Gnik gnik!

giovedì 16 settembre 2010


Gnik gnik, maledizione, cos’è questo rumore, e soprattutto, da dove viene?

Gnik gnik, sta piovendo ed mancano 40km a Roccaraso.

Gnik gnik, fanculo, esco dalla A25 e provo a capire cosa succede.

Gnik gnik,  screekkk, gnik gnik… fanculo fanculo fanculo, non può essere di nuovo il cuscinetto posteriore.

Gnik gnik, controllo: è il maledettissimo cuscinetto posteriore!

Gnik gnik  ########!!!! C’è un altro “rumore” ma preferisco non scriverlo.

Mi metto in cerca di un meccanico: “Sa, sono le 4 e tra un’ora devo andar via – ok tranquillo grazie lo stesso – senta ho un cuscinetto rotto… se vuole le smonto la gomma tanto ci vuole un attimo… - no, è tardi al limite domani – si ma vede non abito qui vicino, cerchi di capire – mi spiace non posso aiutarla…” Fanculo alla proverbiale ospitalità abruzzese, in Tunisia un ragazzo di domenica ha mollato 3 ragazze, ci ha riparato la gomma e non ha manco voluto esser pagato, fanculo! Terzo mondo? Forse il nostro, non l’Africa! Comunque io una persona non l’avrei mai fatto andar in giro con un cuscinetto rotto fossero state le dieci di sera, meccanici di merda! Sento San Maxxx, mi risponde la sua segretaria bionda (da quanto in qua i santi hanno una segretaria bionda?) mi da i codici dei cuscinetti li compro e mi fiondo a Roccaraso.

Gnik gnik, vorrei fermarmi a cercare un altro meccanico ma Marty mi mette fretta e proseguiamo.

Gnik gnik e la moto sbanda in curva sulla giuntura di un viadotto…

Arrivo in hotel, saluto tutti, una doccia e sono sulla moto: bene ho solo un cuscinetto rotto ed è quello sulla corona ;-))). Quando sto per forzare il cuscinetto mi viene il dubbio di non aver preso quello giusto: controllo. La fortuna oggi non mi assiste, ho sbagliato a prendere proprio il cuscinetto rotto!
 

Lisstaioli a cena...

La serata scorre allegra e spensierata in hotel, sembra di essere all’asilo, con bambini luridi zozzi caciaroni ma contenti e un paio di maestri a cercare di tenerli a bada… mission impossible! Già, l’entusiasmo e l’allegria della Lissta non si piegano nemmeno di fronte alla pioggia battente o alla stanchezza!  
Piove cazzo! Piove che dio la manda giù tutta la notte! Le mie labili speranze di fare un giro simil asciutto si infrangono miseramente il sabato mattina di fronte alla perseveranza della pioggia. Decido di fare lo stesso il giro con la mia moto contando sul fatto che Carmine riesca a reperire un cuscinetto a Pescara. Cambio le carte in tavola, inverto il senso del giro nella speranza di arrivare al Blockhaus con il sole e mando Marty con Zalex a fare da apripista. 
Zalex&Marty in versione apripista dell'Arrosticino
Superiamo il valico della Forchetta, scendiamo verso Palena e proseguiamo verso Fara S. Martino. Il tempo regala qualche sprazzo di sole, solo l’asfalto viscido crea qualche problema alle staffette con qualche innocua intraversata :-OOO. Con dei cambiamenti così importanti all’ultimo secondo di solito il giro se ne va a puttane, invece il treno Tama-TaRoma funziona davvero bene! A Pretoro la musica cambia, il cielo si fa cupo, la pioggia fa la sua comparsa e iniziamo ad incontrare i primi rivoli d’acqua in strada: rassegnati ci infiliamo l’antipioggia e saliamo verso la “cima Coppi” del giro, il Blockhaus. Spero fino all’ultimo in un miracolo, evoco Eolo nella speranza che spazzi via le nuvole, magari solo per qualche secondo, il tempo di ammirare il superbo panorama che solo la Majella sa regalare… Niente! 

Nebbia, di quella più bastarda, di quella che nemmeno con un baazooka riesci a bucare, figuriamoci con le deboli luci di un Transalp! Mi metto davanti a far battistrada al gruppo, con la visiera alzata per cercare di vedere qualcosa, con le dita pronte sul freno nel caso non dovessi vedere una curva. Nel silenzio surreale del bosco avverto un rumore sordo e convulso: tu tun, tu tun, tu tun, tu tun, tu tun, tu tun, tu tun! No, non è il cuscinetto, è il mio cuore che batte forte! Ho paura maledizione, non vedo nulla e ci sono 40 persone che seguono la mia scia, se sbaglio rischio che si facciano male. Passo Lanciano, a malapena riesco a vedere i bar della piazza, proseguo riducendo ulteriormente l’andatura. Ma quanto sono belle le curve che portano al Blockhaus? Quelle nel bosco sono meno chiuse e più scivolose mentre quelle in cima sono meno tecniche e più veloci: un paradiso! Ma oggi no, oggi non si riesce a distinguere una curva da un rettilineo, oggi si naviga a vista ma siccome non si vede un cazzo si naviga a cazzo! Semplice no? :-))) 

Mentre avanzo attraverso questo muro impenetrabile abbandono l’idea di andare al Blockhaus e decido di scendere all’Eremo. Percorro un rettilineo, capisco di essere sul largo piazzale dove (in teoria) a sinistra ci sarebbe l’hotel cazzo-ne-so di 5 piani e a destra il bivio che scende fino all’eremo di S. Spirito. In teoria perché in pratica si vede a malapena la linea bianca sull’asfalto… Ricordo a memoria ogni curva, davvero, ogni singola curva di questo percorso, figuriamoci i bivi ma… il bivio è qui ma non lo vedo , non vedo nemmeno l’hotel eppure il mio gps mentale mi dice che gli sono di fronte ma se fosse cosi lo vedrei, ma dove che non si vede nulla? Porca miseria che situazione del cazzo! Fermo il gruppo:”NON VI MUOVETE DA QUI MANCO SE VIENE IL PAPA IN PERSONA, VADO A CERCARE IL BIVIO!”  Parto come faceva mia nonna cento anni fa, con il lumicino, nel buio chiaro di questa nebbia, alla ricerca del bivio perduto. Seguo per alcune centinaia di metri il bordo strada e trovo due grosse pietre messe di traverso:”Oh cazzo, questo è l’ingresso del Blockhaus? E il bivio dove cazzo è finito? Sarà mica stato fagocitato da questo mare di nebbia? Bhooo!!!” Torno indietro, prego che tutti abbiano seguito il mio ordine e siano fermi a bordo strada, prego perché se uno di loro fosse in movimento rischierei seriamente di andargli addosso…  Raggiungo il gruppo e mi rimetto in cerca del bivio, pochi metri e lo trovo:”vedi che il mio gps mentale non sbagliava! Ero proprio davanti al bivio, solo che non lo vedevo, nebbia di merda!”

La nebbia concede un attimo di tregua, durerà poco!
Iniziamo a scendere, pian piano, dapprima attraversando dei prati e poi un bosco (beato chi li ha visti); un occhio guarda avanti l’altro controlla che Zalex, Marty e gli altri seguano alla giusta distanza. Tutti gli organi sensoriali sono in stato di massima allerta, mentre nel profondo della nebbia mi sembra di vedere LUI: la “causa” di tale afflizione. Ha lo sguardo incazzato ma sotto sotto ride sarcasticamente: “mi sfottete perché vado poco in moto e quando lo faccio diluvia? Beh, allora beccatevi sta nebbia, cosi non potrete dire che è colpa mia…” Lo mando bonariamente affanculo e dopo poco usciamo dalla nebbia (a volte mandare a fanculo Elio funziona!). Torniamo a dar gas, godendoci una minima parte di quei superbi panorami che si godono da questa strada, pochi metri e giriamo a sinistra verso l’eremo di S. Spirito. Una veloce visita e siamo diretti verso il ristorante. Il mio Gps mentale cerca una scorciatoia, Marty non si fida, io domando ad un local che conferma quello che immaginavo: c’è una strada asfaltata che taglia in due la montagna e permette di arrivare in breve al ristorante.
Il nostro arrivo viene salutato dalla sempre sorridente  Federica e da alcuni avanzi di galera di Roma. Provo a capire com’è il morale della truppa osservando gli sguardi dei partecipanti: sono stanchi ma contenti :-)))) Il pranzo all’Abruzzese scorre tra me che mangio col cronometro in mano e i partecipanti che si ingozzano come se non avessero mangiato per mesi e la prof che mi maledice in tutte le lingue conosciute: “ Mimmo era dimagrito di 4 kg e ne ha già ripresi 3…"

Anche Federica si stupisce di quanto mangia il Prof
La risalita in sella mi riserva una bruttissima sorpresa: il cuscinetto si risveglia e da cenni di immediato cedimento! Sono con il morale a pezzi: Carmine non ha trovato il cuscinetto, mi tocca abbandonare la moto e sono l’unico a conoscere bene il percorso :-(((((. Il sindaco di Lettomanoppello mi permette di lasciare la moto nel garage della protezione civile, mentre Mandrache si offre di accompagnarmi… “dai, tutto sommato poteva andar peggio, poteva mettersi a piovere…” penso tra me e me. E giù un acquazzone di quelli che dio lo manda! Mandrache deve tornare al ristorante a prendere la giacca: mi tocca lasciarlo andare da solo e salire con Giorgione! Cazzo, oggi non ne va dritta una, accidenti! Lentamente saliamo verso Passo S. Leonardo, mentre poco a poco la pioggia lascia spazio ad alcuni scorci mozzafiato. L’allegria e la simpatia di Giorgione mi fanno dimenticare il fatto di non essere con la mia moto, lo scazzo lascia velocemente spazio all’allegria e al sano cazzeggio. 
La strana coppia dell'Arrosticino: Mané&Giorgione
Scendiamo verso Pacentro percorrendo “lo Stelvio d’Abruzzo” una serie di 15 tornanti che ricordano quelli dello Stelvio. Ci fermiamo a vedere dall’alto le maestose torri del vecchio castello, ma la nuvola fantozziana non molla la presa, e ci costringe a scappare. Via veloci verso Cansano, Pescocostanzo e finalmente Roccaraso.

