivere il mio stato d’animo :-((((
Sono molto contrariato nello scrivere questo report ma lo devo fare, lo devo fare per tutti i lisstaioli che mi sono stati vicini in quei giorni e che non hanno avuto più notizie... e per tutti quelli che non sanno cosa può provocare una banale distrazione mentre si è in un bosco.

Arrivo a casa dopo due settimane passate sulle alpi, già dalla salaria si vedono le prime piante bruciate, Marty guarda smarrita e incredula il paesaggio che gli si para di fronte.
Saliamo lentamente verso casa, il versante sud della montagna non è stato intaccato dall’incendio ma quello nord è tutto bruciato.
La strada corre in una piccola pineta dove noi del paese abbiamo tagliato delle piante per creare una barriera frangi fuoco: mi fa male vederla ridotta cosi ma era l’unica speranza per non far arrivare le fiamme dal versante est del mio paese. Per fortuna il fuoco non è arrivato fin qui.
Proseguiamo il nero dell’incendio pian piano arriva a lambire la strada.
Arrivo a casa, i boschi intorno al paese sono tutti bruciati, si salvano solo alcune piante, quelle più vicine alle case, quelle che noi del paese abbiamo difeso con quei pochi mezzi a nostra disposizione. Fa un certo effetto vedere che erano a pochi passi da casa.
Il tempo di scaricare le valige e saliamo verso Agore il paese da cui è partito l’incendio. Lo sguardo incredulo si perde nelle vallate ridotte ad un ammasso di cenere e a quell’insieme di scheletri neri che è ciò che rimane degli alberi :-((((
Il paesaggio è spettrale, il colore nero la fa da padrone su queste vallate un tempo verdi e rigogliose.
Saliamo ancora, ripenso a quelle notti, al colore abbagliante delle fiamme mentre divoravano queste montagne, alla paura e all’impotenza che provavamo… Non credo che lo dimenticherò mai!
Raggiungiamo la sommità della montagna, ritroviamo il posto dove io e Marty ci siamo fatti fare la nostra prima foto insieme completamente bruciato. Marty è a pezzi, adorava questo posto e queste montagne, è molto dura per lei rivederle in questo stato. Le spiego come le fiamme abbiano attraversato più volte la strada dove ci troviamo e come nessuno abbia potuto far nulla.
Raggiungiamo Rocchetta, un paese da anni abbandonato, dove le fiamme hanno bruciato quelle che rimaneva di questo posto, poi scorgiamo Agore: “è cominciato tutto da li :-((((((((”
Torniamo a casa, mio fratello ci fa vedere le foto scattate in quei giorni…
Marty è senza parole, vedere le foto delle fiamme avanzare nella montagna di fronte casa mia le fa veramente paura. “Dobbiamo raccontarlo – esclamo a mio fratello – dobbiamo far vedere alla gente cosa può provocare una banale distrazione”.
Guardiamo anche alcune mie foto scattate nello stesso periodo durante un giro organizzato da MIF sul Gran Sasso: si vede la mia moto con dietro il prato in fiamme :-(((((((((
Il giorno dopo prendiamo la macchina e facciamo un giro verso il comune di Roccafluvione.
Penso di aver visto il peggio ma quando la strada si infila in una pineta completamente bruciata…
rimango senza parole :-(((((((((
Non so e non riesco a trovare le parole giuste per descrivervi l’atmosfera tetra che si respira…
No, non può essere vero!
Proseguiamo, raggiungiamo l’ultimo sterrato della VDC, quello con il precipizio sotto la strada da cui si vedeva bene casa mia: da qualunque lato si giri lo sguardo si vedono alberi bruciati.
Le pinete che caratterizzavano questo tratto di strada sono andate tutte in fumo, e con loro anche alcuni casolari abbandonati; il fuoco è arrivato persino a toccare alcune case :-(((((((((
Dirigiamo verso Uscerno seguendo il percorso della VDC, incontriamo dei grossi castagni che per fortuna si sono salvati, diversa sorte è toccate alle altre piante: tutte bruciate.
Su un prato bruciato vediamo alcuni fili d’erba verde: sta rinascendo! :-)))))))))
Mané

