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Paura di volare

lunedì 18 luglio 2011


Sottotitolo: come un sogno può trasformarsi in un incubo

Sommati, Amatrice (RI) sabato 23luglio ore 14.00

Dopo lo stupendo volo della settimana scorsa, siamo di nuovo qui, determinati come non mai a raggiungere il lago di Campotosto. Non so cosa ci spinga a fare questo volo: forse la ricerca di nuovi panorami, forse la voglia di fare (finalmente) un volo di cross, forse.... Non lo so, ognuno di noi ha delle ragioni nascoste che mai rivelerà nemmeno a sua madre, ragioni che lo spingono a salire in questo luogo dimenticato da Dio con vela in spalla e scarponi consumati, ragioni che lo spingono, come dice qualcuno, a “buttarsi da una montagna appeso ad una specie di lenzuolo”, ma a noi questo piace e questo facciamo. 

Dicevo, siamo di nuovo ad Amatrice, più esattamente sopra l'abitato di Sommati, ridente e sperduta frazione ai piedi dei Monti della Laga. E' una giornata soleggiata ma stranamente fredda, il vento tanto per cambiare è laterale e debole. I presupposti per fare i bagagli e tornarsene a casa secondo me ci sono tutti, ma i guru mi smentiscono e si danno alle più disparate attività in attesa del vento giusto. 

aspettando il momento giusto per decollare
Inutile negarlo, siamo qui tutti con lo stesso pensiero: andare a donne! Noooo, ma quali donne, qui il pensiero è uno solo: andare a Campotosto. Non è un semplice pensiero, è una fissazione, una sfida, una cosa da fare a tutti i costi! In questo noi ascolani siamo peggio dei tedeschi: quando ci mettiamo in mente una cosa non abbiamo pace finché non la facciamo.

I primi cumuli appaiono come per magia sulle creste, è il segnale che stavamo aspettando: si vola!
Gianni apre le danze, di sfuggita incrocio i suoi occhi e vedo una luce intensa e decisa: è già là, il suo GPS mentale ha impostato la rotta e il suo pilota automatico la sta seguendo. Lo rivedrò solo dopo tre ore, felice e entusiasta come non l'ho mai visto :-).
E' il turno di Ubaldo, fa per decollare ma si gira ad osservare il vento: “è un giornata tosta, guarda la manica a vento, cambia continuamente direzione!” Alza la vela e corre veloce e silenzioso attraverso i prati multicolori della Laga, pochi metri ed aggancia la prima termica: “Vai amico, vola più in alto dei tuoi sogni!” penso tra me e me.
Rimaniamo io e mio fratello Lorenzo, i meno esperti; lascio andare il fratellone per primo, io lo seguirò dopo pochi secondi in modo da poterlo seguire nei primi istanti del volo. Lorenzo vira subito verso Campotosto, ma rimane largo ed io inizio ad incitarlo, a dirgli di combattere la sua guerra... a fine volo mi scuserò con lui per questo! Non sono assolutamente più bravo di lui, forse sarò più incosciente di lui ma voglio vedere chi si prenderebbe dei rischi inutili sapendo che a casa ci sono dieci chili di riccioli biondi, sorrisi e simpatia (e un po' di testardaggine, diciamolo pure) che lo aspettano!

Tocca a me, decollo chirurgicamente e subito viro verso sinistra. Ci metto alcuni minuti a capire che questa giornata è tosta (per me) e che avrei fatto seriamente meglio ad andar a donne! Lorenzo vola lontano dal pendio, mentre i due alieni Ubaldo e Gianni volano sicuri sulle vette della Laga. Io? Io faccio del mio meglio, vorrei inseguire gli alieni ma non sono sicuro di me stesso e non riesco a gestire la situazione. Quanto è brutto star lassù ed aver paura? Tanto maledizione! Rimango a sinistra del decollo con mio fratello pochi metri sotto di me, provo ad incitarlo, e mi accorgo che è me stesso che sto incitando, insisto ma mio fratello non mi risponde: dopo alcuni minuti capisco (FINALMENTE!) che sta passando anche lui un brutto quarto d'ora e lo lascio volare tranquillo (se non s'era capita, la parola tranquillo è una battuta, ma lasciamo stare).

Lorenzo punta l'atterraggio, lo seguo ma poi entrambi viriamo verso la montagna: io mi appoggio su un crinale e mi becco due chiusure che mi sballottano e mi fanno rimpiangere di essere decollato, mentre Lorenzo buca ma torna indietro e torna a salire: lo seguo!

Dalla radio arrivano le urla di gioia dei due alieni Gianni ed Ubaldo: “ce l'abbiamo fatta, siamo a Campotosto!!!! Siamo grandiii!!!!” Lo ammetto: la cosa mi ha fatto incazzare e di brutto, saranno amici per la pelle ma a me è suonato come una sconfitta e non son riuscito proprio a buttarla giù. Lorenzo decide che ha sofferto abbastanza e se ne va in atterraggio continuando però a salire anche a centro piana.... lo osservo attentamente e capisco che forse riesco a raggiungere Campotosto passando lontano dal pendio, dove le termiche sono meno stronze. All'inizio la mia teoria si rivela esatta, avanzo sicuro salendo a +1 +1,5 m/s ma come mi avvicino al lago mi accorgo che il “meno stronze” è una cosa molto relativa. Mentre avanzo titubante verso Campotosto vengo avvistato dagli alieni che mi esortano a non mollare e mi dicono cosa fare, ma non è giornata, provo a girare una termica ma ribecco altre botte. Mi cade l'occhio sul vario: il grafico mostra tre picchi: “oh, proprio non l'ho centrata questa termica, cazzo!” penso tra me e me.

La paura è seconda solo alla testardaggine, e questo mi porta, dopo un'ora e mezza di volo e tanti schiaffi, a raggiungere finalmente il lago di Campotosto. Ricevo i complimenti degli alieni ma gli dico che sono un coglione, che ho fatto una cazzata a volare in questa condizione, che avrei fatto meglio ad andare a terra.

l'agognato lago di Campotosto
Mentre imperterrito avanzo verso gli altri, Lorenzo dall’atterraggio ci dice che siamo senza recupero, e che ci toccherà tornare ad Amatrice via autostop oppure tornare indietro in volo. Parliamo a lungo di quest'ultima possibilità che sembra impossibile, ne parliamo mentre io continuo a subire il volo e sono preso più da quest'ultimo che dalla discussione. Ormai sono in preda al panico, una situazione che mai mi era capitata in sette anni di volo, esco fuori cercando ascendenze più dolci e guadagno 300m in pochi minuti, penso: “cazzo se fuori si sale cosi, allora vicino al pendio cosa c'è, un tornado? Però se la condizione è questa, potrei provare a tornare ad Amatrice, mal che vada mi appoggio al pendio e torno a salire...”

Faccio dei larghissimi 360 per capire dove sono Ubaldo e Gianni, quali sono le loro reali intenzioni e per fare finalmente qualche foto. Sento che discutono parecchio sulle mosse da fare, ma io ho fatto la mia scelta e punto la vela verso Amatrice: una mossa azzardata? No, forse l’unica mossa certa e convinta di tutto questo volo. Abbandono i sicuri prati di Campotosto mentre un Canadair 500m sotto di me riempie le sue cisterne d’acqua: “un motivo in più per non rimanere qui!” penso tra me e me mentre la vela continua a ballare la tarantella. Lentamente i verdi prati lasciano spazio ai pini e ai rigogliosi faggi dei Monti della Laga. Dall’alto appare evidente come in questa zona non ci siano atterraggi, quindi o atterri vicino al lago o ad Amatrice oppure sono cazzi acidi. La vela continua a salire, stavolta più dolcemente, concedendomi qualche agognato sprazzo di serenità: “si che la faccio, ce la faccio cazzooooooooo!!!!”

Il peggio è passato, si torna a terra!


