La terra di Mezzo di MIF

mercoledì 24 giugno 2009

19 moto che corrono lungo uno sterrato: il rombo dei motori, sassi
sparati a mò di mitragliatrice, fango e polvere che si infilano
dappertutto...


poi...


...poi una mano si stacca da uno dei manubri...


...si protende verso sinistra fino a toccare le foglie verdi...


...una scossa pervade il tutto!


La natura e l'enduro per un istante, magicamente, si fondono e diventano
una cosa sola!


Il gruppo prosegue senza quasi accorgersene, ma da questo momento nulla
sarà più come prima: non più una semplice scorrazzata su per sentieri,
ma una RISPETTOSA (per quanto possibile con un'enduro) passeggiata alla
scoperta della natura e delle sue bellezze!


Quando mesi fa pensavo a questo giro, pensavo all'aspetto "tecnico" del
percorso, alle difficoltà, ai problemi a cui avrei dovuto far fronte...
(e non ditemi che sono troppo ansioso, ogni organizzatore che si
rispetti deve farlo!)

Scorrazzando in lungo e in largo per le mie zone pian piano i miei
pensieri hanno preso una loro strada, come cavalli imbizzarriti hanno
iniziato a seguire un loro percorso...


"meno difficoltà più bellezza!" il pensiero ricorrente.


Ne avevo fatto parola a Nuvola, anche lui era della stessa idea: non
restava che trovare i percorsi!


Sabato mattina il cielo minaccia il diluvio universale!

Messaggio veloce:" Nuvola, porta maschera e pinne che oggi ne avremo
bisogno!"

Uno scroscio di pioggia bagna appena la terra e poi di colpo il tempo si
rasserena.

I "ragazzi", nonostante l'abbuffata della sera prima, sono già svegli e
pimpanti, pronti per la battaglia.


Alle 8,30, puntuali come non mai, si parte: i primi km sono
un'invenzione di Nuvola.

In pratica si percorrono dei tratti facili della Purverera con uno
strappetto nella parte finale.

Nuvola e Turbo76 vanno avanti ed aspettano in cima, pronti ad
intervenire in caso di problemi: non servirà!


Dopo questa sorta di prologo, affrontiamo altri due sterrati molto
sfiziosi: il primo largo e panoramico, il secondo più stretto e sinuoso,
completamente immerso nel verde.

Se qualcuno aveva ancora sonno di sicuro si è svegliato di fronte a
questo parco giochi naturale :-)))


Raggiungiamo Venarotta e da li puntiamo verso l'Abruzzo.

Il Gran Sasso d'Italia che fa bella mostra di se davanti ai nostri
occhi, pian piano si avvicina, margherite e papaveri colorano prati
verdissimi, rigogliosi boschi sovrastando dolci colline che accompagnano
il nostro cammino...

Ci lasciamo "coccolare" dall'ennesimo sterrato, curve, sassi, pietre e
polvere scorrono veloci sotto le nostre ruote bramose come non mai di
scoprire cosa c'è dietro la curva, mentre Turbo76 si apposta in luoghi
improponibili pur di regalarci un'istantanea di questa giornata.


Il gruppo prosegue senza incertezze il suo cammino: Nuvola Prosciuttà ed
io, ci alterniamo alla guida del gruppo aiutati da tutti i partecipanti.

Altra collina da scavalcare, facile e scorrevole la salita, ripida e un
po' più tecnica la discesa.

Mano alzata in segno di rispetto alla vista della gente del posto, ma
appena fuori le case, gas e via con la moto di traverso!

Castel Trosino con il suo antico borgo, il suo lago e le sue sorgenti di
acqua solfurea accompagna dall'alto il nostro cammino. Una doverosa
sosta sulle rive dell'omonimo lago ci permette riprendere fiato prima
dell'ennesima salita e di ammirare meglio questo paesaggio.


Attraversiamo quello che molti (ma molti) anni fa era la "cortina di
ferro", il confine tra due mondi all'antitesi, l'emblema di una radicale
divisione tra il regno delle due Sicilie e lo stato papalino: il
torrente Castellano. Di questo antico confine oggi non ne è rimasta
traccia, solo alcuni ruderi e alcuni racconti che i vecchi del posto si
tramandano oralmente da molte generazioni.

Ma a ben guardare, quel confine lo si riconosce osservando il paesaggio:
più dolce e collinare quello delle Marche, più irto e selvaggio quello
dell'Abruzzo.


Ma non c'è molto tempo per pensare, lo sterrato seguente è impegnativo e
richiede concentrazione.

Saliamo veloci attraversando cave che fin dal tempo dei romani sono
servite a dar lustro ad Ascoli ed alle case del suo centro storico; il
travertino, duro come il carattere della gente del posto, sembra voler
ostacolare il cammino delle nostre moto che invece non si lasciano
intimorire, e proseguono imperterrite il cammino che le porta al pianoro
di S. Marco.


Saliamo fino a S. Giacomo percorrendo la strada dove da molti anni
campioni di velocità in montagna si danno battaglia a suon di secondi.

L'asfalto è perfetto come solo poche strade nelle Marche e molti ne
approfittano per fare due pieghe... qualcuno piega troppo e finisce per
terra su una curva veloce a destra.

Io arrivo qualche secondo dopo la caduta, vedo Turbo76 a terra sulla
sinistra e mi fermo per prestare soccorsi. Chiedo se è tutto ok, mi giro
a destra e vedo il mono di Fabio per terra e dietro un palo della neve
per terra... ci metto alcuni secondi per capire la dinamica della caduta
e per sincerarmi che nessuno si sia fatto male: anche stavolta il buon
Dio si è ricordato di noi!

Sistemiamo la moto di Turbo76 e indico a Fabio un concessionario vicino
dove poter acquistare una leva del freno. Sono tosti questi "ragazzi",
dopo nemmeno cinque minuti sono già pronti a risalire in sella :-)


Proseguiamo come da programma e ci infiliamo nel parco nazionale dei
monti della Laga: il paesaggio cambia radicalmente, la vegetazione si fa
più rada, i faggi prendono il posto delle querce, prati multicolore si
alternano a rocce... A Settecerri ci fermiamo per ammirare il panorama:
a est la Montagna dei Fiori, a sud il Gran Sasso D'Italia, a ovest i
monti della Laga ed il Vettore, a nord il monte Ascensione.

Siamo circondati!

Non c'è traccia dell'uomo, solo alcuni prati e sconfinati boschi da cui
spuntano alcune case diroccate. I nostri occhi si perdono in qualche
valle incantata, ma vengono prontamente richiamati da cronometrici
organizzatori :-)

Una larga e polverosa strada, sembra condurci alla corte del Gran Sasso
D'Italia che si fa sempre più grosso ed imponente! Qualcuno allarga la
mano per toccare le foglie, quasi a volersi sincerarsi della veridicità
di questo posto o chissà, a voler cercare un contatto con la natura...


Alle 12,45 siamo a Valle Castellana, in staorario per il pranzo :-)

Passano dieci minuti e vedo arrivare Fabio, entusiasta per aver
sistemato la moto (e per averla scampata NDR). Fette di pomodoro, di
formaggio, si mescolano a racconti di viaggi e ad una Nastro fresca
fresca... eh si, andare in moto è bello, ma stare intorno al tavolo a
sparar cazzate lo è ancora di più! :-)


Riattraversiamo il confine e rientriamo nello stato pontificio... ehmm
volevo dire, nelle Marche.

Una sosta sul ponte che attraversa il lago di Talvacchia poi veloce
salita fino a Rocca di Monte Calvo. Abbandonato l'Abruzzo, un'altra
montagna richiama la nostra attenzione: il Vettore.

Sarà lui ad accompagnarci per il resto del giro!


Raggiungiamo gli sterrati di Acquasanta, quelli che sulla carta sono il
pezzo forte della giornata.

Il primo tratto è abbastanza semplice e panoramico: terra e pietre con
qualche solco tanto per non farsi mancare nulla, insomma: l'ideale per
digerire!

Vedo che tutti gradiscono senza fare complimenti e in breve tempo siamo
alla fine.

Da bravi marchigiani, noi delle forchette abbiamo uno spiccato senso
dell'ospitalità, tant'è che subito presentiamo il piatto forte della
giornata: lo sterrato di Cagnano!


Il giallo delle ginestre e il bianco sporco del travertino, accompagna
la nostra tortuosa cavalcata attraverso questo ennesimo parco giochi
naturale. Superiamo agevolmente questo ostacolo e ci fermiamo per
riprendere fiato.

Racconti fantasiosi su questo percorso si mescolano:

qualcuno sostiene di aver superato alcune pietre che si muovevano...

qualcuno di essere stato inseguito da una quercia...

altri di aver incontrato un dragone e di averlo ucciso per arrivare in
cima...

Non so se credere a questi racconti, ma osservando attentamente i volti
dei "ragazzi" noto una strana cosa: tutti, ma proprio tutti, hanno quel
sorriso ebete tipico dei bambini...

Chissà perché?


Percorriamo veloci un piccolo altopiano e ci infiliamo nel bosco.

Grandi castagni secolari osservano il nostro cammino mentre il pensiero
ricorrente è che da un momento all'altro possa spuntare fuori qualche
elfo...