Alcune foto sono qui
http://picasaweb.google.it/lorenzo774/20070722Incendio#

Primavera2007

venerdì 18 maggio 2007

Se penso che solo due anni fa ho visto passare un gruppo di transalp ad Ascoli e mi son detto chissà chi saranno cosa faranno dove andranno. Se penso che solo un anno fa ho partecipato al mio primo incontro di Lissta Se penso a tutto quello che ho fatto mi vien da ridere ;-)) "Sono un'incosciente!" Già, perchè ci vuole un pizzico di follia per decidere di prendere in mano una eredità pesante quale quella del Primavera, portarla avanti e cercare di mantenere alto il buon nome che in questi anni si è fatto. Non è coraggio credetemi, è pazzia ;-))


Ma io sono fatto cosi, mi piacciono le sfide e questa era una di quelle sfide dove uno come me non può (e non deve) tirarsi indietro. Non per il rischio di fare brutta figura, piuttosto per una questione di rispetto, verso chi in questi anni si è fatto un c... tanto per far conoscere questa magnifica regione e per tutti quelli che fiduciosi sono venuti da tutta Italia ad ammirare queste zone. La sfida era proprio questa: portare avanti la tradizione del Primavera e continuare a far rimanere a bocca aperta i partecipanti. Le sfide più difficili si sa, sono quelle che poi si ricordano con più piacere, e questa è proprio una di quelle. Ed è con una faccia compiaciuta (ed un po commossa) che sto scrivendo questo report ;-") Ma il merito della buona riuscita di questo incontro non è mio, il merito è di ogni singola persona che ha partecipato a questo incontro: da chi è venuto solo la domenica a chi è stato per ore a preparare il sito o a preparare gli stemmi o ancor più a fare i conti fino a tarda notte con l'hotel.

Io mi compiaccio per aver fatto da "direttore d'orchestra", ma chi si è fatto in quattro affinché tutto filasse liscio non sono solo io: Diego Fabio Giammarco Gabriele Martina Paolo Lorenzo Nazzareno Ennio il CDT.... tutti quanti (in vari momenti) hanno dato il loro PREZIOSO contributo alla riuscita di questo incontro. Ed é a loro, all' "orchestra" che io ho avuto il piacere di dirigere, va il mio primo (e più sentito) ringraziamento :-) Con una squadra del genere era mio dovere cercare di far quale qualcosa di più durante questo incontro. All'inizio ero un po titubante, non sapevo cosa fare ma soprattutto per chi. Quando poi Elio mi ha presentato la storia della piccola Linda, non lo so... in me è scattato qualcosa... l'ho sentita subito vicina e mi son detto:"dobbiamo assolutamente aiutarla!". Sono partito quasi per scherzo a cercare degli sponsor e mi sono ritrovato dopo alcuni mesi a non saper più dove mettere i premi che avevo ricevuto. E non parlo solo delle grandi aziende ma anche di piccole officine o dei piccoli concessionari, che letteralmente con il cuore in mano mi hanno donato tantissimi premi, spesso di grosso valore. Non posso far altro che ringraziali, per la loro disponibilità e per la fiducia che hanno riposto in me ;-) Spero che la pesca di beneficenza oltre che ad aiutare economicamente Linda, sia servita a smuovere un po le acque e che questo diventi un argomento ricorrente in LISSTA. Ma veniamo a noi: dopo diversi mesi passati a cercare di organizzare il tutto al meglio, mi ritrovo il venerdi pomeriggio in hotel, con lo stress a livelli storici ma con una gran voglia di rivedere nuovi e vecchi amici e di farli divertire. Lorenzo è li, a fianco a me, ad aiutarmi in questa sfida. Ancora non sa bene cosa lo aspetta, finora ha visto solo una serie di nomi nick e numeri. Arriva Norby e tiro il mio primo sospiro di sollievo; dico a Lorenzo:" Adesso si balla!" ;-) Due chiacchiere, domande di rito sul viaggio e sul tempo e facciamo la registrazione. Pian piano arrivano gli altri, io mi divido tra l'aiutare mio fratello che inizia a lavorare al pc e fare gli onori di casa. Il clima è come sempre cordiale, Lorenzo pur non conoscendo nessuno si sente a suo agio e comincia a parlare con tutti come se li conoscesse da una vita: è il bello della LISSTA.
Il tempo di sistemarsi, mangiare un veloce pasto in hotel e propongo un'uscita fino ad Ascoli. Con mia grossa sorpresa quasi tutti accettano. Una sinfonia di bicilindrici rompe la quiete dell'hotel.... fantastico!, erano mesi che aspettavo questo momento! ;-)