“Grande Mané, hai fatto un volo fantastico, ti dobbiamo una cena” mi urla Gianni via radio
“No Gianni, sono un coglione: non avrei dovuto volare in queste condizioni, per me è uno dei più brutti voli di sempre” – rispondo – “sei un grande, sei stato il primo a tornare indietro, se non l’avessi fatto tu, noi non ci saremmo venuti” - ribadisce Ubaldo - “Grazie, ma non sono assolutamente soddisfatto di quello che ho fatto!” Mi giro verso la montagna e li vedo volare alti e sicuri sopra le vette della Laga. Li invidio, lo ammetto, invidio il loro modo di volare e soprattutto invidio il fatto che si son goduti un volo bellissimo, mentre io l’ho subito!

Lorenzo dall’atterraggio si prodiga nel darmi informazioni e consigli, come una torre di controllo mi guida a terra senza sbavature.

Proprio Lorenzo è stato nei miei pensieri durante questo volo: mi chiedevo chi dei due avesse fatto la cosa giusta. Ho fatto bene io a perseverare nel volo conscio del fatto di non esser in grado di gestire la vela, o lui che dopo un’ora ha battuto in ritirata? Fino a che punto è giusto insistere? Alla fine voliamo allo stesso modo ma io ho perseverato mentre lui ha preferito tornarsene a terra: ho sbagliato? E Gianni ed Ubaldo che continuano a dire che ho fatto un gran volo? Loro erano lassù con me, sicuramente hanno visto questo volo con un occhio distaccato, critico ed esperto (in fin die conti, Ubaldo ha oltre venti anni di volo alle spalle), mi viene difficile dire che sbagliano.

Non lo so, a mente fredda posso pensare che le prime due chiusure asimmetriche (sinistra e destra in rapida successione) abbiano generato in me uno stato diffuso di paura (la sera Gianni mi ha detto che sembrava fossi ipnotizzato mentre rispondevo alla radio) e che la mia poca esperienza nei voli in termica abbiano fatto il resto; forse dovrei farmi un bel corso SIV e imparare a capire quali sono i limiti della mia vela ed i miei, più concretamente dovrei mollare un po' il PRM e volare più spesso in libero, forse…

Resta il fatto che questo volo è andato cosi: botte da orbi e mancanza di controllo del mezzo.

Ho fatto bene, ho fatto male? Ai posteri l’ardua sentenza.

Mané

Skreeeeeek sssssssssssssssss skreeeeeek

domenica 1 maggio 2011


Cos’è questo ennesimo rumore e soprattutto, da dove viene?

Brecciarolo, domenica 3 aprile ore 10 la mia giornata comincia da qui. Passano due minuti ed arriva Giordano: saluti di rito e si parte a fare scorta di beni di prima necessità. Dodici euro di pizza, nove di prosciutto, pecorino e birra a volontà. Ce n’è per sfamare un piccolo esercito tant’è che la signora del bancone ci chiede quanti siamo:”Due singò, ma nu magneme furia, anzi mittece nantre piezze ch’è mej, quille più ruoss!” rispondo io. La signora strabuzza gli occhi, ma quando capisce che non stiamo scherzando ci prepara un sacchetto di pizza fumante. Eh già, le uscite con Giò cominciano sempre cosi, con una abbondante scorta di viveri e di birra, prima di partire verso la montagna...
La Clio a metano lentamente inizia ad inerpicarsi tra i tornanti dei Sibillini mentre, tra un insulto e l’altro ai ciclisti, iniziano a spuntare come funghi i vari Ubaldo, Lorenzo, Paolo, Roberto, Gianni e addirittura il mitico Domenico:” Ma non dovevamo essere solo noi due? – Mah, valli a capire sti volatori!”

Superiamo il valico di Forca di Presta e il cervello passa automaticamente in modalità “Castelluccio ON”. Quando è attiva questa opzione il cervello si isola dal mondo, il battito cardiaco rallenta, i sensi si risvegliano e più in generale si avverte un leggero stato di euforia. Per noi volatori questo stato dura mediamente dai cinque ai dieci minuti, il tempo necessario a raggiungere uno dei mille decolli: dopo si attiva, in aggiunta, la modalità “wind finder ON”. Ecco che da questo momento tutti i sensi vengono dirottati a captare ogni singola bavetta di vento, termica, scoreggia di volpe, insomma ogni informazione utile a strappare informazioni utili a capire la meteo nella speranza (vana) di fare il volo del secolo. “Ma non puoi… non è cosi ragazzi, fidatevi! La meteo a Castelluccio non l’ha mai capita nessuno tant’è persino l’analista che l’aveva in cura è dovuto ricorrere a sua volta ad un’a ltro analista prima di suicidarsi!”. Ma noi volatori siamo fatti cosi, ci piace giocare al totovento, insomma diciamolo com’è: lassù se proprio vuoi parlare di qualcosa non è che ci siamo molti argomenti! Si la lenticchia che non fiorisce, la strada rovinata, i paesani che non sopportano noi volatori… ma alla fine gli argomenti sono sempre quelli e si finisce col parlare di vento. Ammettiamolo: era meglio quando si parlava di donne! Oddio no, anche quelle non l’ha capite nessuno!

Mentre tutti sono impegnati nel totovento, ecco che io vengo assalito da un problema di importanza mondiale, ma che dico mondiale, planetaria: la fame nel mondo? Le guerre? Il nucleare? No, come tenere in fresco le birre al decollo di forca di presta ovest dove non ci sono sorgenti! Oh ragazzi, so problemi! Non fate i moralisti del cazzo, a nessuno piace bere la birra calda, per di più a Castelluccio!
Chiedo conforto ai volatori presenti e subito fioccano idee delle più astruse ma nessuna di facile realizzazione. Dopo una mezz’ora di proposte geniali (cazzate magagalattiche, ndr) quando anche i piloti più esperti ammainano bandiera bianca di fronte ad un cosi grande problema ecco il mio colpo di genio: andare a prendere la neve fresca con una busta di plastica ed infilarci le birre!

SONO UN GENIO!!!!!!

E fu cosi che i volatori poterono gustarsi le loro birre fresche gustandosi il meraviglioso panorama sulla piana :-)
La giornata scorre allegramente nell’attesa spasmodica di spiccare il volo, ma nell’attesa che si fa? Si aspetta! Ma l’attesa è lunga e cosi iniziano i colpi di genio su come ammazzare il tempo. Si inizia tirando pietre alla manichetta a vento (risultato finale: un pastore e tre escursionisti contusi), poi si passa ad una gita alla slavina sotto il decollo per finire con una lunga discussione sul nucleare. Vabbè… il parapendio è anche questo!

Il vento supera le sue crisi esistenziali e si mette fisso da ovest. Ubaldo va subito in aria (dirà poi che non voleva decollare immediatamente, ma che il vento l’ha portato in volo, busciardo!) e inizia a giocare seguito da vicino da un aeromodello. Impechiamo a lungo contro il modello per il comportamento da incosciente, ma lui incurante continua a volare vicino al nostro amico, un comportamento da vera testa di cazzo! Il vento si calma di nuovo, Ubaldo fa top landing mentre decolla Paolo con il delta e se ne va subito a terra. Sembra tutto perduto quando rassegnati decolliamo diretti verso il Vettoretto, due minuti e posiamo le vele sui suoi prati. L’incazzatura è tanta, una giornata cosi bella e limpida persa, senza nemmeno un volo decente :-(

Ma Castelluccio è sempre imprevedibile, e dopo l’ennesimo buco ecco che arriva una bavetta di vento, secca, decisa e laminare. Neil Armstrong Ubaldo decolla spinto dai sui 3 razzi atomici diretto verso l’infinito dei cieli (gli astronauti della Hiss riferiranno poi di aver avvistato uno strano coso giallo guidato da un marziano con la faccia da pirla ed un sorriso a 325874 denti), seguito a brave da Lorenzo, Roberto ed io. Roberto parte subito all’attacco del Vettore, seguito da un Mané molto intimorito e da Lorenzo.