Piccole sorgenti alimentano pozzanghere scavate dal passaggio dei
trattori:"adesso facciamo i fanghi!"


C'è chi le evita aggrappandosi alle piante a mò di tarzan, chi prova a
farci una nuotata cercando di battere il record mondiale, chi non pago
di essersi lavato al primo passaggio, torna indietro per fare il bis
:-))))))))))


Altro tratto, stavolta i solchi sono più profondi:

qualcuno passa senza incertezze, qualcuno ruzzola a valle con moto al
seguito, qualcun altro prova a spianare i solchi con i cilindri, qualcun
altro ci si immerge fino a metà moto, qualcun altro mancando la sabbia,
si mette a fare castelli di fango...


Per qualche minuto non capisco nulla di quello che sta succedendo, chi è
passato, chi no, chi sono i dispersi, chi si è dato malato, chi è
tornato dalla mamma... :-)

Uno alla volta aiutiamo le moto a superare questo ostacolo (sperando che
ci siano tutte, NDR), mentre sudore, fango e spinte cementano il gruppo
come non mai.


Alla fine di questo percorso la stanchezza inizia a farsi sentire, ma la
voglia di sollevare polvere è ancora tanta. Puntiamo decisi verso
Roccafluvione, divorando in breve la salita che ci porta all'ennesimo
punto panoramico. Alti scheletri neri, ciò che resta di una pineta
bruciata, come fantasmi in una foresta spettrale accompagnano gli ultimi
metri prima di questo luogo ed incutono in me paura: la paura di chi ha
visto bruciare da vicino le proprie montagne senza poter minimamente
intervenire!

A distanza di due anni i ricordi di quei giorni sono ancora vivi nella
mia testa !

La strada corre per qualche metro su una roccia che domina una vallata,
ci fermiamo ad ammirare il panorama. Lo sguardo cade inevitabilmente
sotto, in una delle tante vallate sperdute dell'Appennino: "quello è il
paese dove sono nato e cresciuto!"


Veloce discesa fino a Roccafluvione, qui qualcuno decide di andare con
Orfeo a fare qualche tratto di Purverera, mentre io accompagno gli altri
all'hotel, dove arriviamo alle 18,05.

Mai successo di arrivare cosi presto e per di più con un gruppo di
persone che non conoscevo.

Devo dire che questa è la cosa che più mi ha colpito, la coesione e la
bravura di tutti, specie nei momenti più difficili: GRANDI!


L'ospitalità in terra marchigiana si sa, è sacra; al Belvedere questo
concetto è ancora più marcato che in altri posti e la proprietaria ce lo
dimostra per l'ennesima volta, servendoci porzioni industriali di
gnocchi, olive, carne e vino, dell'ottimo rosso piceno superiore che in
breve sparisce.


Alzarsi la domenica dopo una due giorni (il venerdì l'ho passato in giro
a provar percorsi con Nuvola) cosi è sempre dura, ma mi basta guardare
le facce dei partecipanti per ritrovare la carica necessaria per tornare
in sella.

Non puoi fregartene di loro, sono li, che ti osservano di nascosto,
quasi a volerti leggere nel pensiero per sapere dove li porterai e cosa
gli farai fare...


Chi si illudeva che avevamo giocato le carte migliori il sabato, è
destinato a ricredersi a breve:

le sorprese non mancheranno fino agli ultimi km.

Primi tratti facili facili, ormai anche Marty ci si addormenta, poi giù
fino al lago di Gerosa.

Foto e sterratino tranquillo, con una deviazione sfiziosa sul finale,
gentilmente consigliata da Orfeo. Curve e controcurve, uno sterrato
facile, altre curve e poi lo sterrato finale.

E' un percorso che conoscono in pochi, la ciliegina sulla torta di
questo giro: si parte da un bosco di castagni per arrivare fino ai prati
vicino Castelluccio. I quattro km di questo sterrato si snodano
all'interno di un bosco dove si incontrano querce, castagni, faggi, pini
e ginepri, il tutto con abbondanti scorci sul Vettore e sulle vallate
circostanti.


La pioggia ci accoglie a Castelluccio e ci obbliga a fiondarci al
ristorante in anticipo.

Claudio ci propone diverse specialità a cominciare dalla lenticchia per
finire ad un ottimo rosso.

Saluti baci ed abbracci a chi deve fare molta strada ma non a tutti: c'è
ancora qualcuno che non è stanco...ve possino!


E allora che fai? Vorrai mica deludere dei ragazzi?

Su veloci fino al fontanile, foto poi di nuovo a Castelluccio, poi a Balzo.

Mentre rabbocchiamo benzina Nuvola, sempre pronto a proporre qualche
nuovo tratto (fermatelo!!!), decide di giocare pesante: la salita al
Sibilla!


L'ennesima scorpacciata di curve e tornanti in versione Nuvola davanti,
papà, figlio, figlio, secondo papà, Mané&Marty. Mi fa strano vedere due
papà andare in giro con i rispettivi figli, senza litigare, con i figli
che li seguono senza sorpassarli :-)

La salita verso il rifugio è sempre bella e divertente da fare, per la
prima volta in due giorni mollo i freni, mi metto a tirare un po' ed in
pochi minuti siamo ai 1500m del rifugio.

Chiudo con questa immagine: sette amici seduti intorno ad un tavolo a
sparar cazzate mentre sorseggiano una birra fresca ed osservano
entusiasti, i 350km percorsi nei giorni precedenti!

Questo doveva essere ed (in parte) è stato questo giro: un'occasione per
stare insieme!

Grazie a tutti!

Mané

Le foto sono qui:
http://picasaweb.google.it/manetransalp/LaTerraDiMezzoMIF#
www.motoinfuoristrada.it

Non sono iscritta sul forum quindi lascio due righe qui...

Questa Terra di Mezzo era per me ormai la quinta esperienza come
organizzatrice...e non vedevo l'ora che arrivasse...ho iniziato per
caso, semplicemente per aiutare Manè..e alla fine ho scoperto quanto sia
bello ed emozionante...a differenza delle altre volte in cui i
partecipanti erano in buona parte amici che già conoscevamo, questa
volta non sapevamo chi avremmo avuto la fortuna di incontrare...e le
nostre aspettative non sono state deluse..persone stupende, compagni di
viaggio che fino alla fine si sono dimostrati fantastici...

Grazie davvero a tutti per le emozioni che ci avete regalato...speriamo
di rivedervi presto...magari alla TSP :-)

terremoto L'aquila

martedì 12 maggio 2009

Ricevo da Gianco (amico motociclista Aquilano, per chi non lo conosce)
questo accorato appello-verità

Lunedì 6 Aprile 2009 alle 3.32, un terremoto di inaudita violenza ha
devastato la città dell'Aquila e decine di borghi della fascia
pedemontana meridionale del Gran Sasso d'Italia, ha ucciso 300 persone,
ne ha ferito 1.500 e per oltre 65.000 ha reso necessario il ricorso a
alloggi di fortuna. Il Terremoto dell'Aquila, che fin dal 13 Dicembre è
stato preceduto da centinaia di scosse minori, ha causato la più vasta e
radicale distruzione di un'importante città antica dopo quella del
Terremoto di Lisbona risalente al 1755.

Sono questi i termini in cui la notizia avrebbe dovuto fare
correttamente il giro del mondo, affinché la tragedia verificatasi
potesse trovare un'appropriata rappresentazione nonché il presupposto
per un suo adeguato risarcimento materiale. Le cose, invece, sono andate
diversamente e il terrificante colpo inferto il 6 Aprile da Madre Terra
è diventato quasi niente rispetto alle catastrofi successivamente
provocate da inettitudine, incompetenza, cinismo e cupidigia di pubblici
reggitori, mass-media e registi del più spregiudicato affarismo.

La prima catastrofe, sotto l'apparenza di una stupida sottigliezza,
scaturisce da un dirompente sovvertimento della realtà. "Terremoto
dell'Abruzzo" si è messo a credere, invece di "Terremoto dell'Aquila":
un flusso di disinformazione miope e irresponsabile che, mirando ai
vantaggi ricavabili da una futura gestione clientelare a pioggia dei
fondi per la ricostruzione, ha minimizzato la portata degli atroci danni
subiti dall'Aquila e ha duramente danneggiato le migliaia di
imprenditori e lavoratori di quell'industria turistica che costituisce
la spina dorsale dell'intera economia abruzzese.

Vaste distruzioni e tante vittime nelle frazioni e nei comuni intorno
all'Aquila: le vite perdute e le sofferenze passate presenti e future
sono irreparabili, ma case, stalle, opifici e botteghe si possono rifare.

Quella subita dal centro storico dell'Aquila, invece, è un'irreparabile
ferita mortale.

All'Aquila, quanto non è crollato il 6 Aprile seguita a rovinare a terra
per effetto delle forti scosse che ogni giorno ancora vanno
susseguendosi, quel che non è ridotto in macerie appare lesionato e
squarciato senza speranza di risanamento, tutte le attività
istituzionali, economiche, culturali e di semplice vita quotidiana sono
estinte.