La stanchezza non lede minimamente lo spirito allegro e perculativo dei partecipanti, e la cena si rivela l’ennesima occasione per fare casino e per prendersi in giro. Quando il giorno prima i miei colleghi mi chiedevano perché andassi a Roccaraso nonostante la pioggia non avevo saputo rispondere. E’ difficile far capire cosa spinga le persone a mettersi in moto nonostante pioggia, vento, freddo e senza sapere dove e cosa si andrà a vedere… ma mi basta guardare in faccia ogni singolo partecipante per trovare la risposta!

Faccia da... Arrosticino!
 Domenica la pioggia concede una meritata tregua al gruppo e lasci ampi spazi al sole. Per alcuni arriva il momento dei saluti per altri è solo l’inizio di un’altra bellissima giornata in moto. Superato il Valico della Forchetta giriamo a destra verso sud. Attraversiamo un bellissimo bosco e dopo poco siamo a Pizzoferrato. L’antico borgo meriterebbe una visita ma il tempo è tiranno e il mio road book mentale dice che siamo in ritardo. Ripartiamo, la strada si allarga, le curve si aprono e la Majella finalmente si svela in tutta la sua bellezza. Verso Montenerodomo  il gps TAMA 1.0, dopo un giorno di onorato e impeccabile servizio, inizia a tentennare e mi accorgo che urge una release più aggiornata. La release 1.1 arriva in un battibaleno in sella al GS 800 guidato magistralmente da Carmine e si dimostra subito molto valida: in pochi minuti siamo a Roccascalegna. Organizziamo un giro a piedi intorno alla fortezza, fiduciosi  delle informazioni fornite dalla nuova release, ma dopo alcuni minuti mi accorgo di un virus bastardello che a volte fornisce false informazioni solo per il gusto di veder penare i partecipanti (urge una scansione antivirus). 
Seguendo le indicazioni del GPS Tama 1.1 in vena di scherzi   
Rotta verso Est, verso l’Abbazia di San Giovanni in Venere con le release 1.1 e 1.2 che si alternano alla guida del gruppo mentre la release 1.0 si gode il meritato riposo. E’ bello vedere Alberto, Eugenio e Carmine alternarsi alla guida del gruppo e condurlo verso una meta: sembra una cosa normale, invece questa è la prima volta che il gruppo esce insieme :-). Onde evitare spiacevoli disguidi (leggasi “funerale” in corso) decido di rimanere a sorvegliare le moto e a godermi il panorama sul litorale molisano, mentre gli altri fanno una fugace visita all’Abbazia. La release 1.2 (by Eugenio) ci accompagna lungo la costiera adriatica fino al ristorante a Francavilla  e si dimostra molto matura. Osservo compiaciuto il serpentone di moto, lo vedo avanzare sicuro nel traffico aiutato dai “cugini” romani sempre pronti a farsi in quattro pur di aiutare gli inesperti consanguinei, lo osservo con la faccia di chi credeva ad un sogno ma non credeva di riuscire a realizzarlo fino in fondo e così bene, lo osservo pensando a chi a questo sogno ci ha creduto e ha affrontato tutte le difficoltà senza battere ciglio, lo osservo pensando a chi è partito senza neanche sapere dove andava e chi li avrebbe guidati, lo osservo e penso che tutto questo mi è mancato e tanto.

Un gruppo di moto segue fiducioso l'apripista: un'emozione indescrivibile!

Grazie a tutti

Mané

Ps.Scusate ma i ringraziamenti ed i saluti mi stanno sul cazzo:  tanto lo sapete bene quanto io sia grato ad ognuno di voi e sapete che presto tornerò a rompervi le scatole.
 
Le foto sono su http://picasaweb.google.com/manetransalp3

Fortuna bravura pazzia

sabato 1 maggio 2010

"La prima volta l’hai fatto per fortuna, la seconda perché sei bravo, la terza perché sei pazzo!"

Martinsicuro ore 18.00
Vento da sud leggermente rafficato, l’ideale per un decollo senza dover correre…
Uhmm, l’elica è smontata, poi è tardi… ma no troppa fatica… Poi sono scazzato…
Fanculo andiamo lo stesso, male che va mi servirà solo per rimontare l’elica…

Il decollo avviene come avevo previsto, due passi e il vento mi spara in aria.
Subito punto verso sud imponendomi di volare basso come mi diceva Claudio.
20 metri, 10 metri, 5 metri, poi leggero verso Alba Adritica.

Ci sono molte persone in spiaggia, molti mi osservano, altri mi salutano, due ragazze mi salutano e mi offrono da bere… Vabbè, come se avessi accettato, sarà per la prossima volta.

Volo leggero e sicuro verso sud, in fondo il mio è uno dei tanti modi per passeggiare sul lungomare, solo che lo faccio a 10 metri da terra, non fosse per questo passerei del tutto inosservato.
E’ un passeggiare lento, un po' delfinato (inteso come modo di avanzare non proprio lineare), ma soprattutto rilassante. Le mille paure che avevo prima del decollo svaniscono nel nulla mentre mi godo la spiaggia di Alba Adriatica sempre bella con le sue pinete.

Bho, volare radente sarà bello, ma questa spiaggia va vista dall’alto per poterne apprezzare a pieno la bellezza. È dall’alto che si scopre la magia di questo posto, mare e montagna che sembrano toccarsi, pinete prati e la bellissima pista ciclabile che li attraversa da nord a sud, parchi giochi e chalet un po' retrò… non so come spiegarvelo ma da terra è tutto troppo veloce, troppo piatto, troppo scorrevole, l’Abruzzo non è questo: l’abruzzo è la montagna, è selvaggio, è.. come posso dirvi… lento e tridimensionale! Ma da terra questo non si capisce!

Dopo l’ultima pineta disegno un tridimensionalissimo cerchio in aria salendo rapidamente a trenta metri. Una serie di 360 e poi punto verso nord! Con il vento alle spalle filo veloce, ho un appuntamento da rispettare, e mi devo sbrigare. Vedete, da bravo volatore di Castelluccio a fine di ogni volo ho un appuntamento da rispettare, una momento al quale non posso esimermi di partecipare: il tramonto! Quale miglior posto per vederlo se non dal molo di Martinsicuro?

Quando ci arrivo il sole è ancora alto, ma le sfumature iniziano già a disegnare il profilo del Vettore e dei Sibillini. Pian piano la palla infuocata si nasconde dietro queste maestose montagne regalandomi un tripudio di colori, mentre pochi metri sotto di me in molti mi osservano mentre faccio degli otto sopra il porto e sopra la foce del Tronto. Avrei voluto urlargli “Giratevi! Guardate che spettacolo c’è dietro di voi…” sono sicuro che non mi avrebbero capito manco se gli e lo avessi scritto!

Ormai sazio di tanti colori mi dirigo verso l’atterraggio, ma ho delle parole in testa: sono quelle di Claudio che continua a ripetermi di volare basso, di fidarmi di me stesso… Il vento è laminare e costante, è il momento per fare i conti con le mie paure. Arrivo in un tratto di spiaggia deserto, mi tiro fuori dall’imbrago e allungo fino all’inverosimile la mia gamba destra. Freni leggermente pizzicati e motore che pian piano scende di giri. Tun! Toccato! Subito colpo di freni ma la vela scarta verso dx: strizza la controllo e riprendo quota.

Però… Nuvola Rossa (accidenti a lui) dice sempre che la prima volta ce la fai perché hai culo, la seconda perché sei bravo … Devo rifarlo!
Di nuovo giù lento stavolta la gamba è meno distesa ma tocco lo stesso e controllo meglio la risalita a quota “sicurezza”
Però… Nuvola Rossa (mai che si facesse i cazzi suoi) dice che la prima volta l’hai fatto per fortuna, la seconda perché sei bravo, la terza perché sei pazzo! Devo rifarlo!
Di nuovo giù e toccata e via.

Però… tranquilli stavolta Nuvola non c’entra, è che… dopo l’ultima toccata mi sembrava di poter quasi camminare… Accidenti a me, ‘tocca provare.

Giù di nuovo, sfioro con i piedi la sabbia e giocando con freni e gas corro per qualche metro… LIBIDINE!!!
:-)

Però… la regola è sempre quella, le cose vanno fatte tre volte sennò rimane il dubbio che c’hai avuto solo culo. E via di nuovo per tre volte, l’ultima facendo pure un salto per attraversare un piccolo rivolo d’acqua. Caccio un urlo pazzesco, mi sa che mi hanno sentito pure a casa dei miei! L’adrenalina mi scorre nelle vene mentre rido come un imbecille e caccio l’ennesimo urlo liberatorio. Ok, ne ho abbastanza di giocare sulla sabbia ma non di volare. Arrivo un paio di volte a Martinsicuro (questa si chiama astinenza da volo, per chi non lo sapesse) e poi verso la nazionale. Giro intorno allo stadio facendo attenzione a non passare sulla verticale di case e delle persone poi torno in spiaggia. Quando in lontananza vedo un aereo volare ad una quota superiore alla mia (di solito succede sempre il contrario), decido di scendere.

Superare un limite, riuscire a fare qualcosa che si credeva impossibile, dire ciao alla ragazza bionda del primo banco… Affrontare il rischio di fallire, di cadere e farsi male, di fare una brutta figura…
Mettersi in gioco, provare, rischiare, per poi accorgersi che i veri ostacoli sono quelli della nostra mente… questo è stato in sintesi il mio volo.

Grazie a Nuvola Rossa per avermi insegnato a guardare sempre oltre l’ostacolo!

Mané

Fuori dal nido

martedì 30 marzo 2010

"...Ma i veri viaggiatori sono soltanto quelli
che partono per partire; cuori leggeri, simili a palloncini,
non si allontano mai dal proprio destino
e senza sapere perché, dicono ogni volta: andiamo!"

Questa poesia di Beaudelaire è quella che meglio di tutte racconta di me, del mio carattere, del mio modo un po zingaro di vivere: una persona perennemente in viaggio! Scordatevi per un attimo i viaggi avventurosi in giro per il mondo, si può viaggiare lo stesso rimanendo seduti davanti ad un pc spento: la nostra mente è quanto di più vasto e sconfinato esista! Molti di noi, quando raccontano di un viaggio, trascurano questo aspetto concentrandosi sull’aspetto “fisico”, ma un viaggio è prima di tutto uno stato mentale, la ricerca di qualcosa, la voglia di scoprire e di conoscere…
“Ehi Manè, guarda che non serve andare a Nettuno, attaccarsi un similfrullatore da venti chili e correre fino a morire di stenti su un prato, per queste cose hanno inventato gli strizzacervelli...” Ma no, sto parlando semplicemente di sensazioni ed emozioni, che poi sono il vero motore di ogni viaggio, quelle che ti spingono a partire! 


