Montagne sporche

sabato 15 settembre 2007

E due: due incontri di Lissta organizzati insieme a Zac e a TUTTO il CDT a distanza di due mesi.
Le telefonate i fax le tante email scambiate… adesso sembrano un ricordo lontano.
Eppure l’ultima telefonata l’ho fatta sabato alle 11 nel bel mezzo di uno sterrato di media difficoltà.
A questo punto ci vorrebbe una frase di rito del tipo “è stato bellissimo, grazie a tutti i partecipanti e a chi, come me, ha partecipato all’organizzazione”
E invece no, vi dico che è stata una faticaccia e che sono molto stanco: stanco perché se organizzare un incontro richiede tempo, fatica e tanto tempo libero per preparare tutto alla perfezione, organizzarne due è un semisuicidio ;-))).
Lo sappiamo tutti, gli incontri si fanno per stare insieme, vedersi, divertirsi e fare casino in sella alla moto, sia essa made in Japan made in Austria o made in Italy… ma tutto questo richiede un minimo di organizzazione, preparazione e tutta una serie di piccole cose che chi organizza conosce bene. E son cose che vanno fatte, si deve cercare di lasciare poco o nulla al caso, altrimenti ci si fa male ci si perde o peggio ancora ci sono dei malumori e questo richiede molto tempo e impegno ;-))))
E’ proprio pensando a quest’ultima parola che venerdi pomeriggio sono andato in moto al rifugio delle aquile, dopo che per tutto il giorno avevo avuto febbre crampi allo stomaco ed ero pure svenuto mentre ero al centro commerciale per prendere delle 8mm per Simone: una tragedia ;-))))
Ma volevo tener fede ad ogni costo ai miei impegni, anche se non volevo prendere dei rischi inutili; per questa ragione mi ero ripromesso che o mi sarei rimesso in sesto entro le 12 ore successive e partivo con la moto oppure avrei lasciato la moto al rifugio e avrei seguito il gruppo con la jeep.
Alle 18.30 sono in moto sotto il rifugio, salendo faccio uno sterrato che taglia uno degli ultimi tornanti per tranquillizzare Marty (se va per campi sta bene, avrà pensato) che mi seguiva a breve distanza con la Clio. Arrivo e trovo alcune facce losche (ahò quello siete! :-) ) e mi sistemo in camera. Man a mano arrivano gli altri, solite chiacchiere sulle moto poi un rombo rompe il la quiete del rifugio: lo scarico di Gegè e Fabio.
Fabio si improvvisa subito infermiere obbligandomi a prendere dell’aulin.
Tra i tanti arrivi, lo spettacolare comparsa di Paolo Fo… che parcheggia la TA a modo suo… :-)))))
Il clima giocoso e allegro che caratterizza le cene Lissta mi fa dimenticare che ho la febbre, ma ci pensa sempre Dijetto (in versione infermiera, orrore!!!!!) e ricordarmi di prendere altre 2 pasticche di aulin (gentilmente offerte da Giaconet, grazie), dopodiché mi fiondo a letto.
Cronache del tempo narrano di un briefing in cui il conte abbia distribuito delle aspirine dalla forma particolare e degli strani “antipioggia”… e abbia raccontato storie di misteriosi tubi assassini e di ginestre mangiamotociclisti… questo narrano le cronache del tempo :-))))))
E siamo a sabato mattina, mi sveglio che sono a pezzi ma non ho più la febbre; parto a patto che se dovessi peggiorare mi fermo. Carichiamo i bagagli nella Clio e attrezziamo il frontera ad uso officina mobile: a guidarla c’è mio fratello Lorenzo che anche questa volta a deciso di aiutarmi in questa bellissima avventura :-)
L’ultima occhiata al favoloso panorama che si gode dal rifugio e partiamo, veloce sterrato e appena usciamo dal bosco lascio andare avanti Gegè e gli altri, dando come punto di ritrovo l’unica casa presente lungo il tracciato.
Ci raggruppiamo, una sgonfiatina alle gomme e ripartiamo. Affrontiamo il primo tratto impegnativo della giornata, io salgo con il mio passo incurante di ciò che succede dietro. Arrivo al primo tratto pianeggiante e… cavolo sono da solo! :-(
Aspetto aspetto… niente! Torno indietro ritrovo Gegè ed un paio di altre persone. Mi dice che è caduto proprio dietro di me :-( Lo sconforto ci attanaglia: se è caduto Gegè allora è proprio difficile.
Invece mi dice che ha visto la mia moto quasi per terra e col cercare di evitarmi è finito a terra: sono senza parole :-(
Frenetiche riparazioni alle moto e si riparte. Superiamo il tratto difficile e ci immettiamo in uno sterratore largo che permette viste mozzafiato sui Sibillini e sulla Laga. Da li sterrato di media difficoltà fino al punto “x” la discesa tecnica di cui si è tanto parlato in questi mesi.
Prima di parlare di questa però devo fare una (doverosa) parentesi su Giaconet, una persona speciale che ha dato a tutti noi una lezione di vita e a cui va il mio primo grazie di giornata.
E’ caduto diverse volte e alla fine ha messo da parte il proprio orgoglio e ha accettato, suo malgrado, di non affrontare tutto il percorso della VDC.
Non è debolezza, è umiltà: ha riconosciuto i suoi limiti cosa che quasi nessuno di noi fa e ha deciso, per non creare disagio a tutti gli altri, di non fare tutto il percorso della VDC. Nonostante questo è rimasto con noi fino all’ultimo e la domenica invece di tornarsene comodamente a casa (visto che aveva deciso di non fare il giro) è venuto lo stesso al ristorante. Grazie Giaconet, se davvero un ragazzo in gamba; a nome di tutto il CDT mi sento di dirti che se si farà una VDC2008 tu sei il primo iscritto.
Tornando a noi, arriviamo alla famosa discesa e sorpresa: l’ hanno mezza spianata!
Cosi larga e liscia (non ci sono i gradoni che avevamo trovato durante le ricognizioni) la fa chiunque. Il “famoso” tubo che ci aveva messo in crisi un mese fa non crea più nessun problema :-(((( Uno ad uno, seguiti fedelmente da Gegè e Fabio tutti i partecipanti superano questo ostacolo e poi scendiamo per il piccolo sentiero che ci porta fino al guado.
Una libidinosa salita affrontata a tutto gas :-)))))))))))) ci porta fino alla strada asfaltata, 5 km di trasferimento e poi ultimo sterrato della mattinata, una polverosa e sassosa strada che attraversa delle cave di travertino abbandonate: tecnica ma davvero divertente. La sosta al bar è l’occasione per guardare le facce dei partecipanti: impolverate ma felici. Ci sbrachiamo ma abbiamo ancora fame… di polvere.
Me ne accorgo al primo sterrato del pomeriggio, appena dico “ragazzi andate avanti da soli ci si vede in cima al passo” partono tutti a razzo creando una tale nebbia che nemmeno in pianura padana ce l’ hanno cosi fitta: wow ;-)))))))
Giaconet molla :-(((( e raggiunge Marty in hotel, il gruppo invece prosegue.
Altro sterratone veloce, trasferimento in asfalto e alle 16 siamo all’imbocco della via dei cinghiali.
Gegè, per l’ennesima volta fa da apripista. Dopo poche curve il gruppo si ferma: Gegè è finito di nuovo a terra (ma che c’avevi preso gusto?), e a ruote Simone :-((((((((((
A metà percorso mi metto davanti per guidare il gruppo tra le mille stradine che caratterizzano questo percorso, piccolo (più che piccolo, prosciugato) guado e poi su veloce fino alla strada asfaltata, dove Lorenzo ci aspetta con le bottiglie di acqua fresca: libidine!
Sosta meritata prima di affrontare uno dei tratti più belli e tecnici della VDC (che le cronache del tempo descrivono come “infestato di mostruose ginestre mangiamotociclisti”:-))))))))))))))))).
I vecchi si sa, tendevano ad esaltare le loro imprese, cosicché nessuno dei partecipanti alla VDC2007 viene ingoiato da queste mostruose creature :-)))) e salgono (quasi) tutti indenni fino al tratto pianeggiante. Quasi… un paio di cadute e il mio paracoppa con un dente nella parte anteriore…
Ringrazio ancora una volta S. Gegè (protettore dei motori di fuoristradisti in erba) e il suo miracoloso paracoppa che anche questa volta hanno salvato il mio bistrattato motore :-))))))
Aspettiamo l’arrivo degli altri un po come si aspettano i compagni di classe dopo l’esame di quinto superiore: identiche facce emozionate e contente ;-)))))
L’ultimo tratto è una passeggiata veloce in mezzo ad un castagneto, un inaspettato incontro con una famiglia di caprioli e in breve tempo siamo a ponte d’Arli per l’ultimo tratto di off di questa giornata. Percorso largo e veloce, caratterizzato una vista mozzafiato sulla casa dei miei, una serie di passaggi da cartolina in una bellissima pineta e una bellissima cascata con annesso mulino.
Andiamo verso l’hotel, non prima di aver fatto un fettucciato (senza fettucce), aver visto l’africa di Giorgio fare una salitona da paura e esserci persi gingignocco fabio gatto e Gegè.
Una bella nuotata in piscina (ci voleva proprio), poi tutti a cena dove in 16 persone ci mangiamo la pasta che di solito mangiano 30 persone ;-)))))))) (come si dice: motociclista del panza motociclista di sostanza ;-))))) grigliata, anguria (preso da una impagabile Marty, che ha pensato a tutto manco fosse lei l’organizzatrice ;-*) e poi le “dolci” note del grande Bob che alla fine è riuscito a rifilarmi una camera d’aria. Mattina sveglia con sorpresa, e non parlo quella di vedersi il gabrielmelandro di prima mattina (ormai ci sono abituato) bensi una foratura risolta a tempo di record. Si parte, senza Giaconet che preferisce raggiungerci a Castelluccio via asfalto, e con Fabio e Gegè in versione scopa.
Filiamo veloci attraverso degli sterrati facili, un’altra foratura ci consiglia di tagliare un pezzo, e di puntare subito verso il Fargno (dove inizialmente era previsto il pernotto).
Conduco il gruppo fino all’inizio dello sterrato e poi mi faccio da parte. Altra foratura a metà percorso (stavolta il conte) riparata come sempre a tempo di record ;-))))
Ripartiamo e raggiungiamo il Fargno. Foto di gruppo, una veloce riparazione ad un ktm e un improvvisato totoscommesse sulla moto che si sta inerpicando quassù: un fazer con gomme da strada…. senza parole. Non senza qualche problema, guido il gruppo nella discesa (odio il fondo smosso, specie con le continental) e poi fino all’imbocco dell’ultimo sterrato. Anche stavolta mi faccio da parte e mi metto con gli ultimi (non voglio fare da tappo) e salgo con il mio passo tranquillo. Mi blocco nell’ultima discesa, il fondo è molto smosso e ho paura di farmi male proprio a 10 km dalla fine. Scendo con il mio passo tranquillo e mi fiondo sulla salita finale della VDC, quella che porta da Castelsant’Angelo a Castelluccio dove la mia Marty mi aspetta a braccia aperte e casco in mano per fare un due pieghe veloci prima di pranzo.
E’ fatta mi dico, ce l’ho fatta ;-))))))))))))))))
Urlo di gioia!
Solo venerdì pensavo di dover mollare e invece sono riuscito a stringere i denti e ad arrivare alla fine senza commettere errori.
Guardo le facce impolverate ma felici dei partecipanti, saluto quelli che ci hanno raggiunto a Castelluccio per partecipare a questa festa, festa dove tutti sono protagonisti partecipanti, organizzatori, zavorrine, figli, amici, amici degli amici… una festa alla quale io ho avuto la fortuna di partecipare ;-))))))