Nessuno può più abitare e lavorare lì, dove ogni muro che sta in piedi
minaccia di afflosciarsi da un momento all'altro, dove regna il funebre
silenzio dell'immobilità, dove stagna il fetore asfissiante emanato
dalle derrate marcescenti sepolte sotto quelli che furono ristoranti,
bar, pubs, pizzerie, trattorie, pasticcerie, panetterie, macellerie,
pescherie, drogherie, vinerie, salsamenterie, caffetterie e case.

Trecento ettari di città antica, uno dei più pregiati e più vivacemente
vissuti centri storici d'Europa, fatto di straordinari pezzi unici (come
le mura urbiche fortificate, le chiese, i palazzi, le torri e le
fontane) nonché di un lussureggiante campionario di architetture minori
medioevali, rinascimentali, barocche e neoclassiche, tutto questo è
adesso un immenso cimitero, disabitato, muto, polveroso, reso
inaccessibile dalla vigilanza che l'Esercito prudentemente assicura 24
ore su 24 presso ogni via d'accesso.

Non c'è un solo precedente nella storia d'Italia della necessità di
sigillare un'intera città. Non era accaduto a Messina nel 1908, tanto
meno dopo i più recenti disastri del Friuli, dell'Irpinia, delle Marche
e dell'Umbria. Invece, all'Aquila accade dal 6 Aprile.

Ho parlato con molti ufficiali dell'impareggiabile corpo dei Vigili del
Fuoco provenienti da diverse parti d'Italia: tutti, dicono di non
essersi mai trovati in mezzo a una catastrofe altrettanto
raccapricciante, né in Friuli, né in Umbria, né altrove.

Col chiamarlo "dell'Abruzzo", non solo si è predisposto il terreno per
le prossime manovre clientelari ma si è voluto minimizzare l'entità del
"Terremoto dell'Aquila" e edulcorarne la gravità: un sisma distribuito
su un'area vasta suscita minori apprensioni e facilita lo Stato nel far
beneficenza piuttosto che giustizia.

Ma, non bastava.

Le informazioni sulle rilevazioni dei sismografi sono state fin da
subito manipolate per accreditare una magnitudo inferiore a quella
effettiva. Nel sito internet del Geological Survey del governo degli
Stati Uniti, chiunque può leggere che il terremoto del 6 Aprile è
stimato in gradi 6.3 della Scala Richter e che la fonte
dell'informazione è l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Quest'ultimo, invece, nel suo sito indica la magnitudo in 5.8.

Nasce così la cinica opera architettata contro gli aquilani e contro gli
altri abruzzesi, perché un sisma di grado inferiore al 6 viene
considerato al di sotto dei livelli di notevole gravità e dunque
aiuterebbe l'erario a sottrarsi al dovere di finanziare integralmente la
ricostruzione degli edifici pubblici come di quelli privati, il che è
invece puntualmente avvenuto per il Friuli e per l'Umbria.

Per rafforzare questa cinica azione, è stata colta come cacio sui
maccheroni l'opportunità di far passare per lazzaroni tutti gli
aquilani, bollandoli come edificatori di una "città di carta". Ottimi
pretesti sono stati quelli offerti dai crolli della Casa dello Studente
e dell'Ospedale San Salvatore, edifici nei quali s'è effettivamente
dispiegata alla grande l'arte criminale di imprenditori, tecnici e
collaudatori.

Tuttavia, pur in presenza di numerosi altri casi di non dissimile
sostanza delinquenziale, la generalizzazione è inammissibile, quanto lo
è il sostenere che tutti i siciliani sono mafiosi.

In realtà, non c'è niente di disonesto nella gran parte delle migliaia
di edifici costruiti all'Aquila nell'arco di quasi otto secoli. In
realtà, è il terremoto del 6 Aprile che ha agito con inaudita violenza,
sebbene questa verità venga nascosta e negata affinché tutti i Ponzio
Pilato di turno possano allegramente lavarsi le mani nell'abbandonare
L'Aquila e gli aquilani al loro destino di morte.

Casi-simbolo dell'effettivo stato delle cose avrebbero dovuto essere
quelli che invece sono stati accuratamente oscurati: il Forte Spagnolo e
l'Hotel Duca degli Abruzzi. La fortezza era una macchina architettonica
di rara perfezione, massiccia come una montagna, che per mezzo millennio
aveva resistito indenne a qualsiasi aggressione, umana e naturale, ivi
compreso il terremoto dal quale la città era stata distrutta nel 1703.
L'albergo era stato costruito al di sopra d'ogni sospetto di ladrocinio:
fatto negli anni Settanta non su commissione di terzi ma quale duraturo
investimento in proprio da parte di una dinastia di costruttori
d'inviolata reputazione internazionale. Orribilmente sconquassato il
primo, sventrato come un pollastro il secondo. Bisognava documentare e
documentarsi, bisognava porsi domande e cercare risposte, di fronte a
questi casi che solo un'inusitata violenza sismica può spiegare.

Invece, è stato assai più comodo versare e indurre lacrime rassicuranti
facendo folklore dei poveri morti sepolti sotto le macerie e della
dignitosa sofferenza dei sopravvissuti. Molto comodo: compiangere i
morti, predicare solidarietà, invocare coraggio, auspicare rinascita,
promettere di tutto e di più, spandere baci e abbracci e poi procedere
serenamente verso il prossimo party all'ambasciata di Chissadove.

Dopo il disastro del 1703, i reggitori del Comune alzarono baracche
davanti il municipio distrutto e lì seguitarono a lavorare tra e per i
concittadini, respinsero senza se e senza ma la pretesa del governo
centrale (che allora abitava a Napoli) di trasferire baracca e burattini
in una "new town" e avviarono immediatamente la ricostruzione, chiamando
fior di architetti e capimastri da Roma e da Napoli per restaurare il
salvabile e fare ex novo, senza stravolgere la struttura urbana antica,
tutto ciò che non riusciva a stare in piedi.

Oggi, ormai a un mese da quella tragica notte, tutto tace. 35.000
persone sopravvivono nelle tendopoli senza la minima idea di dove
approderanno al prossimo profilarsi del gelido inverno aquilano. 30.000
persone coltivano l'illusione di un'eterna vacanza negli alberghi della
riviera che stanno per metterle alla porta. Ovunque, il cibo e il
vestiario messi a disposizione incessantemente e con estrema larghezza
spandono la suggestione di un'affettuosa e sempiterna sollecitudine
governativa.

Ci sono tanti edifici scolastici perfettamente agibili, ma bambini e
ragazzi vengono obbligati all'alienante solitudine offerta da tendopoli
e alberghi. Giganteschi complessi del tutto sicuri, come la Scuola della
Guardia di Finanza, la Scuola Reiss Romoli, la Caserma Rossi, la Caserma
Pasquali, etc., potrebbero accogliere le strutture universitarie e
ospedaliere che sono l'unica certezza di futuro e che invece vengono
smembrate e dirottate verso città da cui mai faranno ritorno.

Il governo partorisce il decreto-legge n. 39 che racconta
un'incomprensibile favola di aiuti, provvidenze, benefici, esenzioni e
quant'altro, concessi non si sa a chi, finanziati non si sa con cosa,
acquisibili non si sa come.

Uniche certezze: i quattro soldi messi veramente in campo verranno
spremuti dai bilanci dello Stato col contagocce, da qui fino al 2032 e
verranno manovrati dalle banche e da fantomatiche spa gravitanti intorno
al Ministero del Tesoro.

Insomma, i terremotati verranno spinti a indebitarsi per ricostruire le
case e, una volta impossibilitati a pagare i mutui, perderanno le
proprietà. Nel frattempo, la città sarà diventata una nuova attrazione
turistica: gli spot della tv diranno "Visitate la più grande città morta
del mondo".

Hanno costretto i Vigili del Fuoco a uno spettacolare salvataggio di
quattro barattoli d'ottone spacciati per "Tesoro della Cattedrale", ma
nessuno ha mosso un dito per tirar fuori dalle macerie le centinaia di
migliaia di libri e documenti che nella Biblioteca Provinciale e
nell'Archivio di Stato assicuravano la memoria, l'identità e la civica
dignità della città che non c'è più.

Fosse stato il "Terremoto dell'Aquila", le tv e gli inviati piovuti da
ogni dove nei primi giorni del terremoto avrebbero impressionato il
mondo intero e probabilmente avrebbero fatto affluire quegli enormi
aiuti necessari per rifare una città come L'Aquila. Nel prossimo futuro,
forse un po' di chiese e palazzi verranno restaurati: solitari, essi si
staglieranno come fantasmi tra le rovine di una città che non c'è più.

Errico Centofanti

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Errico Centofanti, giornalista e scrittore, è stato uno dei fondatori
del Teatro Stabile dell'Aquila, che poi ha diretto per vent'anni. Autore
di numerosi libri di ambientazione storico-letteraria, è stato direttore
artistico dei festivals "Urbino Rinascimenti", "Castel dei Mondi" di
Andria e "Le Stelle della Grangia" dell'Abbazia di Fossanova nonché del
settore spettacolo per il Settembre Dantesco di Ravenna. Negli anni
Settanta è stato consigliere e assessore al Comune dell'Aquila

Quattro anni fa...

mercoledì 29 aprile 2009

Quattro anni fa cominciava un'avventura chiamata transalp.