E’ dura, dopo un anno e mezzo dedicato prevalentemente ai voli in paramotor, ritrovarsi qui, a lottare coltello tra i denti, con le termiche che ti sballottano a desta e a manca, e la montagna che lentamente si avvicina quasi volesse mangiarti… si, ho avuto paura!

La paura, è una fedele ed ingombrante amica di ogni volatore, e come ogni donna devi saperci fare: devi sapere quando darle corda e quando tenerla a bada. E’ un rapporto contrastato quello che ho con la paura, la temo ma al tempo stesso ne sono affascinato, la odio ma al tempo stesso ne sono follemente innamorato. Volare sul Vettore dopo cosi tanto tempo per me significa tornare ad avere un rapporto ravvicinato con la paura, parlarci ed esser costretti ad entrare subito in sintonia senza possibilità di errori, ma il volo è anche questo.
L’ascesa la Vettore sfida comincia male, parto un po’ basso con il traversone, e mi ritrovo bassissimo sotto lo scoglio dell’Aquila. Per un attimo sono tentato di fare dietrofront ma no, figurati, non mi chiamerei Mané se lo facessi. E allora che guerra sia, fanculo se mi tocca rincominciare da cosi in basso! Mi avvicino al pendio e mi ritrovo a fare il pelo ai prati, cercando al tempo stesso di riprendere confidenza con termiche e sottoventi. Salgo, lentamente ma salgo. Da Cape Canaveral segnalano il passaggio dello shuttle sopra Castelluccio, ma no è Neil Armstrong Ubaldo che sta volando nella stratosfera insieme a Roberto! Lo osservo con un di invidia e penso:“Cazzo mi scoccerebbe un bel po non arrivarci, oggi però le termiche mi sono proprio indigeste!“

Inizio ad vedere il fumo uscire dal mio casco: è quello della mia faccia che sta bellamente arrostendo grazie al riverbero del sole sulla neve:” devo sbrigarmi a salire o finirò arrosto pure io!” penso tra me e me. Le termiche si allargano, l'ascendenza si fa più forte ma al tempo stesso più dolce e finalmente posso iniziare a rilassarmi; è in questo momento che mi accorgo di un rumore sinistro provenire dalla mia vela:”skreeeeeek skreeeeeek”.

Cazzo cazzo cazzo, da dove viene questo cigolio? Osservo meglio, è la carrucola del freno che fa casino, fanculo, m'è preso un colpo per niente! Però, alla fine un difetto alla mia vela l'ho trovato! Dopo 5 anni la carrucola del freno cigola :-P

Lentamente raggiungo la sommità del Vettore dove finalmente posso rilassarmi e gustarmi il panorama. Di solito questo è il momento in cui chiamo Marty ma la vela continua un po a ballare ed io continuo a non digerire questi scossoni:”devo volare più in libero, una volta queste termicucce mi facevano solletico, mentre ora mi mettono soggezione” - penso tra me e me - “però, quanto cazzo è bello arrivare quassù! E’ stata dura, però ne valeva la pena. Guarda, eccolo li, lo Scoglio dell’Aquila, e i laghi di Pilato… dove sono? Aspetta che mi sporgo un po’, attenzione però all’avanzamento… ohhh guarda che spettacolo, adesso sono ricoperti di neve e a malapena si intravedono però che belli che sono, e più in là guarda, guarda spettacolo che sono i monti della Laga, ohhhh vira vira che sennò ci incrociamo con lo shuttle… ehmm volevo dire con Ubaldo, ma aspetta un attimo cos’è che sta passando sotto di noi, no non può essere, ma no è troppo grossa per non essere lei, è lei, si si è lei, l’Aquila!!!! Ciao bella, mi sei mancata, so ce ti sto rompendo le scatole ma sono felice come non mai. Arrivare quassù è bello, ma arrivarci e poterti vedere da vicino rende il volo magico. Buoni voli principessa, a presto... spero! ”

Il volo prosegue silenzioso (se escludiamo lo skreeeeeek skreeeeeek della mia vela) tra le creste del Vettore ma la mia mente è già a terra, dopo aver raggiunto l’obbiettivo ha resettato il sistema e si appresta a caricare i dati in vista di altre sfide. Ubaldo mi fa cenno di tornare a terra, io punto la vela verso Colletondo e mi lascio trasportare dolcemente verso il decollo, mentre gli altri se ne vanno a spasso per la piana. Sono scazzato e mi è passata la voglia di volare, potrei andarmene da qualche parte ma rimango sulla verticale dell’atterraggio, solo verso la fine accenno qualche pendolata (chiamarli wing over è un insulto) cosi, tanto per ammazzare il tempo. Roberto atterra sulla strada, io lo imito riuscendo a fare un atterraggio altrettanto preciso, Neil Armstrong Ubaldo invece atterra direttamente nel piccolo parcheggio del Vettoretto (si lamenterà poi del fatto che non gli avevano aperto la macchina, altrimenti sarebbe atterrato direttamente al posto di guida).

L’euforia torna ad impossessarsi di me, mentre pian piano chiudo compiaciuto la vela: 95 ore di prm più decine e decine in libero, ne abbiamo fatta di strada insieme io e la mia vela! Qualcuno mi fa notare di come i colori si siano sbiaditi, ma io penso a quello che abbiamo vissuto insieme, ai voli in giro per l’Italia ed alle tante soddisfazioni che mi sono tolto, è proprio una gran vela!

Mi fermo un attimo a salutare la mia amica, la paura, la saluto con un po di rimpianto… è stano, fino a che dovevo farci i conti la odiavo adesso invece già ne sento già la mancanza… Una birra, stavolta fresca di frigorifero, suggella la fine di questa bella giornata. Tra una chiacchiera ed un’altra finiamo col parlare di un decollo sul mare ed il solito Roberto se ne esce con le sue solite sparate da professionista (mancato) del libero. Odio questo suo modo di fare, è fastidioso ed irritante quando ci si mette, sembra quasi che lui abbia fatto tutto e sappia tutto del volo e gli altri siano delle nullità, sembra che lui sia un esperto e gli altri delle schiappe. Gli urlo un paio di porco … e lo metto a tacere tra gli applausi degli altri amici (quanno ce vò, ce vò).

Ciao

Mané

Dove osano le quaglie

lunedì 12 ottobre 2009

Ovvero… un marchigiano in volo sulle Alpi!

Di tutti i volatili esistenti, la maggior parte di noi, vuoi per la sua bellezza, vuoi per la sua imponenza, vuoi per la sua assoluta padronanza del volo, tende ad identificarsi in un’aquila. C’è poco da fare, quando si pensa al volo si pensa a lei, la regina dei cieli!

A maggior ragione per un volatore come me dovrebbe essere quasi naturale immedesimarsi a questo bellissimo volatore, ma non è cosi: sono lì, nel suo stesso ambiente, appeso ad un pezzo di stoffa trafugato al costume di arlecchino, impacciato come un quindicenne al suo primo appuntamento, lento come una zanzara , incerto ed impaurito come il giorno dell’esame di terza media, talmente fuori posto che se mi presentassi ad una festa di gala con dei jeans strappati ed un giubbino da paninaro, mi sentirei a casa… C’è poco da fare, per quanto a volte mi capita di condividere con lei qualche interminabile istante dello stare per aria, il paragone non tiene: l’aquila è la volatrice per eccellenza!

Di tutti i volatili esistenti le quaglie non hanno un eccezionale modo di volare, anche se possono librarsi in aria per lunghi percorsi così da raggiungere le aree di riproduzione, poste a nord. Queste amano pascolare a terra tra la vegetazione alla ricerca di insetti e se qualcosa le allarmano preferiscono fuggire con una rapida corsa, anziché prendere il volo. Insomma sono dei volatori… “della domenica” come direbbe qualcuno. Ecco, io mi sento come una quaglia, un volatile di pianura un po goffo, abituato a volare in ambienti tranquilli e sicuri e poco avvezzo alle dure condizioni dei voli di alta montagna. Ma le Alpi, un po come il deserto, suscitano in me un’attrazione unica, oserei dire fatale, impossibile resistere ad un richiamo del genere!