A questo punto dovrei dare i numeri di questo incontro… manco un incontro si potesse misurare.
I veri numeri sono quelli dei partecipanti: il primo, quello di Bob Serenelli che all’invito di Gegè di mollare la moto nella discesa difficile gli ha urlato “ma a chi la mollo!!!!!” Mitico!… il dritto di Gegè sulla via dei cinghiali, le prese in giro di Dijetto che è quasi riuscito a farmi strozzare con l’anguria (‘stardo) o l’arrivo (meglio non commentare) di Paolo Fo al rifugio delle aquile ;-)))))))))
Questi sono solo alcuni dei “veri” numeri di questo incontro, e sono quelli che rimarranno nella mia testa ogni volta che ripenserò a questa bellissima VDC.

L’ultimo ricordo (il più bello) è la battuta del piccolo Nik:
“Guarda Nik ci sono le montagne… – si ma sono sporche!”
Questa è stata in sintesi la VDC2007, un giro attraverso le “montagne sporche”.

Mané

Le foto sono qui
http://www.silimits.it/vdc2007/index.html
http://picasaweb.google.it/antoniosalvagnoni70/LaViaDelCiauscolo#
http://picasaweb.google.it/eugenio.fava/VIADELCIAUSCOLO#

Il giorno dopo...

domenica 22 luglio 2007

Il giorno dopo…
E’ difficile descrivere le sensazioni che si provano nel rivedere le proprie montagne devastate da un incendio… amarezza rabbia smarrimento incredulità non bastano a descrivere il mio stato d’animo :-((((
Sono molto contrariato nello scrivere questo report ma lo devo fare, lo devo fare per tutti i lisstaioli che mi sono stati vicini in quei giorni e che non hanno avuto più notizie... e per tutti quelli che non sanno cosa può provocare una banale distrazione mentre si è in un bosco.