Non era la moto dei sogni lo ammetto, a me piacevano l'africa twin o il
tenerè, ma un mio amico meccanico anni prima mi disse che per iniziare
era meglio la transalp ed io mi son fidato.


Ricordo i primi stentatissimi metri, la mia totale incapacità di
guidarla, gli sfottò di mio fratello Paolo che mi aveva accompagnato a
ritirarla, poi il primo giro: Castelluccio!

Mi ero preso persino un giorno di ferie, non resistevo dalla voglia di
provarla!

Arrivo a Forca di Presta, parcheggio la moto ma il cavalletto non
appoggia bene e...bum per terra!

La prima di una lunga serie di cadute!

Poi il primo giro con i miei fratelli a Campo Imperatore, i primi
percorsi in fuoristrada affrontati in jeans e scarpe da tennis...


Poi un giorno mentre ero a vedere una corsa di macchine vedo passare una
sfilza di transalp.

Arrivano in prossimità di un bivio e un "omino" nero blocca il traffico,
fa passare il gruppo e riparte. Non sapevo chi fosse lui, chi fosse
quella gente e, cosa ancor più importante non sapevo che quel gruppo, di
li a qualche mese, sarebbe diventato la mia seconda famiglia: LA LISSTA.


Ricordi, tanti: il primo, un giro a campotosto giro con Gabriele ed un
suo amico... poi il primo InvernaTa e i primi giri in off rigorosamente
con bauletto e gomme lisce :-))))))))))

Poi gli incontri: il Pizzata, il Piadina, l'ITT, il Primavera, il
Cuppolone ed altri ancora.


I giri organizzati da me e la incessante ricerca di quel percorso, di
quella strada o sentiero che sia, per arrivare in luoghi magici e
incontaminati. L'incoscienza abbinata alla voglia di scoprire il mondo,
sempre accompagnata da un sogno mai dichiarato ma sempre presente: il
deserto!


Conosco Marty e "cambia" il mio modo di andare in moto: in coppia.

Quello che non cambia invece è la mia fida transalp che nonostante
questo, continua a portarci dove vogliamo, sia in on che in off.


Arrivano altre sfide: "la fine del Mondo", la Mille Curve e la Purverera
dove capisco che, nonostante i progressi fatti nella guida, i limiti
della mia moto sono ben più alti dei miei.


Il bambino che è in me inizia ad alzare la voce e capisco che è giunto
il momento di avverare un sogno sepolto dietro mille paure: andare nel
deserto!

Ore ed ore passate a curare la mia amata guidato da alcuni
(pazientissimi) amici della Lissta che per telefono mi aiutano a
sistemare tutto al meglio.

La Libia e i primi km nella sabbia, le rocce ed i wadi, in diversi casi
affrontati a tutta con la moto che scavava sul pietrisco con il
paracoppa...

Poi la caduta, la moto che nonostante la botta tutto rimane accesa e mi
riporta a casa senza lamentarsi o crearmi noie di alcun genere.

La soddisfazione di poter dire a chi mi diceva di andare con un'altra
mezzo: CE L'HO FATTA!


Sono stati quattro anni intensi, ricchi di emozioni e di soddisfazioni:
grazie Transalp!


Per festeggiare il compleanno domani ti porto a fare due pieghe sulle
gole del Verndon, va bene?


Ciao

Mané

Transalp 2001 >70.000

Un pensiero da un motociclista aquilano

mercoledì 22 aprile 2009

Un Pensiero

Un rombo, un tuono poi tutto si muove
ed è solo paura, panico, terrore.
E' un nemico infido, che colpisce a tradimento, senza onore,
arriva all'improvviso senza avvertire,
non lo puoi combattere
, solo subire.
Non c'è difesa contro quel mostro strusciante,
che tutto distrugge, devastante.
Puoi solo sperare di sopravvivere
In un mondo che in un istante ha smesso di esistere.
Ma il mattino dopo, guardandoti intorno
Ti accorgi e decidi che è un nuovo giorno,
quello che per noi Aquilani tosti,
sarà quello per riprenderci i nostri posti.
Ci rialziamo distrutti, confusi ma determinati
A ricominciar come se fossimo appena nati.
La nostra storia, il nostro passato
Nel cuore e nell'anima ci ha sempre guidato
Ed ora tutti insieme e al nostro posto
Combatteremo senza sosta questo malvagio mostro.

Il ritorno a Sarnano

sabato 11 aprile 2009




Quando mi hanno detto che saremmo andati a volare a Sarnano ho storto un po il naso: non mi andava di fare tutta quella strada per un volo.
In più appena arrivati il tempo si è chiuso e si è messo pure a piovere...
Per fortuna Eolo si è impietosito e ci ha regalato una discreta giornata di volo seppur un po turbolenta (per i miei standard naturalmente).
Risultato finale: 3 volo 1 top e (ahimè) una chiusura frontale senza conseguenze :-)
http://www.youtube.com/watch?v=ZJcjp0P_kW0
Ciao
Mané

Un faro nella notte

mercoledì 24 dicembre 2008

Martinsicuro-Alba: cosa potra mani succedere lungo questo tragitto? l'ho fatto migliaia di volte, in macchina moto camion treno...

Acccendo il mio bicilindrico a parto per la mia tappa di avvicinamento all'avventura africana.
Mi vesto stile omino michelin: calzini di lana stivali da off pantaloni in goretex+imbottitura maglietta della salute maglietta decatlon maglione di lana sadomaso giacca bering+imbottitura sottocoasco pesante e guanti... manco debba andare al polonord.
Salgo a fatica sulla mototo dove i bagagli fanno bella mostra di se, attirando l'attenzione dei colleghi un po perplessi ma (secondo me) un po invidiosi.

Le ultime raccomandazione di Lucia, la guardia della mia ditta, che da brava madre di famiglia è in pensiero per me, e parto diretto verso nord.
Due calcoli sulla mano 620km da percorrere per le 19 19,30 dovrei assere a casa.

Verso Ancona trovo foschia (defininirla nebbia mi sembra eccessivo), la temperatura scende rapidamente: se fino a quel momento non sentivo freddo adesso la gambe e le mani iniziano a darmi fastidio.
Frega niente vado avanti ho ancora una vagonata di km da fare.
Fano sosta benzina: metto i pantaloni dell'antipioggia e dei guanti di plastica sotto quelli in goretex, riparto.

Ancora foschia e freddo, tiro fino a bologna e mi fermo per una cioccolata calda. Tolgo i guanti di plastica e indosso dei guanti da lavoro in cotone, sotto quelli in goretex; metto pure la giacca dell'antipioggia e un berretto di lana sotto il sottocasco.
Sono da 4 ore in ammollo sotto la nebbia e l'umidità inizia ad arrivare alle ossa.

Imbocco la A1 che ormai è buio.

Ci saranno altre 50 macchine ma mi scopro solo, solo e nudo come mamma mi ha fatto.
Ci sono io e il debole faro della mia moto ad illuminare la mia via.
Il mondo è li a pochi cm, con le sue frenesie e i suoi problemi
Il mio faro si fa ancora più piccolo, sono qui in mezzo a loro eppure con la testa sono lantano anni luce.
Sono solo, con i miei sogni e la mia caparbia determinazione a realizzarli... a volte vorrei fermarmi lo ammetto, posare la moto e proseguire al caldo magari in treno. Farei felice mio padre mia madre e molte delle persone che mi conoscono e che non capiscono/accettano il mio spirito avventuriero.
"Potrei farlo ma non sarei più me stesso" - penso tra me e me
Non dico che si debbe andar fieri di farsi 600km al gelo, ma in tutte le avventure (un po come nella vita) ci sono degli ostacoli da superare e questo è solo uno dei tanti.
Il mio faro nella notte prosegue il suo cammino.

Durante una sosta dal benzinaio incontro un inglese con un vecchio gs80 vestito stile elefantentrefen: poche parole in inglese per capire che sta tornando da istambul! Un abbraccio fraterno e riparto.

Imbocco la torino brescia, qui la nebbia si fa più fitta.
Navigo a vista, nel senso che mi metto dietro ad un furgone con i retronebbia accesi e lo seguo a distanza di sicurezza.
Mollo il gas per far scandare le mani e lo perdo di vista...
Paura!
Vedo a stento la strada, un camion lo vedo all'ultimo secondo, lo supero poi... il nulla!

Non mollo per paura di ritrovarmelo addosso ma non vedo nulla!
All'improvviso vedo dei fari superarmi e appena mi superano mi ci attacco come un bambino fa con seno della propria mamma.
Facciamo strada fino ad asti dove la nebbia si dirada, esco e mi fermo per avvisare che sono quasi arrivato.
L'occhio mi cade sui paramani e sul cupolino: c'è il ghiaccio!

Ultimi km fino ad Alba poi gli ultimi 3 km su per la strada delle langhe dove la neve e il ghiaccio fanno bella mostra di se a bordo strada e non solo.