“Ma per andare dove? E con chi? Ma perché non se ne stai come tutti gli altri, tranquillo in casa o al mare?” hi hi hi mi fa sorridere quando me lo dicono :-))))) ma il mio spirito di zingaro non è cosa di facile comprensione, roba veramente da strizzacervelli, ma di quelli bravi! Ormai le persone che mi sono vicine mi assecondano e quando mi chiamano per invitarmi a cena e io gli rispondo che sono in culo al mondo non ci danno più peso e con una faccia un rassegnata pensano:”E’ Mané, è normale che sia in viaggio!”


Vedete, comincia tutto da quella maledetta (o benedetta, a seconda dei punti di vista) parola: ”andiamo!” “Manè, domenica c’è un raduno di paramotori a Nettuno, andiamo?” “E me lo chiedi? Andiamo!” botta e risposta secco tra Enrico e me dopo una giornata di volo.
Dire “andiamo” è semplice, forse troppo a volte, trasformare quella parola in qualcosa di concreto, è qualcosa di un po’ più complicato, che richiede un minimo di tempo e di preparazione: viaggiare non è semplicemente girare la chiave e partire! Ogni viaggio che si rispetti va affrontato con metodo, e di solito c’è bisogno di un minimo di preparazione, fisica e meccanica. Stendiamo un velo impietoso sulla preparazione fisica, ma quella meccanica no, quella va fatta e con molta attenzione. Tutto inizia da quel momento, quando afferro una chiave inglese e inizio a metter mano al mezzo per prepararlo alla nuova avventura. Sia chiaro: non sempre questo lavoro è utile anzi, a volte è controproducente, ma a me piace dedicare del tempo alla cura del mezzo, coccolarlo, cercare di conoscerlo cambiando questo o quel pezzo; Mi aiuta a concentrarmi sulle difficoltà che dovrò affrontare e mi rilassa. 


Dopo 15 ore di volo, lo Sky 100 gira che è una meraviglia, solo i tubi della benzina sono un po induriti. Enrico mi invita a cambiarli nella sua officina, e io ovviamente non me lo faccio ripetere due volte. Ora: chi mi conosce sa che la mia mano è ferma quanto una lavatrice mentre fa la centrifuga. Un collaboratore di Enrico se ne accorge subito, e vieni li a dirmi come fare il lavoro… ma poi finisce con fare tutto lui(grazie!)! Io lo osservo un po’ invidioso, ha una manualità ed una precisione che la mia mano in piena centrifuga se le sogna la notte! Controllo ogni singola vite, ma con la testa sono già là, sulla costa tirrena, a svolazzare tra boschi e spiagge sconfinate! Enrico mi rimprovera per alcune fascette un po troppo strette, cosa che nemmeno il più bravo dei meccanici avrebbe notato; li per li ci rimango male, ma è fatto cosi, i suoi motori devono girare come dice lui, altrimenti non ha pace. Pensare che qualche settimana fa voleva cambiare in spiaggia la lana di roccia di un suo vecchio motore perché a suo dire, faceva troppo casino: è matto quest’uomo! 


Torno a casa, percorrendo la val Tesino dove da li a due giorni gli amici delle Forchette Volanti faranno un bel giro in fuoristrada. Penso alla polvere che solleveranno, fango pietre sassi, e poi la discesa “l’ascensore” fatta per la prima volta in salita: chissà come si divertiranno! Ma io no, io sarò a Nettuno a combattere una mia personale battaglia, quella di uscire finalmente dal “nido” di Martinsicuro e di confrontarmi con altri volatori… non sarà facile!
Una manica a vento bella dritta ci accoglie nell’avio superficie di Nettuno:”bene – penso tra me e me – potrò decollare alla francese, e questo mi agevolerà non poco”. Piccoli ultraleggeri spiccano il volo mentre i paracadutisti vengono giù come foglie in autunno: ma quanti ne sono?


Scarichiamo l’attrezzatura mentre il vento continua a soffiare costante. “Sarà una bella giornata di volo, i presupposti ci sono tutti” penso tra me e me, mentre mi avvio in zona decollo. Ultimi controlli, sfiato, tubi benzina, cordino tensionamento gabbia, viti sparse qua e la, poi… contatto: lo Sky inizia a ruggire! Mi fermo qualche istante, il motore va sempre ascoltato, devi sentirlo, lui ti parla, se ha qualcosa che non va lui te lo dice, devi solo fermarti ad ascoltarlo! “Pronto per una nuova avventura? Dai, portami tra cielo e nuvole!”.
Arriva il momento “x”, quello dove devi fare i conti con te stesso e le tue paure, quello dove devi mettercela tutta e fare la differenza, quel momento dove, se sbagli son dolori: il decollo! Già, il decollo, questo sconosciuto! Decollo, il momento in cui l’uomo si trasforma e diventa una creatura strana, un ibrido, un surrogato di volatore, mezzo uomo mezzo uccello completamente pirla! Il decollo, una serie di semplici procedure che vanno eseguite secondo un ordine ben preciso: corsa, gas a tutta, ancora corsa e quando il vela “vola” piccolo colpo ai freni e sei in aria. Semplice no, che ce vò? “Ce vo che devi da corre, ce vo che la vela a da salì bè sulla testa, ce vo che devi corre ‘ritto, ce vo che nen devi da pizzicà li freni come nu cretino, ce vo che nen devi corregge la vela quella a da salì ritta senno t’a da fermà, ce vo che devi corre finchè non stai pe l’aria…” ce vo… ce vo che fa tutte ste cose insieme ‘né facile, uno ce se ‘nciampa e fa fischi pè fiaschi! E poi… diciamolo… la colpa è dello Sky 100 che pesa 5 kg di più degli altri :-PPP


Fiaschi! I miei decolli a Nettuno sono stati tutti dei fiaschi! Non voglio cospargermi di cenere ardente la testa (anche perché non avrebbe di che bruciare), ma è stato cosi: sarà colpa dell’emozione ma in fase di decollo non c’ho capito na mazza per tutto il giorno e ho sbagliato tutti i decolli!
Il vento soffia costante quando ci danno l’ok per decollare. Il vento si mette da nord e io mi ritrovo primo della fila: sollevo la vela, mi giro, corro, gas, stacco i piedi da terra, ma pendolo e torno a terra. MER##!!!!!! Primo decollo sbagliato! Torno faticosamente indietro aiutato da uno dell’organizzazione, e mi preparo per ridecollare. Il vento si mantiene costante quando provo a decollare: sollevo la vela ma mentre corro questa pendola nuovamente e decido di fermarmi. Il morale finisce sottoterra, mentre per la seconda volta torno indietro. La stanchezza e lo sconforto mi assalgono, fatico a capacitami di questi errori. Sbaglio altri due decolli e decido di fermarmi. Non era cosi che avevo immaginato questa giornata! Non pensavo di andare cosi male in decollo, continuo a non capire cosa sto sbagliando. E’ dura vedere tutti i volatori in aria e rassegnarsi a rimanere a terra… brucia, come tutte le sconfitte! Penso al film che mi ero fatto di questa giornata, ai panorami che sono li a pochi km e che io non sto vedendo, a tutte le emozioni che questi mi avrebbero trasmesso… e si, penso anche al report epico che avrei voluto scrivere che si sta trasformando nel racconto di una piccola Waterloo “…ma i successi si costruiscono dalle sconfitte, se non oggi mi rifarò più avanti! Però anche solo per un minuto i piedi in aria devo metterceli”. Paolo mi avvisa che lassù si balla la tarantella, e decide di tornare a terra. È passata quasi un’ora dal mio primo tentativo di decollo, quando mi armo di molto coraggio (testardaggine ndr) e ci riprovo: sollevo la vela corro ma… niente, abortisco anche questo, accidenti, oggi non è giornata!
Riprovo con una ostinazione che solo io ho, corro per diversi metri e faticosamente mi alzo in aria, ma la vela non ne vuol sapere di prendere quota. Vedo le serre appena fuori il decollo avvicinarsi, freno la vela fin quasi allo stallo e dopo poco becco una bella termica che mi spara in alto. E’ una situazione non facile, le raffiche fanno andare la vela su e giù come solo sulle montagne russe succede, e si avanza a fatica. Da terra mi consigliano di atterrare subito, e per la prima volta da quando volo, non me lo faccio ripetere due volte e mi fiondo a terra.


Il pranzo è l’occasione per parlare con vecchi e nuovi amici e ma l’occhio è rivolto fuori, alla manica a vento, con la speranza di rifarsi di una giornata avara di soddisfazioni. Eolo impietosito di fronte a tanta passione per il volo, molla la presa e ci lascia quella bavetta necessaria a decollare serenamente. Ma io continuo a non essere in giornata e solo al secondo tentativo riesco a staccare i piedi da terra:”stavolta non mi ferma più nessuno!” Mi piazzo a quota di sicurezza e mi guardo intorno cercando dei punti di riferimento (non si sa mai) e dei possibili atterraggi di emergenza, poi via verso nord seguendo gli altri volatori. 