Osare, rischiare, azzardare, non sono gli aggettivi giusti per definire questa mia avventura, piuttosto l’immagine che ho è quella di una papera un po impacciata (penso a quella del film “babe”) che prova a termicare di fronte a un grosso costone di roccia.

Arrivo in Friuli giovedi 01 ottobre, con in tasca i recapiti di metà dei volatori alpini e il volantino di una manifestazione di volo che si svolgerà il we successivo a Cercivento (UD). Ho solo l’imbarazzo della scelta su dove volare, ma dopo 2 giorni passati a scorrazzare su per passi alpini mi ritrovo a passare vicino Cercivento e cosi decido di fermarmi li. Mi piace l’idea di partecipare ad una manifestazione di volo, e ancor più mi piace l’ambiente diversamente astemio delle feste friulane. Bon deciso, sabato mattina alle 10 son li. Non c’è un cane cosi decido di rimandare il mio volo al pomeriggio, intanto ne approfitto per l’ennesima scorpacciata di curve e tornati salendo sul passo di Monte Croce Carnico e alle 13.30 sono di nuovo a Cercivento. Conosco gli organizzatori dell’evento, due persone davvero cordiali e piacevoli, alcune preziose indicazioni su volo, venti e quant’altro c’è da sapere, ed in breve sono già in macchina diretto verso il decollo di monte Paularo

Una serie di pensieri dei più diversi mi frullano per la testa: “Ci siamo, adesso tocca a me dimostrare quello che sono veramente: aquila o quaglia… chissenefrega, comunque andrà questo volo non dimenticherò mai… i sottoventi, devo stare ben attento a dove volo… a sx c’è una vallata stretta non devo andarci altrimenti rischio il venturi… in atterraggio il vento è sostenuto e poi ci sono i cavi dell’alta tensione … e poi il nome del posto, Cercivento, luogo in cui si incontrano tutti i venti, chissà che macello c’è la fuori…”

Non è proprio facile arrivar fin qui, ritrovarsi da solo in un decollo da cui non sono partito mai, senza nessun riferimento se non Marty poco sotto che mi osserva preoccupata e la radio degli organizzatori che sono in atterraggio. Ascolto in silenzio il pulsare del vento, osservo la manica a vento cercando di interpretare le condizioni, fisso il decollo immaginando come si comporterà la vela una volta in aria… poi lascio liberi i miei occhi e questi, come cavalli imbizzarriti, partono alla scoperta delle mille sfumature di queste splendide montagne. Chiamo l’atterraggio e mi dicono che laggiù il vento è teso, in decollo invece è calma piatta: che situazione di me###!

Sbaglio due decolli per via del poco vento, ma il terzo riesce e sono in volo!

Subito caccio un urlo liberatorio che si sente fino ad Udine, tutti i pensieri fatti prima per qualche secondo scompaiono. Un misto di incredulità e paura mi pervadono mentre la vela avanza in questo luogo da molto tempo agognato. Via verso est, ma sento che la vela scende troppo e decido di uscire verso sud dove dei delta stanno terminando. In pochi secondi arrivo a scorgere l’atterraggio e il vario inizia a farsi sentire prepotentemente: +1, +2, +3, +4 m/s! I delta in poco tempo fanno quota e scompaiono mentre io stento a gestire la mia vela. Da brava quaglia (o pollo, che dir si voglia) faccio subito le orecchie e cerco di ambientarmi, ma la vela non ne vuol sapere e continua a salire. Esco fuori e l’ascendenza si fa meno forte, riapro la vela e inizio quel volo veleggiato tranquillo (ai limiti del sonno) che tanto piace a me, e che mi permette di gustare appieno il paesaggio che mi circonda. Subito l’occhio cade sotto, osservo ammirato le conifere e le piccole casette in legno che appaiono qua e la come funghi, poi inizio a salire con lo sguardo fin in cima allo Zoncolan che mi evoca storie di ciclismo e di grandi imprese di sport. Il mio volo turistico prosegue senza troppi scossoni, mentre i miei occhi continuano cogliere scorci fiabeschi e panorami mozzafiato.

Mentre fatico a metabolizzare tutte queste sensazioni, dei delta stanno volando alla mia dx e devo prestare la massima attenzione. Li vedo termicare sicuri facendo dei 360° stretti e salendo con una semplicità impressionate, mentre io faccio degli “otto” che mi permettono di galleggiare. Ma non me ne frega più di tanto, questo per me è un volo di ambientamento, non ho velleità di fare chissà che cosa. Poi l’occhio mi cade sul vario e vedo che sono in volo già da un’ora:”Non male quaglia Mané! Pensare che questa doveva essere una planata!” mi dico.

Un grifone spunta da non si sa dove, lo vedo librarsi maestoso e imponente sopra il bosco: il mio cuore comincia a battere impetuoso, lo osservo in tutta la sua bellezza e la sua grazia, sono emozionatissimo! Provo a seguirlo e per alcuni interminabili secondi voliamo insieme, secondi che sembrano minuti , ore, giorni, la perfezione del volo del grifone vicino alla goffaggine del volo di un parapendio; di colpo il mio amico vira verso dx e sparisce chissà dove: ”grande volatore, grazie di esser venuto a rendere omaggio ad un diversamente volatore come me: E’ stato un onore per me!”

Sono troppo contento, ho ricevuto una serie di scosse da 3000V che una metà basta, me ne vado verso l’atterraggio. Penso di perdere quota ed invece continuo a salire:”Cos’è non ne hai avuto abbastanza?” - dico alla mia vela - “ dai che domani si replica!”…la vela sembra sorridere ammiccata. Eh si, dopo tanti voli, anche i parapendio sembrano avere un’anima Smile Il vento in atterraggio è un po teso, i cavi dell’alta tensione incutono timore, ma alla fine basta non passarci sopra e atterrare è una passeggia. Sono cosi tranquillo che riesco a fare anche qualche wing-over e ad atterrare senza nessun problema mancando però di centrare i bersagli…

Una faccia da ebete mi si stampa in faccia subito dopo l’atterraggio, mentre vago incredulo tra gli stand della festa. Una grossa bistecca, delle salsicce, dell’ottima polenta ed una birra freschissima, mi riportano ad una dimensione “terrena” mente osservo ancora la montagna sopra l’atterraggio. Ce l’ho fatta, la quaglia Mané per qualche secondo è diventata un’aquila, adesso ha capito che per volare alti non c’è bisogno di grandi ali, o di chissà che cosa, ma solo della voglia di farlo… e di un pizzico di incoscienza! Smile

Per il giorno seguente avevo deciso di volare da qualche altra parte, ma la cordialità e il consiglio di qualcuno che la sa lunga, mi hanno convinto a rimanere a Cercivento. Ore 9, sono già in atterraggio. Qualcuno va già di birra, mentre io decido di salire subito in decollo. Mi organizzo con alcuni bipostisti ma con mia grande sorpresa, invece di salire al decollo di Monte Paularo, questi svoltano a sx. “dove cavolo vanno?” - “noi andiamo a decollare dallo Zoncolan, lì al momento le condizioni sono migliori…”

Zoncolan, salita, sudore, biciclette, ma soprattutto paesaggi mozzafiato: questo è quello che so di questa montagna! Mi fa strano andarci a volare dopo che più volte in passato, l’ho cercata sulle cartine del Friuli senza mai trovarla. Definire bella questa zona è riduttivo, non voglio star qui ore ed ore ad elogiarne la bellezza, finirei per banalizzare questo luogo. Dico solo a chi avrà la fortuna/sfortuna di leggere questo mio racconto una sola cosa: VIAGGIA! Abbandona le strade trafficate ed infilati nelle strade piccole, quelle che sulle cartine trovi segnate in bianco o tratteggiate. Vai, parti, avventurati, scoprirai luoghi e persone incredibili!