Arrivo a casa di Marty alle 20,30, spengo la moto ma rimango li con la testa appoggiata alla borsa da serbatoio: non mi sembra vedo di essere arrivato!

Ciao
Mané

Il ruggito del coniglio

mercoledì 3 dicembre 2008

Come, non lo sapevate? Anche i conigli ruggiscono!
E fanno pure un gran casino ve lo assicuro!

Oggi mi sento cosi, un coniglio che non riuscendo a uccidere proprio
avversario, ruggisce.

E' un ruggito amaro il mio, è un ruggito di chi, come un leone in
gabbia, vorrebbe tonare a cacciare ma si ritrova dietro le sbarre a
vegetare, in mano a degli aguzzini che l'unica cosa che sanno fare e
stuzzicarlo con un bastone per cercare di farlo muovere affinché i
visitatori dello zoo non pensino che soffra o peggio ancora, che sia morto!

E' un ruggito amaro perché per un leone non esiste cosa peggiore di
vivere chiuso in una gabbia, meglio la morte piuttosto: è più dignitosa
per lui!

Verrebbe da chiedersi come il re della savana sia potuto finire in
quello stato, come mai non abbia lottato con tutte le sue forze per
difendere la sua libertà e come mai non abbia cercato di uccidere i
propri aguzzini...

La verità è che un leone, a differenza dell'uomo, uccide solo per
sopravvivere e non per il piacere di farlo. C'è rispetto in natura tra
preda e predatore, ma non tra gli uomini!

E allora? E allora il leone dovrà scegliere: o accettare di vegetare
dietro le sbarre o infrangere le proprie regole morali e uccidere i
propri aguzzini.
In entrambi i casi ci sarà un unico sconfitto: il leone!

"...a tutti i leoni in gabbia e a Dose e Presta conduttori dell'omonima
trasmissione radiofonica che per tre anni hanno allietato le mie
mattinate lavorative..."

Mané

Il sogno bambino

martedì 2 dicembre 2008


C'è una foto che vedevo da bambino quando andavo dal mio barbiere: ritraeva lui, la sua moto, le piramidi ed il deserto. Non riuscivo a togliere lo sguardo da quella foto, non so cosa avesse di bello quel posto, ma ne rimanevo stregato! Il deserto la moto l'avventura... un cocktail micidiale, contaminazione avvenuta poche speranze di disintossicarsi desiderio di provare quel mix di emozioni di persona! Passano gli anni, il bambino cresce fisicamente ma non mentalmente, continuando a sognare l'avventura: che sia un bosco o un luogo lontano mille km, basta che ci sia qualcosa di nuovo da vedere e da scoprire :-) Poi la moto, i primi stentati km su asfalto, la paura di farsi male e qualche caduta da fermo, quando ecco presentarsi la nuova sfida: le strade sterrate! Dapprima da solo e con molte paure, poi in gruppo attraverso i luoghi più belli dell'Italia...
Poi... ecco venir fuori il bambino che è in me reclamando il suo sogno: IL DESERTO!

27/12/2008 Si parte per la LIBIA!

Stella alpina stella marina 14 ottobre 2008

martedì 14 ottobre 2008





Sottotitolo: il buongiorno si vede dal mattino.

Zzzz....zzzzz.... (ancora in fase dormiente penso:"strano che la sveglia
non suona") zzzz.....zzzzz....
Apro a stento un occhio afferro il cellulare e... CAZZO SONO LE 7,30!!!!!!

Via giù dal letto, mi metto i pantaloni da moto senza nemmeno lavarmi,
infilo tutto quello che mi viene in mente nel bauletto mentre Marty si
fa un doccia veloce.
Afferro le chiavi di riserva e vado ad ingrassare la catena mentre Marty
finisce di infilare le imbottiture nel bauletto.

7,45 si parte, corsa veloce fino a casa di Orfeo dove arrivo alle 8,20
giusto in tempo per assaggiare il ciambellone di mirella (grazie) e per
un veloce caffè che siamo in sella.
Oggi faccio da scopa, Marty contenta mi dice:"per una volta andremo
tranquilli, tanto gli ultimi..."
Le ultime parole famose!
Qualcuno si attarda alla partenza e mi tocca correre da subito per
ricucire il gruppo.
Poco prima di comunanza riacciuffiamo il gruppo, pochi km e uno del
gruppo fora.
Il gruppo prosegue mentre scheggia si mette a fare il meccanico ferrari
e ripara a tempi record la foratura.
Scendiamo a roccafluvione, norcia e poi su fino alla piana di castelluccio.
Sul valico ci si para il primo di una lunga serie di panorami
mozzafiato: la piana ricoperta da uno spesso strato di nebbia. E' uno
spettacolo indescrivibile!
Infilandoci nella piana si ha la sensazione di scendere negli inferi,
sembra di scendere verso l'ignoto e di veder apparire da un momento
all'altro dei draghi o degli stragoni...
Il sole si cela dietro alle nuvole, il freddo si fa pungente fino a
raggiungere i 3 gradi ma le sensazioni che riceviamo sono indescrivibili
:-))))
Risaliamo fino al paese, breve sosta poi scendiamo verso castelsant'angelo.

Lo sterrato che ci porta fino a visso l'ho fatto un centinaio di volte e
ormai la mia moto ne conosce ogni singolo cm: quale occasione migliore
per rilassarsi e gustarsi i panorami!
Ci infiliamo in un tunnel di foglie dalle mille sfumature, i miei occhi
si muovono freneticamente per cercare di captarne ogni singola tonalità
e le mie mani si alzano quasi volessero toccare, incredule, questo
quadro che mi si para di fronte.
Le sensazioni che ricevo da questo luogo mi isolano da tutto il resto,
adesso la protagonista è lei, madre natura, la moto gli amici lo
sterrato quasi scompaiono.
Il bosco lascia spazio ai prati brulli tipici dell'appennino, lo sguardo
inizia a spaziare per km e km fino a scorgere in lontananza il monte
subasio che spunta piccolo piccolo dalla foschia.
Torno in una dimensione più "umana", la parte finale del percorso è meno
guidata ma con curve più belle e mi metto a giocare un po :-))))

Da visso saliamo verso il fargno e poi a metà salita giriamo a sx e
scendiamo il lago.
La strada si infila inizialmente dentro una pineta per poi scendere
dolcemente lungo prati che sembrano sconfinati. Il fondo buono ma
scavato dalla pioggia e l'andatura sostenuta richiamano tutta la mia
attenzione, fatto in due questo percorso è molto più tecnico e guidato
ma pur sempre piacevole. Marty, zavorrina fiduciosa, è con me anche
questa volta e asseconda tutti i movimenti di una moto che a tratti
sembra imbizzarrita.
Ammiro il suo coraggio e la sua tenacia, se guidare una moto su questo
fondo non è facile penso che rimanere dietro sia molto peggio!

Arriviamo ai ripetitori, sosta doverosa per una foto poi si riparte.
Nella fretta commetto un errore che mi costerà caro: dimentico le chiavi
di scorta attaccate sul bauletto. Riparto senza nemmeno pensarci e
scendo abbastanza velocemente fino al lago fiastra.
Da li risaliamo alla pintura percorrendo lo sterrato che porta alla
pintura per poi scendere sempre su sterrato fino ad amandola.

Rabbocchiamo benzina e dirigiamo verso comunanza, appena usciti dal
paese vedo un ktm rallentare e fare cenni agli altri di proseguire: accosto.

"Ho forato... " mi dice.
Provo a contattare Orfeo ma niente.
Passano 10 minuti ma continua a non rispondermi.
Bambino cattivo, ad ogni incrocio si aspetta la scopa!
Bestemmio in aramaico, ma quello che mi aspetta da li a poco mi farà
ravvedere.
Orfeo finalmente mi risponde, decidiamo di usare il fast che ho sotto la
sella e di incontrarci al ristorante.
Ma il peggio doveva ancora arrivare.
"mi metti i guanti nel bauletto? Me li riprendo dopo, al ristorante"
chiede il mio amico.
"Ok, nessun problema..." dunque le chiavi sono.... no in quest'altra
tasca... di qua nemmeno... Marty hai tu le chiavi? No io no...

Cavolo cavolo cavolo...

Ripenso a quando le ho usate l'ultima volta... "le ho lasciate sul
bauletto, quando ci siamo fermati a far la foto sopra il lago di
fiastra! Ma come cavolo ho fatto? Ormai è fatta, non mi rimane altro che
tornare indietro e cercarle..."

Sistemo la gomma del mio amico e torno indietro ripercorrendo TUTTA la
strada fin qui fatta.
Sono a pezzi, mentalmente ma soprattutto fisicamente, sono le 15 ed devo
ancora far pranzo.
Ripercorro pazientemente tutta la strada cercando l'agognato mazzo di
chiavi.
Ho voglia di fermarmi e di riposarmi un po, ma inizia ad essere tardi e
non posso perdere nemmeno un secondo. Ad un km dai ripetitori trovo le
chiavi, parcheggio la moto nel bel mezzo dello sterrato e mi siedo ad
osservare il panorama sul lago: sono distrutto e a corto di zuccheri ma
non posso non ammirare il panorama!