Il viaggiatore che è in me prende possesso dei comandi, cerca qualsiasi cosa possa regalargli qualche emozione, come un tornado punta dei possibili obiettivi ma si limita a seguire il gruppo in attesa di futuri sviluppi. Enrico che come sempre vola alla quota necessaria per raccogliere le margherite, è li sotto di me e sta seguendo a sua volta il gruppo ma poi sparisce:”Boh, avrà visto qualche orchidea e avrà pensato bene di raccoglierla per portarla a quella santa donna di sua moglie…” penso tra me e me. I miei tre compagni di giornata avanzano sicuri verso nord, mentre il sole pian piano fa capolino nel mare. Io li seguo come un bambino dell’asilo, intimorito ma al tempo stesso meravigliato. Qualche prato, alcuni boschi, molte serre, diversi vigneti, il mare a pochi km… la voglia di arrivarci c’è eccome, ma dopo una giornata come questa non me la sento di rischiare. Decido di accontentarmi e mentre gli altri continuano ad avanzare verso nord, faccio dietrofront, seguendo i riferimenti presi in precedenza. Il sole tocca il mare esplodendo in mille sfumature, sfumature che vanno dal rosso accesso fino all’arancio, sfumature che solo in minima parte finiscono nell’obiettivo della mia Canon, sfumature che comunque mi regalano qualche foto decente, sfumature che finiscono per catalizzare la mia attenzione facendomi dimenticare tutto il resto, persino i miei compagni di avventura che in pochi secondi mi raggiungono e subito atterrano. Io? Io no, io non ci penso affatto ad atterrare, io mi godo gli ultimi sprazzi di sole, avessi la crema solare me la spalmerei in faccia e mi metterei a prendere il sole, per aria ovviamente, perché volare è un po’ come andare in spiaggia, è rilassante, giuro!
Mi guardo intorno e mi accorgo di essere l’ultimo rimasto per aria:”ma va?”. Quando mi sembra di vedere Enrico imbracciare un M29 Rocket Launcher meglio noto come “Bazooka”, decido che è il caso di atterrare onde evitare spiacevoli conseguenze :-)))) Atterro piuttosto indietro ma bene, poi con la vela sollevata corro fino a pochi metri dai miei amici:”ma perché in atterraggio lo fai e in decollo no?” chiede subito Enrico “bella domanda, perché sono un pirla!”
Mané


Le foto le trovate qui 
http://picasaweb.google.com/manetransalp1/ParamotoreVoloANettuno#

Lettera ai volatori

sabato 6 marzo 2010

Ciao, mi chiamo Alessio, e ho un giorno.
Sono il frutto dell'amore di due persone molto speciali che si chiamano Sara e Lorenzo.

Scrivo qui su consiglio di mio zio Manè per chiedere qualche consiglio e qualche informazione su un oggetto chiamato "parapendio".
Vedete, fino a qualche giorno fa, quando sonnecchiavo nella pancia della mia mamma, sentivo parlare i miei di una strada "cosa" strana ma bella (a mio padre vibrava la voce dall'emozione quando la pronunciava, mia madre invece la pronunciava con tono preoccupato) chiamata parapendio, di un luogo incantato chiamato Castelluccio, e quel matto di mio zio Manè dopo manco dodici ore dalla mia nascita parlava già di un'altro aggeggio strano chiamato Trike.

Ora, io non ci capisco nulla di tutto queste parole strane e al momento, detto in tutta sincerità, ho altro a cui pensare.
Ma se poco poco conosco i miei, sono sicuro che appena sarà possibile mi accompagneranno a Castelluccio ad annusare il profumo dei fiori, ad ammirare le sfumature della piana, ad asservare a bocca aperta il sole tramontare...
Cosi come sono sicuro che mio padre e quel malefico di mio zio se ne andranno con quel coso... come si chiama... ah si parapendio, con grande rabbia e paura di mia madre!

A presto
Alessio

Merda e rose

venerdì 26 febbraio 2010

Ultimamente mi capita spesso di pensare ad una ditta ed immaginarla come un contenitore alto dieci metri pieno di merda, di quella puzzolente nauseabonda vomitevole… si avete capito bene, merda.

Non voglio apparire pessimista o peggio disfattista, ma laggiù la situazione è proprio schifosa. In ogni cosa che vedo, sento, faccio, il tanfo e lo schifo saltano subito all’occhio rendendoti la vita difficile, se non impossibile. Gente che si vende per nulla, ex sindacalisti che fanno la spia al padrone, ingegneri che non sanno manco cos’è un Ø7h7 che si credono dei padreterni, gente che fino a ieri non contava un cazzo ma che una volta assunta vanno in giro come fossero degli esperti in fisica nucleare, gente attaccata morbosamente ad una plastificatrice come manco il più geloso dei mariti farebbe con una moglie procace e un po zoccola, incompetenti patentati che una volta assunto un ruolo leggermente più alto si comportano come delle verginelle in chiesa la domenica… roba da scriverci un libro!
E invece sto qua, a parlare di merda, forse perché a forza di nuotarci, di respirarla e (a volte) di mangiarla, mi è entrata nel cervello… e con un cervello pieno di merda cosa potrò mai scrivere? Stronzate ovviamente!

Rido, rido per non piangere, piangere la miseria di questa Italia del 2010 in cui tutti noi dovremmo essere impegnati a lottare contro la disoccupazione dilagante, l’inquinamento, la distruzione dell’ecosistema… ed invece siamo qui a rincorrerci come dei bambini e a farci la spia come teneri bambini della squola elementare (scemo, la q è voluta: noi da bravi bambini, oltre che essere stronzi, siamo pure ignoranti!). Ma non abbiamo 7 anni, ne abbiamo 62 (vero chicco? Quello che fai tu lo faceva tre anni fa tuo nipote alle elementari, non è il caso di crescere un po’?) in alcuni casi e forse siamo un po’ fuori tempo…

E la merda cresce ogni giorno di più! Nuoti, avanti indietro per settimane mesi anni, perché per quanto schifosa possa essere la merda, se nuoti riesci almeno a rimanere a galla. Nuoti per non morire, per non soccombere, perché in fondo in fondo, speri che prima o poi il livello scenda e sogni il giorno in cui potrai tornare a condurre una vita dignitosa. Ma sognare non costa nulla, nuotare invece richiede fatica e costanza, e poi diciamolo: dopo un po’ inizia a mancarti il fiato. Ok, ci si abitua a tutto, ma l’odore dell’aria fresca di montagna, o l’aria respirata all’alba in spiaggia, sono un’altra cosa.

Ma non molli e continui caparbiamente a nuotare! Ecco che quando tutto sembra S. Giuda, il protettore della cause perse, ti manda un segnale: una rosa! Bella, rigogliosa, fresca, profumatissima… Cavolo, anche io che non amo i fiori mi commuovo di fronte alla bellezza di questo fiore appena sbocciato, e ne respiro a pieni polmoni la sua inebriante fragranza. Incredulo ed esterrefatto, cerchi di capire dov’è la fregatura, non può esserci una rosa di tale bellezza in mezzo a cosi tanto schifo! Ed invece no, è genuina, sincera, schietta, leale, ma soprattutto è vera! Ancora dolorante dai pizzicotti che ti sei dato per controllare che non stessi sognando, la vedi pian piano fiorire, senti il suo raro odore invadere l’ambiente mente pian piano i petali danno vita ad gioco di sfumature irripetibile, ne osservi minuziosamente ogni singolo particolare e un po rassegnato ed intristito la vedi lentamente sfiorire ed appassire. Già, le rose, specie quelle più belle, durano poco ma a te non interessa: quello che importa è che anche in mezzo a tanto schifo possa esserci qualcosa di bello, di genuino, qualcosa per cui valga la pena continuare a nuotare.

Respiri a pieni polmoni l’ultima sparuta fragranza, trattieni il fiato per qualche secondo e ti rituffi nel tuo mare di desolazione e di cattivi odori…

Il lupo perde il pelo ma non il vizio

lunedì 8 febbraio 2010



Oggi… oggi mi sento un lupo!

Il mio branco è là, a 20km dalla mia tana, non so se stanno andando a caccia o se se ne stanno al caldo... con l’arrivo della primavera tornerò a girare con loro, ma non oggi: oggi vado a caccia da solo!
Domenica 7 febbraio, non piove ma il cielo scuro minaccia fulmini ed acquazzoni; è la classica giornata dove le persone si rintanano nei centri commerciali o se ne stanno sotto le coperte al caldo a guardare qualche bel film, ma non io: sento che è il giorno giusto per andare a caccia anche se so che non sarà una caccia facile a causa del terreno molle.
Esco dalla mia tana che fa freddo e sembra che possa piovere da un minuto all’altro, la tentazione è quella di tornare subito indietro, ma il richiamo della natura è troppo forte e mestamente mi avvio.
Da tempo sto cercando vecchi sentieri da tempo abbandonati, sentieri che mi permetterebbero di raggiungere i più vasti territori dei Sibillini senza passare dalle strade asfaltate; come un lupo annuso l’aria, sento che farò caccia grossa: non so perché, ma me lo sento! 
Ripercorro pian piano dei sentieri fatti qualche settimana fa, il fango inizia a farla da padrone! Il Drz inizia a scodare paurosamente, mentre io cerco di imparare alla svelta come tenerla a bada, ma è veramente dura. Mi infilo in ogni sentiero o strada che possa tenermi lontano dal bitume dilagante, mentre pian piano mi avvicino agli Appennini. Mi avvicino ad un cucuzzolo, convinto di trovare dei bei sentieri, del resto la rigogliosa vegetazione che avvolge la cima promette bene. Passo palmo palmo ogni singolo sentiero di questa zona con l’unico limite di non passare su prati o terreni coltivati, è la mia regola! Giro più volte intorno a questo collinotto, ma devo arrendermi: non ci sono sentieri o sterrate. Una discesa di terra affrontata pian piano, la ruota posteriore si blocca fino a farmi cade a fine discesa: ok, l’avevo messo in conto, ma fa male al morale! Ma quello che più fa male probabilmente, è che la caccia non sta dando i risultati sperati!
Arrivo ad Ascoli, stanco e scazzato per la misera caccia. Il cielo si fa sempre più nero, il vento soffia impetuoso da ovest quasi a volermi spingere verso casa. Lo osservo preoccupato, sarà un segno della natura? Sarà che la natura vuole allontanarmi da qualche guaio? Inizio ad aver paura. Paura contro testardaggine, uno scontro già visto: 2 a 0 per la testardaggine, è scontato purtroppo!
Dopo aver rabboccato un po di benzina e aver mangiato una fugace pizza con Marty, mi rimetto in caccia. Ho in mente alcuni tratti che dovrebbero portarmi in men che non si dica verso le montagne. Il lupo che è in me pian piano si rimette in caccia, da solo come sempre, perché la solitudine lui ce l’ha dentro! Ma è una solitudine apparente, lui sa bene che presto su questi stessi luoghi ci porterà il suo branco e allora sarà caccia grossa. Ma la scoperta no: quella è una cosa da vivere da solo, con tutti i pro e i tanti contro che ne conseguono.
Pian piano inizio a salire di quota, ma la giornata è avara di soddisfazioni: qualche breve sterrata, una bella ragazza che fa jogging :-)))) spuntata da chissà dove e qualche fangosissima strada per trattori senza uscita. La città è la sotto, con i suoi ritmi frenetici, i televisori 40 pollici in offerta e l’aria calda, mentre quassù ci sono solo fango boschi sentieri ed un freddo pungente: no mi dispiace, preferisco la mia solitudine e le mie paure. Già, la montagna è prodiga di panorami mozzafiato ma al tempo stesso, il suo silenzio, l’imponenza delle sue vette, il cielo tetro, il vento che soffia impetuoso, incutono in me paura.
Non so se realmente esiste un dio, se esiste realmente una entità superiore che vede e osserva il mondo: se questa esiste veramente, ieri deve essersi parecchio impietosita nel vedermi continuare a cercare caparbiamente dei sentieri. Ed infatti, quando ormai stavo girando i tasselli verso casa come per magia mi sono apparsi  alcuni percorsi che tempo fa avevo osservato dall’alto.