Arrivo a casa dopo due settimane passate sulle alpi, già dalla salaria si vedono le prime piante bruciate, Marty guarda smarrita e incredula il paesaggio che gli si para di fronte.
Saliamo lentamente verso casa, il versante sud della montagna non è stato intaccato dall’incendio ma quello nord è tutto bruciato.
La strada corre in una piccola pineta dove noi del paese abbiamo tagliato delle piante per creare una barriera frangi fuoco: mi fa male vederla ridotta cosi ma era l’unica speranza per non far arrivare le fiamme dal versante est del mio paese. Per fortuna il fuoco non è arrivato fin qui.
Proseguiamo il nero dell’incendio pian piano arriva a lambire la strada.
Arrivo a casa, i boschi intorno al paese sono tutti bruciati, si salvano solo alcune piante, quelle più vicine alle case, quelle che noi del paese abbiamo difeso con quei pochi mezzi a nostra disposizione. Fa un certo effetto vedere che erano a pochi passi da casa.
Il tempo di scaricare le valige e saliamo verso Agore il paese da cui è partito l’incendio. Lo sguardo incredulo si perde nelle vallate ridotte ad un ammasso di cenere e a quell’insieme di scheletri neri che è ciò che rimane degli alberi :-((((
Il paesaggio è spettrale, il colore nero la fa da padrone su queste vallate un tempo verdi e rigogliose.
Saliamo ancora, ripenso a quelle notti, al colore abbagliante delle fiamme mentre divoravano queste montagne, alla paura e all’impotenza che provavamo… Non credo che lo dimenticherò mai!
Raggiungiamo la sommità della montagna, ritroviamo il posto dove io e Marty ci siamo fatti fare la nostra prima foto insieme completamente bruciato. Marty è a pezzi, adorava questo posto e queste montagne, è molto dura per lei rivederle in questo stato. Le spiego come le fiamme abbiano attraversato più volte la strada dove ci troviamo e come nessuno abbia potuto far nulla.
Raggiungiamo Rocchetta, un paese da anni abbandonato, dove le fiamme hanno bruciato quelle che rimaneva di questo posto, poi scorgiamo Agore: “è cominciato tutto da li :-((((((((”
Torniamo a casa, mio fratello ci fa vedere le foto scattate in quei giorni…
Marty è senza parole, vedere le foto delle fiamme avanzare nella montagna di fronte casa mia le fa veramente paura. “Dobbiamo raccontarlo – esclamo a mio fratello – dobbiamo far vedere alla gente cosa può provocare una banale distrazione”.
Guardiamo anche alcune mie foto scattate nello stesso periodo durante un giro organizzato da MIF sul Gran Sasso: si vede la mia moto con dietro il prato in fiamme :-(((((((((
Il giorno dopo prendiamo la macchina e facciamo un giro verso il comune di Roccafluvione.
Penso di aver visto il peggio ma quando la strada si infila in una pineta completamente bruciata…
rimango senza parole :-(((((((((
Non so e non riesco a trovare le parole giuste per descrivervi l’atmosfera tetra che si respira…
No, non può essere vero!
Proseguiamo, raggiungiamo l’ultimo sterrato della VDC, quello con il precipizio sotto la strada da cui si vedeva bene casa mia: da qualunque lato si giri lo sguardo si vedono alberi bruciati.
Le pinete che caratterizzavano questo tratto di strada sono andate tutte in fumo, e con loro anche alcuni casolari abbandonati; il fuoco è arrivato persino a toccare alcune case :-(((((((((
Dirigiamo verso Uscerno seguendo il percorso della VDC, incontriamo dei grossi castagni che per fortuna si sono salvati, diversa sorte è toccate alle altre piante: tutte bruciate.
Su un prato bruciato vediamo alcuni fili d’erba verde: sta rinascendo! :-)))))))))
Mané

Alcune foto sono qui
http://picasaweb.google.it/lorenzo774/20070722Incendio#

Primavera2007

venerdì 18 maggio 2007

Se penso che solo due anni fa ho visto passare un gruppo di transalp ad Ascoli e mi son detto chissà chi saranno cosa faranno dove andranno. Se penso che solo un anno fa ho partecipato al mio primo incontro di Lissta Se penso a tutto quello che ho fatto mi vien da ridere ;-)) "Sono un'incosciente!" Già, perchè ci vuole un pizzico di follia per decidere di prendere in mano una eredità pesante quale quella del Primavera, portarla avanti e cercare di mantenere alto il buon nome che in questi anni si è fatto. Non è coraggio credetemi, è pazzia ;-))


Ma io sono fatto cosi, mi piacciono le sfide e questa era una di quelle sfide dove uno come me non può (e non deve) tirarsi indietro. Non per il rischio di fare brutta figura, piuttosto per una questione di rispetto, verso chi in questi anni si è fatto un c... tanto per far conoscere questa magnifica regione e per tutti quelli che fiduciosi sono venuti da tutta Italia ad ammirare queste zone. La sfida era proprio questa: portare avanti la tradizione del Primavera e continuare a far rimanere a bocca aperta i partecipanti. Le sfide più difficili si sa, sono quelle che poi si ricordano con più piacere, e questa è proprio una di quelle. Ed è con una faccia compiaciuta (ed un po commossa) che sto scrivendo questo report ;-") Ma il merito della buona riuscita di questo incontro non è mio, il merito è di ogni singola persona che ha partecipato a questo incontro: da chi è venuto solo la domenica a chi è stato per ore a preparare il sito o a preparare gli stemmi o ancor più a fare i conti fino a tarda notte con l'hotel.