Avviso i miei compagni di ventura che è tutto ok, e loro mi invitano a
raggiungerli lo stesso per poi andare a fare la foto finale in
spiaggia... Cavolo, ma quanta strada mi tocca fare?
Di nuovo giù per lo sterrato, stavolta molto più piano rispetto alla
mattina.

Fiastra-sarnano poi mi fermo: un trancio di pizza e poi di nuova in sella.
Torno a guidare veloce pulito, mi accorgo solo in questo momento che non
avevo più energie.

Raggiungo i miei compagni di ventura che mi salutano con un caloroso
applauso, ma il mio pranzo?
In teoria dovevano essere avanzati degli scampi, ma mi dicono che si
erano stancati di aspettare ed hanno preferito fare un giro nello
stomaco di qualcuno...
Il tempo di un caffè e si parte alla volta della spiaggia per la foto
finale.
Facciamo uno sterratino veloce a pochi metri dal mare poi come ci
infiliamo sulla spiaggia, subito qualcuno ne approfitta per baciarla
:-PPPPPP
E' ormai buio, luna è ben visibile sopra di noi.
Foto di rito poi....

...poi il bambino che è in ognuno di noi si impossessa del nostro
cervello...
a cominciare da orfeo che nel cercare di ripartire ci ricopre di sabbia
per poi sfrecciare di fronte a noi a folle velocità, poi parte scheggia,
poi... poi vuoi che non parta io? :-))))))))
Via!!!!!!
Dapprima sul bagnasciuga poi sulla sabbia molle...
Prima seconda terza, ripenso a tutto quello che mi è stato detto sulla
guida su questo tipo di terreno e tengo il gas ben aperto ma un attimo
che mollo.... la moto rischia di finire per terra, e mi salvo solo
grazie alle mie gambe lunghe e al mio 46 di piede.
Riparto:"stavolta non mollo il gas manco se mi sparano!"
Filo veloce la moto galleggia sicura sulla sabbia molle e la mia testa
inizia a sognare di essere tra le dune del deserto... "chissà come
dev'essere bello laggiù!"
Saluto i miei amici ma già penso al prossimo appuntamento: il 26 ottobre
per il "Ritorno alla terra di mezzo".
Come sempre ci sarà da divertirsi e da sudare un po... :-))))))))

Mané

Le foto le trovate qui
http://picasaweb.google.it/manetransalp/MotoStellaAlpina#

Il ritorno alla "terra di mezzo"

giovedì 2 ottobre 2008




Un salto in un quadro dipinto dalla migliore delle artiste: madre natura!

Con questa abbuffata di colori si conclude la mia stagione da
organizzatore e si conclude proprio da dove era iniziata: dalla terra di
mezzo.

Sulla carta doveva essere un giro facile, semplice, forse scontato, ma
si sa quando ti immergi nella natura di scontato non c'è nulla. E allora
eccoti servito uno spettacolo superbo, un susseguirsi unico ed
indescrivibile di colori capaci di commuovere una banda di motociclisti
dall'aspetto un po rude ma dal cuore tenero :-))))

Dopo aver saltato alcuni pezzi per neve durante la prima "terra di
mezzo", questa volta avevo ideato un giro completo ma più difficile di
quello fatto a febbraio: avevo sostituito gli sterrati larghi a facili
iniziali con un sentiero stretto e ripido, roba da fare indigestione
subito, ma sapevo di avere con me gente dallo stomaco forte.

Partiamo, piccoli saliscendi attraversiamo veloci una pineta pochi metri
ed iniziano le salite vere.
Saliamo tranquilli, non sono questi i percorsi che possono impensierire
le nostre moto il pezzo tosto è più avanti. Lo raggiungiamo in poco
tempo eeeeee sorpresa: una bella jeep della forestale!
OOOOOOPSSSSSSSSSS!!!!!!

"ehmmm... scusate, noi vorremmo andare di lì, possiamo
veeeeeeeeeeeeero??????? |||||:-))))))"
Chiedo con tono angelico
"No, non se ne parla, quella è una strada forestale...."
Mi risponde uno di loro con tono cupo
"ma mi avevano detto che è transitabile..."
Ribatto con voce ancora più tenue
"no assolutamente, invece le targhe? Dove sono?"
Chiede l'altro con tono minaccioso
"è tutto in regola, se volete controllate pure...."
Rispondo con aria a mia volta minacciosa.
Capisco la musica e decido di non insistere.

Torniamo indietro, raggiungiamo il rifugio, un caffè e ripartiamo.
Il primo pezzo lo percorriamo ad andatura molto blanda, ci sono
parecchie persone a piedi, non è il caso di far casino; Orfeo ne
approfitta per fare due foto, io osservo le montagne cercando di
scorgere qualche nuovo percorso.
Ci infiliamo nel bosco e camminiamo letteralmente in un tappeto di
foglie multicolori.
Sembra quasi di calpestare su un'opera d'arte tanto è bello questo luogo!

La strada si fa più ripida, l'umidità e le foglie cadute rendono questo
tratto un po scivoloso ma salendo con un filo di acceleratore non ci
sono troppi problemi.
I problemi arrivano nella parte finale della salita dove troviamo uno
strappetto di 5-10 metri molto ripido e scivoloso. Non mi faccio
intimorire e non mi faccio tentare dal dare gas, salgo con un filo di
acceleratore e la mia moto come sempre non si scompone.
Li per li nemmeno mi rendo conto di quanto sia tosto questo tratto, lo
capisco qualche minuto dopo quando ci torno a piedi per aiutare i miei
amici: "Cavolo -- mi chiedo -- ed io come ho fatto a salire di li?E'
talmente viscido che si scivola persino a piedi!"
I miei amici ci provano ma è obbiettivamente troppo scivoloso e ripido
per salirci con moto da due quintali, io ho avuto solo fortuna.
"Peccato, da lassù potevamo godere di un panorama a 360°, sarà per la
prossima volta!"

Torniamo indietro e percorriamo lo sterrato che ci porta fino a
settecerri, dove incontriamo un guzzista che in coppia sta percorrendo
questo tratto:"guai a chi si azzarda dire che oggi abbiamo fatto
enduro!" ammonisco io.
La discesa fino a S. Vito si rivela più semplice del previsto, tranne il
tratto ripido il resto del percorso è stato allargato e non presenta
grandi difficoltà come una volta :-((((((
La salita finale è come sempre una goduria della guida, un lungo
rettilineo con dei solchi da fare in prima a tutta, una vera libidine.

Scendiamo a castel trosino e saliamo verso s. Marco, percorrendo la
strada che costeggia le cave.
Proprio in una di questa ci infiliamo e scopriamo che è stata adibita a
porcilaia.
Dei maiali allo stato brado, quale miglio occasione per fare due foto e
per sfotterci un po?

La sosta per il pranzo ci da modo di conoscere meglio l'amico "Sasso" un
ragazzo silenzioso ma con un polso destro di tutto rispetto. Il tempo è
tiranno, abbiamo ancora molta strada da fare, due panini e su di nuovo
nel parco dei monti della laga.
Raggiungiamo il castello diroccato di macchia da sole, e la mia testa
torna indietro nei secoli e si immagina questo luogo ai tempi dei
borboni... chissà quante storie quanti racconti si celano dietro quelle
mura!

Veloce trasferimento su asfalto ed eccoci di nuovo immersi in un bosco,
dove lo sguardo rimane calamitato dal monte vettore che domina il
paesaggio proprio di fronte a noi.
E' più che mai difficile conciliare la sguardo con la voglia di guidare,
entrambi richiederebbero mille occhi per poter assimilare appieno tutto
quello che ci si para di fronte.
Le numerose soste rinfrancano il fisico ma soprattutto la mente e gli
occhi, mai pachi di tanta bellezza. Altro sterrato, tosto sulla carta,
semplice a causa di una ruspa che ha spianato la parte più difficile
:-((((((( Peccato, era un tratto davvero divertente!

Black becca una folle su una curva e cade.
Niente di serio nonostante il cupolino rotto, una mazzata sulle pedane e
si riparte.
Veloce tratto pianeggiante e poi nuova immersione in un bosco.
Anche qui un susseguirsi di colori e di castagni secolari, l'impressione
è di veder apparire da un momento all'altro qualche gnomo.
Ed invece come per magia ci appare... una grossa e fangosa pozzanghera!

Brack ci si infila e fatichiamo non poco a tirarlo fuori, io aiutato
dagli altri spingo indietro la mia moto e passo all'esterno non senza
qualche problema.
Superiamo indenni questo ostacolo e torniamo a scendere verso valle,
dove ci aspetta l'ennesimo strappetto che ci porta fino a Forcella.
La strada è completamente invasa dalle erbacce e non è semplice vedere
il percorso.
Sul tratto ripido l'umidità fa scomporre la mia moto e solo grazie ad
una fortuita pedata rimango in piedi. E i miei amici? Salgono
tranquilli, nonostante le gomme ormai finite, complimenti!
Il tempo di riprendere fiato e di fare qualche foto e si riparte.