Osservo la montagna che è sopra di me, la neve lambisce alcune case qualche centinaio di metri sopra al paese dove mi trovo mentre poco sotto una sterrata si butta a capofitto in una stretta vallata ricoperta da una boscaglia fitta ed apparentemente impenetrabile: è la strada che sto cercando! Non ci penso due volte e mi ci infilo senza nemmeno pensarci: la contentezza e l’entusiasmo sono a mille, mentre un sorriso a 2587 denti mi si stampa in faccia. Non so dove si imbocca il percorso ma lo ritrovo al primo colpo!



Una ripida discesa mi porta fino ad un piccolo torrente, pochi metri e mi si para uno spettacolo mozzafiato: “qui c’è da divertirsi” penso tra me e me. Prima seconda e gas a tutta, la strada inizia a salire dolcemente poi sempre più dritta. Un dedalo di percorsi si diramano a destra e a sinistra infilandosi in una giungla tropicale. Ho solo l’imbarazzo della scelta, scelgo a caso e mi ritrovo in una salita di terra ripida con un curvone secco a destra da fare a tutto gas.  Non mi sembra vero, un parco giochi cosi bello e senza anima viva! Via di seconda su per altri muri, con la moto che più gli do gas e più ne vuole! Si perché questa è una strada da fare cosi, a tutta, è questo il divertimento! La giungla tropicale lascia spazio ad alcuni prati con delle rigogliose querce, mentre la neve pian piano si avvicina. Raggiungo un paese, e ancora gasato dallo sterrato appena fatto mi infilo su un sentiero ripido: una incertezza e sono a terra. Dieci minuti per venirne fuori, il tempo necessario per capire che non è il caso di affrontare certi percorsi da solo e convincersi a rimanere sulle sterrate. Provo uno due tre volte ma senza successo, alla fine torno al punto di partenza.


Prima di riprendere il cammino, mi fermo per mangiare una barretta, mi siedo e mi immergo nel silenzio cupo di questa piccola giungla tropicale…

Risalgo in sella, guado il torrente, primo saliscendi affrontato a tutta poi giro a destra infilandomi in una galleria di canne.

Esco fuori ancora meravigliato che mi si para un lungo rettilineo infangato: seconda a tutta e poi via su per un’altra salita. In men che non si dica raggiungo le case, faccioinversione e torno fino alla base. “E ora????” Osservo una salita di pietre con un curvone secco a sinistra poi… “bho andiamo a vedere!” Via su per la salita, curva sinistra fatta in appoggio e poi su veloce in mezzo ad un prato dove la ruota posteriore inizia a sbandierare. Insisto ma mi devo fermare, il prato è talmente bagnato che la ruota non fa presa! Vado a piedi in avanscoperta, a fine prato c’è uno strappetto dove a spinta la moto non ci sale manco a mori!
 
Trovo un passaggio più consistente che taglia il prato in due ma questo mi obbliga a fare una curva secca a sinistra… meglio di niente! Spingo la moto per qualche metro, poi mi infilo in questo passaggio, giro la moto, gas a tutta, pochi metri prima di curvare l’anteriore salta su un pezzo di legno e quasi mi butta a terra: meno male le gambe lunghe! Riparto, supero agevolmente lo strappo e proseguo seguendo fedelmente la sterrata. Una lunga serie di curve strappetti e tratti infangati mi riporta in breve al bitume, mentre l’entusiasmo va alle stelle! Bel percorso, non vedo l’ora che asciughi per venirci con la cicciona!
Punto verso Ascoli, ormai ho visto quello che dovevo vedere e posso tornare a casa soddisfatto della caccia. Quando già pregusto una bella cioccolata calda l’occhio mi cade su una sterrata che si infila in un torrente:”è mia!” . Riparte la caccia, sbaglio una, due ma la terza volta imbocco la strada giusta. Pregusto già la salita da fare a tutta, ma la discesa è ripida e piena di fango. Si bloccano di nuovo le ruote e mi tocca scendere sfrizionando.  A 100 metri dal guado cado, provo a rialzare la moto ma non ce la faccio: anche i raggi sono ricoperti di fango! Ritento e con molta (ma molta) fatica la rimetto in piedi. Mi fermo, osservo la discesa e mi rendo conto che indietro non riuscirei mai a tornare.

 
Vado in avanscoperta a piedi, il cuore inizia a battere freneticamente. Dall’altro versante la strada sembra migliore, il fondo compatto con diverse pietre, problemi non dovrebbero essercene. Torno dal piccolo, tolgo interi blocchi di fango, riaccendo la moto e riparto. Sembra andare tutto bene, ma come sono sul duro mi accorgo che la ruota posteriore quasi non gira. Il motore gira bene ma la frizione è cotta. Maledetto fango!
Tutun tutun tutun, il cuore inizia a battere sempre più forte!
E ora? Chi la toglie da qua? Un elicottero?
Non dispero, Giò è a casa, lo chiamo:”Giò, che hai da fare? Ho bisogno di un grosso favore. Hai da fare? – Sto tribolando su un forum, dimmi – Dovresti prendere stivali ed una corda e venire da queste parti – Che ti è successo? – niente la moto non va, penso di aver bruciato la frizione, la dobbiamo tirar su da una strada ripida, ma non so manco dove mi trovo – allora? – fai cosi, vieni fino a e da li poi ti guido - ok, arrivo subito!” Salgo “in superficie” per capire dove mi trovo, per trovare un riferimento utile da dire a Giò, “delle case una strada trafficata e un grosso capannone, basteranno come indicazioni?” Sento Orfeo, e da una analisi telefonica mi conferma il referto: frizione bruciata, MO SO CAZZI!
Fin tanto che aspetto Giò torno alla moto, la riaccendo e provo a mettere in pratica alcuni consigli di Nuvola. La moto avanza, quel tanto da non doverla faticosamente spingere su per quella salita. Tribolo non poco, poi a metà salita capisco che i dischi ce la fanno a portar su anche me e salgo in sella. La frizione è andata, ma quel poco di attrito è sufficiente a portami fuori dai guai. Su veloce per una salita sx dx altra salita, in men che non si dica sono di nuovo sul bitume, alcuni minuti e sono ad Ascoli
Vedo Giò, lo tranquillizzo e tra una cioccolata ed un punch gli mostro le foto di giornata e scherziamo su quanto successo per esorcizzare la paura. Ma c’è poco da scherzare, mi fosse successo qualcosa chi mi ritrovava in quella vallata? Nessuno. Vado da Marty gli racconto l’accaduto e gli mostro la moto con le carene di fango. Mi avvio verso l’autolavaggio: 6 euro e mezz’ora di lavoro per riportare le carene al colore originale! 
Il lupo perde il pelo ma non il vizio, purtroppo è cosi. Prima o poi mi dovrò togliere il vizio di andare in off da solo, non posso sempre sperare che il cellulare prenda nelle vallate sperdute e che ci sia qualcuno pronto a tirarmi fuori dai guai!
Grazie a Giò, che ha mollato la famiglia per venirmi a tirare fuori dai guai.

Mané

le foto sono quà
http://picasaweb.google.com/manetransalp1/IlLupoPerdeIlPelo#

Dieci litri di miscela

mercoledì 2 dicembre 2009


Martinsicuro ore 14.16 l’appuntamento è al solito posto, vicino allo Smaila’s

Monto la gabbia del paramotore, lentamente, seguendo scrupolosamente la checklist che mi sono stampato. Ho una tanica da dieci litri di miscela, ce la metto tutta; non so perché lo faccio, il vento è debole e sono molto incerto sul fatto di riuscire a decollare e quel po di peso in più nella mia testa potrebbe fare la differenza tra un decollo riuscito ed un decollo mancato…

Vado in spiaggia, il vento è ancora debole. Dubbi, paure, pensieri di vario genere, pervadono la mia mente mentre avvio il motore: decollare all’italiana con poco vento non è il mio forte, una bavetta di vento in più mi permetterebbe di decollare alla francese, ma al momento c’è calma piatta.

Apro la vela, oggi Enrico mi permette di provare una delle sue Jojowings, devo capire cosa cambia rispetto alla Gradient e se effettivamente mi agevola, in decollo soprattutto. Controllo ogni singolo cordino, la guardo con la faccia di chi sta per chiedere qualcosa ma non sa che cosa, vorrei parlarci, magari lei potrebbe far svanire le mie paure. Faccio uno schema mentale di quello che dovrò fare in decollo: corsa, gas a tutta, controllo della vela, ancora corsa, pizzicata ai freni e via… facile a dirsi, un po meno a farsi.
Mi imbrago, il vento è leggermente aumentato ma non abbastanza per decollare alla francese. Primo tentativo, la vela va su ma non corro abbastanza e abortisco. Seguo il suggerimento dei miei amici e decido di decollare alla francese. Tiro su la vela e inizio a dar gas che la vela non è ancora su, mi giro, spalanco il gas a tutta e corro… corro e son in aria!