Sul decollo dello Zoncolan sembra di essere in cima al mondo: non che sia chissà quanto alto, ma la visuale che si gode da lassù è davvero suggestiva! La giornata è limpida, il solo da poco si è affacciato sulle valli e l’attività termica è ancora poca. Partono i bipo, poi tocca a me. L’emozione fa si che sbagli il primo decollo, Marty se ne accorge e mi abbraccia Smile Vado, porto la canon con me, cosi potrò raccontare ancora meglio questa avventura. Volevo rifarmi dopo il volo “in difesa” del giorno prima, ma non c’è chissà che e devo accontentarmi di far poco più che una planata; in fondo non mi dispiace: la giornata è limpida, il sole risalta ancora più i colori di queste montagne ed i miei occhi, mai sazi di tale spettacolo, ne approfittano. Non mi arrendo, provo a fare il traversone verso nord ed a cercare qualche termica sopra Cercivento, ma non trovo nulla e devo andare in atterraggio Sad “Vabbè, almeno c’ho provato!” penso tra me e me. Attero lontano dal centro, sicuramente non vincerò nessun premio, ma va bene lo stesso.

“Vuoi fare un altro volo? Dai che c’è tempo…“ - chiede Marty - “No, arriveremmo troppo tardi a casa, per questa volta va bene cosi, grazie”. Una veloce scorpacciata di polenta e salsiccia, un caloroso abbraccio agli organizzatori, un veloce saluto agli amici conosciuti, e siamo in macchina diretti verso sud: la quaglia torna a casa! Verso Udine, ai margini dell’autostrada, vediamo un falco appollaiato su di un palo: come passiamo si alza in volo facendo una virata sopra la mia testa. D’istinto alzo la mano per salutarlo…

Ciao

Mané “Castelluccio”
http://picasaweb.google.it/manetransalp1/ParapendioFestaDelBruttoTempo#


Alcune precisazioni che mi sono state indicate da Chiara, una degli organizzatori:

- TU HAI VOLATO CON L'AQUILA ... NON ERA IL GRIFONE (c'è una timida introversa aquila che ha il nido sul monte Tenchia ... si fa vedere poco .... e probabilmente l'andirivieni della giornata l'ha disturbata e si si è messa in volo!)
- Il decollo non è sul monte Paularo (esiste un decollo sul monte paularo ma Tu sei decollato dal monte Tenchia ...
- Preciso che dallo Zoncolan, direzione ovest (nell'altra vallata) si vedono le prime dolomiti se fossi stata lì, Ti avrei mostrato l'Antelao, il Pelmo ... la zona vicino a Cortina d'Ampezzo.

Il ritorno allo Scoglio dell'Aquila

martedì 21 luglio 2009

Domenica 19 luglio

I muscoli mi fanno ancora male, la Purverera del giorno prima mi ha
lasciato senza fiato e con qualche ossa indolenzita...
Ma il richiamo del volo è troppo forte per restarmene dentro casa a
leccarmi le ferite, no, oggi non è una giornata per restare a terra!

Detto fatto, butto la vela e qualche indumento pesante in macchina e via
verso Castelluccio.
Anche stavolta mi ritrovo con Ubaldo, ormai divenuto sindaco di questo
sperduto paese. E' una giornata bellissima, poche nuvole, vento costante
diverse vele in aria... gli ingredienti ci son tutti per fare un bel volo!

E' la prima volta che torno a volare qui dopo l'incidente di Manu, un po
di paura ce l'ho ancora.
Mi consiglio con Ubaldo, cerco di capire quanto sono forti e frequenti
le raffiche, faccio mente locale di tutto quello che devo fare prima
durante e dopo il decollo, la paura di farsi male c'è non lo nascondo!

Ubaldo stranamente se la prende comoda, ma come gli dico che sto
aspettando lui, parte subito a missile. Lo seguo, vorrei poter dire a
ruota ma non è cosi: lui ha un paio di marce in più rispetto a me :-)

So che sotto lo scoglio dell'Aquila troverò turbolenza e la per forza di
cose perderò tempo, per questo decido di non seguirlo e di concentrarmi
sul mio volo.

Ho volato poco ultimamente, per questo sfrutto i primi metri per
riprendere confidenza con la mia attrezzatura e per trovare la giusta
posizione nell'imbrago.
Ma devo fare in fretta, la turbolenza inizia a farsi sentire da subito.
Non che ci sia chissà che cosa, ma per chi vola poco come me basta anche
un banale +3 per farmi venire la strizza. Inizio a ballare, cerco una
zona con ascendenze più lievi, ma non la trovo: ovunque si sale ballando
la samba.

Mi allontano dal pendio, niente, faccio le orecchie per scendere, niente!
Secondi che sembrano eternità, con la vela che sembra andare sulle
montagne russe...
Devo fare qualcosa, non mi sento a mio agio (me la sto facendo addosso
NDR) dove sono.
Che faccio che faccio... fanculo, mi avvicino al pendio, voglio proprio
vedere se la è cosi stronzo il vento!

La vela smette di ballare, l'ascendenza aumenta ma diventa più lineare
ed io inizio finalmente a respirare.

Supero quota 2000m, raggiungo gli altri volatori e mi metto a far foto.
Potrei starmene appollaiato quassù, a 2400 metri di quota, ma non è
nella mia indole.

Sono un viaggiatore, uno di quelli sempre in movimento, uno di quelli
che Beaudlaire descriveva nella poesia "il Viaggio"

"...ma i veri viaggiatori sono soltanto quelli che partono per partire;
cuori leggeri, simili agli aerostati, essi non si separano mai dalla
loro fatalità, e senza sapere perché, dicono sempre "Andiamo"! I loro
desideri hanno le forme delle nuvole."

Ecco, questo sono io, nel volo come nella vita comune.
Frega nulla del dove, per me l'importante è andare, partire, scoprire!

Sono un po basso per giocarmi Castelluccio, oltretutto la fioritura è
già finita, ma non mi importa: DEVO PARTIRE!!!!!!
Attraverso lentamente la piana, ed inesorabilmente perdo quota.
Arrivo poco prima di Castelluccio a 1800m, sono troppo basso per provare
ad arrivare sopra il paese... DIETROFRONT!
Col vento in culo viaggio a 55/60km/h la vela trema, un po come faceva
la vecchia 500 di mio fratello quando nei discesoni toccavamo i 135km/h
:-)))

Arrivo basso sul vettore, 1600/1550 metri, pochi per sperare di
recuperare la giornata, ma sono fiducioso: il sole è ancora alto e
qualche termica c'è senz'altro.

La vela ha un sussulto, poi di colpo il vario torna ad emettere quel
"bip bip" che per noi volatori è come una sorta di battito cardiaco: se
è costante e lineare è sintomo di buona salute ovvero di una salita
dolce e lineare, se troppo forte è sintomo di grandi ascendenze si ma
con il rischio di pericolose chiusure (tachicardia?), se troppo debole è
sintomo dell'avvicinarsi della fine del volo...

Il bip bip del vario come il battito del cuore: dite che è ho esagerato?

Ma questi paragoni lassù non hai nemmeno il tempo di pensarli, quando
sei in termica sei concentrato sul volo, su dove salire, su come fare a
tenere aperta la vela ed, in qualche caso, su dove fare la pupu :-PPPPP

La mia risalita al Vettore procede lenta e costante, supero un breve
tratto di turbolenza e torno a fare il pelo ai prati. Pochi passaggi
ancora e sono di nuovo lassù, tra cielo e nuvole.