Io mi compiaccio per aver fatto da "direttore d'orchestra", ma chi si è fatto in quattro affinché tutto filasse liscio non sono solo io: Diego Fabio Giammarco Gabriele Martina Paolo Lorenzo Nazzareno Ennio il CDT.... tutti quanti (in vari momenti) hanno dato il loro PREZIOSO contributo alla riuscita di questo incontro. Ed é a loro, all' "orchestra" che io ho avuto il piacere di dirigere, va il mio primo (e più sentito) ringraziamento :-) Con una squadra del genere era mio dovere cercare di far quale qualcosa di più durante questo incontro. All'inizio ero un po titubante, non sapevo cosa fare ma soprattutto per chi. Quando poi Elio mi ha presentato la storia della piccola Linda, non lo so... in me è scattato qualcosa... l'ho sentita subito vicina e mi son detto:"dobbiamo assolutamente aiutarla!". Sono partito quasi per scherzo a cercare degli sponsor e mi sono ritrovato dopo alcuni mesi a non saper più dove mettere i premi che avevo ricevuto. E non parlo solo delle grandi aziende ma anche di piccole officine o dei piccoli concessionari, che letteralmente con il cuore in mano mi hanno donato tantissimi premi, spesso di grosso valore. Non posso far altro che ringraziali, per la loro disponibilità e per la fiducia che hanno riposto in me ;-) Spero che la pesca di beneficenza oltre che ad aiutare economicamente Linda, sia servita a smuovere un po le acque e che questo diventi un argomento ricorrente in LISSTA. Ma veniamo a noi: dopo diversi mesi passati a cercare di organizzare il tutto al meglio, mi ritrovo il venerdi pomeriggio in hotel, con lo stress a livelli storici ma con una gran voglia di rivedere nuovi e vecchi amici e di farli divertire. Lorenzo è li, a fianco a me, ad aiutarmi in questa sfida. Ancora non sa bene cosa lo aspetta, finora ha visto solo una serie di nomi nick e numeri. Arriva Norby e tiro il mio primo sospiro di sollievo; dico a Lorenzo:" Adesso si balla!" ;-) Due chiacchiere, domande di rito sul viaggio e sul tempo e facciamo la registrazione. Pian piano arrivano gli altri, io mi divido tra l'aiutare mio fratello che inizia a lavorare al pc e fare gli onori di casa. Il clima è come sempre cordiale, Lorenzo pur non conoscendo nessuno si sente a suo agio e comincia a parlare con tutti come se li conoscesse da una vita: è il bello della LISSTA.
Il tempo di sistemarsi, mangiare un veloce pasto in hotel e propongo un'uscita fino ad Ascoli. Con mia grossa sorpresa quasi tutti accettano. Una sinfonia di bicilindrici rompe la quiete dell'hotel.... fantastico!, erano mesi che aspettavo questo momento! ;-)

Si parte, l'euforia è alle stelle;-) ; guardo il serpentone di moto dietro di me ed esclamo a Marty:"E' stato faticoso stressante difficile tutto quello che vuoi, ma guarda!!!!! Una Marty emozionata come non mai mi urla:" E' bellissimo, sono davvero fiera di te!!!" ;-). Raggiungiamo il centro storico, parcheggiamo le moto e ci sediamo al Caffè Meletti. Tante chiacchiere un buon caffè e si riparte. Sulla strada del ritorno Rugge inventa un nuovo modo per affrontare le rotatorie.... sdraiato sull'asfalto! Per fortuna c'è san Rikycross, santo protettore di carene, che non dorme e con un paio di scintille evita il peggio alla sfortunata motina. Al pilota non lo so chi ci pensa, di certo Rugge è uno tosto che non si butta giù facilmente :-) Si torna in hotel, ma la mia giornata non è ancora finita: devo rifare i conti e la situazione dei partecipanti.
La sveglia del sabato mattina è un pugno nello stomaco. Vorrei rimanere con Marty a farci delle coccole, invece devo scendere a salutare i nuovi arrivati e a sistemare la moto. Delego a Marty un incarico molto gratificante: passare a svegliare tutti, camera per camera. Deve aver avuto una pietà immensa di me, altrimenti non si spiega per quale ragione abbia accettato. Sta di fatto che si è beccata una 20 di insulti qualche minaccia e una serie infinita di vaff....... Nonostante questo per le 8.35 siamo tutti in sella. Si sono aggiunti Gabriele, storico vigile e staffetta del primavera, Diego (il fratello di Zac), Paolo l'altro mio fratello e un paio di lisstaioli di Pescara ;-)) Mi compiaccio nuovamente, siamo davvero un bel gruppo, ma adesso non si scherza più: abbiamo tanta strada da fare, tanti bei posti da vedere, ma anche tanto brecciolino insidioso che ci aspetta. I primi km li passo a guardare il lungo serpentone ;-) ma quando inizia la salita abbasso la visiera e mi dimentico di tutto.

Salgo tranquillo scortato da un Gabriele, sempre preciso e perfetto pronto a farsi in quattro ad ogni incrocio, Zac altra staffetta, Jamar scopa e Lorenzo che con la jeep segue a breve distanza. Avrei voglia di forzare il ritmo ma siamo ancora tutti assonnati, ci sarà tempo. Sosta per una foto (meritatissima) con le moto in fila a S. Giacomo e ci infiliamo nel parco dei monti della Laga. Una delle più belle viste del giorno ci accoglie con i monti della Laga da una parte e il Vettore dall'altra che danno sfoggio della loro bellezza. Costeggiamo il lago di Talvacchia e in breve tempo raggiungiamo Valle Castellana dove dividiamo i gruppi. Scelgo di allungare il percorso off ma a parte l'ultimo tratto che Zac ha fatto di recente, non conosco lo stato degli altri due. Dico a Marty che onestamente non so se riusciremo a farlo o se troveremo una sbarra o una frana.... la paura mi attanaglia :-( Rincomincio a respirare solo quando affronto i primi metri di sterrato, inizialmente ad andatura blanda e poi man a mano più veloce. "azz, per essere in due non me la cavo male! Mi sto anche divertendo, non l'avrei mai detto ;-)" Piccola tappa di trasferimento su asfalto e all'inizio del secondo tratto mi fermo per aspettare Lorenzo, per l'occasione in versione scopa. Lawyer, invidioso di Rugge, testa a sua volta il paracarene sullo stesso tornante dove era caduto Zac qualche mese fa (giuro che non mi ci fermo più!!!!).
Niente di rotto, ripartiamo e filiamo veloci fino alla fine di questo tratto; purtroppo i paesaggi meritavano molte soste ma abbiamo ancora una vagonata di km da fare. Ultimo tratto di off, lascio andare avanti Gegè che con una sgasata si ricopre di sassi e polvere ('stardo!), ma quella che mi stupisce è Marty che, nonostante qualche buca presa male, è al settimo cielo: queste zone le piacciono moltissimo ;-)) Una sosta per un qualche foto al Gran Sasso mi da modo di mostrarle anche l'effetto dell'off sulle facce dei partecipanti... ;-)) Non c'è tempo, ripartiamo subito e scendiamo veloci fino a Civitella, dove quasi tutti se ne vanno a visitare la Fortezza mentre io me ne rimango in un bar a sorseggiare una bella birra ghiacciata con Marty e Paolo (ci voleva proprio!!!). La visita dura un'eternità, all'una siamo ancora a Civitella :-(( ma a detta dei partecipanti è stata bellissima e questo mi rincuora. Anche il pranzo va oltre quanto previsto, ma è tutto tempo ben speso: si mangia davvero bene! Si riparte tardi, decido (a malincuore) di accorciare un po il percorso. Dirigiamo verso Teramo e ci infiliamo sulla Val Vomano. Superiamo una serie di incroci un po ostici e ci infiliamo di nuovo nei monti della Laga. Anche qui il ritmo non è mai troppo sostenuto, voglio dare modo ai partecipanti di gustarsi queste meravigliose montagne ;-). L'assenza di nuvole e pioggia rende ancora più suggestivo il paesaggio ;-)) con il Gran Sasso che la fa da padrone con la sua imponenza. Le strette e insidiose stradine riportano ci riportano pian piano verso Ascoli, ma il cuore quello no, quello rimane li in quei boschi abitati solo da cervi e lupi.