Decidiamo saggiamente di escludere un pezzo di sentiero, vista la
pericolosità di un tratto e puntiamo verso l'ultimo sterrato che ci
porterà a venarotta.
La parte iniziale è facile e, tanto per cambiare, bella;
verso la fine il percorso diventa un po più ripida e dopo 200km la
stanchezza si fa sentire: i muscoli delle braccia e delle gambe che fino
a qual momento non davano segni di stanchezza iniziano a farsi sentire.
La salita sembra non finire mai, sento i muscoli delle braccia molto duri.
Arriviamo alla fine del percorso alle 17,00 sfruttando anche l'ultimo
raggio di sole disponibile.

La giornata si conclude con una birra, l'occasione giusta per ridere
delle disavventure di giornata con una consapevolezza: E' STATO UN GRAN
GIRO!
Non ci sono parole per
descrivere la bellezza dei posti attraversati,
raccontare le emozioni vissute e descrivere il nostro stupore. C'è però
la consapevolezza di aver vissuto una grande giornata immersi in un
luogo magico in compagnia di ottimi amici.

A presto
Mané


le foto le trovate qui http://www.forchettevolanti.com/Terra%20di%20Mezzo%202008/index.html

VDC 2008

domenica 14 settembre 2008




Questo report lo voglio dedicare ad una amico, un membro del CDT uno che
non scrive mai nella ml. Lo voglio dedicare a lui questo racconto
sapendo che probabilmente nemmeno lo leggerà ma non è questo che mi
importa. Questo report lo scrive uno che in moto ci va per passione e
che quando vede un bel posto si immagina già il giorno in cui lo
mostrerà orgoglioso ai suoi amici e li vedrà rimanere a bocca aperta, ed
è ad uno come me che lo dedico: uno che non gli daresti manco un
centesimo ma che quando va in giro in moto si fa sempre in quattro per
aiutare i suoi compagni di viaggio.

Dei quattro incontri lissta organizzati questo è stato in assoluto il
più difficile per me: se da un punto di vista organizzativo ero a posto
(i percorsi li conoscevo a memoria) e Marty teneva sotto controllo tutto
il resto, quest'anno avevo l'incognita meteo.
Sarà che sono troppo apprensivo, ma portare 20 moto per sterrati sapendo
per certo che troverai fango non fa stare tranquillo nessuno. Passo i
giorni precedenti l'incontro con una finestra fissa su ilmeteo.it e
osservo sconsolato l'evolversi della situazione...

Nuvola rossa mi manda un messaggio di speranza...

"Certo che la sfiga ti ha beccato in pieno.
E' dal 15 giugno che non piove e il ritorno del brutto tempo lo becchi
proprio alla Via -Del- Ciauscolo.
Ti faccio gli imbocca al lupo ne avrai bisogno"

e si offre di venire con me a fare il pregiro della Vdc.
Ci ritroviamo con i fo, marzio e la sbri, luca ed orfeo (in versione
"parole crociate sul portapacchi") ad ascoli, lasciamo i furgoni ed
andiamo verso casa.
Il tempo di sbavare sul gs 800 di uno dei fo (gran bella moto,
complimenti) che siamo in sella.
Primo sterrato, facile facile fino a dove finisce il mondo: un
susseguirsi di panorami e di casette a schiera abbandonate da decenni.
Il silenzio che regna sovrano da queste parti viene rotto solo dal rombo
dei nostri bicilindrici.
Racconto di quella volta che con le forchette siamo saliti lassu, oltre
la fine del mondo e della bellezza di quei posti, ma oggi non c'è tempo:
sasso spaccato ci aspetta!

IN SEEEELLA!

Scendiamo lentamente a valle per poi tornare a salire fino all'ennesimo
paese disabitato.
Da qui percorriamo uno sterratino sfiziosissimo che si infila nel bosco.
Un susseguirsi di saliscendi facili facili ci portano a tallacano,
proprio sotto sasso spaccato.
La salita a Sasso spaccato si rivela più difficile di quello che pensavo
per via della.... polvere.
"Ma non doveva piovere?" Già ma evidentemente eolo, impietosito, aveva
deciso di spazzar via le nuvole e concederci un pomeriggio di assoluto
divertimento.
Saliamo distanziati, la polvere sollevata dalla moto che precede non fa
vedere assolutamente nulla.
Sosta a sasso spaccato e appena la Sbri si toglie il casco urlo: IN
SEEELLA!!!! :-PPPP
Torniamo a casa, ci congediamo con orfeo (grazie per l'aiuto) e filiamo
veloci fino ad ascoli.
Al parcheggio dei furgoni troviamo quasi tutti i lisstaioli e decidiamo
di fare un serpentone unico fino al rifugio.
Parto davanti, piano nei paesi ma come sono fuori inizio ad aprire il gas.
Non c'è storia con uno come bibo, io faccio la mia andatura veloce ma
mai impiccata, fino a quella serie di curve, sx dx secca penso "e se mi
si para davanti un bus?" detto fatto all'uscita mi ritrovo davanti un
autobus. Stringo di più la curva, guardo gli specchietti: bibo mi è
addosso e dietro paolo fo finisce a terra.
MI SI GELA IL SANGUE
Parcheggio subito la moto e corro da lui: il bus si è fermato in tempo e
paolo non si è fatto nulla.
Anche il lupa è caduto ma non si è fatto nulla. Fiuuu pericolo scampato,
ripartiamo e il lupa cade di nuovo: ma c'ha preso gusto a cadere?

Saliamo al rifugio, propongo a bibo di fare un paio di sterratini che
tagliano la strada asfaltata.
E' ormai buio, vado avanti e una volta raggiunto la fine dello sterrato
mi giro dietro e "dov'è bibo?"
Spengo la moto, ma non sento niente, dopo un po arriva e mi dice di
esser caduto.
Miii cominciamo bene questa VDC: 5 cadute di cui quella di bibo che è
uno dei manici del gruppo.
Si sa le brutte notizie non vengono mai da sole, al rifugio vengo a
sapere che fabio è caduto vicino casa e si è fatto male :-(((((((
Penso"lasciamo perdere la VDC ed organizziamo la VDS Via del Santo, un
pellegrinaggio fino a s. Gabriele che è li vicino"

Cerco di non perdermi d'animo e di farmi coraggio"manè sei l'unico che
conosce il percorso, fuori sta piovendo, e sei senza scopa... che ci
vuole a fare una VDC in queste condizioni? La farebbe anche un bambino..."
Non so quante persone in una situazione del genere, sarebbero rimaste
impassibili e fredde...

La serata passa allegramente, merito del mai immutato spirito della
lissta ma anche dell'ottimo vino rosso e della grappa.

Un raggio di sole si infila attraverso la finestra della mia camera, e
annuncia una giornata che si farà ricordare; il sole splende sul
rifugio, ma delle nuvole nere non preannunciano niente di buono.
Arriva Fulvio di Fermo, arriva mio fratello con la ragazza e siamo
pronti a partire.
Già ma dov'è il gatto? Mi arriva un sms, verso roma diluvia ma proverà
lo stesso a venire.
Mando avanti gegè, e io chiudo il gruppo.
Percorro i primi km, come usciamo dal bosco quando vedo un falco
volteggiare tranquillo.
E' una costante degli ultimi giri, prima l'aquila adesso il falco...
speriamo sia di buon augurio :-)
Primi km di strada facile facile poi il primo tratto un po più
impegnativo, niente di trascendentale sia chiaro, ma la pioggia caduta
la notte rende questo tratto un po rognosetto.
Salgo per primo e mi fermo appena trovo un po di spazio per aiutare gli
altri.
Qualcuno cade qualcuno suda sette camicie per venir fuori altri salgono
tranquillamente, ma tutto fila liscio. Raggiungiamo una radura e ci
fermiamo a cambiare un paio di leve rotte, qualcuno ne approfitta per
perdersi nell'incantevole panorama che gli si para di fronte... :-))))
Risaliamo in sella, altro sterrato leggermente impegnativo, Luca ahimè
decide di proseguire su asfalto.
Filiamo tutti veloci, anche troppo tant'è che sbagliamo a girare e
dobbiamo tornare indietro.
Raggiungiamo l'imbocco della sterrato del tubo, piove, mando gegè e
marzio a fare una veloce ricognizione:"non è aria, rischiamo di farci
male". Frega niente si salta, siamo qui per divertirci non per fare gli
sboroni! Bypassiamo su asfalto e affrontiamo velocemente l'ultimo tratto
della mattina, una strada larga che in poco tempo ci porta a S. Marco.
Succulento pranzo a base di panini a all'una siamo di nuovo in sella.
S. Giacomo poi giù fino per uno sterrato dove una coppietta stava
cercando un po di intimità...
ma non sapeva che proprio di li sarebbero passati i lisstaioli...
Proseguiamo verso macchia da sole, Luca un po in difficoltà vorrebbe
mollare ma lo esorto a non farlo, gli dico di andare per la propria
strada che non abbiamo fretta.
Gegè Marzio Bibo si fanno in quattro per aiutarlo, vedo bibo spiegare a
luca come guidare in off e mi metto anche io a fare quello che dice, da
uno come lui ho solo che da imparare.
Luca decide di bypassare la via dei cinghiali e farà bene: dopo i primi
metri dove non abbiamo avuto grossi problemi, il fango blocca tutto il
gruppo costringendo qualcuno a smontare il parafango anteriore, altri a
camminare per diversi metri con la ruota anteriore bloccata.
Ma i miei compagni di ventura non si lasciano intimorire e proseguono
nonostante le difficoltà.
Decido a malincuore di bypassare la parte finale dello sterrato e di non
fare la salita della ginestra, e di andare spediti a fare gli sterrati
intorno roccafluvione.
Primi pezzi facili facili, l'ideale per godersi i panorami e per
osservare sconcertati i danni provocati dall'incendio dello scorso anno,
fino a quando arriviamo al mulino arena e mi torna in mente un guado
fatto durante la Purverera, penso tra me e me:" e' l'ideale per far
giocare i miei bambini :-PPPPPPPP"