E’ un’emozione indescrivibile, pochi secondi che valgono ore di volo, sentire questo megaventilatore spingerti con forza in aria grazie ad una vela che pochi secondi prima faceva a gara con le foglie a chi toccava prima terra. Quell’enorme agglomerato di alluminio e bulloni messi insieme da chissà quale pazzo stregone, quell’enorme frullatore sacrificato alla causa dei volatori disperati, quello che fino a pochi secondi prima ostacolava, con il suo peso, la tua corsa, ora ti spinge violentemente in aria, lasciandoti a bocca aperta. Le prime volte succede cosi, non ci capisci nulla, senti solo questa forza che ti lascia di stucco, la paura ti tenta e ti dice di mollare il gas, ma lo tieni aperto perché è questo che ti hanno insegnato. Pensi a mille cose… “ma no, non devi pensare, mona! Devi correre! Correre finchè non sei ben lontano da terra, solo allora puoi sistemarti nella selletta!” Ma in quei secondi pensi, altroché se pensi! Pensi se hai seguito tutta la procedura correttamente, pensi se tutto va per il verso giusto, pensi alla vela che nel frattempo se ne va per c...i suoi e se puoi recuperarla evitandoti cosi una seconda faticosissima corsa, pensi… si che ci pensi, che se qualcosa non va per il verso giusto sono cavoli amari!

Subito dopo questi interminabili secondi arriva la fase che io definisco dell’ebete. Non si sa come, hai staccato i piedi e stai salendo di quota, parzializzi un po il gas e ti sistemi nell’imbragatura. Guardi sotto, incredulo, nonostante i 1725 errori commessi in decollo ti accorgi che sei effettivamente in aria e non in paradiso: un sorriso da perfetto imbecille ti si stampa sul viso. Fossi a terra con una faccia del genere, diventeresti lo zimbello del paese, ma per tua fortuna per aria non ti vede nessuno!

Una volta in volo inizio a scorrazzare in lungo ed in largo in attesa che i miei amici decollino. Cerco di prendere confidenza con la nuova vela e nel frattempo analizzo al millimetro ogni prato della zona cercando di immaginare cosa dovrei fare per atterrarci. Vado a fare un giro dalle parti del molo, controllo che a casa mia non ci siano i ladri Smile ma soprattutto cerco LEI: lei che oggi è altrove, lei che si sarebbe commossa nel vedermi passare, lei che da un senso ad ogni cosa…
In pochi minuti sono alla foce del Tronto. Risalgo il fiume e inizio a salire di quota facendo dei 360 larghissimi, osservo il parco della Sentina e più lontano la pista di atterraggio della mia ditta:”quasi quasi…”. Dopo poco vedo un piper passare sotto di me Smile lo osservo sbigottito, non pensavo di essere cosi alto, guardo a ovest e mi rendo conto di esser ad altezza di Colonnella: mollo il gas e plano dolcemente fino ad alcuni metri dalla spiaggia, dove Enrico sta giocando. L’accordo è che saremmo andati a fare un giro fino a S. Benedetto, come vedo che attraversa il Tronto lo seguo a ruota. Via! Comincia l’avventura, un nuovo luogo da raggiungere, da scoprire, una nuova esperienza da vivere e gustare fino in fondo, come un buon vino d’annata!

Supero un po intimorito il confine tra Abruzzo e Marche, e mi piazzo a 30m per poter meglio studiare l’ambiente circostante: osservo ancora meglio il parco con la sua vegetazione incolta, i suoi casolari abbandonati e qualche persona a spasso qua e la. Tutto è nuovo, tutto è diverso, tutto ha qualcosa di particolare e dire che qui c’ho volato un paio di volte in elicottero, ma stavolta è diverso: sono io che guido io che decido dove e quando salire ma soprattutto non c’è quel maledetto plexiglass che mi isola dal mondo!

Un bambino mi osserva ed accenna un saluto: non posso rovinare il suo sogno, lo saluto a mia volta e faccio un 360 sopra di lui! “Non smettere di sognare ragazzo, qualunque sia il tuo sogno, non smettere mai di lottare per raggiungerlo!” – penso tra me e me.

Il mio giro prosegue in direzione nord, costeggiando il lungomare di S. Benedetto. Osservo minuziosamente tutto quello che mi si para di fronte, e il paragone va al volo libero, ai paesaggi visti in 5 anni di volo a vela, a tutto quello che ho vissuto volando tra le montagne: il paragone non tiene, sono due cose diverse, quello che fai con il motore è quasi impossibile con il libero!

Un giro del genere non può non arrivare al monumento al gabbiano Jonathan Livingstone situato all’imbocco del porto, ma non stavolta: stavolta decidiamo di accontentarci e di fermarci a pochi metri.
Faccio un paio di 360 per guardarmi intorno e poi punto la vela verso sud: si torna a casa! La gente continua ad osservarci stupita, manco facessimo chissà che cosa, forse per loro il volo è qualcosa di irrealizzabile o forse sono solo infastiditi dal rumore dei nostri motori… Il rumore… alla fine nemmeno lo sento più, concentrato come sono sul volo, e sul “nuovo mondo” che mi si para di fronte, cosi come non sento il freddo pungente dovuto alle due ore di volo. Tutto passa in secondo piano, e il tempo sembra fermarsi… “Il volo? E’ uno stato mentale, più che uno stato fisico” penso tra me e me… ma queste sono elucubrazioni da alcolisti anonimi, quando sei lassu devi essere con i piedi ben piantati per terra, altrimenti ti fai male!

Lo sguardo cade sullo stadio, prendo quota per vedere come va la partita, senza però allontanarmi di un metro dalla spiaggia: osservo le gradinate, i tifosi, fino a scorgere i giocatori, ma non capisco nulla di quello che sta succedendo. Il giorno dopo scoprirò di essere stato inquadrato a lungo durante la diretta della partita sambenedettese - fermana Smile

Torno a svolazzare sulla Sentina ed in breve sono sul lungomare di Martinsicuro. Ultimi accenni di wingover, qualche passaggio radente sull’atterraggio per prenderci le misure e dopo oltre 3 ore sono a terra. Una faccia da ebete stanco e soddisfatto mi si stampa in faccia, mentre metto via la mia attrezzatura. Parlo con Enrico del volo, di quello che ho visto, del decollo non proprio perfetto. Una controllata al motore e una veloce occhiata al serbatoio: ci sono rimasti solo 2 litri! Sono solo le 16.30 e inizia a far buio, chissà in primavera cosa succederà: mi dovrò fermare x strada a far benzina!

Penso… penso al nuovo mondo, quello che mi si è aperto con il paramotore, penso alle nuove avventure, ai tanti luoghi che vorrei vedere in volo, in primis casa dei miei, a quante volte da piccolo ho sognato di volare, penso… penso a loro: Lorenzo, Ubaldo, Gianni, Emanuele, i miei compagni di volo libero. E’ a loro che dedico questa mia avventura, la dedico a chi con me ha condiviso belle giornate di volo ma anche difficoltà, paure, errori. La dedico a loro perché se sono arrivato fin qui, lo devo anche e soprattutto a loro, e se ho un rammarico oggi è il fatto che non fossero in aria con me.

Non posso non menzionare Enrico, amico prima ancora che essere un ottimo costruttore. La passione per il volo gli si legge in faccia, i suoi consigli sono stati fondamentali.

Ciao

Mané

Pensieri davanti al pc

venerdì 27 novembre 2009

Tunisia, il pensiero fisso è quello.
Marty se la dorme alla grande nella stanza accanto, ma io sono qui a vedere i video del deserto tunisino, cercando di prepararmi alla nuova sfida.
Report foto appunti, non me ne lascio sfuggire nemmeno uno, in fondo questi momenti fanno parte integrante del viaggio e me li gusto al pari dei moemnti in cui sarò laggiù.
Non sarà facile, guidare in due in fuoristrada è molto impegnativo, nel deserto... bhoooo che cavolo ne so cosa troverò laggiù.
Pensieri dicevo, fare la tsp in due è stato impegnativo, oltre che per le condizioni del fondo, per alcuni "errori" di gestione del mezzo (leggasi gomme e pasticche dei freni finite), laggiù in teoria sarà meno dura ma i km sono tanti e comunque c'è l'incognita sabbia e thole ondlè
Proprio quest'ultima mi preoccupa non poco, Smontic dice che non ne troveremo molta ma anche poca che sia non so quanto la gradirà la mia schiena malconcia e peggio quella di MArty.

Bho, in fondo se fosse tutto facile, tutto semplice, non partirei.
Le sfide mi entusiasmano, mi danno vita, mi danno quella carica e quella voglia di lottare che mi fa sentire unico e vivo.

Ricordo la faccia di alcuni miei colleghi che lo scorso anno mi hanno visto partire per la Libia, il loro sguardo di dissenso ("quella non è la moto giusta per andare sulla sabbia" mi dicevano) le loro frasi "chi te lo fa fare a partire con questo freddo, stattene a casa", ricordo gli oltre 400km di autostrada nella nebbia, il ghiaccio sugli specchietti, il freddo assurdo, poi la caduta in Libia, il dolore assurdo, le lacrime celate dietro gli occhiali da off, le preoccupazioni sulla perfetta guarigione della spalla, gli ultimi km alle 3 di notte sulla A14 poi... poi il pianto liberatorio, il pianto di chi ha creduto ad un sogno, lo ha difeso con tutte le sue forze e l'ha raggiunto.

Coraggio Manè, sguardo rivolto oltre l'ostacolo e gas ben spalancato!

Trenta minuti 23/02/2009

23/02/2009,

Trenta minuti di volo, pochi ma sufficenti per:

accorgersi che, nonostante l'ora e mezza di salita sulla neve con
trenta chili di vela in spalla, ne è valsa la pena arrivare fino al decollo,

riprendere confidenza con freni e cordini "A" "B" "C" "D" e stupirsi
ancora di come quei pochi fili riescano a sorreggere il tuo peso,

riprendere confidenza con GPS, variometro e radio,

accorgersi che decollare sulla neve con poco vento è sempre un casino,

gustarsi il panorama su Ascoli Piceno e sulla vallata del Tronto,

guardare 1200 metri sotto ed accorgersi che ci sono degli sterrati che
non ho ancora fatto col transalp,

guardare verso l'alto ed osservare con aria compiaciuta la propria vela,

riscoprire che volare tra palazzi alti 30 piani, è un'emozione che non
si può descrivere :-))))

tornare a girare una termica e scoprire che è troppo piccola e debole
per farti salire,

rassegnarsi all'idea di dover tornare con i piedi per terra,

andare in atterraggio e scoprire che è più piacevole scendere sapendo
che lì c'è la persona che ami ad aspettarti,

guardare l'atterraggio e dover scegliere tra quale fila di piante di
ulivo atterrare,

accorgersi che non è affatto facile scegliere tra quale fila di piante
di ulivo atterrare,

atterrare passando a pochi centimetri dalle piante

girare in atterraggio con aria da ebete,


accorgersi che di tutto questo, non puoi farne a meno!