Tempo di una velocissima doccia, faccio di nuovo i conti con Lorenzo, mangio velocemente qualcosa e.... letteralmente inizio a dare i numeri... Devo vendere i biglietti preparare la sala sistemare i premi... tutte cose da fare contemporaneamente :-(( Sono alla frutta, per fortuna ci pensa Marty a vendere i biglietti (io sono fuso) e riusciamo ad organizzare la lotteria. Questa ci da modo di prenderci un po in giro e per fare casino fino a tardi. Tanti premi di grosso valore, posso dire senza ombra di dubbio dire che il più ambito è stato la "Caspirina", una nuova medicina di cui qualcuno ha fatto scorte industriali.... (non oso pensare l'uso che ne abbia fatto, meglio non indagare :-)) Il giro della domenica sulla carta il giro è facile e bello, passaggio in centro ad Ascoli, giro intorno al monte Ascensione passando sul crinale dei piceni fino a raggiungere il mare. Sono tranquillo come non mai, mi dico:" cosa mai potra succedere oggi??? Nulla, abbiamo superato indenni tutto il brecciolino di ieri oggi è una passeggiata di salute!....." le ultime parole famose :-(.

Superiamo indenni il centro storico di Ascoli e dirigiamo verso l'Ascensione: una serie di curve secche ci accompagna fino all'inizio della salita dove troviamo un asfalto appena fatto:"ohhhhhh - esclamo - finalmente un tratto di asfalto in ordine :-))" proseguo ad andatura tranquilla per dar modo alle persone di far foto, ma ad un certo punto non vedo più la coda del gruppo. Mi arriva un sms di Jamar:"C'è stato un incidente fermatevi". Gelo! Subito penso che possa essere successo qualcosa a Paolo. Lo chiamo mi dice che una moto è finita sotto strada ma che nessuno si è fatto male. Grazie alle corde che Lorenzo porta sempre con se nella jeep riescono a tirar fori la moto (e meno male che gli avevo detto che la jeep durante gli incontri di lissta non serve ;-). Non ci crederete ma proprio nell'unico tratto di asfalto buono di tutto il primavera2007, Mario Capezzali è uscito fuori strada, per fortuna senza conseguenze per se e per la moto ;-)). Ripartiamo come se nulla fosse successo, raggiungiamo Offida (dove lo sfortunato Mario ne approfitta per sistemare la moto) e poi scendiamo a San Benedetto del Tronto dove facciamo la foto ricordo sotto un gazebo della BMW tanto per dimostrare che prima che essere transalpisti siamo motociclisti. Qualcuno nella foto ricordo punta l'indice e il mignolo verso lo stemma di questa nota azienda ma è solo un gesto di tenera simpatia di un bambino abituato a spengere le moto altrui quando si è in movimento ;-)

Saluti baci abbracci, e una frase:"ARRIVEDERCI AL PRIMAVERA2008".

Mané

le foto
http://www.motoincontro.net/foto/Volti%20del%20Primavera%2007/index.html
http://www.motoincontro.net/foto/Primavera%202007/index.html