Si parte, l'euforia è alle stelle;-) ; guardo il serpentone di moto dietro di me ed esclamo a Marty:"E' stato faticoso stressante difficile tutto quello che vuoi, ma guarda!!!!! Una Marty emozionata come non mai mi urla:" E' bellissimo, sono davvero fiera di te!!!" ;-). Raggiungiamo il centro storico, parcheggiamo le moto e ci sediamo al Caffè Meletti. Tante chiacchiere un buon caffè e si riparte. Sulla strada del ritorno Rugge inventa un nuovo modo per affrontare le rotatorie.... sdraiato sull'asfalto! Per fortuna c'è san Rikycross, santo protettore di carene, che non dorme e con un paio di scintille evita il peggio alla sfortunata motina. Al pilota non lo so chi ci pensa, di certo Rugge è uno tosto che non si butta giù facilmente :-) Si torna in hotel, ma la mia giornata non è ancora finita: devo rifare i conti e la situazione dei partecipanti.
La sveglia del sabato mattina è un pugno nello stomaco. Vorrei rimanere con Marty a farci delle coccole, invece devo scendere a salutare i nuovi arrivati e a sistemare la moto. Delego a Marty un incarico molto gratificante: passare a svegliare tutti, camera per camera. Deve aver avuto una pietà immensa di me, altrimenti non si spiega per quale ragione abbia accettato. Sta di fatto che si è beccata una 20 di insulti qualche minaccia e una serie infinita di vaff....... Nonostante questo per le 8.35 siamo tutti in sella. Si sono aggiunti Gabriele, storico vigile e staffetta del primavera, Diego (il fratello di Zac), Paolo l'altro mio fratello e un paio di lisstaioli di Pescara ;-)) Mi compiaccio nuovamente, siamo davvero un bel gruppo, ma adesso non si scherza più: abbiamo tanta strada da fare, tanti bei posti da vedere, ma anche tanto brecciolino insidioso che ci aspetta. I primi km li passo a guardare il lungo serpentone ;-) ma quando inizia la salita abbasso la visiera e mi dimentico di tutto.

Salgo tranquillo scortato da un Gabriele, sempre preciso e perfetto pronto a farsi in quattro ad ogni incrocio, Zac altra staffetta, Jamar scopa e Lorenzo che con la jeep segue a breve distanza. Avrei voglia di forzare il ritmo ma siamo ancora tutti assonnati, ci sarà tempo. Sosta per una foto (meritatissima) con le moto in fila a S. Giacomo e ci infiliamo nel parco dei monti della Laga. Una delle più belle viste del giorno ci accoglie con i monti della Laga da una parte e il Vettore dall'altra che danno sfoggio della loro bellezza. Costeggiamo il lago di Talvacchia e in breve tempo raggiungiamo Valle Castellana dove dividiamo i gruppi. Scelgo di allungare il percorso off ma a parte l'ultimo tratto che Zac ha fatto di recente, non conosco lo stato degli altri due. Dico a Marty che onestamente non so se riusciremo a farlo o se troveremo una sbarra o una frana.... la paura mi attanaglia :-( Rincomincio a respirare solo quando affronto i primi metri di sterrato, inizialmente ad andatura blanda e poi man a mano più veloce. "azz, per essere in due non me la cavo male! Mi sto anche divertendo, non l'avrei mai detto ;-)" Piccola tappa di trasferimento su asfalto e all'inizio del secondo tratto mi fermo per aspettare Lorenzo, per l'occasione in versione scopa. Lawyer, invidioso di Rugge, testa a sua volta il paracarene sullo stesso tornante dove era caduto Zac qualche mese fa (giuro che non mi ci fermo più!!!!).
Niente di rotto, ripartiamo e filiamo veloci fino alla fine di questo tratto; purtroppo i paesaggi meritavano molte soste ma abbiamo ancora una vagonata di km da fare. Ultimo tratto di off, lascio andare avanti Gegè che con una sgasata si ricopre di sassi e polvere ('stardo!), ma quella che mi stupisce è Marty che, nonostante qualche buca presa male, è al settimo cielo: queste zone le piacciono moltissimo ;-)) Una sosta per un qualche foto al Gran Sasso mi da modo di mostrarle anche l'effetto dell'off sulle facce dei partecipanti... ;-)) Non c'è tempo, ripartiamo subito e scendiamo veloci fino a Civitella, dove quasi tutti se ne vanno a visitare la Fortezza mentre io me ne rimango in un bar a sorseggiare una bella birra ghiacciata con Marty e Paolo (ci voleva proprio!!!). La visita dura un'eternità, all'una siamo ancora a Civitella :-(( ma a detta dei partecipanti è stata bellissima e questo mi rincuora. Anche il pranzo va oltre quanto previsto, ma è tutto tempo ben speso: si mangia davvero bene! Si riparte tardi, decido (a malincuore) di accorciare un po il percorso. Dirigiamo verso Teramo e ci infiliamo sulla Val Vomano. Superiamo una serie di incroci un po ostici e ci infiliamo di nuovo nei monti della Laga. Anche qui il ritmo non è mai troppo sostenuto, voglio dare modo ai partecipanti di gustarsi queste meravigliose montagne ;-). L'assenza di nuvole e pioggia rende ancora più suggestivo il paesaggio ;-)) con il Gran Sasso che la fa da padrone con la sua imponenza. Le strette e insidiose stradine riportano ci riportano pian piano verso Ascoli, ma il cuore quello no, quello rimane li in quei boschi abitati solo da cervi e lupi.