Ragazzi, che spettacolo!

Ciao

Mané

Comincia la nuova avventura

domenica 8 novembre 2009



E' cominciata sabato la mia nuova avventura volante

E' cominciata con il ritiro del mio nuovo mezzo

http://picasaweb.google.it/manetransalp1/Paramotore#

che a breve mi porterà a svolazzare in luongo e in largo tra marche e abruzzo e... bho si vedrà, ho tante idee per la testa

Mané

Bibo l'aveva detto!

mercoledì 4 novembre 2009

-------- Messaggio Originale --------
Oggetto: Re: [LISSTA] Ogg: La mia campagna contro le foto...
Data: Tue, 11 Nov 2008 17:02:09 +0100
Da: Massimiliano Segreto
A: LISSTA <mailto:LISSTA@yahoogroups.com>

Il Bostro-X wrote:

### No! ANnullo il viaggio! Parlerò in friulano coi Tuareg! Mi porterò
dietro un cartello con scritto "Provincje di Udin"! Maledetto Borg, ti
sei svelato!!! Ma io resisterò, non mi avrete mai!!! Picard vi ha già
sconfitto una volta, io non mi lascerò assimilare!!!


"No Bostro, non hai capito.
Il problema non l'avrai quando sarai "la".
Il problema l'avrai quando sarai tornato "qua".
Perche da "la" spesso non si torna veramente indietro. Non del tutto.
Ciao
Bibo (fisicamente "qua", la testa "la")"

Eh si, Bibo l aveva detto!
Solo che noi, sahariani in erba, non gli avevamo minimamente creduto e
ingenuamente siamo partiti per l Africa!

Vampiro sahariano che altro non sei, dovevi fermarci!
Dovevi impedirci con ogni mezzo di fare questo passo, assassino!

Adesso mi tocca tornare in Africa, accidenti!

Marty, salvati finche sei in tempo!

Sogni e solo sogni

lunedì 2 novembre 2009

NOI POSSIAMO TUTTO, ogni cosa è alla nostra portata. Non importa quanto grande possa essere il nostro sogno, non importa quanto assurdo e quanto impossibile... Niente può arrestare colui che con anima e corpo, con passione, amore, determinazione rincorre un sogno! Lo stesso universo è nelle nostre mani!
Damiano Vitulli

La prima volta del vettore

giovedì 22 ottobre 2009

Ho scovato questo mio racconto del primo volo sul Vettore: era il 2 luglio del 2007


Una lunga lotta durata circa due ore, una lotta tra me il vento e la natura, una lotta per cercare di raggiungere l'ennesimo sogno, quello di raggiungere in volo la cima del vettore... Uno, due, tre, metri al secondo come ascesa massima, un okkio sempre puntatto sul variometro uno alla montagna che si faceva sempre più imponente... :-))))))))))

La radio che va ko, perdo 200m di quota per cercare di sitemarla...ormai è fatta mi devo arrendere e invece no, stavolta non gli e la do vinta, mi avvicino ulteriormente alla montagna, la vela torna a salire, la cabro un pò e guadagno quel 0.5m/s di ascendenza, 1800 - 1900 - 2000m tengo duro non mollo ;-)))))))

Sotto i miei genitori e mio fratello Paolo, che mi hanno visto decollare fino a diventare sempre più piccolo e a sparire... "Emanuele? non lo vediamo più..." Il loro cannocchiale ha perlustrato palmo palmo tutto il Vettore finchè un amico li ha tranquillizzati:"è in cima al vettore o è a terra, non vi preoccupate sa bene quello che sta facendo..." La mia lotta lassu continua, +1 +1.5 m/s mi sembra di non arrivare mai. Passo sotto lo scoglio dell'aquila ma non basta devo salire di altri 2/300m almeno.... mi dirigo sul versante ovest del vettore proprio di fronte a Castelluccio, la vela non si muove... mi rilasso qualche secondo e guardo sotto:"cavolo se sono alto!" Sono emozioni che non si possono descrivere!

Sinistra destra una infinita serie di immaginari tornanti tracciati nell'aria 50 metri davanti al vettore. Altri 100 metri strappati con denti al vento... da li la vela inizia a salire da sola a +2 - 3 m/s 2300m! è fatta, riesco a passare sopra le creste e a vedere il lago di Pilato laggiù in basso: inizio a piangere di gioia! Chiamo Marty gli urlo che ce l'ho fatta! Continuo a salire e a veleggiare dolcemente sopra le picole creste del comprensorio del vettore, intravedo Roberto che era decollato 10 minuti prima di me, passiamo vicini e ci salutiamo; tiro un sospiro di sollievo, finalmente non sono più solo! Continuo a giocare con il vento e strappo altri 200m di quota. Faccio delle larghe virate a 360° e mi godo un panorama unico nel suo genere, riesco persino a scorgere in lontananza il mare ;-))))) poi vedo il mio amico andar via e puntare colletondo... vado via anch'io ma dirigo verso forca di presta...

Mi chiama Lorenzo mi chiede com'è andato il volo... "bene gli rispondo io, ho attaccato il vettore e sono arrivato in cima. adesso sono a quota 2200 e sto andando a passeggio sulla piana..." Incredulo mi riattacca. Arrivo sopra il rifugio degli alpini, guardo verso casa ma ovviamente non riesco a vederla, ma vedo i paesini vicini. Ritorno sulla piana, vedo mio fratello vicono l'atterraggio, ci svolazzo sopra per una decina di minuti facendo delle larghe virate più che altro per fargli vedere come questo sport sia sicuro se affrontato con la giusta maniera...

Disegno nel cielo delle strane figure fino ad arrivare all'atterraggio, una serie di esse per smaltire questa quota e atterro... un po lungo per la verità, ma dopo una giornata del genere un errore del genere me lo posso permettere ;-))))

IlsognatoreManè

Sfide

lunedì 19 ottobre 2009

Ma chi cazzo me lo fa fare?

Potrei starmene tranquillamente appollaiato in cima ad una delle tante montagne oltrepassate, ad osservare il mondo e la vita. Potrei gustarmi fino in fondo il piacere delle tante vittorie, volare, viaggiare, starmene sdraiato su di un materassino in acqua a sentire il ritmo incessante della vita...

E invece no porca miseria, sono sempre li a cercare di raggiungere un'altra meta, un'altra montagna, un altro obiettivo... Sempre li, coltello tra i denti e visiera abbassata.

Stavolta non c'entra la moto, ne il parapendio, ne chissa quale strano mezzo per vivere piu intensamente la mia liberta stavolta e una cosa seria: L'UNIVERSITA, o meglio Scienze del Turismo. L'universita, il piu irraggiungibile e ardito dei miei viaggi, la sfida delle sfide!

Porca miseria Mane, ma che cazzo ti sei messo in mente? Qui non c'e il transalp a tirarti fuori dai guai, non c'e Ubaldo a dirti come fare ad arrivare in cima al Vettore ne ci sono gli amici enduristi a darti una
mano ed uscire dalla fangaia, qui sei solo porca puttana! Sono 3 anni che non leggi un libro cazzo, come puoi pensare di riuscire a dare 10 esami in un anno? No Mane, per quanto ogni genitore ti direbbe che hai fatto bene, per me che sono te stesso, questa e la piu grande cazzata che potessi fare!

Vaffanculo Mane vaffanculo.

Vaffanculo a chi non crede in te, vaffanculo a quelli che ti hanno giudicato senza darti nemmeno il tempo di parlare, vaffanculo a quegli stronzi che hanno smesso di sognare ed invidiosi, tarpano le ali a quelli che ancora li inseguono.

Una sola cosa ho da dirti: un anno fa correvi di notte con il freddo sul lungomare immaginando una lunga distesa sabbiosa; lo hai fatto per mesi, con costanza e determinazione, senza avere la certezza che un giorno ci saresti arrivato. Amigo, ti rivelo un segreto: anche dietro quei libri c'e una immensa distesa sabbiosa che ti aspetta. Sara difficilissimo raggiungerla, il freddo e la fatica patiti lo scorso anno saranno nulla in confronto, ma ti garantisco che alla fine troverai una sconfinata distesa sabbiosa dove potrai sederti la sera intorno ad un fuoco con pochi fidati amici e rimanere incantato ad osservare il cielo stellato.

Forza Mane!

Dove osano le quaglie

lunedì 12 ottobre 2009

Ovvero… un marchigiano in volo sulle Alpi!

Di tutti i volatili esistenti, la maggior parte di noi, vuoi per la sua bellezza, vuoi per la sua imponenza, vuoi per la sua assoluta padronanza del volo, tende ad identificarsi in un’aquila. C’è poco da fare, quando si pensa al volo si pensa a lei, la regina dei cieli!

A maggior ragione per un volatore come me dovrebbe essere quasi naturale immedesimarsi a questo bellissimo volatore, ma non è cosi: sono lì, nel suo stesso ambiente, appeso ad un pezzo di stoffa trafugato al costume di arlecchino, impacciato come un quindicenne al suo primo appuntamento, lento come una zanzara , incerto ed impaurito come il giorno dell’esame di terza media, talmente fuori posto che se mi presentassi ad una festa di gala con dei jeans strappati ed un giubbino da paninaro, mi sentirei a casa… C’è poco da fare, per quanto a volte mi capita di condividere con lei qualche interminabile istante dello stare per aria, il paragone non tiene: l’aquila è la volatrice per eccellenza!

Di tutti i volatili esistenti le quaglie non hanno un eccezionale modo di volare, anche se possono librarsi in aria per lunghi percorsi così da raggiungere le aree di riproduzione, poste a nord. Queste amano pascolare a terra tra la vegetazione alla ricerca di insetti e se qualcosa le allarmano preferiscono fuggire con una rapida corsa, anziché prendere il volo. Insomma sono dei volatori… “della domenica” come direbbe qualcuno. Ecco, io mi sento come una quaglia, un volatile di pianura un po goffo, abituato a volare in ambienti tranquilli e sicuri e poco avvezzo alle dure condizioni dei voli di alta montagna. Ma le Alpi, un po come il deserto, suscitano in me un’attrazione unica, oserei dire fatale, impossibile resistere ad un richiamo del genere!