Per un po metto da parte le mie velleità zingaro-volatorie e mi metto ad
osservare il panorama.
Oggi, a differenza di altre volte, il Gran Sasso d'Italia si vede
davvero bene.
Rocce di un rosa pallido spuntano tra una nuvola e l'altra, contrastando
con il verde acceso dei prati dei monti della Laga.
Più a sinistra la montagna dei Fiori, circondata da delle labili strisce
azzurrastre che altro non sono che il mar Adriatico.
Più a nord fa bella mostra di se il monte Ascensione e ancora più
lontano il monte Conero che sbuca come un miraggio dalla foschia...
Ah, non mi abituerò mai a simili spettacoli :-))))

Ma il mio sguardo cade più vicino, poco a destra della cima del Vettore:
casa mia.
Il monte Ceresa preclude alla mia vista la casa dei miei, ma so
esattamente che è li sotto a pochi km da dove mi trovo.
La tentazione di partire ed andare a casa è forte, molto forte. Vorrei,
mi avvicino al versante est ma so che non posso spingermi più di tanto,
il vento in queste zone non perdona, ed io che l'ho sperimentato di
persona, lo so bene...

Ce la farò un giorno ad arrivarci? Chi lo sa.
Certo sarebbe bello...
spuntare da dietro la Croce, il picco che domina il mio paese...
passare alto sopra casa, e poi iniziare una serie di 360 larghi larghi
per perdere quota e godermi il panorama...
eh si, sarebbe proprio bello...

Il mio volo continua, faccio un passaggio davanti allo scoglio
dell'Aquila, mi allontano quel tanto per perdere quota e poi mi
riavvicino per godere da vicino della maestosità di questa roccia.
Passo oltre e torno a salire.
Sono di nuovo a 2400m quando Ubaldo, diavolo tentatore, si fa
vivo:"Andiamo al Guaidone?" - "perché no? ANDIAMO!!!!!"

So che allontanarsi in questo momento significa rinunciare a vedere il
tramonto dalla cima del Vettore, ma oggi non m'importa. Punto la vela
verso sud e la lascio scivolare dolcemente lasciando i comandi. Ubaldo è
in posizione favorevole per delle bellissime foto al tramonto e ne
approfitto.
Mentre i miei occhi si perdono nelle mille sfumature della piana, mi
sento un po come quando il giorno prima son sceso dalla terrazza di
Orfeo dopo aver lottato per oltre 200 km: rilassato e appagato :-)))

Ma Ubaldo è un volatore insaziabile, dopo poco vira deciso verso est e
punta verso Forca.
Vuoi che lo lascio andar da solo? Certo che no :-)))
Via, rincomincia l'avventura, una nuova sfida, un'altra guerra da
combattere :-)))

Ubaldo passa largo in piana, mentre io tiro dritto verso il decollo.
C'è vento, ma non so quanto durerà.
Arriviamo quasi a Forca Canepine, ma mi rendo conto che il vento sta
calando e torno verso il Vettore. Passo sopra dei falchi che si stanno
azzuffando in volo, per qualche istante ho paura di essere coinvolto, ma
non considerano proprio :-)))
Arrivo al pelo al decollo di Forca, recupero qualche metro, ma c'è un
aliante radiocomandato che non mi fa star tranquillo.

Non ha senso rischiare, ho già fatto abbastanza per oggi, via veloce
all'atterraggio del vettoretto dove la mia vela si appoggia dolcemente
al suolo con la grazia di una farfalla :-)))))))

Ciao

Manè

Le foto del volo sono qui
http://picasaweb.google.it/manetransalp1/ParapendioVoloCastelluccio19072009#

Pochi ma buoni

mercoledì 9 febbraio 2011


Sottotitolo: eravamo in 7 ora siamo rimasti in tre.

Era il lontano 2007 quando ci ritrovammo in dieci per fare un volo su Ascoli… Ricordo bene quel giorno, era il mio primo volo su Ascoli e l’emozione era tanta; ricordo il clima allegro e scherzoso, le battute, gli sfottò, poi il decollo, l’incredulità di fronte a quel volo da molti considerato ostico, la paura e l’adrenalina provata nel sorvolare i “grattacieli” di Monticelli, poi l’urlo finale una volta a terra! Si il volo su Ascoli per noi local era qualcosa in più di una semplice planata, era il NOSTRO VOLO!


Sono passati 4 anni da allora, alcuni di noi si sono persi, altri sono passati ad altri sport, altri ancora hanno proliferato ed hanno mollato; ma in questo via vai di persone c’è uno sparuto gruppo di volatori che resiste strenuamente alle vicissitudini della vita, e si ostina a perpetrare il volo su Ascoli; non un semplice volo, ma una sorta di rituale mistico da pochi compreso (noi per primi). Sono rimasti in pochi (tre quattro persone al massimo), sono diversi (si va dal neo padre di famiglia fino al cinghiale di vecchia data), sono diversi da tutti (dagli ascolani in particolare, che continuano a vederli come dei pazzi furiosi), sono… sono degli inguaribili romantici (ma ve lo daranno mai a vedere, perché vogliono apparire come dei duri).


Il rendez-vous è al solito posto, all’atterraggio di Monticelli, tra grattacieli, ospedale e chiesa. Fa sempre un certo effetto passare tra questi palazzoni, osservarli dal basso verso l’altro sapendo che da li a poco li si osserverà da tutt’altra prospettiva…  


i "grattacieli" di Monticelli visti da sotto
Piazziamo la manica a vento e saliamo subito verso il decollo di S. Giacomo, senza quasi fiatare, tanto ormai le indicazioni su come atterrare qui le conosciamo a memoria. 



Lentamente il Frontera si inerpica sui tornanti della montagna dei Fiori, mentre poco a poco le colline marchigiane si svelano in tutto il loro intorpidito splendore: dal Conero fino alla Maiella, dal Gran Sasso d’Italia fino al Vettore, la Montagna dei Fiori permette di spaziare con lo sguardo per centinaia di chilometri.

“Un volo cosi ce l’hanno in pochi” – esordisce Ubaldo – “peccato che sia poco conosciuto ed apprezzato. Secondo me un panorama del genere in molti se lo sognano!”. Questo per lui questo sarà il cinquantesimo o forse il cinquecentesimo volo su Ascoli, chi lo sa: sentendolo parlare capisci da subito che è uno che la sa lunga, conosce a memoria ogni singolo cespuglio di queste montagne, sa sempre dove andare e cosa fare, ma c’è qualcosa di strano nella sua voce, ascoltandolo meglio avverti una vibrazione nel suo modo di parlare, qualcosa che solo orecchi attenti riescono a percepire: è emozionato! Per lui ogni volo è come il primo, ed è eccitato come la prima volta!

Il piazzale di S. Giacomo è invaso da frotte di sciatori, a fatica troviamo un parcheggio e subito iniziamo il nostro gioco preferito: il toto vento!
“E’ un ovest, nord-ovest” - parte subito Ubaldo, “ma no, è nord si vede dai cirri” - ribatte Lorenzo “ no, non è cosi, devi tener conto della componente termica…” - esordisce Gianni. Si va avanti cosi per dieci minuti finché io non dico l’unica cosa sensata della giornata (a volte anche io dico cose sensate, che vi credevate?): “perché non andiamo in decollo a verificare di persona? Facciamo un volo corto poi decidiamo il da farsi”. Raggiungiamo la seggiovia e ci mettiamo in fila con altri 20 sciatori vestiti di tutto punto. Ci sentiamo un po a disagio, diciamola com’è, loro sono vestiti da campioni e noi indossiamo solo un paio di jeans. Siamo ridicoli dai, ci manca solo la camicia hawaiana e poi saremmo lo zimbello del paese. Sai che c’è: è che noi non facciamo scena! Loro, per come sono vestiti sembrano dei fuoriclasse, noi invece sembriamo degli abitanti di qualche isola caraibica finiti non si sa come lassù. Veniamo osservati con aria di superiorità per non dire di compassione, in fondo per loro siamo “i pazzi del volo”, quelli da tener lontano non si sa mai che ti possano infettare “il morbo del volo”…