Il pianeta nuvola

venerdì 6 gennaio 2006



La prima volta del volo su Ascoli...
Il decollo, tecnico ed impegnativo come pochi, che se sbagli finisci
irrimediabilmente sulle piante.
Il vento che spazza la vela stesa per terra in attesa del decollo e te la
intreccia.
La neve che dopo 4 ore di attesa per il decollo ti fa perdere la
sensibilità ai piedi.
Poi la natura con le sue montagne che con la neve sembrano fatte di panna
montata, e più a destra le colline e il mare.
I primi decolli, "l'apripista" via radio conferma "condizione ok venite
pure!", uno due tre vele si staccano da terra e iniziano a colorare le
montagne. Poi le condizione cambiano e si interrompono i decolli.
Comincia una snervante attesa; un'ora due poi ok buono: si riaprono le
danze.
"Decolla, arriva sopra le piante poi gira subito a dx, passa sopra la
funivia e dirigi verso monticelli.
Ricorda: se arrivi basso sulle piante non rischiare, non andare verso
monticelli, vira a sx e atterra vicino gli impianti di risalita" le ultime
raccomandazioni di chi ci vola da venti anni.
Decolla Emanuele 1, io lo seguo dopo trenta secondi.
Sollevo di forza una vela ormai bagnata e senza alcuna sensibilità ai piedi
corro... corro verso il nulla, verso il vuoto, verso l'ignoto, verso quel
qualcosa che non so cosa esattamente sia ma che mi attrae più di ogni altra
cosa.
Corro incoscientemente sapendo coscientemente però, che per accettare di
volare devi accettare che si può anche cadere.
Ma questo la vita ce l'ha insegnato solo che il volo, da grande maestro
quale è, ce lo ricorda senza mezzi termini.
Spicco il volo, mi sistemo sulla selletta e viro subito a dx, seguendo a
distanza il mio omonimo.
Passo sopra la funivia e x 1 minuto 20 metri sotto mi me vedo solo alberi:
se succede qualcosa son dolori.
Arrivo al versante est della montagna, finalmente non ho più alberi
sotto il sedere ma 1000m di quota, poi alzo lo sguardo e sorpresa: una nuvola
bassa e larga.
"Cavolo cavolo cavolo che faccio? - risponde Emanuele1 - segui me, io ho il
gps non preoccuparti"
C'è ancora tempo, tiro fuori la pentax di lorenzo e inizio a far foto....
Mi avvivino silenziosamente sento solo il frusio dell'aria che accarezza la
mia vela.
Le sensazioni vanno dalla paura all'emozione vera e propria.
Eccola, l'incredulità inizia a prendere il sopravvento...
Il sogno di un bambino, toccare le nuvole.... Lo sto facendo ;-)))))))))))
Ho la pelle d'oca ;-))))
Quando mi infilo completamente mi sembra quasi di essere su un'altro
pianeta.... il "pianeta nuvola"
IL SILENZIO!
La paura scompare e mi godo questi 30 interminabili secondi nel "pianeta
nuvola".
La prima volta in una nuvola... non ci credo non può essere vero. C'è l'ho
fatta, ho realizzato il mio sogno bambino!
Il silenzio surreale viene rotto solo dalla radio:"Manu che succede? non ti
vediamo e non ti sentiamo, tutto ok?" - mio fratello preoccupato.
"Tutto ok - singhiozzando - è... è... è che non ci sono parole!"
"Ti credo, comunque non toccare i comandi e rimani fermo x non cambiare
direzione - ok ok"
Si intravedono le prime forme, le case, la città!
A malincuore mi rassegno di dover abbandonare il "pianeta nuvola", esco e
vedo Emanuele1 500m più avanti e poi guado giù: wow!!!!! ;-)))))))))))))
Ho ancora 600m di quota e vedo di grattacieli piccoli piccoli.
foto foto foto... Poi prendo il telefono: chiamo gli amici più cari!
Non si fa lo so ma le condizioni sono ottimali, la vela scivola
silenziosa e
senza scossoni nel vento e mi posta dolcemente fino a Monticelli. Metto via
il telefono ma non la pentax, ho ancora parecchia quota e ne voglio
approfittare ;-)))
Raggiungo i grattaceli e trovo Emanuele1 che fa delle virate x smaltire
quota e prepararsi all'atterraggio: in posa... click. Perfetto, una delle
foto più belle mai fatte ad in volo, un parapendio e sotto dei palazzi.
Fantastico!
Sono 200m sopra i grattacieli, adesso iniziano a far paura.
Metto frettolosamente via la fida pentax, passo sopra l'atterraggio
(situato
tra la chiesa e l'ospedale) ultime indicazioni via radio di Lorenzo, passo
sopra l'ospedale, con una virata a 90 a sx punto verso ascoli e poi 180 sx
per andare verso l'atterraggio. Perdo ancora quota, i grattacieli adesso
sono ad altezza viso ed incutono davvero timore.
Guardo in basso, non ci sono altre possibilità, l'atterraggio è uno solo:
quel lungo campo d'erba tra ospedale e chiesa.
Per rendere più divertente la cosa ci sono delle 6 file di piante di ulivo
messe in orizzontale :-|||
Smaltisco la residua quota sopra l'ultimo palazzo prima dell'atterraggio,
poi appena passo oltre la vela va giù più rapidamente di quello che avevo
calcolato. Rimango freddo e mi trovo un'altro spazio per atterrare.
Atterro tra gli applausi di alcuni bambini entusiasti, li saluto sperando
che un giorno non lontano anche loro potranno realizzare il loro sogno da
bambini...

Mané

Labili tracce

martedì 20 aprile 2004

Chissà se a qualcuno di voi è mai capitato di finire in un bosco e perdersi, o di finire in uno sterrato e accorgersi che non sai più dove ti trovi…
E allora? cosa fai? Torni indietro? Si è sempre la cosa migliore, ma un testone come me non torna (quasi) mai indietro… e allora che fai? Prosegui ok (mané testone che altro non sono), ma in che direzione? Provi sbagli torni al bivio poi… Poi vedi quella traccia, una sola labile traccia di un tassellato che ha fatto il tuo stesso percorso…
Inizialmente la guardi con diffidenza pensando:”quella è una motorella non un bisonte da due quintali! se poi quella traccia finisce in un sentiero sono ca####” poi pensi che è meglio di niente, e ne trai conforto. La vedi proseguire, vedi che non si infila in posti a te inaccessibili, ti preoccupi se per qualche metro non la vedi… insomma diventa quasi una compagna di viaggio ;-)))
Prosegui, non per incoscienza (…oddio, un po si diciamolo) ma perché trovarsi da solo in un bosco sperduto… bhè… ti da delle sensazioni che non si possono descrivere.
Da una parte tu con il tuo fido “cavallo di battaglia”, dall’altra la natura selvaggia ed incontaminata…

Ma partiamo dall’inizio:
Dopo una giornata passata a disegnare freneticamente degli stampi, ho voglia di scaricare la tensione. Decido di prendere la Ta e di andare a vedere un paio di sterratini vicino Roccafluvione, la patria degli induristi. Ancor prima di arrivarci mi torna in mente uno percorso fatto dai 4x4 qualche anno addietro, ritrovo il posto e mi ci infilo. Il gioco inizia a farsi serio da subito, uno sterratino di media difficoltà con pietre sabbia fine e solchi ;-)))) E’ quello che cercavo!
Guido rigido, le due cadute in off le settimane scorse ancora non le ho ancora superate mentalmente. Ma non c’è tempo di pensare a questo, questo tratto è molto guidato e non ci si può mai rilassare. Il percorso è tecnico si ma mai impossibile, prima seconda gas x affrontare una salitona poi giù, tornante secco dx discesona con solco sx dx altro rettilineo in forte discesa poi curvone a dx con pietre grosse… Mi sembra di essere al luna-park. Bello, davvero bello!
Finisce lo sterrato, e mi metto in caccia di altri. Provo uno ma niente, poi trovo una stradina di trattori che… si è quello che cercavo: uno sterrato stretto ma che mi permetta in ogni momento di fare inversione. Il tratto iniziale è pianeggiante, con una serie infinita di piccoli saliscendi che ti fanno venire la bava alla bocca, ma poi quando trovo un lungo rettilineo immerso in una pineta….
mi viene la pelle d’oca… F A N T A S T I C O !!!!!
Proseguo, lo sterratino inizia a farsi impegnativo, una serie di lunghe salite su terra con buche sulla traiettoria migliore; riprendo fiducia in me e nel mio mezzo che al solito non si scompone e sale senza incertezze. C’è poco da dire: mi diverto come un bambino di 5 anni, e come lui non riesco a smettere… Fine sterrato :-((( nel cercare un altro trovo una casetta sperduta immersa in un bosco: sembra irreale tanto è bella! Torno sui miei passi, raggiungo Venarotta, faccio uno sterratino che passa su un prato, vedo strade figure guardarmi male, cosi cambio zona.
Cerco un sterrato che avevo provato a fare 10anni fa con la mitica 112 Abarth, lo trovo e scopro purtroppo che hanno asfaltato diversi tratti, con il risultato che adesso ci sono diverse buche mal rattoppate con l’asfalto a freddo e tanto brecciolino insidiosissimo. Maledico gli amministratori comunali e raggiungo quel che resta di questo sterrato. La parte iniziale è facile, percorso veloce su ghiaia immerso in una pineta. Ci sono diverse varianti di media difficoltà da poter fare ma proseguo per la strada principale. La strada esce dalla pineta e iniziano diversi saliscendi con curve secche che lo rendono molto divertente. Verso la fine di questo percorso mi taglia la strada un bellissimo capriolo ;-))))))))) Sono le 20.00 il sole sta tramontando dietro i monti Sibillini ma non sono ancora stanco, dirigo verso un’altro percorso dove anni fa hanno fatto una gara con le 4x4.
Non so cosa mi aspetta onestamente, so che sarà tutto in discesa e che se c’è passato una jeep ci passa pure la TA. Percorro i primi metri, il fondo è buono solo un po di sabbia finissima e qualche buca. Inizio a trovare mille biforcazioni: quale sarà quella giusta?
Provo una, sbaglio torno indietro. Tornare indietro? Si la scelta migliore (vedi più saggia) ma non oggi. E allora dove vado? Bo… fammi vedere. Poi ecco, una labile traccia di un tassellato.
Proviamo, solo speriamo che non si ficchi in qualche sentierino, senno sono cavoli amari.
La traccia ahimè si infila nello sterrato più ripido :-((, mi ci infilo un po timoroso.
Fatto in due questo percorso non farebbe cosi paura, ma perderebbe parte del suo fascino: il fascino di essere da soli dentro un bosco senza sapere dove ti trovi esattamente.
Proseguo con mooolta cautela, seguendo fiducioso i segni lasciati da questo endurista.
Altri biforcazioni, tracce di presenza umana: zero :-((((.
Sono completamente immerso in un bosco, mi fa paura ma allo stesso tempo ne scopro la magia.
Proseguo ancor più timoroso, seguendo fedelmente le tracce del tassellato fino a quando trovo una sbarra: e che cazz!!!! Da una parte la contentezza perché significa che la strada asfaltata non è lontana, dall’altra la paura di dover tornare indietro se questa fosse bloccata. Non lo è per fortuna, e posso proseguire. Divoro gli ultimi km, a 100 metri dalla strada asfaltata mi rilasso e rischio di finire a terra.
Mi fermo un secondo a guardarmi indietro: che spettacolo!
Mané