Tempo di una velocissima doccia, faccio di nuovo i conti con Lorenzo, mangio velocemente qualcosa e.... letteralmente inizio a dare i numeri... Devo vendere i biglietti preparare la sala sistemare i premi... tutte cose da fare contemporaneamente :-(( Sono alla frutta, per fortuna ci pensa Marty a vendere i biglietti (io sono fuso) e riusciamo ad organizzare la lotteria. Questa ci da modo di prenderci un po in giro e per fare casino fino a tardi. Tanti premi di grosso valore, posso dire senza ombra di dubbio dire che il più ambito è stato la "Caspirina", una nuova medicina di cui qualcuno ha fatto scorte industriali.... (non oso pensare l'uso che ne abbia fatto, meglio non indagare :-)) Il giro della domenica sulla carta il giro è facile e bello, passaggio in centro ad Ascoli, giro intorno al monte Ascensione passando sul crinale dei piceni fino a raggiungere il mare. Sono tranquillo come non mai, mi dico:" cosa mai potra succedere oggi??? Nulla, abbiamo superato indenni tutto il brecciolino di ieri oggi è una passeggiata di salute!....." le ultime parole famose :-(.

Superiamo indenni il centro storico di Ascoli e dirigiamo verso l'Ascensione: una serie di curve secche ci accompagna fino all'inizio della salita dove troviamo un asfalto appena fatto:"ohhhhhh - esclamo - finalmente un tratto di asfalto in ordine :-))" proseguo ad andatura tranquilla per dar modo alle persone di far foto, ma ad un certo punto non vedo più la coda del gruppo. Mi arriva un sms di Jamar:"C'è stato un incidente fermatevi". Gelo! Subito penso che possa essere successo qualcosa a Paolo. Lo chiamo mi dice che una moto è finita sotto strada ma che nessuno si è fatto male. Grazie alle corde che Lorenzo porta sempre con se nella jeep riescono a tirar fori la moto (e meno male che gli avevo detto che la jeep durante gli incontri di lissta non serve ;-). Non ci crederete ma proprio nell'unico tratto di asfalto buono di tutto il primavera2007, Mario Capezzali è uscito fuori strada, per fortuna senza conseguenze per se e per la moto ;-)). Ripartiamo come se nulla fosse successo, raggiungiamo Offida (dove lo sfortunato Mario ne approfitta per sistemare la moto) e poi scendiamo a San Benedetto del Tronto dove facciamo la foto ricordo sotto un gazebo della BMW tanto per dimostrare che prima che essere transalpisti siamo motociclisti. Qualcuno nella foto ricordo punta l'indice e il mignolo verso lo stemma di questa nota azienda ma è solo un gesto di tenera simpatia di un bambino abituato a spengere le moto altrui quando si è in movimento ;-)

Saluti baci abbracci, e una frase:"ARRIVEDERCI AL PRIMAVERA2008".

Mané

le foto
http://www.motoincontro.net/foto/Volti%20del%20Primavera%2007/index.html
http://www.motoincontro.net/foto/Primavera%202007/index.html