Incuranti degli sguardi, arriviamo alla sommità della funivia e a fatica ci facciamo strada tra la neve per raggiungere il decollo. Sulla cima della montagna ci fermiamo qualche secondo ad osservare il panorama: nessuno parla, tutti sono assorti nell’osservare la magia di questo angolo di paradiso. Iniziamo a fantasticare su dove potremmo o vorremmo andare in volo, da qui sembra tutto più vicino, tutto a portata di mano ed anche il Conero alla fine… è “solo” a ottanta km. Vorremmo librarci nel cielo, volare leggeri e silenziosi attraverso i cieli del centro Italia, scoprire la magia delle nostre montagne, osservare dall’alto Ascoli e gli altri suggestivi borghi medioevali, sorvolare le dolci colline del Piceno e poi raggiungere le immense spiagge dell’Adriatico... Vorremmo, ma le nostre vele e la nostra abilità non ce lo permettono :-(

il decollo di S. Giacomo, sullo sfondo il monte Ascensione e dietro le colline marchigiane
Partiamo con una serie di voli corti, tanto per riprendere confidenza con l’angusto decollo e con questo strano aggeggio chiamato parapendio. Ubaldo, in piena crisi di astinenza da volo, dimostra di ricordare tutto a memoria, in pochi minuti apre le danze decollando senza sbavature e atterrando dopo due minuti in maniera impeccabile a base funivia. Nonostante i 10 km/h di vento, non c’è verso di rimaner su, e con un po di rassegnazione ci fiondiamo a base funivia, ognuno in maniera diversa, ognuno inventandosi un suo modo “particolare” di atterrare. Particolare… se mettere mezza vela sull’unico rovo di tutta la montagna dei Fiori si può definire cosi, allora lo dico: non sono atterrato a cazzo, sono atterrato in modo particolare!
A parte le mie divagazioni floristiche (e non ridete stronzi, se mi sono abbracciato un rovo è perché ho carenza d’affetto, mica per incapacità!) la giornata scorre allegra tra un voletto e l’altro in attesa di quello finale su Ascoli. Il sole è ancora alto nel cielo quando Lorenzo, Ubaldo ed io, saliamo sulla sommità della funivia.  

salendo in decollo
Le Marche sono coperte di una leggera foschia, mentre le montagne brillano della luce riflessa dalla neve, più a destra l’Ascensione si staglia maestosa nel cielo, poco sotto Ascoli con il suo meraviglioso centro storico e poco più ad est il quartiere di Monticelli, il nostro atterraggio.

Lorenzo apre le danze seguito da Ubaldo e da me, ormai deputato al ruolo di fotografo.

in decollo da S. Giacomo
Lorenzo prende la direttissima per Monticelli mentre Ubaldo segue una rotta inusuale, puntando dritto verso l’Ascensione e sorvolando il pianoro di S. Marco. Io mi ritrovo di fronte ad un bivio: seguire l’inedita rotta di Ubaldo o quella sicura di Lorenzo? Strada vecchia o strada nuova? La nuova, che domande! Vedete, conosco Ubaldo da 6 o 7 anni, so che se ha deciso di passare là c'è un motivo e sicuramente ha preso i suoi margini di sicurezza, soprattutto sapendo che ci sono io dietro di lui... Lo seguo fiducioso ed in breve raggiungo le “vene rosse”: regola vuole che queste rocce debbano essere tenute sulla sinistra, io invece ci sto volando sopra. Subito mi guardo intorno alla ricerca di qualche percorso da fare in moto, controllo alcuni sentieri che non avevo osato percorrere in moto, ma poi l’occhio va al pianoro di S. Marco e più in basso, ad Ascoli.

il pianoro di S. Marco
Eh si, vista da quassù Ascoli è ancora più bella! Ascoli la città delle cento torri che svettano fiere dai palazzi millenari, con il colle dell’Annunziata che lentamente scivola fino alla superba piazza del popolo, il palazzo dei capitani e la bellissima chiesa di S. Francesco, più a destra piazza Arringo con lo splendido duomo dedicato a S. Emidio e dietro il monte dell’Ascensione che domina sovrano sul Piceno. Ce ne sarebbero di cose da osservare, ma la vela continua a perdere quota e devo decidere il da farsi.

Ubaldo vola alto oltre lo stadio diretto verso l'ignoto mentre io sono ancora piuttosto indietro:“Oggi è in giornata, sarà difficile stargli dietro, meglio andare all’atterraggio” - penso tra me e me. Viro a est mentre Lorenzo sta già smaltendo quota sopra i grattacieli, poche virate ed è a terra: atterraggio da manuale! Sorvolo il ponte di S. Filippo, con il Tronto che scorrere impetuoso verso il mare attraversando una stretta gola, più a nord le prime case basse poi di colpo i grattacieli di Monticelli: adesso non si scherza più!

il quartiere di Monticelli con i suoi "grattacieli"
La paura mi pervade per qualche secondo, è un brivido leggero che mi pervade dalla testa fino ai piedi, una scossa, uno spruzzo di adrenalina chi mi fa urlare di gioia! E’ un’emozione unica arrivare qui dopo trenta minuti di volo, passare dal silenzio assoluto al caos della periferia, ritrovarsi catapultati in un atterraggio piccolo ed angusto dopo aver volato attraverso la immensità dei cieli, passare da avere 1500m di vuoto sotto i piedi, ad avere 50 m di palazzi, per poi infilarsi chirurgicamente in un piccolo prato incastonato tra i palazzi.
Mi do una pacca sulle spalle:”Dai ce l’ho fatta anche stavolta” – alzo lo sguardo – “Forza Golden, andiamo a fare il pelo ai grattacieli!”
Fare il pelo… atterrare qui non è uno scherzo, volare vicino ai grattacieli è bellissimo ma questo atterraggio non ammette errori, non si può sbagliare punto, altrimenti ci si fa male.
Mi tengo sulla verticale del fiume onde evitare di sorvolare il centro abitato, sfrutto la quota residua per ammirare ancora una volta la vallata del Tronto, Ascoli ma soprattutto loro, i grattacieli. Ogni volta mi emoziono ad osservarli da quassù, fanno davvero paura ma hanno un loro fascino, non so spiegarvelo, mi sento come Golia che osserva Davide dall’alto: io immensamente piccolo che osservo il gigante dall’alto!

Atterro io o atterri tu?
Ubaldo mi ha raggiungo e punta verso l’atterraggio; di nuovo io e lui, in volo, insieme, stessa rotta, stessa quota, stesso obiettivo: “atterro io o atterri tu?” Non posso chiederglielo via radio, e per questo aspetto a ovest mentre lui avanza verso est. All'improvviso parte con una vite stretta fino quasi a terra: è il suo modo per dirmi che va giù lui per primo. Mentre faccio una virata, l’occhio mi cade sull’ospedale e mi torna in mente un episodio successo qualche anno fa:”un dottore del prospiciente ospedale ci venne a salutare dopo essere atterrati. Ci aspettavamo un rimprovero per aver involontariamente sorvolato l’ospedale ed invece venne lì per ringraziarci; ci disse che ogni volta che atterravamo lui con i suoi pazienti si mettevano ad osservarci, ci disse che i suoi pazienti erano contenti ed entusiasti nel vederci atterrare e che per loro, noi rappresentavamo una speranza! Da allora, ogni volta che vengo qui, il mio pensiero va a loro e a quanti stanno male, a quanti soffrono, a quanti vorrebbero spiccare il volo ma non possono perché la vita gli ha tarpato le ali…”

Scatto le ultime foto, osservo con un po’ di rimpianto i grattacieli,saluto alcuni bambini che urlano entusiasti, imposto il mio atterraggio, faccio il pelo a due piante (eh si, ci sono anche quelle in atterraggio) e in pochi secondi sono a terra. L’entusiasmo è a mille, ci abbracciamo, ci salutiamo felici manco avessimo fatto chissà che cosa, perché per noi atterrare qui è qualcosa di unico, di speciale, di incomparabile, specie quando siamo insieme. Anche Alessio, il figlio di Lorenzo, è molto allegro: continua ad osservarci sorridendo, chissà cosa sta pensando! Forse ride pensando a quanto siamo pazzi, o forse, forse nonostante i suoi soli 11 mesi riesce a percepire la nostra euforia e vede la luce nei nostri occhi e sta sognando… si, sta sognando il giorno in cui anche lui spiccherà il volo…

Gli irriducibili volatori di Ascoli ed una nuova leva.Manca Gianni che è andato via subito
Mané

Dedicato a tutti gli angeli a cui la vita ha tarpato le ali

https://picasaweb.google.com/manetransalp2/ParapendioVoloSuAscoli05022011#

Profumo di volo

domenica 30 settembre 2012



E’ una notte buia come poche quando mi metto in marcia diretto verso nord, verso un sogno che non so se mai si avvererà. 