Gran Sasso polveroso

La polvere ha suggellato questa sorta di gemellaggio tra il Ciauscolo Dram Team e i Talebani del Tassello. Un gemellaggio, tra appassionati di moto e di percorsi in fuoristrada, di amanti della natura e di paesaggi mozzafiato, di gente che in off non ci va perché è figo, ma perché prova delle sensazioni che solo questo tipo di guida può darti.
E’ per questo che fin da subito mi sono sentito a mio agio, pur non conoscendo nessuno del gruppo ad esclusione di Patrizio. Arrivo all’agriturismo, e ritrovo quel clima allegro e scherzoso che caratterizza le uscite del CDT :-); due chiacchiere, racconti di uscite, di sentieri, di sterrate, di percorsi, di posti che hanno lasciato un segno dentro di noi… “Si - mi dico - sono a casa mia”.
Frettolosamente conosco un po tutti e guardo il parco moto: quanti bei bisonti, ci sarà da divertirsi!
“Divertirsi… è nà parola ‘rossa! – esclamo tra me e me”.
Non mi preoccupa il fatto che sarò in giro con dei manici del calibro di “Nuvola Rossa” ma il terreno: so che mi aspetta un fondo smosso (breccione perlopiù), proprio quello che una settimana fa mi aveva messo in crisi durante la VDC. Faccio tesoro di ogni consiglio dato dagli organizzatori e da chi in off ci va da molto tempo (in fondo sono solo al mio 2° treno di tassellate, diciamolo pure, sono ancora un novellino ;-)))))))))))
Patrizio ripete più volte, “il percorso non è impegnativo basta solo imparare a galleggiare sulle uova”. “Te pare facle? Vebbé, provemc” dico tra me e me in dialetto ascolano.
Partiamo e saggiamente mi metto in fondo al gruppo. Prime curve su asfalto poi imbocchiamo lo sterrato: polvere polvere polvere…. Una grossa nuvola di polvere si solleva al passaggio delle moto e io, da ultimo del gruppo, fatico non poco a vedere la strada;
mi tengo a debita distanza da un bmw che guida sicuro nonostante le anakee, cerco di prendere confidenza con questo infido terreno, poco alla volta senza esagerare ;-)))
E’ dura, la moto va dove vuole e l’istinto ti porta a mollare il gas (SBAGLIATISSIMO!).
Che dire: ci provo in alcuni casi ci riesco in altri rischio di finire a terra :-(((((( ma per fortuna riesco sempre a tenere la moto in piedi. Alla prima sosta sono già distrutto (miiii come vanno questi!!! :-)))))) e completamente impolverato. Come alla VDC vedo facce impolverate ma entusiaste, peccato solo che il fondo richieda una guida molto attenta e non permetta di gustare i bellissimi paesaggi attraversati. Ripartiamo.
Nonostante mi fossi imposto di (cercare) di fare il serio non ci riesco, ogni volta che vedo il fotografo appostato mi invento qualche posizione cretina (non fateci caso, non riesco ad esser serio nemmeno quando sono per aria a 2500m figuriamoci in moto).
Raggiungiamo un laghetto mezzo prosciugato, foto di gruppo poi, uno alla volta, affrontiamo una salita di media difficoltà. Vedo i primi salire veloci, alcuni si fanno fregare dal breccione ed io?
Io salgo… male ma salgo :-(((
Mi rammarico perché potevo affrontarla con molta più convinzione ma mi son fatto fregare dalla paura: che pollo!
Una serie di soste rallentano l’andatura del gruppo, ci raggruppiamo nei pressi di un agriturismo e puntiamo decisi verso la rocca di Calascio. Anche questo tratto è bello e facile, costeggiamo un prato in fiamme e saliamo su per la stradina che ci porta a pochi passi dalla rocca.
In cima allo sterrato trovo una variante (due per la verità) al percorso molto carina e succinta ma un inflessibile Patrizio mi “riconduce alla retta via” ‘stardo!. Protesto vivamente con l’organizzazione ma niente :-(((((
Sosta, alcuni ne approfittano per visitare la rocca, io invece ne approfitto x rilassarmi un po in vista dell’ultimo tratto di off prima di pranzo che preannuncia impegnativo nella parte finale.
Nella prima parte ritrovo quell’infido breccione smosso che mi rimette in difficoltà:” la tengo la tengo cazzo non la tengo!” mi fermo alla bene e meglio senza far cadere la moto ma un super tenerè rischia di venirmi addosso.
E’ l’unica nota stonata di questa giornata, secondo il mio modesto parere su questo tipo di fondo si doveva viaggiare un po più distanziati :-((((.
A fine discesa la strada si infila in un bellissimo sottobosco, il fondo torna mediamente più compatto e torno a divertirmi come un bambino :-))))))
Bello davvero bello questo tratto, un po meno gli ultimi 200m dove il fondo è molto smosso e la ruota letteralmente affonda nella ghiaia smossa.
Una super tenerè ne fa le spese e finisce su un cantone, gli altri (me compreso) non senza qualche difficoltà passano indenni. Bello davvero bello questo tratto! I complimenti a Patrizio e al suo staff sono quanto mai meritati.
Corsa veloce fino alla piana di Campo Imperatore e abbuffata di arrosticini e carne alla brace.
Colgo l’occasione per conoscere un po meglio i partecipanti, ed in particolare un mio illustre compaesano: Nuvola Rossa.
Avevo sentito parlare molto di lui, mi dicevano che era uno che in off andava… eccome se andava, più in generale me ne parlavano come una persona umile e disponibile come poche…
Avevano ragione :-))))
Ripartire dopo aver mangiato a Campo Imperatore per me è sempre stata una tragedia, e stavolta non fa eccezione, anche se mi ero limitato a solo 10 arrosticini ed una bistecca :-((((((((
Sterratone veloce fino a metà piana, con il vento che sposta la povere dietro le moto: spettacolo!
Raggiungiamo un vecchi casone da cui si gode una suggestiva vista, discesa veloce, l’ennesimo mio impappinamento sullo smosso e poi di nuovo asfalto. Altro veloce e divertente sterrato :-)))))))))))))))) dentro una vallatina, tratto asfaltato, altro sterrato (sostanzialmente una strada per trattori , larga e veloce) fino ad arrivare ad un paese di cui non ricordo il nome da cui si imbocca lo sterrato finale, il più bello!
Si parte subito con una esse in discesa molto divertente e poi ci si infila in un sentiero in alcuni tratti ripido, con fondo duro e qualche pietra, dei rami bassi da schivare e ogni tanto dei prati.
Vorrei scendere a capofitto, ma sono rallentato da qualcuno un po impaurito :-( ma questo però non mi impedisce di godermi questo tratto e di divertirmi come un matto.
Lo rifarei mille volte ma il tempo è tiranno, devo tornare a casa e fare un veloce tagliando in vista del tour delle fortezze di venerdi.
Il tempo di una foto di gruppo, una fetta di anguria (santo subito chi l’ha comprata!) e i saluti di rito a tutti i compagni di giornata con una parola: arrivederci.
Arrivederci a nuovi giri a nuove uscite a nove emozionanti mangiate di polvere in giro per gli sterrati d’Italia.
I complimenti (e i miei personali ringraziamenti) a Patrizio, al suo staff e a tutti quelli di MIF con cui ho passato una bellissima giornata.
Mané