Chi mi era dietro mi guarda perplesso svoltare verso sx su una strada
che nemmeno si vedeva, ma quando vede gli schizzi dell'acqua non ci ha
pensa due volte ed è parte a tutta.
Morale della favola: 20 bambinoni un po cresciuti che si mettono a
pescujà (detto in ascolano) nel guado. Dovevate vederli, sembravano dei
bambini di 5 anni in spiaggia, stessa faccia contenta e spensierata
:-))))))))))))
Parlo con Gegè che mi consiglia di fare lo stesso l'ultimo sterrato, ed
avrà ragione.
Andiamo a roccafluvione dove come per magia spunta il gatto: questa si
che è una sorpresa!
Gli faccio lasciare i bagagli nella jeep e gli dico di seguirci.
Primi metri di strada pianeggiante, poi arriviamo al tratto impegnativo.
Solite noiose (forse) inutili raccomandazioni su cosa li aspetta e parto
a tutta.
Passo nella parte sx della strada, ma quando provo a cambiare lato la
moto fa letteralmente un testacoda: arriva paolo fo perplesso e mi
chiede:"cazzo fai, li? Niente -- rispondo io -- gioco con la moto"
riparto deciso, il fondo è ottimo e la moto va su che è un piacere.
La faccia entusiasta dei lisstaioli la dice lunga sulla bellezza di
questo tratto, la ciliegina sulla torta del giro del sabato.

Saliamo al belvedere e ci facciamo coccolare dalla cucina della
proprietaria.
Antipasti e poi giù con le tagliatelle funghi e tartufo: 4kg di
tagliatelle x 20 persone, E' RECORD!
La proprietaria ci saluta soddisfatta, ma la guerra non è ancora finita:
c'è ancora la grigliata.
Il vino e la grappa prendono possesso dei miei amici, a fanno venir
fuori il bambino che è in loro.

La domenica ci aspetta un percorso molto bello e un pelo più tecnico
rispetto a quello dello scorso anno e non vedo l'ora di mostrarli ai
miei amici, ma rimane l'incognita pioggia/fango.
Per fortuna la notte non piove e posso affrontare serenamente il
percorso, senza dover tagliare nessun tratto. Primi km in discesa,
facili facili l'ideale per svegliarsi e scaldare i muscoli poi ci
infiliamo nello sterrato di olibra:
Questo è uno dei pezzi che preferisco e ringrazio ancora orfeo per
avermelo fatto conoscere, è una strada per trattori con sassi rocce
terra e alcuni tornanti davvero belli, e alla fine c'è un tornantino
secco a sx che porta poi ad una salita da fare in seconda davvero bella,
insomma è il tipo di strada che sogni di fare ogni volta che sali in
sella ad un bicilindrico.
Raggiungiamo Croce di casale, scendiamo verso il lago di gerosa, lo
costeggiamo e proseguiamo verso monterfortino.

Qui ci aspetta uno dei pezzi nuovi della VDC2008: una salita su terra
che poi si infila in un bosco fino a sbucare vicino il rifugio amandola.
Anche questo tratto è davvero sfizioso, primi metri pianeggianti poi la
strada diventa leggermente più tecnica fino a quando si incontra uno
strappetto in salita da fare in pieno.
Tutti superano indenni questo tratto e me ne compiaccio.
Proseguiamo infilandoci in un piccolo bosco per poi sbucare vicino il
rifugio amandola.
Qui la jeep ci sta aspettando in caso avessimo bisogno di assistenza, ma
stavolta sarà proprio la jeep ad avere un inconveniente, una foratura
risolta a tempo di record da mio fratello.
Saliamo al fargno, qualcuno ne approfitta per godersi il panorama,
qualcun'altro si congeda dal gruppo per tornare a casa.
Scendiamo a tutta dal fargno, rischio di investire qualche ciclista ma
non mollo.
Le piogge dei giorni scorsi hanno scavato un po la sede stradale, ma non
per questo rallento, anzi proprio dove vedo lo sconnesso accelero.
La cura "forchette volanti" si vede molto nel mio modo di guidare e di
affrontare le difficoltà, solo un anno fa proprio in questi tratto non
riuscivo a superare i 40km/h stavolta invece filo come un treno.

Ultimo sterrato della VDC, Visso-Castelsant'angelo, percorso facile
affrontato ad andatura spedita, e caratterizzato da un susseguirsi di
paesaggi e di luoghi magici.
Saliamo a Castelluccio dove Marty ed altri lisstaioli ci aspettano in
piana per la foto di gruppo.

Questa la cronistoria della VDC2008, ho volutamente tralasciato le mie
emozioni ma il motivo ve lo spiego dopo, intanto permettetemi di
ringraziare alcune persone:

Innanzi tutto grazie a tutti i partecipanti, sempre sorridenti e con la
battuta pronta.
Con gente come voi potrei andare pure all'inferno tanto so che mi
divertirei lo stesso :-))))

Luca lawyer, come detto più volte tu per me sei un esempio da seguire,
la tua tenacia la tua caparbietà ma anche la tua umiltà mi hanno
lasciato di stucco.
Sapevi che sarebbe stata dura, ma non ti sei lasciato intimorire ed ai
sfruttato sino all'ultimo metro di questo giro per imparare qualcosa.
In molti hanno solo che da imparare da te, credimi.

Marzio Bibo, vi ho visto aiutare Luca, avete messo da parte la voglia di
correre per aiutare un amico: questo è quanto di più bello abbia visto
alla VDC

Gegè non ho parole e quelle che ho risulterebbero scontate o banali.
Mi hai visto in difficoltà e mi hai dato una grossa mano a portare a
termine questo giro, oltre che dare preziosi consigli a Luca. Più che
dirti GRAZIE non so fare.

Lorenzo e Sara: impagabili come sempre.
Per il secondo anno hanno deciso di accompagnare questa banda di
celebrolesi su per sterrati, di mettersi al loro servizio pronti alla
prima difficoltà. Grazie ragazzi!

Marty...
Quando ci siamo conosciuti nemmeno sapevi cosa fosse la lissta.
Quando li hai conosciti hai capito la forza di questo gruppo, hai deciso
di entrarne a far parte e di aiutarmi nella realizzazioni di questi 4
incontri lissta.
E' stata dura e solo tu sai quanto, se sono riuscito a fare quello che
ho fatto, lo devo a te.
Ho un solo rimpianto per questo giro: che tu non abbia potuto venire a
fare gli sterrati con il resto del gruppo. So quanto ci tenevi e la cosa
mi fa male.

Parlavo di sensazioni e di emozioni...

Ho avuto paura per tutto il giro come qualcuno ha detto...
Paura che qualcosa andasse storto, paura che qualcuno si facesse male,
paura di non finire il giro.
Qualcuno in uno stato mentale del genere se ne sarebbe tornato a casina
a piangere da mamma, ma io no: io ho voluto caparbiamente portare a
termine questo giro e l'ho fatto senza mai sbagliare!
Volevo profondamente questo giro, volevo che tutto funzionasse come un
orologio svizzero, volevo arrivare a castelluccio e vedere le facce
entusiaste di tutti i partecipanti, lo volevo perchè questa è stata la
mia ultima VDC come organizzatore.
Marty ed io abbiamo deciso da tempo di lasciare il CDT, la VDC2008 per
noi è stata l'ultima di una serie di sfide, sfide superate (credo, ma
questo non spetta a noi dirlo) a pieni voti.
E' stata una decisione difficile e quanto mai sofferta, ma non potevamo
fare altrimenti.
In tutte le decisioni c'è sempre un prezzo da pagare, il fatto di non
avervi più nostri ospiti nelle nostre zone, per noi è un prezzo altissimo.
Con l'aiuto del CDT abbiamo preso l'eredità del primavera e l'abbiamo
portata avanti, in più siamo riusciti a far diventare la VDC una
classica della lissta e di questo ne siamo compiaciuti.

Ma adesso abbiamo bisogno di altri stimoli, altre sfide, altre occasioni
di divertici e far divertire...

Auguro al CDT di proseguire e di migliorare il lavoro fin qui fatto, per
quanto riguarda me e Marty... non vi libererete facilmente di noi :-PPPPPPPP

Ciao

Mané

ps. le foto le trovate qui
http://picasaweb.google.it/manetransalp/MotoVDC2008#

http://picasaweb.google.it/lorenzo774/VDC20080913

http://picasaweb.google.it/lorenzo774/VDC20080912