Ho paura del buio, è una paura ancestrale, una paura che mi porto dietro dai primi anni della mia vita e che non mi ha mai abbandonato, ma poco può questa paura contro la voglia di avverare un sogno. Arriva l’alba, il buio lascia spazio ad un timido sole dapprima e poi ad uno strato di labile nebbia. Lascio l’autostrada e vago solitario attraverso la bassa padana:” ma che sono ci son venuto a fare qui? Possibile che in questa landa desolata della pianura padana possa esserci qualcosa che ha a che fare con un mio sogno? Ci credo poco!” Continuo a vagare solitario attraverso prati intorpiditi e casolari diroccati, attraverso alcuni paesi seguendo una sottile linea bianca disegnata su una logora cartina poi finalmente i primi cartelli, una zona militare, una sottile linea asfaltata che sembra congiungersi con l’infinito dei cieli e poi cancello sorvegliato da soldati con una scritta:”Cinquantesimo Stormo”. Sono arrivato!

dettaglio di uno dei tornado

C’è un anonimo muro con sopra un filo spinato, poche persone che confabulano tra di loro e un bus semi abbandonato in questo angolo sperduto della bassa padana:”possibile che sia qui quello che cerco? Non credo, ma ormai che sono qui tanto vale aspettare per vedere cosa succede…” Arriva un omone grosso, si fa chiamare Steve, è il mio contatto per questa nuova avventura: il tempo di una fugace presentazione e salgo sul bus.

Il cancello si apre, pochi passi e il bus si ferma, mi guardo intorno, di aerei nemmeno l’ombra, in più non vedo hangar o grosse installazioni:”Come siamo già arrivati? Questa uscita continua a sapermi di fregatura…” Già, ma dove sono e cosa ci sto a fare? Sono al Cinquantesimo stormo caccia di S. Damiano, provincia di Piacenza e sono qui grazie a Steve e al gruppo de ”www.ilvolo.it” per visitare la base e carpire alcuni segreti.

Mentre il comandante ci da il benvenuto e ci fa visionare un video di presentazione, succede qualcosa, un rombo assordante inizia a sovrastare la voce del narratore distogliendo la mia attenzione, poco possono le immagini dei Tornato in guerra contro il rombo delle due turbine, la voce rombante di questa bellissima macchina travolge i nostri pensieri distogliendo la nostra attenzione dal video: è il segnale che stavo aspettando, finalmente potrò vedere dei Tornado volare! Usciamo ancora inebriati dal rumore dei motori e ci dirigiamo verso alcuni hangar dove un bellissimo Tornado è in attesa di ricevere le meritate cure di uno specialista. Ci avviciniamo lentamente, l’emozione è tanta! Siamo imbambolati come dei ragazzi al primo appuntamento, c’è chi scatta foto, chi gira freneticamente intorno alla macchina osservandola nei minimi dettagli, chi incredulo cerca di capacitarsi di quello che sta vedendo. 

il mitico tornado
Ma c’è qualcosa di strano nell’aria, qualcosa che non si vede ma che ti entra nell’anima trafiggendola come una spada, qualcosa di subdolo ed estremamente pericoloso che si insinua dentro come un virus invisibile e letale: è un odore, anzi no un profumo! E’ un misto di kerosene e olio bruciato: è il profumo del volo e di un sogno che si sta avverando!

Respiro a pieni polmoni, ormai la contaminazione è avvenuta, respiro a pieni polmoni cercando di captane fino in fondo ogni singola essenza e trattenerla il più possibile dentro di me, respiro respiro e in breve sono ubriaco, ubriaco di volo! Vago intorno al velivolo come uno zombie, provo a fare qualche domanda intelligente allo specialista ma non mi riesce, sono li ma non sono li, si ma allora dove sono? 

dettagli

dettagli
dettagli
Passo alcuni minuti a scrutare minuziosamente la macchina cercando di capirne il funzionamento, finché non arriva il mio turno per vedere il posto di guida; mentre salgo lentamente la scala vedo me stesso salire velocemente sul Tornado: indosso una tuta di volo anti G e un casco con una pantera con su scritto “Mané”.

Mi siedo al posto di guida, parlo con lo specialista che mi conferma che la macchina è ok, accendo i motori: il cuore inizia a battere freneticamente mentre uno sguardo ebete mi si stampa in faccia. Faccio gli ultimi controlli, abbasso la cappotta e mi preparo a rullaggio:”Torre di controllo a Mané, autorizzato al decollo – Ricevuto!” Afferro la cloche, do manetta a tutta e in pochi secondi vengo catapultato in aria mentre con insistenza qualcuno continua a richiamare la mia attenzione da dietro: mi volto e mi ritrovo vicino ad un Tornado fermo a terra mentre un pilota continua a spiegarmi il funzionamento di questa bellissima macchina.

top gun?

“Cos’altro vuoi sapere?” - Mi chiede - Con la faccia di un ragazzo distratto quando viene beccato da un professore rispondo:”Ehmmm chi io? No, non saprei, scusa voglio solo afferrare la cloche per qualche secondo e…” Vrrrrrrooommm il mio viaggio immaginario continua sui cieli della Puglia, poi sopra il mar Mediterraneo poi ancora più a sud, sorvolando le dolci e maestose dune del Sahara…
“Va bene cosi, grazie: per questa volta ho volato abbastanza!” Non glielo dico, ma forse lui l’ha capito, ha capito che in quei pochi secondi ho spiccato il volo, forse non saprà su quali cieli ho volato ma di sicuro ha capito.... che ho volato!

Torno a terra o almeno ci provo, anche se la mia testa è ancora là: tra cieli e nuvole e deserti! Eh già, il profumo dei sogni ha effetti allucinogeni sui soggetti deboli! E’ che non c’ero preparato, non ero preparato a vivere un sogno bambino e quando mi ci son trovato la mia testa ha iniziato ad elaborare le fantasie più recondite facendomi vivere una sorta di allucinazione, che ci posso fare?

pasaggio basso
Un Tornado si appresta a tornare a terra seguito da lontano da una schiera di teleobiettivi spaziali da far invidia alla NASA. Con la promessa di vedere un decollo nel primo pomeriggio ci fiondiamo a mensa, ma quando avvertiamo il primo rombo tutti si scordano della fame ed iniziano a bramare di vedere questi bestioni decollare… Una scarsamente misurata passeggiata verso il bar e siamo a pochi metri da questi bestioni: il cuore torna a battere freneticamente!

Siamo li, teleobiettivo in mano, pronti ad fare i raggi “x” a queste bellissime macchine, a discutere del tipo di equipaggiamento installato piuttosto che della potenza delle turbine, siamo li a fare una cosa che non abbiamo mai smesso di fare da quando eravamo bambini: siamo li a sognare!

Qualche teleobiettivo
I tornado ci passano davanti salutandoci prima di recarsi sulla pista, alcuni secondi e il rombo assordante dei motori e dei postbruciatori ci scuotono l’anima facendoci vivere un turbinio di emozioni indescrivibile! “Ciao ragazzi, non finirò mai di ringraziarvi abbastanza per avermi fatto vivere un sogno…”

Grazie!

Dedicato a tutti i piloti, tecnici, ingegneri, personale di tutti i livelli, che ogni giorno dedicano anima e corpo per il prestigio e la sicurezza della nostra nazione.

Mané