Giornata da lupi

Domenica 21/10/2007
Giornata da lupi sull’Appennino… neve pioggia ed un vento che spazzava incessantemente.
Quale migliore occasione per starsene dentro casa, o per farsi un giro per le viuzze de L’Aquila dove mi trovavo momentaneamente… non fa per me! Uno sguardo alla cartina alla ricerca di qualche tornante (anche se da fare in macchina), di qualche paesaggio… Dunque dal L’aquila… Campo Imperatore.. no già visto, Campotosto.. come prima…. Antrodoco… naaa voglio di più… Rocca di Mezzo… subito affiorano dei bellissimi ricordi di un giro fatto alcuni anni fa in moto;
Si è quello che cerco! :-)))))))))
Si inizia subito con una lunga serie di curve veloci, la strada larga e l’asfalto perfetto permettono una buona andatura… Non si può dire altrettanto del paesaggio, che al contrario invoglia a prendersela comoda e calamita lo sguardo con una stupenda vista sul Gran Sasso appena innevato
:-)))) La strada si restringe nella parte finale, ma il piacere di guida non cambia.
Ai 1380m del valico la neve è a bordo strada. Si inizia a scendere verso l’altopiano di Rocca di Mezzo; Istintivamente viene da paragonare questa piana a quella di Castelluccio, ma sono due paesaggi completamente diversi. Attraversiamo la piana percorrendo un luuungo rettilineo, fino a raggiungere Rocca di Mezzo; Questo paese mi ricorda molto alcuni paesini visti sulle alpi e non ha niente a che vedere con gli altri dell’Abruzzo: molto più curato e bello; si vede proprio che è una località sciistica.
Proseguiamo oltre, ci sarebbe un bellissimo sterratino da fare ma con la 206 non è proprio il caso :-(((((((( altro rettilineo e iniziamo a scendere verso Celano. Rincominciano i tornanti, la strada si snoda dentro una pineta, e in poco tempo ci porta fino alla piana del Fucino.
Giriamo a sx e subito ci appare l’imponente castello di Celano; Meriterebbe una visita, ma il tempo è tiranno cosi seppur a malincuore, decidiamo di non fermarci. Dirigiamo verso il passo del
Da subito il paesaggio si fa brullo e desolato, le uniche tracce di civiltà sono dei grandissimi mulini a vento: in trenta km incontriamo solo 4 macchine. In compenso la strada è tenuta bene, mai buche o brecciolino, invogliano ad una guida sportiva.
Al tempo stesso la desolazione di questo posto ci affascina, ci sembra di essere nel far west :-))))
Superiamo il valico, il paesaggio cambia nuovamente, ritroviamo dei boschi di querce, ma continuiamo a non incontrare anima viva. Raggiungiamo il fondovalle dopo l’ennesima scorpacciata di curve e tornanti, finalmente attraversiamo qualche paese. Dopo poco troviamo un bivio, giriamo a dx verso Popoli. Ci infiliamo nelle gole di S. Venanzio, belle e suggestive.
Raggiungiamo Popoli dove vorremmo fermarci ma diluvia; ripartiamo subito verso L’Aquila, percorrendo una strada tutte curve dove un’ora prima si erano sfidate delle macchine in una gara di slalom. Ci provo anch’io, giusto per far vedere a Marty in che cosa consiste quel tipo di competizione… Vabbé lasciamo perdere, avessi avuto veramente i birilli avrei fatto strike almeno 6 volte :-((((
In breve tempo siamo in cima alla montagna, i boschi purtroppo sono andati distrutti durante un incendio :-(((( vabbè….

Un lungo rettilineo ci riporta a L’Aquila dopo 3 ore 150km percorsi 1000 curve e tanti luoghi incantati attraversati. Avremmo voluto fare una deviazione verso la maestosa rocca di Calascio (50km in tutto) ma era troppo tardi.

Che dire: è autunno ma si sente già odor di Primavera….