Osare, rischiare, azzardare, non sono gli aggettivi giusti per definire questa mia avventura, piuttosto l’immagine che ho è quella di una papera un po impacciata (penso a quella del film “babe”) che prova a termicare di fronte a un grosso costone di roccia.

Arrivo in Friuli giovedi 01 ottobre, con in tasca i recapiti di metà dei volatori alpini e il volantino di una manifestazione di volo che si svolgerà il we successivo a Cercivento (UD). Ho solo l’imbarazzo della scelta su dove volare, ma dopo 2 giorni passati a scorrazzare su per passi alpini mi ritrovo a passare vicino Cercivento e cosi decido di fermarmi li. Mi piace l’idea di partecipare ad una manifestazione di volo, e ancor più mi piace l’ambiente diversamente astemio delle feste friulane. Bon deciso, sabato mattina alle 10 son li. Non c’è un cane cosi decido di rimandare il mio volo al pomeriggio, intanto ne approfitto per l’ennesima scorpacciata di curve e tornati salendo sul passo di Monte Croce Carnico e alle 13.30 sono di nuovo a Cercivento. Conosco gli organizzatori dell’evento, due persone davvero cordiali e piacevoli, alcune preziose indicazioni su volo, venti e quant’altro c’è da sapere, ed in breve sono già in macchina diretto verso il decollo di monte Paularo

Una serie di pensieri dei più diversi mi frullano per la testa: “Ci siamo, adesso tocca a me dimostrare quello che sono veramente: aquila o quaglia… chissenefrega, comunque andrà questo volo non dimenticherò mai… i sottoventi, devo stare ben attento a dove volo… a sx c’è una vallata stretta non devo andarci altrimenti rischio il venturi… in atterraggio il vento è sostenuto e poi ci sono i cavi dell’alta tensione … e poi il nome del posto, Cercivento, luogo in cui si incontrano tutti i venti, chissà che macello c’è la fuori…”

Non è proprio facile arrivar fin qui, ritrovarsi da solo in un decollo da cui non sono partito mai, senza nessun riferimento se non Marty poco sotto che mi osserva preoccupata e la radio degli organizzatori che sono in atterraggio. Ascolto in silenzio il pulsare del vento, osservo la manica a vento cercando di interpretare le condizioni, fisso il decollo immaginando come si comporterà la vela una volta in aria… poi lascio liberi i miei occhi e questi, come cavalli imbizzarriti, partono alla scoperta delle mille sfumature di queste splendide montagne. Chiamo l’atterraggio e mi dicono che laggiù il vento è teso, in decollo invece è calma piatta: che situazione di me###!

Sbaglio due decolli per via del poco vento, ma il terzo riesce e sono in volo!

Subito caccio un urlo liberatorio che si sente fino ad Udine, tutti i pensieri fatti prima per qualche secondo scompaiono. Un misto di incredulità e paura mi pervadono mentre la vela avanza in questo luogo da molto tempo agognato. Via verso est, ma sento che la vela scende troppo e decido di uscire verso sud dove dei delta stanno terminando. In pochi secondi arrivo a scorgere l’atterraggio e il vario inizia a farsi sentire prepotentemente: +1, +2, +3, +4 m/s! I delta in poco tempo fanno quota e scompaiono mentre io stento a gestire la mia vela. Da brava quaglia (o pollo, che dir si voglia) faccio subito le orecchie e cerco di ambientarmi, ma la vela non ne vuol sapere e continua a salire. Esco fuori e l’ascendenza si fa meno forte, riapro la vela e inizio quel volo veleggiato tranquillo (ai limiti del sonno) che tanto piace a me, e che mi permette di gustare appieno il paesaggio che mi circonda. Subito l’occhio cade sotto, osservo ammirato le conifere e le piccole casette in legno che appaiono qua e la come funghi, poi inizio a salire con lo sguardo fin in cima allo Zoncolan che mi evoca storie di ciclismo e di grandi imprese di sport. Il mio volo turistico prosegue senza troppi scossoni, mentre i miei occhi continuano cogliere scorci fiabeschi e panorami mozzafiato.

Mentre fatico a metabolizzare tutte queste sensazioni, dei delta stanno volando alla mia dx e devo prestare la massima attenzione. Li vedo termicare sicuri facendo dei 360° stretti e salendo con una semplicità impressionate, mentre io faccio degli “otto” che mi permettono di galleggiare. Ma non me ne frega più di tanto, questo per me è un volo di ambientamento, non ho velleità di fare chissà che cosa. Poi l’occhio mi cade sul vario e vedo che sono in volo già da un’ora:”Non male quaglia Mané! Pensare che questa doveva essere una planata!” mi dico.

Un grifone spunta da non si sa dove, lo vedo librarsi maestoso e imponente sopra il bosco: il mio cuore comincia a battere impetuoso, lo osservo in tutta la sua bellezza e la sua grazia, sono emozionatissimo! Provo a seguirlo e per alcuni interminabili secondi voliamo insieme, secondi che sembrano minuti , ore, giorni, la perfezione del volo del grifone vicino alla goffaggine del volo di un parapendio; di colpo il mio amico vira verso dx e sparisce chissà dove: ”grande volatore, grazie di esser venuto a rendere omaggio ad un diversamente volatore come me: E’ stato un onore per me!”

Sono troppo contento, ho ricevuto una serie di scosse da 3000V che una metà basta, me ne vado verso l’atterraggio. Penso di perdere quota ed invece continuo a salire:”Cos’è non ne hai avuto abbastanza?” - dico alla mia vela - “ dai che domani si replica!”…la vela sembra sorridere ammiccata. Eh si, dopo tanti voli, anche i parapendio sembrano avere un’anima Smile Il vento in atterraggio è un po teso, i cavi dell’alta tensione incutono timore, ma alla fine basta non passarci sopra e atterrare è una passeggia. Sono cosi tranquillo che riesco a fare anche qualche wing-over e ad atterrare senza nessun problema mancando però di centrare i bersagli…

Una faccia da ebete mi si stampa in faccia subito dopo l’atterraggio, mentre vago incredulo tra gli stand della festa. Una grossa bistecca, delle salsicce, dell’ottima polenta ed una birra freschissima, mi riportano ad una dimensione “terrena” mente osservo ancora la montagna sopra l’atterraggio. Ce l’ho fatta, la quaglia Mané per qualche secondo è diventata un’aquila, adesso ha capito che per volare alti non c’è bisogno di grandi ali, o di chissà che cosa, ma solo della voglia di farlo… e di un pizzico di incoscienza! Smile

Per il giorno seguente avevo deciso di volare da qualche altra parte, ma la cordialità e il consiglio di qualcuno che la sa lunga, mi hanno convinto a rimanere a Cercivento. Ore 9, sono già in atterraggio. Qualcuno va già di birra, mentre io decido di salire subito in decollo. Mi organizzo con alcuni bipostisti ma con mia grande sorpresa, invece di salire al decollo di Monte Paularo, questi svoltano a sx. “dove cavolo vanno?” - “noi andiamo a decollare dallo Zoncolan, lì al momento le condizioni sono migliori…”

Zoncolan, salita, sudore, biciclette, ma soprattutto paesaggi mozzafiato: questo è quello che so di questa montagna! Mi fa strano andarci a volare dopo che più volte in passato, l’ho cercata sulle cartine del Friuli senza mai trovarla. Definire bella questa zona è riduttivo, non voglio star qui ore ed ore ad elogiarne la bellezza, finirei per banalizzare questo luogo. Dico solo a chi avrà la fortuna/sfortuna di leggere questo mio racconto una sola cosa: VIAGGIA! Abbandona le strade trafficate ed infilati nelle strade piccole, quelle che sulle cartine trovi segnate in bianco o tratteggiate. Vai, parti, avventurati, scoprirai luoghi e persone incredibili!

Sul decollo dello Zoncolan sembra di essere in cima al mondo: non che sia chissà quanto alto, ma la visuale che si gode da lassù è davvero suggestiva! La giornata è limpida, il solo da poco si è affacciato sulle valli e l’attività termica è ancora poca. Partono i bipo, poi tocca a me. L’emozione fa si che sbagli il primo decollo, Marty se ne accorge e mi abbraccia Smile Vado, porto la canon con me, cosi potrò raccontare ancora meglio questa avventura. Volevo rifarmi dopo il volo “in difesa” del giorno prima, ma non c’è chissà che e devo accontentarmi di far poco più che una planata; in fondo non mi dispiace: la giornata è limpida, il sole risalta ancora più i colori di queste montagne ed i miei occhi, mai sazi di tale spettacolo, ne approfittano. Non mi arrendo, provo a fare il traversone verso nord ed a cercare qualche termica sopra Cercivento, ma non trovo nulla e devo andare in atterraggio Sad “Vabbè, almeno c’ho provato!” penso tra me e me. Attero lontano dal centro, sicuramente non vincerò nessun premio, ma va bene lo stesso.

“Vuoi fare un altro volo? Dai che c’è tempo…“ - chiede Marty - “No, arriveremmo troppo tardi a casa, per questa volta va bene cosi, grazie”. Una veloce scorpacciata di polenta e salsiccia, un caloroso abbraccio agli organizzatori, un veloce saluto agli amici conosciuti, e siamo in macchina diretti verso sud: la quaglia torna a casa! Verso Udine, ai margini dell’autostrada, vediamo un falco appollaiato su di un palo: come passiamo si alza in volo facendo una virata sopra la mia testa. D’istinto alzo la mano per salutarlo…

Ciao

Mané “Castelluccio”
http://picasaweb.google.it/manetransalp1/ParapendioFestaDelBruttoTempo#


Alcune precisazioni che mi sono state indicate da Chiara, una degli organizzatori:

- TU HAI VOLATO CON L'AQUILA ... NON ERA IL GRIFONE (c'è una timida introversa aquila che ha il nido sul monte Tenchia ... si fa vedere poco .... e probabilmente l'andirivieni della giornata l'ha disturbata e si si è messa in volo!)
- Il decollo non è sul monte Paularo (esiste un decollo sul monte paularo ma Tu sei decollato dal monte Tenchia ...
- Preciso che dallo Zoncolan, direzione ovest (nell'altra vallata) si vedono le prime dolomiti se fossi stata lì, Ti avrei mostrato l'Antelao, il Pelmo ... la zona vicino a Cortina d'Ampezzo.